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domenica 21 agosto 2011

Lago di Garda gravel touring - in solitaria

Sono a casa annoiato, dopo qualche giorno a far nulla, ho voglia di ritornare in viaggio, di pedalare, di incominciare una nuova avventura. Non c'è nessuno che possa accompagnarmi, quindi riparto da solo per il Lago di Garda. Parto mercoledì 17 Agosto e alle 8 di mattina sono in viaggio per Cignano, dove mi aspetta Wilmer, che mi accompagnerà per un pezzo fino a Mazzano, al negozio Happy Bike di Vito ed Elena. Percorriamo strade nuove per me, tra Bagnolo Mella, Mortirone; sono strade secondarie, tra i campi e le molteplici cave di ghiaia, e si viaggia tranquilli. Nella mia mente ho già pianificato quasi tutto il mio itinerario, conosco quasi tutte le strade che andrò a fare, e comunque con me ho la cartina. Ho caricato le borse del mio carrellino Extrawheel con attenzione a non esagerare con cose superflue, in più ho il fornellino di Wilmer con cui mi preparerò qualche minestra calda. Nel caldo della pianura non viene di certo voglia di scaldarsi delle pietanze, ma già sopra i mille metri di quota, alla sera qualcosina di caldo si mangia volentieri.

Arriviamo in negozio e oltre a Vito ed Elena, troviamo anche Favier. Ci raccontano del week end sul Brennero, e dai loro occhi si riesce ancora a scorgere qualcosa dei luoghi che hanno visitato, un'impronta lasciata dallo splendore di quei paesaggi. Mi manca la compagnia dei BdB, ma quest'estate è andata così; e con questo viaggio ho intenzione di finire le mie vacanze nel migliore dei modi. Avrei preferito viaggiare in compagnia dei miei amici, perché si sa, è bello si vivere delle emozioni, ma è ancora più bello quando si riesce a condividerle con qualcuno.

Saluto tutti e me ne vado, mi immetto nella ciclabile della gardesana e mi dirigo verso Vobarno. Poco prima di inizare la salita, non avendo praticamente nulla da metter sotto i denti, mi fermo in un alimentari a fare provviste. Spendo in tutto 20 euro tra pane, formaggio (ne ho riportato a casa un po' da tanto ne ho preso), lattine di bibite, minestroni in busta, latte, biscotti, provo a comprare delle mousses di frutta, visto che non c'è frutta fresca in questo negozio, e caricato il tutto nelle sacche, inizio a salire per Eno. Fa parecchio caldo e sudo copiosamente, ma l'acqua non manca e reintrego continuamente. Salgo in tranquillità, con il mio passo: da solo non devo rincorrere nessuno e non ho nessuno da aspettare in cima alla salita. Anche il paesino di Eno è accaldato: una coppia di signore anziane cerca un po' di fresco sul ciglio della porta di casa, io faccio scorta d'acqua, mangio un gelato presso l'unico bar e poi riparto. Poco dopo apro le borse per prendere una barretta e trovo un'amara sorpresa: la lattina di lemonsoda è scoppiata! "porca di quella porcaccia di quella porca!", che macello! Ed io che pensavo di berla mischiandola con la birra... invece me la ritrovo ad imbrattare una borsa ed il suo contenuto. Intanto che penso il da farsi, continuo a salire finché trovo un bel ruscello che scende dalla montagna e decido che è il momento di sistemare la faccenda.

Svuoto la borsa e verifico che la lemonsoda ha imbrattato anche il materassino: mi tocca lavare tutto. Fortunatamente il sacco a pelo era al sicuro nell'altra sacca altrimenti sarebbe stato un disastro totale e avrei passato notti intere intento a limonare col sacco a pelo per lavarlo. Meglio così, o comunque poco male.

Metto al sole la roba ad asciugare e non faccio a meno di notare che il sole serve solo per sudare... ma per asciugare no. Dopo un po', spazientito mi rimetto in marcia e arrivo al Passo Cavallino. Mi fermo al rifugio per bere qualcosa, visto che la lemonsoda non c'è più, mi bevo una coca-cola grande. Come sarà mai questa coca-cola grande, penso: ed ecco che dal frigo esce una lattina da 500ml; era parecchio tempo che non ne vedevo una. Una fettina di limone nel bicchiere, mi siedo al tavolino e mi rinfresco. Naturalmente i commenti per la bici sono da menzionare: la bici station-wagon per portarci la morosa. Beh, dico io, dipende dalla morosa, da quanto pesa...

Manca poco per raggiungere Coccaveglie ed il Manos, e finalmente mi trovo su strada sterrata. Salgo senza problemi anche con il carico delle retrovie, la strada è in buone condizioni, il fondo compatto e le pendenze mai proibitive. Quando esco dal bosco lancio uno sguardo più in là, verso est ed il Pizzocolo, ma purtroppo c'è tanta foschia e non si vede un granché. Ripenso alla prima volta in cui ho percorso questa strada. Provenivo da Maderno e dopo essere salito al Passo Spino, ho fatto il sentiero dei Ladroni, poi la Valle di Corpaglione, e in questa zona ho smarrito la via, inspiegabilmente, e poco dopo ho forato. Non avendo nulla per riparare la foratura sono ritornato a Maderno percorrendo diversi chilometri con la ruota posteriore a terra. Ripensandoci, quella volta mi ero comportato in maniera davvero sconsiderata. Oggi come sono messo? Mah!

Incomincio a guardarmi attorno per scegliere un prato in cui mettermi con la tenda; ci sono diversi pascoli, recinti ed i pendii non sono affatto pianeggianti. Poi nei pressi di una piccola villetta vedo uno sbarramento fatto con le pietre, il segno bianco rosso di un sentiero CAI e vado a curiosare. Si apre una specie di conca con una vasca in cemento che funge da abbeveratoio, un piccolo spiazzo di prato, bello pianeggiate, poi inizia il sentiero nel bosco. Mi sembra proprio un bel posticino tranquillo dove posizionare la tenda e sicuramente non do noia a nessuno. Una volta accampato mi faccio la doccia utilizzando circa 1,5 litri di acqua di una bottiglia, me ne rimane un'altra per la minestra, la mia scorta è servita. Minestrone, poi un bel pezzo di formaggio, legumi un paio di panini, una scatolina di pappetta alla frutta mia tant buna ed una barretta-biscotto come dolce. La birra, almeno quella, non è esplosa e il Baffo Moretti non ti tradisce, in mancanza di altre bionde, o rosse, o more...

Avendo tanto tempo per terminare la giornata, con il sole al tramonto, indosso le Five Fingers e salgo sul Manos, una piccola scarpinata per digerire intanto che c'è ancora luce. In cima la foschia non permette di vedere tanto lontano, ma è comunque uno spettacolo con i caldi colori della sera a sfumare le montagne. Scatto qualche foto e poi inizio a scendere intanto che c'è luce e riesco a vedere dove mettere i piedi, avendo dimenticato la pila. Poco dopo si leva un'aria fresca e non ho abiti sufficientemente pesanti per rimanere all'esterno, quindi mi riparo in tenda e do un'occhiata alla cartina per vedere il percorso che dovrò fare domani. Si va a letto presto, ma poi alla mattina poco dopo le 6 sono già sveglio. Colazione con latte e biscotti, poi, mentre incomincio a caricare le borse, aspetto che arrivi il sole per tentare di far asciugare la tenda, ma non c'è nulla da fare. Smonto tutto e riparto.

La discesa è semplice, su sterrato, ma con il carico che ho nel carrello bisogna comunque andare cauti e stare attenti, ho la pressione dei pneumatici un po' alta e questo mi fa traballare un po', ma arrivo presto a Capovalle dove incrocio un furgoncino con frutta e verdura. Da buon vegetariano comprerei di tutto, ma mi devo limitare a qualche banana e qualche mela. Racconto del mio viaggetto e una signora, meravigliata del fatto che non avessi paura di dormire da solo per i monti, mi raccomanda di stare attento all'orso. Non mi preoccupo di questa cosa, sono amante della natura, degli animali, se l'orso dovesse essere così interessato a mordermi le chiappe, amen, vuol dire che gli verrà un bel mal di pancia.

La strada verso i piccoli abitati di Moerna e Persone è un alternarsi di salita, e discesa, poi mi dirigo verso la località "Ponte Franato" incontrando le prime rampe. Con calma le supero senza problemi, ma quando incomincia lo sterrato, il fondo smosso mi complica notevolmente la vita. Abbasso la pressione delle gomme sperando in una migliore stabilità, ma c'è poco da fare, la ruota anteriore perde direzionalità avendo il peso tutto concentrato nel retro-bici. Riesco a procedere comunque in sella, anche se a fatica fino alle rampe cementate. Qui non mi ci metto neppure, con la paura di spaccare non tanto le mie gambe, ma piuttosto qualcosa della trasmissione. Portare la bicicletta a piedi è comunque più faticoso che pedalarla, quindi ho limitato le passeggiate solo a questa occasione.

Poi è iniziata la salita alla Bocca di Caplone. Avevo già faticato una volta in single speed, ma questa volta ho dovuto impegnarmi ancora di più per farla tutta in sella. Quasi al passo ho incontrato un ragazzo che ha come noi la passione per la mountain bike, ma in maniera più soft, non come me, uno estremo, "tipo della Red Bull". Pensando a quanto poco occorre per sembrare agli occhi di una persona normale, un atleta fuori dalla norma, mi rimetto in marcia. Scatto qualche foto, ma con l'autoscatto non ci so molto fare. Mi immagino quante belle foto avrebbe scattato il mio amico Dario, costretto in questi giorni a lavorare. Il cielo sopra di me è coperto da un grosso nuvolone grigio, un po' di protezione dal sole bollente di questi giorni. Finisco di scollinare, incantato dai luoghi, dalle valli che riesco a scorgere, un forte odore di sterco ti attanaglia le narici e ti fa camminare più alla svelta. Scendo alla Malga Tombea; ci sarebbe da comprare del formaggio, ma ho le borse piene e non mi sembra il caso di esagerare, altrimenti rischio di tornare più panzone di quando sono partito.

Un signore mi guarda con apprensione nel momento in cui gli illustro quale sia la mia meta odierna. Non conosce i luoghi, ma "da solo" bisogna prestare attenzione. Questo lo so anch'io, il fato ha comunque voluto che prima di arrivare alla "famosa" galleria franata, io incontrassi Luca e Gabriele, due bikers di Navazzo. Percorsa l'ultima salita insieme e scollinato in Val Lorina, dopo un breve ed emozionante tratto di discesa, ecco siamo giunti al fatidico pezzo a spinta, dove si deve superare un piccolo dislivello portanto le bici, ed io, le borse. Dopo aver smontato tutto il mio carico, effettuando due viaggi, grazie al prezioso aiuto dei locals, ho poco dopo ripreso a pedalare verso Malga Lorina. Prima di ripartire ho scambiato due parole con un amico del nostro affezionato Vito, e ho avuto in anteprima una notizia da prima pagina... suspence...

Nella ghiaia smossa ho trovato qualche difficoltà, certo la bicicletta si è comportata egregiamente ed è incredibile anche come non si siano fusi i freni, considerando le fatiche che hanno dovuto sopportare. Dopo Malga Lorina è arrivato il bivio, e dopo essere stato tranquillizzato sulla fattibilità, in tempi brevi, del tratto mancante per raggiungere il Tremalzo, ho salutato Luca e Gabriele ai quali poco prima avevo dimostrato l'efficacia della Loctite per riparare le camere d'aria. Questa tappa si sta dimostrando piuttosto impegnativa, ma quante emozioni che mi sta regalando, e la giornata non è ancora finita. Caso strano, ma anche Luca ha nominato l'orso, e mi viene riferito di un suo recente avvistamento sopra Navazzo. Avanti di questo passo, vuoi vedere che l'orso viene fuori sul serio?

Non mi ricordo di aver mai percorso questa strada e devo dire che mi piace parecchio, anche se incomincio ad essere stanco di salire. Ogni tanto mi fermo a raccogliere le solite carte lasciate dai ciclisti maleducati, carte di energy drinks e barrette varie; ma che una buona volta vi possa venire su per il "bus del gnau" una bella barrettona di cioccolato ricoperta di gusci di nocciole e peperoncino Habanero... o magari vi piace, razza di busoni maledetti!

Con il solito borbottio "alla Perse", enfatizzato per la mancanza di compagni di viaggio con i quali sfogarsi, arriva la sera e giungo a Malga Ciapa. Ricordo di essere già passato per questo posto, con Seby, compagnia bella e alcuni bergamaschi la prima scendere per il 222 alla ricerca di emozioni forti... ah ah

Ora invece mi trovo a trainare un carellino... come un profugo puarèt. A Malga Ciapa trovo persone disponibili e cordiali che ricorderò per la gentilezza e per i bei momenti trascorsi insieme. Offrendo la possibilità di pernottamento presso l'Agriturismo, mi vergogno un po' a chiedere dove poter mettere la tenda, ma d'altronde questa è la mia linea guida in questo viaggio. Mi riferiscono che nei prati adiacenti al Rifugio Garda sono soliti piantare le tende molti dei turisti, anche se c'è molto vento e il luogo non sia proprio ideale.

Decido dunque di salire in perlustrazione, guardandomi attorno alla ricerca di un luogo dove pernottare. Preferirei comunque rimanere vicino alla Malga Ciapa per poter poi fermarmi a bere qualcosa in compagnia. Salgo fino alla strada asfaltata, dove incontro alcuni cicloturisti tedeschi con cui scambio poche e "stonate" parole in inglese e poi faccio la mia scelta: mi vado a posizionare con tutta la mia mercanzia presso uno spiazzo che ho notato durante la salita, dovrebbe trattarsi di un bel posticino tranquillo ed in più mi troverei a brevissima distanza dall'Agriturismo della Malga Ciapa. P.S: un bel panino con formaggio Tremosine ed una Radler media non me li sono fatti sfuggire.

Vengo a sapere che ho posizionato la tenda là dove un tempo, durante la prima guerra mondiale, sorgevano alcune baracche militari. Ah, la guerra, perché fare la guerra, che cosa stupida! Io al massimo farei la guerra con chi butta i rifiuti per terra o non fa la raccolta differenziata... ma che stupidate che dico. In silenzio preparo la mia minestra, mangio una scatoletta di legumi, bevo l'ultima birra, scatto qualche foto e poi, con il sole ormai dietro le montagne e l'aria fresca a solleticarmi la "pelata", scendo alla ricerca di un po' di compagnia. All'interno c'è un bel fuoco a scaldare l'ambiente e si parla del più e del meno. Racconto del mio viaggio, che possa servire da spunto per l'avventura a piedi di qualcun altro? La gola dopo un po' reclama una birra fresca e mi rilasso un po'. E di che cosa vuoi parlare se non dell'orso? Eh, ma allora è un vizio!

Verso le 23, nel buio nella notte, mi sposto con la mia lampada verso la tenda, nel silenzio più completo, in un'oscurità che avvolge e un po' spaventa l'uomo abituato alla luce perenne della città. Lassù un'infinità di stelle che brillano incredibilmente, ma fa troppo freddo per rimanere fuori ad osservarle... decido di rintanarmi al riparo nel mio sacco a pelo. In lontananza si sente lo scampanio delle vacche rimaste libere nel prato, dopo essermi rigirato per un po', opto per i tappi nelle orecchie, e nel silenzio completo finalmente prendo sonno.

Verso le 7 mi alzo e con pazienza, tra un biscotto ed un sorso di latte, attendo che arrivi il sole ad asciugarmi la tenda, ma non c'è nulla da fare, smonto tutto e mi preparo per ripartire. Scendo a salutare e con un arrivederci a presto mi rimetto in marcia. Sono da solo sulla strada che porta alla galleria del Tremalzo, poi al di là, dove si fermano tutti a prender fiato raccolgo qualche cartaccia e poi inizio a scendere. Se non è una cartaccia, è una bottiglietta e ho deciso di fare piazza pulita. Le istruzioni sono scritte in tedesco, sono quindi anche gli strunztruppens a sporcare, in Italia però, perché nel loro paese, se ti beccano a fare una cosa del genere, altro che barretta infilata su per il...

Mentre scendo verso Passo Nota, non posso fare a meno di notare che la strada, solitamente occupata da tanti escursionisti, a quest'ora è praticamente dedicata a me e, nella parte bassa, a qualche volenteroso mattiniero. Sono emozionato per il viaggio che sto facendo, per come stanno procedendo le cose e per quello che riesco a godere in questi giorni, proprio un bel modo di trascorrere le vacanze. Al Rifugio degli Alpini ho quasi la tentazione di fermarmi per una pausa, poi penso: ma se sono appena partito!

Ho in mente di arrivare a Passo Guil per poi scendere per il sentiero 421 che mi porta in Val di Ledro, invece poi nella realtà faccio dell'altro, anche senza volerlo. Arrivo al Passo Guil, poi al Passo Rocchetta ed inizio a scendere dal 422 anziché dal 421. Pian pianino riesco a fare tutto il sentiero fino a raggiungere la strada carrabile che inizio a percorrere finché non la trovo interrotta: ma che storia è questa, pensavo portasse da qualche parte, invece...

Penso di capire dove mi sto dirigendo, esattamente verso Malga Palaer e successivamente Punta dei Larici, sono sceso troppo verso il Lago di Garda, ma non è un grosso problema, vuol dire che poi risalirò. Sulla Ponale mi rimetto a pedalare verso il Lago di Ledro, in compagnia di tre simpatici bikers Veronesi che inizialmente, scambiandomi per un turista tedesco, esordiscono con un "Where are you from?", "guardate che sono italiano" replico io.

Completiamo insieme il tragitto verso il Lago e vengo invitato a bere qualcosa con loro, dopo aver fatto il bagno. Ho però qualcosa che mi frulla nella testa che al momento mi induce a proseguire nel mio viaggio. Dopo aver ricevuto il programma di Dario e Wilmer per sabato e domenica, sono tentato di raggiungerli in Val Camonica e per far questo dovrei fare il Crocedomini e scendere a Breno. Non so quel che farò, a parte il fatto che andare a dormire nei dintorni di Bagolino non è una brutta idea. Percorro la Val di Ledro, poi scendo in Val Sabbia raggiungendo Storo e Ponte Caffaro.

Vengo subito assalito da un caldo impietoso che mi fa girare la testa, mi rinfresco alla fontana, bevo abbondantemente e faccio scorta di frutta fresca: banane, pesche saturnine (mai mangiate, squisite!), mele, prugne. Ne mangio un bel po' come pranzo e poi riparto. Nel frattempo ho sentito Dario che mi descrive il giro che andranno a fare come duro e poco godibile con l'attrezzatura che mi trovo a portare. Peccato perché una notte in bivacco l'avrei passata volentieri. Cercherò il fresco in altri luoghi, e dopo aver fatto un po' di spesa al solito negozio, mi dirigo verso Riccomassimo. Un temporale incombe sulla valle e porta refrigerio anche se non mi interessa direttamente. Nei pressi di Bagolino c'è un bel fresco e l'atmosfera è frizzante per la presenza di molti turisti. Il paese è in fermento, i negozi aperti, con le specialità del posto ben esposte. E la bicicletta a tre ruote attira l'attenzione dei ragazzini: che strana bicicletta è quella che sta guidando quel brutto uomo barbuto!

Transitando in parte ad una forneria vengo rapito dal profumo del pane appena sfornato e non posso fare a meno di fermarmi. Focaccia al rosmarino, buonissima, ci voleva proprio! Mi fermerei volentieri con la tenda nei paraggi, ma non saprei dove andare quindi proseguo verso Valle Dorizzo anche se sono un po' stanco. Per fortuna l'aria è fresca, quasi fredda; una bella differenza con il caldo incontrato giù in valle. Campeggio o non-Campeggio, questo è il dilemma, ma poi, una volta giunto all'ingresso del Camping non ho esitazioni e proseguo verso le piane del Gaver. Non ho nemmeno intenzione di accamparmi vicino a Campers o ad altre chiassose compagnie, quindi mi guardo attorno con attenzione. Ad un certo punto, in una piana situata tra due rami del torrente vedo un luogo interessante, c'è già una tenda e dopo un breve guado trovo il luogo per la mia tenda. È piuttosto tardi rispetto ai giorni passati ed ho una fame da lupi. Preparo la zuppa di pasta e fagioli: sono prodotti confezionati e di certo non sono i miei preferiti, ma quando si viaggia occorre anche accontentarsi. Ho una busta intera, equivalente a tre porzioni, e me la mangio tutta. Che mangiata! Un pezzettino di formaggio, un frutto e poi mi preparo per dormire. Non c'è molto da fare, e fuori dalla tenda soffia un'aria gelida. Meglio al fresco che nella torrida pianuraccia, ma purtroppo domani si rientra a casa.

La notte trascorre con il rumoreggiare delle acque che va scomparendo... man mano che inserisco i tappi nelle orecchie, poi il nulla mi ha avvolto per l'ennesima notte. Con le prime luci incomincio ad aprire gli occhi e poi il mio bisogno mattiniero puntualmente mi invita ad alzarmi. È l'ultimo giorno di viaggio, stasera sarò di nuovo a casa, nella calda Cremona, avvolto dall'afa, attaccato al computer a scrivere, a raccogliere le mie emozioni in "qualche" riga. Spero che questo sia solo l'inizio di una lunga serie di viaggi con la mia bicicletta, ritorno al lavoro per potere un giorno permettermi un viaggio ancor più lungo di quello che sto portando a termine con la giornata di oggi. Ma pensiamo al presente.

Dopo aver sgranocchiato gli ultimmi biscotti e finito il latte, trascorro un po' di tempo a raccogliere la varia spazzatura dei paraggi. Infatti il luogo si presta per grigliate e libagioni varie, attività piacevoli come molte altre, ma quando poi queste persone finiscono col lasciare sporcizia là dove hanno sostato, allora la faccenda diventa grave. Bottiglie, lattine, sacchetti, bicchieri... una vera mancanza di educazione, forse ignoranza, oppure lo fanno di proposito? Mah, fatto sta che poi a qualcuno tocca pulire per conto loro, e figuriamoci se gli "operatori ecologici" si prestano per un po' di ecologia. A queste persone interessa lo stipendio a fine mese, ma per il resto, se ne fregano altamente.

Comunque da parte mia, la bella dose di brutti malanni ai deturpatori dell'ambiente, dovrebbe essere arrivata via wi-fi direttamente sul loro analPhone. Per chi volesse contribuire, basta il pensiero, più veloce di così! Buttata la monnezza nel vicino cassonetto, raccolgo le mie cose e silenziosamente, senza lasciare traccia, tranne qualcosa di organico di rapido smaltimento, mi rimetto in bici e incomincio la salita al Crocedomini. Intanto che pedalo penso a quanta strada abbia fatto in questi giorni, a quanta bicicletta abbia accumulato in queste vacanze, a quanto mi sia appassionato di questo modo di viaggiare, di quanto sia comoda la mia Singular Peregrine. Che gran mezzo, che comodità, ed è pure robusta, dopo tutti questi giorni di fuoristrada, fila veloce come una saetta. Non sono per niente affaticato, sarà che il telaio e la forcella in acciaio ammortizzano le varie asperità, ma sono piuttosto fresco ed in questi giorni non ho mai accusato dolori alla schiena.

Quindi procedo verso il Passo con calma, godendomi fino all'ultimo il fresco della montagna, finché ce n'è! Un caffé al Rifugio del Crocedomini e poi inizio la discesa verso Breno e la Val Camonica. All'altezza del Rifugio Bazena mi fermo per scattare una foto e appena riparto dall'altra parte della strada, un ragazzo giovanissimo, finita la lattina di coca, con gran disinvoltura e naturalezza, getta la lattina nel prato sottostante. "Che cazzo fai!" esordisco con gli occhi vicini al punto di fusione e mi avvicino minaccioso. Subito il ragazzo chiede scusa e cerca di giustificarsi dicendo che la lattina non rimane bella ferma nel suo porta borraccia. È a scuola che insegnano a fare queste cose? Oppure sono i genitori ad educare i figli a questa maniera? O è colpa di qualche cromosoma impazzito? Fatto sta che sono rimasto proprio male nel vedere un gesto così, compiuto da un ragazzo così giovane. Spero che oltre a chiedere scusa abbia capito la gravità del suo gesto, qualcosa che dovrebbe essere inattuabile da parte di qualsiasi persona, una specie di prima legge della robotica, ma destinata all'uomo nei confronti della natura. Ah, utopia!

Quante elucubrazioni mentali si fanno quando si è soli, con i propri pensieri...

Scendo verso Breno, arroventando i freni a disco meccanici, anche loro hanno retto lo sforzo, ed una volta a valle mi immetto nella ciclabile della Val Camonica. Conosco la strada, l'ho percorsa la settimana prima con Wilmer, e per il rientro a Cremona non prevedo deviazioni dalla traccia che ho in mente. Il caldo è notevole, ma lungo il Lago d'Iseo una certa brezza aiuta a respirare. Lungo il lato bergamasco del lago, procedo su strada fino a giungere al tratto di ciclabile che permette di evitare una galleria. Con rammarico non posso fare a meno di notare che molti ciclisti scelgono di proseguire, naturalmente senza impianti di illuminazione, all'interno della galleria pur avendo a disposizione una strada dedicata alla loro circolazione, in sicurezza, lontano dalle automobili. Se questa non è ignoranza...

Il percorso ciclabile che segue il corso del fiume Oglio portandomi nella provincia di Cremona e poi, da Genivolta, a casa, è carino e fuori dal traffico, ma in queste giornate di caldo, la ricerca di acqua fresca è stata una bella caccia al tesoro. La fontanina magari è dietro l'angolo, ma chi non è del posto deve munirsi del bastone da rabdomante; il GPS con i suoi waypoints potrebbe un giorno tornare utile anche in questo senso. Ad un ragazzo in bicicletta ho dato indicazioni per reperire dell'acqua nei paraggi.

Alle 19 di sera, dopo più di 10 ore di bici, sono rientrato in casa e dopo quattro giorni, mi son fatto la doccia, anche se non avevo affatto un cattivo odore... ;) Comunque che bella la doccia...

Un abbraccio a tutti i miei amici, con la speranza di rivedervi presto e di pedalare con voi, ma anche solo di rivedervi e basta. Ciao!






























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