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giovedì 26 gennaio 2012

Tremalzo Singlespeed

Sabato 14 Gennaio 2012

Tiriate le somme delle bici disponibili, non mi rimangono molte possibilità: o la Singular Peregrine, o la Sulry Karate Monkey single speed. La vecchia Marin gialla ha dato i primi segni di cedimento con le sospensioni da revisionare, era ora. Della Nicolai non si hanno più notizie, con grande rammarico per lo spreco di denaro inutilmente investito in questo progetto. Non pensiamoci, che è meglio...

E se volessi fare un giro in mountain bike? Che bici potrei utilizzare? La Peregrine è poco adatta ad affrontare le salite più ripide, a causa del mozzo Shimano Alfine non propriamente studiato per la mountain bike e quindi non dotato di rapporti agili. La touring è inoltre delicata in fase di discesa, avendo gomme più strette e cerchi delicati.

Ricordando gli innumerevoli giri che ho fatto, in questi ultimi anni, sia con la Marin Pine Mountain, che con la Surly Karate Monkey, spingendo un unico rapporto, non avendo in effetti altre possibilità di scelta, rispolvero la rigida per gli ultimi giri in fuoristrada.

Ancora nel 2011 il Periplo della Corna Blacca, il Monte Breda, la Madonna della Neve, il Sonclino. Quanti bei giri, tutti pedalati con un solo rapporto disponibile. La cosa ha dell'incredibile, invece ci si riesce, ovviamente faticando, ma è più facile a farsi che a dirsi. Ormai i miei amici BdB non si stupiscono più di quello che riesco a fare con questa bici che non ha nulla. Niente sospensioni e neppure una cosa così basilare come il cambio.

È il momento dei saldi per Dario, che decide di svendere la sua macchina fotografica per incominciare a pensare a qualcosa di più professionale. Anche lui ha una disponibilità molto limitata in quanto a bici, con vari pezzi smontati, forcelle che sbrodolano olio, ammortizzatori in panne e telai crepati. Unica chance: la Fargo, con un'asterisco però - fare attenzione a non strapazzarla, questa non si deve rompere! Niente cose estreme quindi.

Partenza da Riva del Garda, da dove Dario ha in serbo per me un giretto single speed ready, con salite non troppo impegnative, adatte al mio 32x22. Stiamo parlando del Tremalzo!
Si parte sulla strada Ponale e fin qui tutto bene, poi si entra in Val di Ledro e qua le cose incominciano a complicarsi con le prime rampe serie ed il ghiaccio che ricopre la strada in alcuni punti. Le temperature sono rigide e non vediamo l'ora di incontrare le zone soleggiate per riscaldarci un po'. In pianura ovviamente c'è la nebbia ed un freddo umido che penetra in profondità provocando brividi cronici.

Devo farcela! Mi ricordo di essere arrivato fino a Bocca dei Fortini con la single speed, in una precedente occasione, con Seby. In quella escursione montavo addirittura il 32x20. Le salite in certi tratti sono dure, ma non mollo e la bici riesce sempre ad andare avanti, anche se lentamente, comunque si procede.
Appena arriviamo al sole, ci fermiamo per una pausa, un panino, una mela e poi riprendiamo a salire. Prima di Bocca dei Fortini ci sono alcuni tornanti che incutono timore, sembrano impossibili da fare in quanto solitamente si affrontano con il rampichino, invece passano via velocemente. Un po' come bere un bicchiere d'acqua, o di grappa - ciuchetòn!

Il pezzo duro viene successivamente, e Dario si ricorda bene questo particolare. In un momento della salita in cui ti viene spontaneo mollare in quanto il grosso sembra ormai fatto, con il passo a poche centinaia di metri, ecco ti si presenta di fronte probabilmente la salita più impegnativa; breve e secca.
Stringendo i denti anche questo strappo viene superato. Un breve tratto in leggera discesa ci porta sulla strada verso il Passo Nota. Alcune minacciose lingue di ghiaccio si nascondono tra le foglie ed il pietrisco, cerco di evitarne una ed in un lampo finisco a terra. Lo scarto della ruota anteriore è stato così rapido da non permettermi alcuna manovra di recupero del mezzo e con i palmi delle mani finisco sul pietrisco. Qualche escoriazione, una botta, ma dopo essermi medicato sono di nuovo pronto per il Tremalzo. È un obiettivo che ormai non può essere accantonato.

Le strade che durante l'estate sono così battute da escursionisti in bicicletta e a piedi, specialmente da tedeschi; durante l'inverno risultano pressoché deserte, fatta eccezione per qualche fastidiosa autovettura di cacciatori.

Passo Nota ed il Rifugio degli Alpini, la strada per il Tremalzo... tutto questo oggi è solo per noi.
Le zone ghiacciate o innevate si trovano sempre più frequentemente e per salire cerchiamo la via più pulita, per non perdere grip e soprattutto per evitare altre stupide cadute. Saliamo di quota e l'ambiente diventa sempre più aspro, selvaggio, affascinante. Dario scatta alcune fotografie con la Nikon in prestito dal babbo. In una zona d'ombra, all'improvviso ci imbattiamo in una coltre di neve piuttosto tenace e siamo costretti a piedi.

Dario non era preparato a questa eventualità, in effetti il giro che aveva inizialmente proposto avrebbe dovuto essere "easy". Invece l'escursione sta man mano prendendo le sembianze di una vera e propria avventura in perfetto stile BdB.

"Non mi ero preparato, mentalmente e fisicamente, per questo genere di cose" esordisce Dario in un momento di pausa. Da quando in qua Dario ha bisogno di prepararsi con sedute meditative alle escursioni? A parte gli scherzi, oggi non siamo muniti di scarponi e le nostre scarpette spd con i buchi non sono per niente ideali per camminare nella neve. Fortunatamente all'interno ho un paio di calze SealSkinz che al momento riescono a tenermi i piedi piuttosto al riparo. Dario invece ha sventrato i copriscarpe e si trova con i piedi completamente bagnati e gelati.

Mi scoccia un po' tornare indietro, ma non voglio neppure che Dario soffra e rischi il congelamento per la mia testardaggine. Comunque lo invito a proseguire. Nell'eventualità che la neve ci bloccasse definitivamente, l'unica soluzione possibile sarebbe di rientrare dalla stessa strada percorsa in salita.

Riusciremo a percorrere pochi metri in sella, camminando a fatica in una neve a volte ghiacciata e dura, altre volte farinosa e priva di consistenza. Il mio sguardo regolarmente si rivolge al mio compagno di avventura, che, ormai entrato nell'ottica del proseguire fino alla galleria che sbocca sul versante del Rif. Garda. Sono circa 7 tornanti ravvicinati che passano piuttosto velocemente. Percorriamo il tunnel nell'oscurità e quando sbuchiamo dall'altra parte, ecco davanti ai nostri occhi si aprono nuovi scenari. La strada è poco innevata e comunque battuta dalle ciaspole di alcuni escursionisti. Abbiamo fatto bene a proseguire e le nostre fatiche sono state alla fine ben ripagate.

Al Rifugio Garda ci fermiamo per bere qualcosa: io ordino un té caldo, Dario una Radler media. La bevanda è assolutamente dissetante, ma per nulla riscaldante. Si vede che il problema ai piedi non ha reso comunque freddoloso il mio compagno di viaggio.

Tutte le volte che si entra in questo rifugio, ed ormai siamo alla seconda occasione, solo in questo inverno, si ha come l'impressione di essere di troppo, e assolutamente non i benvenuti. Forse sono fuorvianti i volti inespressivi dei gestori, che sembrano non essere in grado di sorridere all'escursionista. Il vecchio pastore tedesco che ci viene incontro al nostro ingresso, probabilmente potrebbe insegnare qualcosa su come accogliere gli ospiti ai propri padroni. Invece viene prontamente bloccato per evitare fraintendimenti, non si sa mai...

Probabilmente i sorrisi vengono elargiti a profusione come ricompensa a coloro che, saliti magari in macchina lungo la strada asfaltata, hanno raggiunto il Rif. Garda per la classica abbuffata con gli amici e contribuito a riempire le casse di tanti bei soldoni. Noi invece con poco più di 5 euro abbiamo sporcato due bicchieri per niente...

Ed ora? Proseguiamo per Bocca Caset. Dopo essere scesi su asfalto, si deve risalire per un centinaio di metri di dislivello per poi ricominciare la discesa. Incontriamo di nuovo la neve, e di nuovo Dario viene preso da un po' di sconforto. È normale considerato il fatto che ha i piedi gelati. Per un bel tratto si riesce a pedalare ed è anche divertente, cercando di rimanere bene in equilibrio sulla traccia battuta.
Quando mi giro per guardare a che punto è il prode avventuriero con le scarpe buche, non vedo nessuno. Ma perbacco, com'è possibile!

Arriva poco dopo, incazzato come una iena. Non riesce ad andare diritto ed inevitabilmente esce dalla traccia, fermandosi nella neve alta. Poco dopo anche per me finisce lo spasso; la parte di neve battuta si interrompe e quindi proseguiamo a piedi. È poca strada e superata Malga Caset inizia il sentiero. La speranza è che il fondo si liberi velocemente della neve per goderci la bella discesa fino a Tiarno. Per un bel tratto si tribola, ma poi finalmente iniziamo a scendere più speditamente, soprattutto Dario che con i freni in panne, sul ripido, acquista velocità invece di rallentare.

Una volta a valle il trasferimento in Val di Ledro per rientrare sulla Strada Ponale sarà una bella prova di resistenza al freddo con temperature molto rigide. L'aria mite del Lago di Garda ricomincia a farsi sentire appena raggiunto il versante della montagna affacciato al lago.

Così quella che sulla carta sarebbe dovuta essere una escursione light - quando mai il Tremalzo è light - è diventata una vera e propria avventura con più di 2000 metri di dislivello. Grande la nostra soddisfazione per aver portato a termine un così bel tour, in questo inverno anomalo che ci permette ancora di salire fino ai 1800 senza incontrare troppa neve.

Ed ora dove si va?
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