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martedì 10 aprile 2012

Pasquetta: Ancora road?

Dopo un inutile film alla tele, guardato un po' per riempire la serata di una giornata senza bici, mi metto a letto senza ancora un programma per l'indomani. Poi la stanza si illumina: la lampadina si è accesa e mi ricordo che Giaz aveva lanciato una proposta road sul bdb-forum. Perché no? Gli mando un messaggio poco prima di affondare la mia testona pesante nel cuscino. Alle otto mi sveglio e mi ricordo del cellulare, lo guardo, ed ecco la risposta: "pronti, alle 8:30 si parte!". Non c'è tanto da fare, c'è solo da muoversi. La partenza è puntuale, con qualche vestito in più perché le temperature si sono abbassate bruscamente e mi è prontamente venuto il raffreddore. Si parte con la nebbia e quando questa se ne va, rimangono le nubi ad oscurare un pigro sole che non si vuol far valere. L'inizio del giro "senza tanto perdersi su argini e stradelle" non è entusiasmante, detto da un grande estimatore delle strade zitte, ma anche Giaz è di questo parere. In questo caso il mescolamento con le auto è stato giustificato dal fatto che dovevamo raggiungere gli Appennini il prima possibile: un sacrificio accettabile?
A Dario l'ardua sentenza.
Il freddo mi congela le mani, che fortunatamente non hanno molto da fare se non di rimanere ancorate al manubrio. Le gambe invece girano piuttosto bene.
Alla base della salita della Vernasca incontriamo un po' di stradisti; Giaz guarda il cucciolo di bufalo al guinzaglio e lo slega: "Vai Perse, io salgo col mio passo"... Anch'io mi metto del mio passo e quasi dietro di me si stendono un paio di persone che si erano lanciate all'inseguimento. Nel frattempo Giaz se la ridacchia beato...
"Scusa Perse, oggi hai un peso da sopportare, forse dovrei cambiare sport? Briscola? Scopa? Tre Sette?" Non è necessario essere dei super eroi per andare in bicicletta; basta un po' di testa e con un pizzico di zucchero nel té il motore si accende e ti spinge su.
Per alcuni invece ci vuole un gran numero di ottani, ma del resto c'è poco. Mi scusino, ma probabilmente parliamo un'altra lingua. Il tempo di crisi c'è o non c'è? Non si direbbe perché son tutti a zonzo.
Le sgasate noi non le facciamo, ops... mi è scappata, sorry, ma è biologica dai... ma al Pellizzone ci arriviamo lo stesso.
Se non facciamo la foto al Passo, è solo perché è stato troppo facile giungervi; ormai le foto ricordo sono solo per i momenti epici, per le scalate all'Everest saltellando sulla ruota posteriore... Una cosa è sicura, fa un freddo terribile e quando un pallidissimo sole pare trasparire tra le nuvole, riesco ad avvertire qualche grado in più ed un po' di solievo, forse si tratta di un'illusione?
Fino a Bardi si gela ancora, ma poi, all'interno del locale con stufa a pellet in funzione, ci riusciamo a scaldare un po', anche con l'aiuto di una trovata alimentare, la piadipizza, che mi conquisterà!
Il ritorno a casa dovrebbe avvenire risalendo nuovamente il Pellizzone e ripercorrendo la strada dell'andata, ma io sono un amante dei giri ad anello e mi scappa una proposta al mitico Giaz, che si lascia convincere. Molto convincenti erano anche le morbide poltroncine dove eravamo accomodati, ma riusciamo comunque a scollarcele dal sedere e a risalire sulla sella.
Scendiamo in Val Ceno, lungo una strada larga ma piuttostro tranquilla in quanto a traffico, forse perché sono ancora tutti seduti a tavola? Qua e là, in punti strategicamente vantaggiosi, si trovano castelli e fortificazioni che hanno un grande fascino. Ogni tanto ci si ferma per una pausetta, per riprendere fiato, come a Varano de Melegari, da dove ha inizio la salita per Pellegrino Parmense. Una bella salita dove inizio con calma e poi mi metto ad andare con un buon ritmo. Aspetterò Giaz coricandomi in un bel prato, a prendere un po' di sole, che nel frattempo è uscito. Il meteo è cambiato e la giornata, da grigia ed uggiosa che era, è diventata proprio bella. Le temperature sono comunque piuttosto basse, ma almeno non si gela. Sono soddisfatto della piega che ha preso il giro: lo sarà sicuramente anche Giaz, anche se abbiamo allungato il tragitto. Sul suo volto al termine di ogni salita si può leggere una certa dose di fatica, ma poi basta uno sguardo ed ecco delinearsi un bel sorriso. Passiamo per Busseto, poi Villanova d'Arda dove facciamo l'ultima pausa con birra. Un vero piacere, una goduria: e con la birra sgranocchiamo noccioline e patatine paprikate... l'ultimo rifornimento prima dell'arrivo. Telefono a casa per tranquillizzare i genitori e faccio un pensierino alla cena: piadipizza!!! Che giornata! Giaz è felice come una Pasqua e mi ringrazia per la compagnia: abbiamo osato un po' di più rispetto al programma iniziale, ma alla fine abbiamo concluso proprio un bel giro.
Briscola? Scopa? Tre Sette? Continua a pedalare Giaz, che la bici è tutta salute!!! Prosit!
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