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lunedì 19 dicembre 2011

Baita Segala - il minestrone

Venerdì 25 - Domenica 27 Novembre 2011

Tutte le volte che si pensa al week end, ai giri da fare, ai monti da scalare, il mio pensiero va al trasferimento in auto. Se si può evitare è meglio, ma quando i giorni a disposizione sono sabato e domenica non si può di certo andare chissà dove con la sola bicicletta. Se almeno i treni fossero all'altezza... invece...
Va bene, ci arrangiamo come meglio possiamo e mentalmente si passano in rassegna varie località, ed i bivacchi. Che gran invenzione che sono i bivacchi! Sono i rifugi dei puaret...
Molti rifugi durante l'inverno chiudono; rimangono spesso aperti invece dei ripari più o meno grandi e più o meno forniti a disposizione degli escursionisti. Vengono spesso sfruttati per chi deve compiere escursioni di più giorni, come punti d'appoggio, d'approccio alla montagna. Non sono alberghi, sia per le ridotte comodità, sia per il modo in cui devono essere utilizzati: solitamente per una sola notte, considerato il fatto che sono pensati per offrire rifugio a gente di passaggio.
Io e Dario abbiamo approfittato diversamente del Bivacco in questione: Baita Segala.

Perse: "Star via due giorni sull'Alto Garda... dove bivaccare?
            ... o si va in tenda... con mille coperte..."

Dario: "Che frèt! Meglio il bivacco (Baita Segala)...
           ... ma come portare su materassino e sacco a pelo?"

Perse: "Bisogna andare a portare su la roba prima ...
            ... partiamo venerdì sera ...
            ... notturna ..."

Dario: "Figata Totale!
            ... ci sto fess!"

Partiamo quindi venerdì sera: la roba caricata frettolosamente in macchina, facendo mente locale ogni cinque minuti per cercare di limitare il meno possibile le dimenticanze. Ho fatto una spesa di verdure perché vorrei ritentare con il minestrone. Ormai regolarmente faccio piccole spese di prodotti biologici e nelle borse questa volta finiscono: patate, carote, sedano, un pezzo di zucca, porro, verza, biete, zucchine...
Dario è già stato a Baita Segala con Vito ed Elena e a differenza del Rifugio di Cima Piemp, questo bivacco e molto fornito, con tutto l'occorrente per cucinare. Ottimo!

Da ormai una decina di giorni nella bassa non si vede il sole a causa di una fitta nebbia che non molla neppure nelle ore pomeridiane. Dario alle 19 mi chiama per raccomandarmi di andare con calma, in auto, intanto non c'è fretta...
Appena dopo Brescia l'aria finalmente si libera e la visuale ritorna normale: la strada non è poca, ma almeno è ripartita in un week end lungo. Raggiungiamo Limone sul Garda alle 21: 30 e ci prepariamo. Dario monta un porta pacchi sulla Fire Eye in prova, io aggancio l'Extrawheel alla Marin; una combinazione già utilizzata per l'ultimo dell'anno 2010. Nelle borse c'è del vestiario, vivande, materassino e sacco a pelo per la notte. Inoltre porto lo zaino e inaspettatamente mi rendo conto di essere bello appesantito, forse troppo.

Le luci sono cariche, un'ultima controllata generale e via, si parte.
Si sale su asfalto per Vesio, ed ecco subito spuntare il mal di schiena! Miseriaccia! Lo sapevo di essere un mulo, ma anche il mio fisico ha dei limiti. Stringo i denti e proseguo lentamente; vedo Dario davanti a me, voltarsi di tanto in tanto per accertarsi che sia ancora lì, poi rallenta, fa qualche foto e mi aspetta. Che fatica!

La nottata è splendida, l'aria fresca, il cielo limpido e stellato. Tutto ad un tratto davanti ai miei occhi sfavilla in un attimo una stella cadente. "L'hai vista?, chiedo a Dario, bellissima!"
"Cosa?" Risponde il mio compagno di viaggio. Niente, vuol dire che sarò solo io ad esprimere il desiderio.

Dopo il paesino di Vesio finalmente inizia l'oscurità. I lampioni scompaiono, la strada diventa sterrata, e noi ci addentriamo nella Valle di Bondo. I nostri fari sono eccessivamente luminosi, non avremmo bisogno di tutta questa luce e, abbagliati, non riusciamo a goderci lo spettacolo del cielo.
Spegniamo tutto e guardiamo in su...
Che robe! Rimaniamo a bocca aperta mentre ammiriamo la via lattea. Ho gli occhi lucidi... ah, questo freddo che scherzi che fa. Mi concentro un attimo senza sbattere le palpebre e... un'altra stella cadente. "Questa l'hai vista?, chiedo a Dario, ah fantastica!"
"Ma no!! Ma come!" Risponde innervosito.

Sulla strada dei cristalli di ghiaccio, stiamo seguendo il corso di un torrente e l'aria è gelida. Il mal di schiena non accenna a diminuire e non c'è una posizione in sella che possa migliorare la situazione. Sarà colpa del carretto che mi sto trascinando oppure dello zaino? Alleggerisco ulteriormente la pedalata spostandomi sull'ultimo rapporto che ho a disposizione; Dario invece, davanti a me, procede spedito con il suo solito pignone, non sembra proprio far fatica.
A passo Nota finalmente tiro un sospiro di sollievo in quanto siamo praticamente giunti a destinazione, spegniamo le luci e rivolgiamo nuovamente lo sguardo al cielo. Questa volta lo spettacolo è talmente evidente che anche Dario riesce a vedere la bellissima stella cadente illuminare col suo arco un'ampia porzione di cielo. Altro che notte di San Lorenzo, questa sera è davvero spettacolare!

L'ultimo strappo, l'ultimo sforzo e poi finalmente arriviamo al bivacco.
Fa freddo, prima cosa: il fuoco! La legna è umida; mi copro ed esco a procurarmi un po' di legna fine, di foglie, qualche pigna, e dopo diversi tentativi andati a male, ecco finalmente nel camino scaturisce una fiamma vivace che in breve tempo attacca anche i ceppi più pigri. Ci beviamo un tè e ci prepariamo  per la notte stendendo i materassini ed i sacchi a pelo sul tavolo e sulle panche della sala, vicino al fuoco. È ora di andare a letto: domani  con le bici libere da bagagli e carrelli, partiremo per Corna Vecchia e poi sarà la volta di Bocca Fobia.

Trascorrono le prime ore nel sacco a pelo con una temperatura accettabile, poi esaurita la legna e con le braci ormai assopite sotto la cenere, la temperatura ambientale subisce un calo. Ci raggomitoliamo nel tentativo di disperdere meno calore possibile, ma riusciamo a dormire solo a tratti. Fortunatamente, quando il freddo è divenuto per me insopportabile, è ormai mattina e mi alzo per vedere di riaccendere il fuoco. Mentre Dario sonnecchia ancora, esco alla ricerca di bastoncini e delle solite foglie secche; davanti ai rimasugli del fuoco della notte, soffiando sulla brace, senza fare troppo rumore, riesco a riaccendere il riscaldamento. Dario apre gli occhi, se li stropiccia e borbotta qualcosa: ha mal di gola, il freddo ci ha punzecchiato tutta notte, ed è bello risvegliarsi col calduccio del fuoco. Ci prepariamo la colazione: latte vaccino per Dario, Farro Drink per il sottoscritto; biscotti ai cereali e di kamut. Cerchiamo di ricaricarci il più possibile per affrontare al meglio la splendida giornata che ci aspetta. Lasciamo un biglietto sui nostri bagagli per avvisare i passanti del nostro ritorno presso il Bivacco per un'altra notte. Il regolamento appeso fuori dalla porta d'ingresso non ammetterebbe il pernottamento per più di una notte, ma siamo convinti che lo spirito che ci guida in queste avventure possa giustificare la nostra trasgressione. Lo speriamo.

Che giornata magnifica: il cielo è azzurro, l'aria fresca punzecchia le nostre guance e le arrossa. La punta del mio naso reclama un po' di riparo, ma anche lei però, a suo tempo, avrebbe potuto smettere di allungarsi; in fondo non sono mai stato un gran raccontatore di bugie...

Ritorniamo a Passo Nota lungo la strada percorsa la notte prima e poi ci spostiamo sulla militare delle Gallerie. A tratti riusciamo a godere di un po' di calore del sole: privilegio che in queste giornate gli abitanti della pianura purtroppo non hanno. Siamo rilassati, sereni, contenti, ci stiamo godendo questo inizio di giornata con molta calma, fermandoci spesso per filmare e fotografare. Mi viene in mente un video di Harald Philipp in giro con i Vertriders proprio su queste strade, ricordo di averli visti saltare da una roccia all'altra, con balzi notevoli, tutte evoluzioni non prive di rischio, ma le loro abilità sono così  sviluppate da abbattere questo fattore. Ricordo con una certa precisione il punto, piazzo la telecamera e torno indietro. Istruisco Dario sul da farsi e si parte... qualche pedalata per prendere velocità, ecco avvicinarsi la roccia piatta, vi salgo sopra e... pof... un salto da puaret, moscio, ridicolo. Ah ah, scoppiamo a ridere, cosa credevamo di fare, un conto è essere ciclisti, un altro è essere alieni...

Passiamo per il sentiero 216, già solcato dalle nostre ruote in diverse occasioni per i giri "vert" sul Garda: come collegamento per il 112, la val Pura. Scendiamo su ghiaia, il paesaggio è lunare, splendido; c'è pace, siamo soli. Poi improvvisamente udiamo il rombo di motori, e a distanza scorgiamo un paio di trials. Stiamo ad osservarli un po' e notiamo subito come uno dei due sia in palese difficoltà e riceva continuamente delle indicazioni su come procedere dall'altro più esperto. Chissà quale situazione è in atto, chissà se si tratta di una lezione di guida oppure se i due sono semplici escursionisti, con il frequentatore del posto che porta l'amico a saggiare le proprie abilità sul sentiero di casa...
Chissà poi se l'amicizia rimarrà tale dopo questa uscita...

Terminata la discesa eccoci ritornare a Vesio e dopo aver fatto un po' di spesa per la giornata, ci rimettiamo in sella diretti al bellissimo single track di Bocca Fobia. L'ultima volta percorsi il sentiero con la mia single speed montata 32x20, forcella da 80mm di escursione, e ricordo di essermi divertito molto. Sono certo che l'esperienza positiva si ripeterà anche oggi.

E così è stato! Un sentiero decisamente spettacolare, un classico del Garda, noto a molti escursionisti, soprattutto tedeschi. Esposto in parecchi punti, va percorso sempre con la massima concentrazione perché in questi frangenti l'errore diventa fatale. La giornata, la splendida luce che ci arriva dal sole, il bei colori che assumono l'erbe e le aguzze guglie di roccia di queste montagne...
Questa volta non ci sono nemmeno le moto a disturbarci, siamo noi e la montagna, noi e la natura. Che spettacolo! Ogni tanto il mio pensiero va alla sera che si sta avvicinando, al camino, alla cena.... al minestrone!

Raggiunta la bocchetta, dopo l'ultimo video intervista, dopo l'ultima presa per il culo indirizzata al mondo dei bikers moderni, sempre più fighetti, tecnici professionisti del bike tuning, smidollati fruitori di bike parks e sentieri che ogni giorno perdono la loro valenza naturale, preparati con pala e rastrello e passati al setaccio col soffiatore, perché le foglie fanno scivolare e sono pericolose...

... iniziamo la discesa, questa volta nell'ombra, saltellando come cavallette sopra un fitto pavé di radici.

Il mio pensiero diventa sempre più insistente man mano che ci avviciniamo a Baita Segala: sto già virtualmente lavando le verdure e tra un po' inizierò a tagliuzzarle...

Poi arriva il tramonto a riportarmi sulla terra dal mondo dei sogni, in un altro sogno.
Wow! Che meraviglia di colori. La catena del Monte Baldo, appena velata di neve sulle cime più alte, ha assunto una colorazione magnifica. Mi fermo ovviamente a filmare, intanto che Dario prosegue verso il bivacco.



Eccoci rientrati alla "base" giusto al calare del sole. Una coppia di bikers ha simpaticamente risposto al nostro biglietto, augurandoci una buona notte, a dispetto delle temperature rigide.
Mentre Dario prepara il fuoco, io inizio finalmente con i preparativi per la cena: lavo le verdure, le taglio a pezzi, facendo attenzione a non scambiare un mio dito ibernato con un gambo di sedano. C'è abbastanza da lavorare e alla fine riempio una pentola con tutte le verdure che ho portato; ne dovrebbe risultare un minestrone per quattro persone. Infatti aspettiamo fiduciosi l'arrivo di Vito ed Elena per cena. Solo più tardi riusciremo a metterci in contatto con loro, venendo a sapere che in realtà non avevano potuto liberarsi in tempo per raggiungerci. Peccato.

Con il fuoco abbiamo fatto un ottimo lavoro: l'ambiente si è scaldato bene e sotto la legna si vedono ardere delle braci incandescenti, che meraviglia. Dopo circa un'ora di cottura il minestrone è pronto e ci versiamo la prima porzione della serata. Una goduria, con l'aggiunta dell'orzo poi, pepato a piacere, è diventato una zuppa fantastica. Che mangiata! Spazzolato il secondo piatto, ci è toccato farcene un terzo perché non ci piace avanzare nulla. Una soddisfazione incredibile. Un minestrone davvero delizioso che ci ha scaldato, saziato e resi felici.

Tutto perfetto, tutto come previsto, o forse anche meglio: il fuoco, con la sala che incomincia ad avere una temperatura gradevole, il minestrone, la pancia piena dopo una giornata a pedalare. L'imprevisto però è dietro la porta, salito fin qui con la Panda; bussa e timidamente si fa avanti.
Un gruppetto di quattro ragazzi è salito fin qua per divertirsi, sono abitué, frequentatori del posto fin da quando erano in fasce, figli di montanari, per sfuggire all'oppressione che provoca in loro il fatto di vivere in posti così belli, si sono convertiti alla maria, ad oggi unica loro fede e ragione di vita.

Diciannove anni, c'è da sperare che col tempo trovino qualcosa di meglio che li faccia sballare: che ne so, un minestrone!

Fatto sta che i nostri simpatici compagni coinquilini, una volta impossessatisi del fuoco per cucinare e della porta per uscire a fumare, hanno riportato sia il fuoco che la temperatura del locale alle condizioni iniziali. Degli azzeratori, resettatori di sistema. Meno male che almeno il minestrone è ormai sano e salvo nelle nostre capienti pance...

Il problema di dove dormire non è da poco, l'autista del gruppo, si assume la mansione di andare a recuperare a Limone, dall'alpino che ha in gestione il bivacco, le chiavi del lucchetto per accedere al soppalco, e quindi ad un ulteriore possibile zona letto. In verità il rifugio dovrebbe ospitare coloro che sono giunti a piedi o con le proprie forze fin qua, e per questo motivo molto comprensibilmente, le chiavi sono state consegnate al giovane sfaticato con molta riluttanza.

Con l'apertura della botola del soppalco, la temperatura ambientale è scesa ulteriormente ed in quel momento io e Dario abbiamo capito che avremmo probabilmente trovato qualche grado in più nel sottotetto. Così, dopo aver trascorso qualche momento in compagnia di queste giovani promesse, ci siamo ritirati, traslocando al piano superiore. Per fortuna nella stanza erano disponibili delle coperte con cui ci siamo riparati dal gelo e così la notte è trascorsa.

Al risveglio Dario, con una voce sottile sottile, gli occhi come due fessure, sussurra rauco: "Sono ammalato."
Oh, caspio, com'è possibile... come ci si può ammalare in queste condizioni... con queste temperature miti... e soprattutto dopo aver mangiato ben tre piatti di minestrone!!!
Dispiaciuto per la condizione di spossatezza del mio amico, gli domando cosa avrebbe intenzione di fare questa domenica. Risposta: "Pota, andiamo in bici.."

Dario è un tipo tosto, come tutti i BdB che conosco.
Non ha paura delle foglie sul sentiero, perchè lui è un uomo vero.

Così ci prepariamo la colazione e aspettiamo che giunga l'ora per l'incontro a Bocca dei Fortini con Gilbo, Milzo, Elena, Vito, Bobo, Trapper, Frog e FabryLorenz. Loro sono diretti al Passo Tremalzo e noi li seguiremo fin lì per poi scendere a Tremosine. Mi aspetta dunque la lunga salita del famoso passo, con il rimorchio Extrawheel. Non sarà senz'altro semplice, ma sicuramente la cosa è alla mia portata.

Dario è talmente debole da addormentarsi per terra, sulle foglie, mentre io cerco di filmare, senza successo un uccellino che gironzola nei paraggi. Povere bestioline, in questi mesi non hanno pace con la spietata caccia. Legale o illegale che sia, con metodi ammessi o illeciti, è comunque una pratica barbara senza senso. Possibile che l'animo umano sia così insensibile? Si perché penso che il fatto di togliere la vita ad un'altra creatura non debba essere così scontato come invece è nella realtà.

Sento uno sparo molto vicino, proviene da Baita Segala. Non voglio stare un minuto di più da queste parti: ci alziamo, raccogliamo le nostre cose, carichiamo le bici e iniziamo ad avvicinarci al punto di ritrovo con i nostri amici. Anche oggi è una bellissima giornata e sono carico come una molla; Dario molto meno. Ci avviciniamo a delle voci; no sono cacciatori. Poi finalmente avviene il festoso ricongiungimento con gli altri ed iniziamo l'ascesa verso quota 1800. Dario trova un po' di sollievo in una bustina di antidolorifico che lo riporta temporaneamente in salute. Gilbo è a sua volta preda di disturbi gastro intestinali, mentre Vito appare piuttosto fiacco e spossato a causa di un "allenamento" troppo intenso con Elena. Il più vitale di oggi è senza dubbio Milzo, che appare innanzi tutto eccitato per il nuovo acquisto, una sfavillante Specialized FSR 29er, ultimo modello, e decisamente motivato dalla imminente esplorazione di un nuovo sentiero.

La salita in compagnia dei miei amici riesce a rendere la fatica meno pesante da sostenere, sembra che il carrello sia più leggero... in effetti, pensandoci bene, lo è di sicuro avendolo svuotato di tutte le verdure. Ogni tanto ci si ferma a chiacchierare, a scherzare, Vito ed Elena fotografano e filmano, io e Dario ci riposiamo un po' affidando ai nostri amici il compito di documentare la giornata.

L'effetto dopante dell'antidolorifico si rivela di breve durata e Dario ritorna presto nelle condizioni di spossatezza che lo avevano colpito ad inizio giornata, ma stringe i denti e prosegue deciso verso il Passo. Ad ogni tornante ci voltiamo verso valle per osservare lo spettacolo che ci troviamo di fronte: guglie di roccia, strapiombi, piante abbarbicate nei luoghi più impensabili, aggrappate alla vita; questi luoghi ci affascinano, ci incantano. Nessuna macchina fotografia o cinepresa ha la capacità di catturare integralmente la bellezza di questi luoghi. Forse un 360 di Gianfranco potrebbe riuscirvi? Chissà...

È stato un'emozione riuscire a riprendere il Milzo nel momento in cui, abbandonata la bici a terra, si è diretto verso il punto in cui lui pensava potesse iniziare il sentiero e sentirlo urlare: "Si, c'è, è qui, è qui... cazzo!"
È per queste emozioni che si vive, per queste curiosità, per le delusioni di quando non si riesce nel proprio intento, e per la gioia del successo.
Purtroppo io e Dario siamo costretti a seguire un'altra strada per rientrare a Limone del Garda, al nostro punto di partenza e non abbiamo la possibilità di seguire questa esplorazione con i nostri amici. Salutati tutti, iniziamo quindi la discesa verso Malga Ciapa e proseguiamo per la valle si San Michele. Una splendida discesa su strada sterrata, nel bosco, a tornanti.
L'unica cosa che mi disturba è il carrello posteriore che mi da dei problemi: sento che qualcosa non è in regola e mi fermo per controllare. Gli strani rumori provengono dal parafango che per le vibrazioni esce dalla sede e va ad urtare la ruota. Cerco di sistemarlo il più possibile e poi riparto, ma dopo poca strada sono di nuovo fermo con lo stesso problema. Ricontrollo e mi accorgo che è la ruota a ballare; guardo il quick release, ma è a posto. I forcellini del carrello invece no, si sono dissaldati  e la ruota è prossima al distacco completo. Fortunatamente ho delle fascette nello zaino e riesco a mettere una pezza anche a questa imprevista rottura.

Raggiungiamo il paese di Vesio, ormai piuttosto scarichi di batterie, stanchi per la giornata impegnativa, e poco dopo, su asfalto, terminiamo la nostra due giorni e mezzo a Limone. Dopo esserci scambiati una stretta di mano, il nostro sguardo cade sulla macchina parcheggiata di fianco alla nostra. Al suo interno un losco individuo riccioluto sta dormendo beatamente. Seby ha pensato bene di fare il 112 in solitaria e, una volta giunto alla macchina, ha avuto l'idea di fermarsi a riposare per poi salutarci al nostro arrivo...

E così abbiamo portato a termine anche questa avventura: la notturna, la notte in bivacco, la mountain bike per come piace a noi, la fatica, il minestrone, il fuoco, il freddo ed il riposo, il mal di gola, il caffèlatte, gli amici ritrovati, saluti e baci e arrivederci.

Quante emozioni che abbiamo ancora davanti, sono lì ad aspettarci, dobbiamo solo viverle.



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