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domenica 16 ottobre 2011

Senza meta, a Piacenza e poi chissà...

Sabato 15 Ottobre 2011

Raramente mi capita di bidonare i BdB, almeno non all'ultimo minuto.
La macchina è carica: le borse, due bici, di cui una di scorta nell'eventualità che quella di Dario non sia operativa, ma poco prima di andare a letto, con gli occhi carichi di stanchezza, mando un messaggio per dire che non sarò presente all'appuntamento; non me la sento di alzarmi presto e mettermi in auto per diverse ore. D'ora in poi credo affronterò certe trasferte in occasione di week end lunghi, con pernottamento nella località prescelta per l'escursione.

E così mi alzo al solito orario, faccio colazione, vado a rimetter l'auto in garage dov'era fino alla sera precedente e con scarsa motivazione mi metto in bici. Scelgo la mia pellegrina, la Singular Peregrine, e mi vesto con l'abbigliamento Biciclista, creato per l'occasione del Giro delle Fiandre 2011. Sono sufficientemente protetto per affrontare i primi "rigori" di questo inverno.

Prendo la direzione di Piacenza, senza una meta precisa, svoltando subito dopo il ponte di Cremona per Monticelli d'Ongina, seguendo l'argine del Po e le indicazioni della pista ciclabile. Ci tengo a ribadire il concetto: queste piste ciclabili sono segnalate veramente male; si trovano cartelli dove non è necessario, mentre dove bisognerebbe indicare la direzione corretta da prendere, presso degli incroci, la segnaletica manca e un  escursionista che non conosce la zona perde facilmente la rotta. In un paio di occasioni sono dovuto ritornare sui miei passi perché mi ritrovavo su qualche stradone trafficato. Ho controllato e ricontrollato, ma di cartelli neppure l'ombra.

Fatto sta che percorrendo strade secondarie sono riuscito ad arrivare alle porte di Piacenza, incrociando la Via Emilia nei pressi di Pontenure mi sono imbattuto in un paio di ciclisti del posto, e ho deciso di seguirli. Innanzi tutto un po' di compagnia non fa mai male; inoltre con molta probabilità i due ciclisti del sabato conoscono bene la zona e possono guidarmi per belle stradine, alla scoperta di nuove zone collinari. Italo e Giuliano, detto Giulio, sono di ottima compagnia, sono stato fortunato. Avrei potuto incrociare uno di quei ciclisti che percorrono centinaia di chilometri in poche ore, a testa bassa, ipnotizzati dal conta chilometri e dalla riga bianca che scorre velocemente sotto le loro ruote.
Invece no, noi pedaliamo e parliamo, parliamo e pedaliamo, e nel frattempo ci guardiamo attorno.
Scopriamo le varie sfumature della terra appena arata: c'è rossa, ocra, grigia. Ammiriamo le bellissime ville in pietra che spuntano qua e là in questo territorio dedicato ancora all'agricoltura, all'allevamento, lontano dai fetidi capannoni e dal cemento delle aree industriali.

Giulio è un po' in difficoltà, è da poco che ha ripreso in mano la bicicletta, ma è molto motivato e ci tiene a fare un bel po' di chilometri nel week end, col suo passo, perché la bici deve servire a rilassare non a stressare.

Io mi perdo via con lo sguardo rivolto alle colline, e seguo Italo che svolta a destra e a sinistra per stradine di campagna, tranquille, lontano dal traffico, attraverso paesini e frazioni dimenticate. Qualche grosso palazzo, molto più simile ad un castello che ad una normale abitazione, sembrerebbe abbandonato, lasciato allo sfascio, a causa dello stato in cui si trova. Gli infissi mal ridotti, il tetto piegato dall'incuria; in realtà questi monumenti del passato ospitano ancora le famiglie di una volta, tramandati di generazione in generazione.

Per mezzogiorno è in programma la sosta presso una famosa trattoria di Tollara, dal Cacciatore, e vengo invitato dai miei compagni di viaggio a fermarmi con loro a mangiare. "Si mangia bene neh?" "Tortelli, Anatra al forno, spezzatino, polenta... c'è di tutto, e si spende il giusto!".
Io non sono un gran compagno a pranzo, essendo vegetariano, ma non voglio accontentarmi del mio panino e soprattutto lasciare così prematuramente Italo e Giulio, mi farebbe piacere conoscerli un po' meglio, con le gambe sotto il tavolo.

Ah, dimenticavo di avere nel portafoglio appena cinque euro, ma se si può pagare col Bancomat non ho problemi, domando ad Italo e lui mi conferma che c'è, si può pagare con la carta. Bene, allora è fatta!
Prima di giungere al ristorante però ci aspetta la salita, lungo quella curva, là dove Giulio, con la moto, faceva partire il posteriore in derapata...
Mi alzo sui pedali senza scalare rapporti, e la faccio con un buon ritmo... ma il posteriore della mia Singular è rimasto lì, inchiodato a terra... :-)

Un breve tratto di discesa, qualche curva nei pressi di una vecchia polveriera dismessa, ma ancora recintata col filo spinato, e finalmente giungiamo presso la Trattoria. Non sono nemmeno sudato, mi sento bene; è mezzogiorno ed è ora di fare un rabbocco di carburante.
Ordiniamo tortelli con la zucca e agnolotti in brodo, polenta e formaggio, gnocco fritto, ed un po' di vino rosso. Giulio ordina della carne assieme alla polenta, Italo invece mi fa compagnia col gorgonzola. Parliamo delle nostre attività lavorative e delle nostre passioni, di conoscenze comuni, di mogli e compagne, gioie e dolori.... ma molte più gioie... ; D

"Ma tu, Claudio, sei sposato?"
No, ovviamente, altrimenti come vi spiegate che sia sempre in bici? Vacanze in bici, week end in bici, al lavoro in bici...
Piacevoli momenti, belle chiacchierate e risate, poi arriva il caffé, ed il momento di ripartire. Italo mi spiega dove andare, la direzione da prendere per raggiungere Gropparello, poi da lì, mi posso sbizzarrire come voglio per il rientro a Cremona. Italo paga il conto. La storia del bancomat era una bufala, qui certi macchinini non girano, siamo in una frazioncina sulle colline, non in un centro commerciale.

In debito con i miei compagni di pedalata, ma a buon rendere, mi rimetto in sella ed inizio a salire.
Giulio, per sperimentare la vera salita avrebbe dovuto seguirmi: da Tollara in su, c'è da divertirsi!
Colline stupende, colorate, dalle morbide forme. Guardo alle mie spalle e vedo in lontananza la Pianura Padana; l'aria quassù e leggera, fresca, il cielo azzurro. Una grigia coltre di foschia rende il cielo sopra la pianura più spento, più triste; sarà inquinamento? Possibile.

Raggiungo il paese di Gropparello, poi scendo rapidamente a valle. In salita la Peregrine è sicuramente più pesante della bici da corsa, più lenta e faticosa da portare in cima, ma poi è stabilissima e molto divertente in discesa, offrendo belle sensazioni in curva. Anche i freni a disco fanno la loro parte.
Continuo a pedalare e risalgo a Veleia Romana, anche qui si incontrano degli strappati piuttosto impegnativi, soprattutto all'inizio, poi si fila via più tranquilli. Invece di deviare subito per Lugagnano, proseguo per Guselli e poi scendo a Morfasso. Sono consapevole di essermi allontanato un po' troppo, ma in fondo non ci sono problemi; se dovesse farsi sera, ho i fari, e pure le bretelle riflettenti per rendermi ben visibile alle auto, anche se spero di incrociarne il meno possibile e soprattutto di arrivare a casa prima che il sole tramonti.

Fino a Lugagnano mi aspetta solo discesa, ma ad un certo punto, un po' infreddolito, decido di fare un'ulteriore deviazione e salgo per Rabbini ed il Parco Provinciale, mi immetto sulla strada del parco e mi faccio un bel pezzo di discesa molto bello, con una serie di curve che può essere paragonata, nella mountain bike, ad un tratto di tornantini dello Stino, per la vicinanza tra un tornante e l'altro...

Ormai sono giù e di salita non ne ho più, ad eccezione dei cavalcavia.
Mi tengo lontano dal traffico per la strada sterrata che transita in loc. Pallastrelli e mi godo lo splendido castello di Castell'Arquato da lontano, pedalando in tranquillità. Incrocio poche macchine anche per raggiungere Alseno. Ho il vento contro, ma non mi infastidisce più di tanto.
Il resto è ormai diventato un classico di rientro dal Piacentino: Chiaravalle della Colomba, Villanova, Soarza, Cremona.
Stupendo il tramonto pedalando sull'argine del Po, poco prima di Castelvetro P.no; l'aria fresca, la goccia al naso, la pancia che brontola e le gambe che incominciano ad accusare un po' di stanchezza. Ti guardi in là, guardi la tua ombra, le tue gambe mulinellare, e ti rendi conto di quanto sia elegante andare in bicicletta.

Non ho il contachilometri, non so i numeri, ma sono arrivato bello cotto. Un bel sabato, un bel giro, una piacevole, inaspettata compagnia. Grazie Italo, grazie Giulio. Alla prossima.

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