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venerdì 23 dicembre 2011

Ma quanto pesa?

Ma quanto pesa?
Questa è la domanda più frequente nell'ambito ciclistico, ormai un tormentone tra i tecnici della bicicletta, tra gli smanettoni del bike-tuning, sempre alla ricerca del componente più leggero.
Nel giro di pochi anni si è verificato un'alleggerimento di tutta la componentistica per bicicletta, con la fibra di carbonio a farla da padrona. Chi siamo noi per esasperare fino a questo punto il mercato della bicicletta? Siamo forse dei corridori professionisti il cui obiettivo è quello di rosicchiare più secondi possibili all'avversario? Ok, qualche ciclista correrà pure, da professionista o da dilettante, ma gli altri? Gli altri sono pedalatori della domenica, proprio come me. Questi ciclisti hanno veramente la necessità di componenti ultraleggeri? Si sa che togli di qua, dai un colpo di lima di là, e alla fine rimane ben poco a sostenere il tuo culo... Per non parlare della resistenza, e la durata nel tempo di tutti questi pezzi dal peso piuma. Quando qualcosa si rompe, la frase che si sente è sempre la stessa: "non fanno più le cose come una volta..." Beh, ci credo, ora ti trovi forcelle da freeride con 170 mm di escursione a poco più di 2 Kg; figuriamoci quanto poco possono arrivare a pesare i componenti da cross country. Quanti appassionati di bici investono sul proprio gioiellino da esposizione con componenti ultra leggeri e ovviamente ultra costosi? A quanto pare tanti. Ormai i vari marchi del settore concentrano il loro lavoro sullo sviluppo di componenti sempre più leggeri, snobbando altri fattori invece, dal mio punto di vista, fondamentali. Perché succede questo? Perché queste sono le richieste del mercato.
Le forcelle flettono, perdono olio, aria, i freni a disco si surriscaldano, i telai si crepano, ma poco importa, l'importante è che siano leggeri.
Se ti capita di vendere qualcosa sui mercatini online, la prima domanda che ti viene posta dal possibile acquirente è: ma quanto pesa? Anche chi sostiene di non dare importanza a questo fattore, poi si scopre attento al grammo di troppo. Come sostiene giustamente il mio amico Stefano, il Lonfo, è molto più economico mettersi a dieta e far perdere qualche chilo al proprio corpo che limar via qualche grammo alla bicicletta.
Non c'è da stupirsi dunque che la vecchia bicicletta degli anni 50 (mi viene in mente l'Eroica) funzioni ancora, mentre il telaio monoscocca in fibra di carbonio giaccia inerte appeso ad un chiodo, o in discarica in quanto crepato (non è il mio caso non avendo mai acquistato telai in carbonio).
Non mi stupisco quindi del fatto che una vetusta Marzocchi Z1-FR I del 2005, a molla, con escursione di 150 mm, funzioni ormai da anni senza accusare problemi, pur avendo subito le mie torture per un tempo prolungato, mentre le forcelle "moderne" dopo qualche mese incomincino a perdere colpi per poi lasciarmi a piedi.
Pesa qualche etto in più rispetto agli standard attuali, e questo dovrebbe dequalificarla? Direi proprio di no! Dovremmo imparare a dare maggiore valore ad altri aspetti come il funzionamento impeccabile, la robustezza, la durata nel tempo, la facilità di manutenzione.. 
Il gran numero di regolazioni, delle possibilità di taratura di una forcella... sono tutte caratteristiche che rendono le idrauliche sempre più complesse, più delicate. Le cartucce, spesso sigillate, nel caso abbiano problemi, vengono sostituite per intero, e a caro prezzo. Pesano pure gli o-rings di tenuta, e in una FOX da cross country, con riferimento al caso di Dario, l'aria è tenuta all'interno dello stelo con ben 1 o-ring. Se per caso  si rompe quello.. puff, la forcella va giù.
Se capitano dei guai, nel caso sia scaduta la garanzia, viene a costare meno una forcella nuova, che fare riparare quella danneggiata. La malattia del consumismo ha attecchito purtroppo in tutti i settori: se qualcosa funziona bene, dura nel tempo, molto probabilmente risulta fallimentare per l'azienda, che invece deve continuare a vendere. Quindi prima si rompe, prima si cambia.
Altro che alzare il PIL!! Dovremmo abbassarlo, azzerarlo, per istruire un nuovo tipo di commercio. Bisognerebbe smetterla di comprare spazzatura, e ci si deve lamentare con le aziende se qualcosa non va, in modo che cambi la filosofia di produzione, dall'usa e getta all'usa e usa...
Sono l'unico a lamentarmi? A qualcuno non dispiace cambiare bici ogni anno, o addirittura ogni mese, per avere la possibilità di sfoggiare il bolide nuovo e far morire d'invidia gli amici. Per altri la bicicletta vorrebbe essere un investimento a lungo termine.
In una competizione il professionista sfrutta tutto al massimo, e magari a fine gara la bici da 6 Kg è da buttare. Al contrario al sottoscritto interessa che il componente funzioni bene e che duri nel tempo, altrimenti è solo un fallimento.
Quando l'innovazione arriva davvero, con sistemi di trasmissione interni, al riparo dagli urti e dagli agenti atmosferici, con camere d'aria ultra resistenti e riciclabili, ecco arrivare puntualmente la domanda:
"Ma quanto pesa?" e prontamente il commento: "eccezionali, tranne per il peso - indi per cui non convincono"
Non importa quanto un prodotto sia funzionalmente superiore ad un altro, importa che sia light! È pazzesco, ma è così. Mi piacerebbe vedere cosa il tale forumendolo è in grado di fare con la sua bici con camera d'aria da 130 grammi al posto di quella da 170. Magari riuscirebbe a fermare il cronometro a 5':48" anziché 5':49" sul solito tratto di pista ciclabile...
oppure potrebbe bucare e tornare a casa a piedi...
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