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martedì 6 marzo 2012

Siete di un altro pianeta! (cit. Giaz)

Sono nella mia cella di criosonno, quando all'improvviso la mia morte apparente viene interrotta dal suono acido di un allarme. Mi sveglio, la vista è annebbiata, il cuore subisce una brusca impennata di battiti, faccio qualche profondo respiro attraverso la mia maschera di azoto per ritrovare la calma, poi, disinserito l'allarme, apro l'oblò della cella e mi metto in piedi. Il simulatore di gravità non funziona molto bene, mi gira la testa e per un attimo perdo l'equilibrio. Un droide dalla corazza luccicante si avvicina con una piccola quantità di pillole colorate: quella blu è per la colazione, le altre finiscono nel mio taschino. In un attimo ritrovo le forze, la lucidità mentale, e fissando la plancia della mia astronave mi rendo conto che la mia vista è ritornata acuta come prima della partenza.
Ariglion, del sesto anello di Krios, è il mio pianeta di origine, e sono in viaggio verso il pianeta Terra, dove ho appuntamento con un caro amico.

Proveniamo da due galassie molto vicine e spesso ci diamo appuntameno su questo bellissimo pianeta per pedalare insieme. Pedalare: un'attività alquanto arcaica e primitiva, che però apporta diversi benefici al nostro organismo. Comporta una certa fatica, e a volte può causare l'insorgere di acciacchi alle strutture ossee, cartilaginee e dolori musolari di diverso tipo. Dove stà quindi il beneficio di pedalare? Il beneficio è interiore, nelle nostre menti, tanto sofisticate quanto deboli. I lunghi periodi di criosonno, i viaggi intergalattici, con il costo dei carburanti alle stelle, le interminabili giornate lavorative in neurosharing con degli elaboratori sensoriali. Tutto questo ti riduce ad una larva di Mastigion.

Le pillole non servono in questi casi, molto meglio un po' di sana, arcaica, attività fisica in un'atmosfera che non sia creata in laboratorio, filtrata da nanopolimeri. Il mio pianeta è stato trasformato dalla "civiltà" in un' immensa metropoli, caotica, artificiale, fredda ed inospitale per chi come me sente ancora il bisogno del contatto con la natura. Anche sul pianeta Terra la razza umana ha incominciato la trasformazione ambientale, in maniera decisamente drastica ed incontrollata, ma persistono comunque vaste aree interessanti al mio scopo.

Tutto è pronto, l'attrezzatura è in ordine, le pillole colorate nel taschino, attiviamo il simulatore per renderci simili alla popolazione indigena non ancora pronta per la convivenza con altre specie non autoctone; e chissà se lo sarà mai...
La mia piccola navicella è ben nascosta, ed eccomi in compagnia di Dario, pronto per una nuova emozionante avventura sulle due ruote. La cultura della bicicletta è piuttosto sviluppata su questo pianeta, ma viene praticata molto spesso sotto una veste agonistica, in competizioni all'ultimo anabolizzante. Io ed il mio amico, siamo semplici turisti, con qualche antennina in più, forse una pillola colorata di troppo, ma siamo puliti... 

È un po' di tempo che Dario aveva programmato questo giro, una lunga traccia era stata disegnata sulle  OpenCycleMap del mio programma di navigazione e trasferita successivamente sul futuristico Garmin Edge 200. Sono previsti all'incirca 180 Km e 4000 metri di dislivello in salita; numeri che possono destare qualche preoccupazione quando si pedala su una bicicletta, ma noi siamo tipi tosti e non ci facciamo di certo scoraggiare da dei semplici numeretti.

"Vedrete cosa vi aspetta alla Sdruzzinà" - queste le parole di alcuni amici interpellati nelle fasi di pianificazione dell'escursione. Il nome incute un certo timore ed effettivamente ci troviamo a dover fronteggiare una discreta dose di agitazione in previsione di questa famosa salita spacca gambe.
Speriamo bene, ho già un ginocchio dolorante, ed i trattamenti del droide medico non hanno migliorato di molto la mia situazione; dovrei riposare, ma come si fa, con tutte le escursioni che abbiamo pianificato per quest'anno. Vorrà dire che stringerò le zanne, e mi farò coraggio.

Fin da subito iniziamo a percorrere delle belle stradine di campagna tra i vigneti. In questo modo viaggiamo tranquilli, lontano dal traffico di certi antiquati mezzi di trasporto che oltre ad emettere gas di scarico fetidi ed irrespirabili, sono condotti in maniera irresponsabile dagli umani, risultando così persino pericolosi per la vita di chi condivide la strada con loro.

Già dai primi chilometri siamo entusiasti del giro, poi man mano che saliamo verso la catena montuosa del Baldo il paesaggio cambia, entriamo nel bosco, saliamo, transitiamo per piccoli paesini, con il sole che ci scalda e ci fa sudare: piccoli scintillanti cristalli si depositano sulla nostra pelle e se li raccogli con la lingua poi ti pizzicano in gola. Il gps mi fa segno di svoltare per una strada che sale molto più ripida rispetto a quella che stiamo percorrendo. Ci alziamo sui pedali e sbuffiamo per il ritmo troppo allegro che abbiamo preso, ma saliamo di quota velocemente. Siamo in un'altra dimensione: la calma regna sovrana, siamo soli, la strada è bloccata al traffico e si sentono solo i rumori del bosco, la nostra cadenza respiratoria che si adatta al ritmo della pedalata ed il leggero rumore dei sottili battistrada delle nostre bici che scorrono sull'asfalto.

Svoltiamo lievemente ed una bianca coltre nevosa in discioglimento si frappone tra noi ed il successivo tratto di nero asfalto. Se avessi qua con me l'emettitore laser potrei liberarmene in un istante, ma forse è meglio così, che gli eventi abbiano il loro decorso naturale. Purtroppo ad ogni curva incontriamo il solito tratto innevato e siamo così costretti a piedi, ma appena la strada incomincia a scendere, cambiamo strategia e ci lanciamo a capofitto. È una manovra un po' rischiosa considerando l'utilizzo inconsueto per queste biciclette, ma oltre a riuscire nel nostro intento di proseguire la marcia in sella, ci divertiamo pure come dei matti. Ci guardiamo in faccia e scoppiamo a ridere.

Sarà il tratto più selvaggio di questa giornata. All'improvviso il ricevitore vocale di Dario si mette a suonare, risponde, nulla. Era Bobo, un simpatico rappresentante della razza umana, un po' svitato forse, e per questo ci troviamo bene con lui. "E allora?" - domando a Dario -"sei riuscito a parlargli?" "No, è mancato il segnale e non mi sentiva!" - risponde. Come minimo sarà al Passo delle Fittanze ad aspettarci, crede che fissati al telaio della bicicletta abbiamo dei retrorazzi...

Aspetterà a lungo, mi sà tanto. Dopo un piccolo spuntino al Rifugio Graziani, ormai trasformatosi in un albergo, e aver scansionato a lungo le dolci sembianze di una giovane cameriera, ci lanciamo a tutta nella discesa. Un lunghissimo serpeggiare di tornanti e tratti veloci, in una profonda gola tra pareti di roccia. Arriviamo in fondo e siamo felicissimi, ed ora arriva il bello. Un breve tratto in piano e poi la salita fatidica; la Sdruzzinà! Ci guardiamo negli occhi per imporci la calma; questa salita deve essere affrontata con molto self control. Fin dall'inizio la strada si impenna ed ecco lentamente ci supera un pick up. Un'asfissiante nuvola di fumo ci fa mancare il fiato... se solo avessi qui con me il mio emettitore laser... Ah no, non si può. La fatica a volte mi fa venire certe strambe idee per la testa.

Prendiamo fiato e anche la strada sembra concederci un po' di tregua, pur mantenendo una pendenza importante, tale da non permettere il recupero delle forze. Dario si ricorda di una galleria scavata nella roccia; infatti eravamo già saliti per questa via, con le moutain bike e attrezzati quindi con ben altri rapporti. Il tratto duro arriva quasi alla fine, con le forze ridotte al minimo e le gambe affaticate.
Ecco il muro che si staglia davanti a me, fa una certa impressione e di certo può scoraggiare il ciclista spregiudicato. Mi faccio coraggio e con calma, innestato l'ultimo rapporto (illusione) a mia disposizione, inizio a spingere sui pedali cercando il giusto equilibrio per non svenire lì di colpo. La pastiglietta rossa è sempre nel mio taschino, ma mi rifiuto di utilizzarla, è quella per i casi disperati.

Dario è davanti a me di un centinaio di metri, sembra salire più agevolmente del sottoscritto. Cerco di non distrarmi e focalizzo la mia attenzione sulla pedalata sempre più pesante da portare avanti. Non ho mai faticato così tanto in sella alla bici da corsa; questa salita è davvero impegnativa e una volta concluso il tratto più impegnativo, mi riprometto di non cimentarmi mai più nella Sdruzzinà. Forse sto pensando a questo perché sono arrivato molto vicino alla resa, a posare il piede a terra.

Dario mi aspetta e quando gli passo di fianco mi allunga una mano per complimentarsi: ce l'abbiamo fatta. Guardo in direzione del pacco pignoni e mi accorgo che la catena non si trova sull'ultimo pignone disponibile, bensì sul penultimo. La porta che avevo precedentemento chiuso, dunque si riapre; mai dire mai, Sdruzzinà...

Mangio contemporaneamente la pillola verde e quella gialla, ho bisogno di energie per chiudere l'anello disegnato sul mio GPS. Dopo qualche centinaio di metri avvistiamo un ciclista che ci viene incontro: è BOBO! Ha aspettato almeno 3 ore solari al Passo Fittanze, ma era in buona compagnia.

Ci racconta della sua scalata sulla cima intanto che reintegriamo un po' di sali minerali con una birra - ottima bevanda terrestre dalle grandi proprietà rigenerative. Non possiamo tergiversare, ci attendono ancora parecchi chilometri per rientrare a Peschiera del Garda.

Iniziamo la discesa, ma di lì a poco si riprende a salire. Un andamento tanto piacevole e di soddisfazione quanto piuttosto stancante a questo punto dell'escursione. Stranamente mi sento in forma e a parte il dolore al ginocchio riesco a spingere piuttosto bene. La mia nuova bici è fantastica, comoda e performante oltre che elegante e cromaticamente molto gradevole.

La sorpresa più grande l'abbiamo transitando per dei piccoli abitati nei pressi di Squaranto: la natura, il paesaggio con le sue risorse e l'uomo, tutto questo è in armonia. Sono rimasto colpito sia dalla bellezza di queste località, sia dal salto temporale che c'è tra un abitante di una città e le poche persone che si trovano in queste sperdute lande.

Poi la val Squaranto in leggera discesa, pedalando per mantenere alta la velocità, davvero una bella divertita fino alla città di Verona. Qui siamo stati guidati da Bobo in visita nel centro storico, con sempre meno ore di luce a nostra disposizione per il rientro alla base. Poi mi si drizzano le antenne alla vista di tante belle esponenti del genere umano a passeggio per le vie della città.

Io e Dario salutiamo Bobo, lo ringraziamo per le birre offerte, per la compagnia in questo finale di giro e ci diamo appuntamento alla prossima biciclettata assieme. Ci stringiamo la mano e "zzz" una lieve scarica elettrica passa attraverso i nostri guanti e lo attraversa. Nessuna smorfia sul suo volto, ormai è abituato al mio saluto. Tornerà a casa più felice di prima, in parte merito della mia scossa, ma soprattutto della bicicletta.

Così pedaliamo questi ultimi chilometri nel buio, in ritardo; la nostra vista aliena ci aiuta nell'oscurità e una lieve luminescenza ci rende più visibili agli automobilisti che incrociamo nell'ultimo tratto di strada. Il GPS emette un suono, la batteria è esaurita, ma quasi contemporaneamente un altro trillo ci annuncia il nostro arrivo a destinazione. È fatta, un'altra bella giornata è finita, un'altra galattica escusione portata a termine. Prima di riprendere la rotta verso Ariglion, con la mente annebbiata, confusa su quale sia la mia vera casa, in compagnia di Dario, mi riempio la pancia con un'altra prelibatezza terrestre: "pasta all'arrabbiata". Ma chi me lo fa fare di rimettermi in criosonno...
Se penso che domani mi aspetta un'interminabile seduta a litigare con un maledetto aggeggio elettronico, mi viene la nausea.

Pillola rossa e non ci penso più.
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