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giovedì 26 aprile 2012

Mai più...

"Mai più classiche del nord per Claudio Persegani"
Così intitolano i giornali sportivi con allegata una foto ritraente il ciclista cremonese intento ad emettere fragorose pernacchie.

Dopo la bellissima esperienza del Giro delle Fiandre nel 2011,  quest'anno ho voluto bissare con la più dura delle classiche, la Liège-Bastogne-Liège. Procedo con l'iscrizione senza tentennamenti, sono deciso, così come Dario ed un nutrito gruppo di Lobos.

La gara dei pro si svolge domenica 22 Aprile, noi cicloturisti pedaliamo il giorno prima sullo stesso percorso. Il viaggio fino in Belgio è piuttosto lungo, sono 1000 km e mezza giornata alla guida; per uno come me, per nulla amante dell'automobile, l'impresa inizia già qui.
Per fortuna si è un bel gruppo, si chiacchiera, si ride, mentre chilometri e chilometri d'asfalto scorrono sotto di noi. Con dei walkie-talkie rimaniamo in contatto tra un veicolo e l'altro sparado cazzate a tutto spiano.
Si guarda fuori dai finestrini e si sfoglia velocemente un bellissimo libro con tante belle foto di paesaggi, di montagne a strapiombo, di colline, di boschi, verdi valli e paesini incantevoli. Passiamo per la Svizzera, la Francia, il Lussemburgo e finalmente alla sera, giungiamo in Belgio. È giovedì sera e abbiamo tutto il venerdì per riposarci, rilassarci in attesa dell'impresa di sabato.

L'indomani facciamo i turisti, il tempo è bello, l'aria fresca. Io e Dario passeggiamo per il centro della città di Liegi, mentre gli altri si dirigono in visita a Spa. Zero voglia di mettersi di nuovo in auto, piuttosto sono disposto a fare dei chilometri passeggiando.

Il nostro Hotel è posizionato molto vicino al centro della città; dieci minuti a piedi e siamo in Place Saint-Lambert. La nostra visita prosegue verso la Place du Marché e la Chiesa di San Bartolomeo, non prima di aver mangiato qualcosa presso un piccolo locale dove vengono preparati al momento sandwiches, salades... io ordino un cous-cous condito con un po' di salsa piccante, un piatto che mi dà soddisfazione. Le "Impasse" di Liegi sono caratteristiche, affascinanti, ma anche altre vie un po' dimenticate e trascurate mi colpiscono più di certi rimaneggiamenti urbanistici in chiave moderna. Sono un amante del romantico decadente, del mattone, del trave logorato dal tempo, piuttosto che del profilo in alluminio, del cemento e delle vetrate a specchio.

Nel primo pomeriggio dopo aver percorso la lunghissima scalinata Montagne De Bueren che conduce alla cittadella della città, riprendiamo la direzione dell'Hotel e ci ricongiungiamo con gli altri per la cena. Sembra sia tutto deciso: si va a mangiare un bel piatto di pasta in un ristorante italiano. C'è un problema però: siamo in trenta persone e non c'è posto per tutti in un unico locale; alla fine dobbiamo dividerci e ci sparpagliamo un po' qua, un po' là.

Il bello di queste trasferte è il fatto di stare in compagnia, di andare fuori a cena tutti assieme, bere, mangiare. Sono momenti di spensieratezza che non possono mancare. Certo che io sono abbastanza uno sfigato in quanto a cibo: guardo la lista del ristorante e purtroppo si trova carne un po' in tutte le pietanze. Mangerei volentieri patate e formaggio, una fondue con un bel piatto di verdure fresche, ma alcuni piatti sono preparati solamente a pranzo, altri sono per due persone, quindi verrà composto appositamente per il sottoscritto un piatto stracolmo di svariati tipi di verdure e qualche pezzetto di formaggio. In questi giorni ho fatto proprio scorta di vegetali; speriamo di non diventarne uno domani con tutta la strada che c'è da fare. Ed ora tutti a letto, con la sveglia impostata alle 5.

Un sonno non proprio tranquillo, con lo stomaco pieno, la digestione in corso e la pancia in subbuglio con tutte quelle verdure. Le gambe agitate, un lungo sogno, io che pedalo su di una lunga salita, "che fadiga"... mi sveglio con la maglia sudata, Dario che sbuffa nel letto di fianco, chissà che viaggio starà facendo... o forse sarà impegnato con una bella e seducente ragazza. Meglio rimettersi a dormire, chissà che questa ragazza non venga pure da me.


"È ora di alzarsi, sono le 5" - il cellulare di Dario ci dice che è l'ora. Uff, che voglia... si sta così bene qui nel letto, sotto le coperte. Ho un pelo di mal di testa, speriamo che mi passi velocemente perché non è proprio piacevole pedalare per 270 km con le tempie che scoppiano. L'albergo dovrebbe averci preparato delle borse con alcune cose per fare la colazione e mentre io mi preparo, Dario scende per recuperarle. Quando torna è a mani vuote. Vogliono la bellezza di 16 euro a confezione, quando la sera precedente mi era stato comunicato che l'importo sarebbe stato di 6 euro. Posso benissimo fare a meno di questa costosissima e pure magra colazione a sacco, e mi accontento di un paio di barrette ai cereali ed una tazza di té.

Indossiamo l'abbigliamento Biciclista realizzato appositamente per l'occasione da Spiedo con grafiche coloratissime e materiali all'avanguardia. Maglia, Gilet e cappellino; siamo bellissimi con queste divise. Si guarda fuori dalla finestra quel tanto che basta per constatare che il tempo non è affatto buono: a terra ci sono pozzanghere e soffia un vento gelido che mi fa venire i brividi.
Cinque minuti dopo siamo giù all'ingresso dell'Hotel, con un bel movimento di Lobos, tutti indaffarati ed agitati nei preparativi. Spiedo è sempre il primo ad essere pronto, e aspetta pazientemente che tutti gli altri finiscano le loro faccende. "Le gomme! Devo gonfiare le gomme!" Come Martino, anche il sottoscritto, Dario, e parecchi altri dobbiamo rimettere alla corretta pressione i nostri pneumatici. Vai quindi a prendere la pompa, poi c'è l'intoppo dell'ultimo minuto, ma alla fine si parte.

Facciamo pochi metri, lungo un viale della città e psssss... la ruota di Page va a terra. Subito una foratura. C'è gente che passeggia per la città cercando sostegno da qualcun altro o da un palo per non finire a terra. Noi siamo i fuori di testa che stanno per avventurarsi in una delle classiche del ciclismo più dure, e questi ubriaconi invece, la cui routine è con la bottiglia di whisky?
Finalmente giunti al centro sportivo da cui parte il tracciato, ci stringiamo la mano augurandoci buon viaggio e partiamo. Incominciamo ad attraversare le vie della città quando ha inizio una strage di camere d'aria e tubolari. Prima si ferma Paolo Spagnolo, poi Jan, Spiedo, il sottoscritto... tutta colpa di innumerevoli frammenti di vetro sparsi un po' ovunque per le vie. Iniziamo bene. Tra l'altro Dario mi deve prestare la sua camera d'aria di scorta in quanto la mia si era probabilmente danneggiata all'interno del portattrezzi. Bestemmie che piovono come pioggia.

Pioggia che non tarda ad arrivare, col vento freddo. Il meteo non è stato affatto clemente. Finché è leggera proseguiamo senza indossare l'antiacqua in quanto l'abbigliamento Biciclista è decisamente protettivo. Dopo pochi chilometri sono lì con Dario e Paolo Bertelli, e capisco subito che oggi la Liegi la farò con loro. Arriviamo al primo ristoro/non ristoro in quanto non è ancora operativo, e ne approfitto subito per una pipì. Arrivano gli altri e ripartiamo. Il tempo è ancora buono, ma peggiorerà. Quando inizia a piovere seriamente mi fermo per indossare l'antiacqua  e aspetto gli altri. Riparto, faccio poca strada e trovo Paolo ancora alle prese con il tubolare. Lo chiamo, e lui mi risponde che è tutto OK. Proseguo ora che la pioggia è diventata più intensa mi concentro sulla pedalata, forse vado un po' di fretta, ma è per tenermi caldo. Ormai sono fradicio, le calze a tenuta d'acqua funzionano: tengono l'acqua all'interno, e comincio a non sentire più i piedi. Le temperature sono basse per la stagione. Quando arriva la grandine, poco prima di Bastogne, è come se uno dall'alto ti volesse abbattere, ti volesse vedere in ginocchio. Io non ci sto e spingo ancora più forte, supero diverse persone, guardo avanti senza fare caso ai granelli bianchi che mi sferzano il viso. Non sento niente, o quasi.... levo una mano dal manubrio e la metto a protezione del volto.

Arrivo al ristoro, ed inizio con i rifornimenti, ne avevo bisogno. Appena scendo dalla bici ed inizio a sgranocchiare i vari dolcetti che si trovano sui banconi, il mio corpo inizia a tremare vistosamente. Sono gelato, non posso rimanere fermo più di tanto, e mi metto a camminare in tondo cercando di rimanere caldo. Intanto i piedi incominciano a riprendere un po' di sensibilità. Appena sceso dalla bici li percepivo pesanti ed insensibili. Arriva Dario con una faccia un po' cupa: "dov'eri finito, sono rimasto solo, casso, mi veniva da piangere..." Poi arrivano i due Paolo, entrambi infreddoliti all'inverosimile, tanto da non riuscire quasi a portare il bicchiere alla bocca. Paolo Spagnolo non riesce più a proseguire, non sente più le mani e mi chiede cortesemente di levarglieli. A fatica, anch'io tremante, riesco lentamente a sfilarglieli. Intanto ridiamo, le nostre condizioni sono tragiche e in questi frangenti, non si può far altro che ridere. Paolo dice di volersi fermare, noi non possiamo resistere un minuto di più fermi qua a Bastogne. La pioggia cessa, il cielo si apre, e qualche spiraglio di luce e di sole, riesce a farsi largo tra le nubi grige. Andiamo, senza esitare.

Siamo io, Dario e Paolo Bertelli. Ci auguriamo che anche gli altri trovino le forze per proseguire, anche se questo tempo è veramente terribile. Si è formato il terzetto che proseguirà questa avventura fino alla fine. Ora c'è un po' di sole e la cosa ci conforta parecchio anche se rimaniamo comunque infreddoliti e facciamo fatica a proseguire in maniera lineare, per i tremiti che fanno vibrare il nostro corpo. Altre massicce nuvole grige all'orizzonte, fanno presagire che non è finita qui.

Paolo è un uomo saggio, un uomo saggio con mani e piedi congelati e gli uomini saggi con mani e piedi congelati hanno sempre delle idee brillanti. In un tratto di discesa avevo visto un seducente cartello che indicava a poche centinaia di metri un locale con bar, ma non ho osato proferire verbo. L'uomo saggio invece senza indugio lancia la proposta: "clap clap, caffè!"
L'idea è ottima, ci scaldiamo, facciamo pipì, ci riprendiamo un attimo, e nel momento in cui siamo quasi pronti per uscire di nuovo al gelo, ecco si materializza davanti ai nostri occhi una stufa a legna. "Cosa vedono i miei occhi" esclama Paolo, e nel frattempo, in estasi, si avvicina alle rosse braci ardenti. Accorriamo anch'io e Dario e sentiamo subito i vestiti asciugarsi, bastano pochi minuti, quel tanto che basta per riprenderci un po'. Quando risaliamo in sella però ricominciamo a tremare come pulcini bagnati. Il sole se n'è andato di nuovo e un'altra nuvolona incombe su di noi. Di lì a poco ecco una nuova scarica di grandine; forte, violenta. La strada si riempie di minuscole palline bianche. Rimbalzano su di noi, sembrano di polistirolo, ma sulla pelle fanno male. Guardo i miei compagni di viaggio alle mie spalle con l'intenzione di leggere sui loro volti qualcosa che mi spieghi cosa stanno provando, le loro emozioni, ma sono troppo distanti. Poi alzo le braccia in un gesto di sfida verso il cielo, e di gioia allo stesso tempo, sentendomi parte di qualcosa di immenso, di potente, di straordinariamente bello e puro. Mi metto ad urlare non riuscendo più a trattenere le mie emozioni, sono pazzo, sono felice, ho una gran carica dentro di me.

Dario e Paolo ridono ed esultano a loro volta, condividono con me questi sentimenti. Siamo dei lupi ululanti sotto la grandine. Andiamo avanti imperterriti, e finché ne avremo, spingeremo sui pedali.
Arriva un ristoro, ci voleva. Riprendiamo a mangiare i soliti dolcetti. Se solo ci fosse qualcosa di caldo da bere, riusciremmo a patire di meno questo freddo. Invece niente, continuamo a tremare.
Vedo un furgone che fa assistenza meccanica alle bici e penso che dall'inizio del giro, dalla prima foratura, sono in balia della sorte, senza neppure una camera d'aria di scorta, e così pure Dario, avendomi prestato la sua, si trova nella stessa situazione.
Vado da lui e gli dico: "Dario, io prendo una camera..."
"Ma come - replica - ti fermi qua?"
Lo guardo bene negli occhi cercando uno sguardo d'intesa, "Dario, ci sei?... Una camera d'aria..."
Intanto Paolo se la sghignazza: continua a tremare e la cosa lo diverte. Diverte pure me, e ci mettiamo tutti a ridere come dei pazzi. Terminati i nostri dolcetti al miele, riempite le borracce, ripartiamo al grido "Les italiens avec la barbe!!".

Facciamo un po' di conti per vedere a che punto siamo; quanta strada ci rimane e quanta salita abbiamo ancora davanti a noi. Ci rimane parecchio ancora da fare, ma abbiamo un buon passo, una buona media e siamo fiduciosi, più che fiduciosi. Le famose côtes sono degli strappi ripidi in salita, ma con calma li superiamo senza grossi problemi. E dopo la salita viene la discesa, dove si può respirare e ci si può riposare, oltre che divertire. Io mi diverto un sacco in discesa. Mi diverto a mettere il mio sederone indietro, accovacciandomi per diventare sottile sottile ed invisibile all'aria, acquistare velocità. "Dai Paolo, che andiamo ai centoo!!"

Arrivano le ultime côte, la storica Redoute è quella con più fascino ed anche una delle più dure. La collina è cosparsa di campers di tifosi accorsi per vedere i propri beniamini impegnati in questi tratti, dare l'impossibile per riuscire a staccare gli avversari ed arrivare primi al traguardo. Noi non abbiamo questo tipo di pressione, saliamo del nostro passo, senza forzare. C'è il tempo cronometrato, ma sinceramente.... chissenefrega!

Quando arriviamo alle porte della città di Liegi, ormai a pochi chilometri dal traguardo, veniamo deviati nuovamente verso la periferia. Transitiamo vicino allo stadio, poi nei pressi di una gigantesca acciaieria che emana forti esalazioni che mi fanno pizzicare la gola. Che contrasto con le verdissime campagne, che povertà, che tristezza. Altre nubi incombono sopra le nostre teste, e contribuiscono a rendere l'atmosfera ancora più cupa. Non vedo l'ora di arrivare, ma dov'è l'arrivo?
C'è ancora la côte nel quartiere degli italiani, la faccio quasi di corsa per accelerare i tempi, poi penso ai miei amici: dobbiamo arrivare assieme, a coronamento di una giornata magnifica in compagnia, di un'avventura condivisa dal primo all'ultimo chilometro. Il freddo, la pioggia, la grandine, il vento, la salita... dai che siamo arrivati. Arriva Dario, poi ci ricongiungiamo anche con Paolo, una grande persona, un grande ciclista.

Eccoci! Ci siamo, tagliamo il traguardo, siamo ancora vivi, anzi, siamo più vivi che mai. La Liegi Bastogne Liegi è terminata, finisherssss!!!


Rientriamo in albergo, è l'ora della doccia, una doccia spettacolare. Ancora più bella, ancora più rilassante del solito. Per gustare appieno le cose che la vita ti offre, bisogna probabilmente dapprima privarsene, vivere situazioni un po' oltre il limite, fuori dalla normalità delle nostre comode giornate. Così dopo tante ore passate al freddo, bagnati fradici, giunta la sera in hotel ritroviamo i comforts a cui siamo abituati. Siamo ragazzi fortunati.

Abbiamo completato la Liegi Bastogne Liegi. Com'è andata? Bene, dai. Bene? Si, abbiamo vissuto un'esperienza forte, abbiamo stretto i denti per resistere nei momenti più duri, abbiamo chinato il capo e spinto più forte sui pedali per vincere contro le violente sferzate del vento. E la grandine? È stata la ciliegina sulla torta... E le côtes? Si, alla fine, le caratteristiche del percorso, così lungo e con così tanta salita sono passate in secondo piano, rispetto alle avversità meteorologiche. Se avessimo trovato bel tempo, tutto sarebbe stato più facile, ma dopotutto questo è il bello della Liegi-Bastogne-Liegi che ha sempre riservato queste sorprese anche ai professionisti, la domenica.

I miei compagni di viaggio? Sarebbe stato bello riuscire a rimanere in gruppo più a lungo, e magari arrivare al traguardo compatti con gli altri Lobos, ma anche in questo il tempo non ha facilitato la cosa. Ho trovato in Dario e Paolo dei fantastici compagni di viaggio e siamo riusciti a divertirci anche nei momenti più "tragici". Sono davvero tanti i momenti da ricordare.

Dopo la gara, a chi ci domandava delle impressioni a caldo (o freddo), e ci chiedeva se avremmo trovato la voglia di ripetere l'esperienza della Liegi Batogne Liegi, all'unanimità abbiamo risposto con un secco "Mai più..."
Dopo qualche giorno però, smaltita la sbornia, ritorna la voglia... quindi mai dire mai...
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