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lunedì 26 marzo 2012

Road: Lessinia - Campogrosso


Sei diventato uno stradista...
Solo giri road...
Pseeeh....


Si, in effetti non guardavo con tanta ammirazione i ciclisti che mi capitava e mi capita tuttora di scorgere lungo gli stradoni e le tangenziali, a testa bassa, impegnati nell'atto pedalatorio più magro di poesia che ci sia. Quella linea bianca lì davanti, che scorre veloce, lo slalom tra le buche, il copertoncino anteriore che rotola veloce, o magari il culo di quello che ti fa la scia...
Senza considerare la pericolosità del condividere la strada con auto e moto; ahimé questa c'è sempre.

Perse e Dario si allenano per la Liegi Bastogne Liegi?

No, direi di no. Non è un allenamento, è divertimento e passione. La MTB ti permette di andare in luoghi isolati, impervi, di toccare le cime delle montagne, di lasciare per qualche ora la civiltà ed immergerti nel selvaggio della natura. Ma anche la bici da corsa per come la stiamo praticando ultimamente è altrettanto bella e a volte pure selvaggia. Ha un grosso vantaggio rispetto alla mountain bike: ti permette di allargare il tuo raggio d'azione.
Si viaggia veloci e si percorre molta strada.

È il caso di ieri. I ricordi della Vallarsa, tra Pasubio e Carega e la voglia di percorrerla nella sua interezza, in bici da corsa. Da dove partire? Da casa è impensabile, purtroppo, con un solo giorno a disposizione. Vuol dire che faremo un po' di strada con l'auto. Individuo un buon punto di partenza nel paese di Sant'Ambrogio di Valpolicella. Dario ci sei? Si, andiamo!
Il giro classico fatto dagli stradisti "classici" rimane piuttosto in valle fino a Recoaro Terme, poi la salita al Passo Campogrosso o al Pian delle Fugazze. Io invece sono tremendo e disegno su Google Earth un bel po' di curvette nel bellissimo altipiano della Lessinia. Curvette che si faranno sentire. La Valpolicella e la Lessinia sono posti stupendi: dal primo paesino che incontriamo - San Giorgio di Valpolicella con la sua antica Pieve in restauro dopo i recenti terremoti - fino all'ultimo ed inaspettato, che ti ritrovi lassù quando tu sei quaggiù.

Quanta salita, che però scorre piuttosto velocemente, a volte anche agilmente. La stanchezza però, si accumula inesorabilmente, anche se magari è latente...
Mangiamo con regolarità i nostri panini e le barrette per avere sempre energie disponibili per la strada che ci aspetta. La salita ha un grossissimo lato positivo: dopo di lei viene la discesa, grazie alla quale oltre al godimento della guida, riusciamo a recuperare un po' di fiato e a far riposare le gambette. Ci sono valli meravigliose, con località dimenticate, costituite da pochissime case in pietra, magari un po' trasandate, ma d'un fascino che accarezza il cuore. La pugnalata te la dà l'ammasso informe di San Giorgio con i suoi palazzoni, gli impianti di risalita ed i mega parcheggi, chiudi gli occhi e ti concentri sul profumo del letame... si... ora va meglio.
Ci mettiamo in presa bassa e ci lanciamo in picchiata ai 70 orari, la strada è diritta, sgombera e priva di pericoli. È un attimo, la picchiata dura poco, poi si risale.

Ad un certo punto del giro mi sento un po' sperduto; so dove andare solo per merito del piccolo GPS che ho ancorato al manubrio. Mi volto, guardo Dario e gli faccio: "Dario, aiutooo, dove siamoooo!!?", e scoppiamo a ridere. Salita, ancora salita, poi si spera di arrivare a Valdagno.

Si, ci siamo, questa volta ho le idee un po' più chiare, quasi quasi potrei spegnere tutto e andare a naso, ho ritrovato l'orientamento. Quaggiù si incrocia qualche macchina in più, ma appena superato il paese di Recoaro Terme ritroviamo la pace. Solo quache rara auto e moto. Mi sento un po' come se fossi un piccolo "eroe" - noi tutti lo siamo - se messi a paragone con coloro che salgono ai rifugi pigiando un pedale e girando un volante e poi, visibilmente provati per lo sforzo, ne hanno tutta l'aria, finire come pachidermi a gravare su qualche panca, in attesa che qualcuno porti loro conforto con cibo e bevande corroboranti. Che fadiga...

La salita è al 10%, secondo i dati di internet, ma a noi sembra molto di più. Porc! A metà dell'ascesa non possiamo far altro che fermarci per una pausa: coca-cola e biscotto-gelato. Vado a pagare e ho una visione... mi strofino gli occhi pensando di essere sotto l'effetto della coca della cola e quando li riapro ecco di nuovo la bella fanciulla... Che bel fighin!

Ritrovate le forze per concludere la salita, scesi un paio di rapporti, ci immettiamo nel tratto più suggestivo della salita al Campogrosso, costituito da una serie di tornanti molto ravvicinati, con alcune gallerie scavate nella roccia, tra pareti a picco. Stupendo. Poi alcuni pratoni ed eccoci arrivati. Al Rifugio non ci fermiamo, troppe auto e moto in sosta, e poi le ore di luce residue non sono poi così tante anche se la lancetta dell'orologio è stata spostata. Una stretta di mano per conglaturaci a vicenda e proseguiamo verso Specchieri con l'incombente diga. La discesa è fantastica e molto divertente. La mia traccia originale scorre lungo il versante opposto della valle, rispetto a dove ci troviamo attualmente, ma siamo concordi sul fatto che sia meglio proseguire per questa strada. Non è tutta discesa, e per giungere a Rovereto dobbiamo superare ancora qualche breve tratto in salita. Osservando dall'altra parte, con la strada che sale in diagonale, ci rendiamo conto di aver fatto la scelta giusta - The right choice (cit. Milzo)

Anghebeni: mi fermo lato strada e appena arriva Dario gli faccio: "come stai?" e continuo..."GnAnghebeni, gnanghemali..." (cit. Milzo); lui però manco mi caga e prosegue imperterrito cercando di distaccarmi. Poco dopo però lo vedo annaspare dietro ad un furgone che sbuffa Valmorbia dal tubo di scarico e mentre è intendo a strofinarsi lo Zocchio che gli è appena spuntato, lo passo a mach 2!

Siamo a Rovereto e iniziamo a percorrere la Val D'Adige verso sud per il rientro, sperando di non incappare nel fatidico vento contro. Ci va bene! Ad Ala ci fermiamo per bere qualcosa e poi di nuovo in sella per gli ultimi chilometri. Andiamo spediti per rientrare il prima possibile visto che il sole si è già nascosto dietro le montagne. Il gran finale è nell'ultimo tratto di strada, nella bellissima valle della Chiusa, con pareti verticali a circondarci.

Ed eccoci arrivati all'auto! Che soddisfazione, che stanchezza, che fame! Il pilota automatico ci porta diretti al solito ristorante Costa Azzurra di Fornaci: un mega piatto di pasta coi pomodorini, un bel piatto di verdure grigliate, una coca gigante ed il limoncello offerto. Poi gelatino e via diretti a casa.

Che soddisfazione, che bel girone. I giusti ritmi, senza mai forzare (forse un po' all'ultimo, fino a quando non ne potevamo più), dei bei posti dove viaggiare e pedalare, un caro amico con cui chiacchierare mentre si girola per il mondo... Grazie Dario!

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