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giovedì 31 maggio 2012

Biv. Casera Vignolet pt. 1

Ormai io e Dario siamo diventati dei bivaccatori abitudinari.
Certo che è troppo comodo quando tutto va bene; quando arrivi presso il rifugio e trovi una struttura accogliente, ben costruita, ben attrezzata, con il camino, la stufa, i tavoli, le panche, i letti, i materassi, le coperte. Quando trovi tutto in ordine e pulito; pentole pentolini, piatti, bicchieri e posate.

A volte però le cose non vanno come si vorrebbe.

Ora ripenso ai miei giri, ai miei piani, ai miei progetti. Penso alla via del Sale, penso al giro in Val Trompia. Penso al meteo inclemente, a volte tremendo per la puntualità con cui ci colpisce, negli unici giorni della settimana che abbiamo a disposizione per i nostri viaggi in bici.

Sarà un caso, ma da quando ho iniziato con la pianificazione di alcune escursioni di mia mano, le cose non sono mai andate secondo i piani. Me lo faceva notare Dario, al rientro dalla nostra ultima avventura: abbiamo sempre tagliato qualcosa, sempre accorciato.
In occasione del giro lungo la Via del Sale di Varzi, poco dopo il Monte Chiappo, abbiamo girato le nostre bici e siamo tornati verso casa. Per il giro in Val Trompia, il secondo giorno, abbiamo evitato l'ascesa finale al Monte Guglielmo, complice sempre il brutto tempo.

Sabato 26 Maggio:

Si parte da Cavaion, paese situato su un promontorio a pochi chilometri da Affi. Posteggiamo l'auto, prepariamo le nostre bici, i nostri bagagli, gli zaini e partiamo. Ho terminato ieri sera la stesura della traccia che in questi giorni seguiremo. Sono pezzi di vari giri già fatti in precedenza con i BdB, uniti con qualche traccia inedita, ma conosciuta, come quella delle Malghe del Baldo.
Dai dati che compaiono sul mio GPS ci sono tanti chilometri da fare, tanta salita... ma sarà una figata pazzesca. Sono oltremodo emozionato.
La parte iniziale segue delle belle stradine di collina, qualche saliscendi; qualche tratto sterrato, ed un po' d'asfalto, ma mica troppo. Le previsioni non sono molto incoraggianti: i soliti nuvoloni, i temporali... che palle!

Arriviamo a Caprino Veronese e ci fermiamo per fare un po' di spesa per la sera. Siamo costretti a portarci questo fardello per tutto il giorno in quanto in seguito non avremo più la possibilità di rifornirci di viveri, trovandoci a percorrere sentieri e strade di montagna, lontano dalla civiltà.
Un po' di pane, pasta, passata di pomodoro, una cipolla per il soffritto... quante cose che compererei.. ho già una fame! Soprattutto compererei tanta frutta e tanta verdura, ma non ho proprio il posto dove mettere tutti questi viveri; lo zaino sta già esplodendo.

Incominciamo l'ascesa per il Baldo. L'aria è piuttosto pesante, umida, c'è proprio bisogno di un bel temporale che spazzi via tutto. Riceviamo la telefonata di Bobo che avrebbe piacere ad aggregarsi, ma visto quello che ci aspetta non abbiamo la possibilità di aspettarlo. Passiamo per Malga Ime, dove avremmo gradito bere qualcosa, invece la troviamo ancora chiusa. La stagione non si è ancora aperta.
Continuiamo a salire, sempre più verso le nuvole, e con le magliette sudate, in alcuni frangenti avvertiamo un po' di freddo. Alcuni cavalli pascolano liberi nel prato, uno di loro si è arrampicato lontano dagli altri, sul pendio della montagna piuttosto scosceso e roccioso. Mi domando: perché arrampicarsi in un posto impervio quando puoi benissimo brucare l'erba del bel prato vicino alla malga? Una domanda che potrei girare a me stesso: perché andare a dormire in un bivacco, una casupola in pietra in mezzo ad un prato su di una montagna, a picco di una florida valle, quando a breve distanza si trovano innumerevoli, accoglienti rifugi?

verso la nebbia ©Dario Gnali
La nostra ascesa prosegue. Siamo sulla bella carrabile che porta sul Monte Baldo, al Rifugio Fiori del Baldo e successivamente al Chierego. Mentre saliamo, alla nostra sinistra, in basso, possiamo vedere lo splendido lago di Garda, ma la ancora per poco. Infatti ad un certo punto facciamo il nostro ingresso nella nebbia, nel candido vuoto delle nuvole. Non vedo l'ora di giungere al Rifugio perché inizio ad accusare un po' di fame e lo stomaco borbotta. Lascio a Dario il piacere di concludere tutta in sella la movimentata salita fino al rifugio. Io concedo qualche momento di tregua alle mie gambe e alla mia schiena dolorante, procedendo per brevi tratti a piedi. Poco dopo mezzogiorno siamo comunque a tavola. Non c'è Massimo, il gestore del rifugio che ben conosciamo, ma altrettanto validi collaboratori e soprattutto... collaboratrici.
 Ci ristoriamo con un bel piatto di pasta al pomodoro e basilico, una radler media, una gustosa fetta di torta ed un caffè. I wild riders.... ah ah... che ridere... alla prima occasione si spazzolano via l'impossibile. Siamo tranquillizzati dal fatto che lungo il tragitto per il Monte Telegrafo non sia più presente la neve. Paghiamo il conto e riprendiamo il nostro cammino. Abbiamo ancora molta strada davanti a noi.

Il sole per un momento riesce a farsi strada tra le nubi, ma poco dopo tutto si chiude di nuovo attorno a noi, ed inizia a piovere. Scendono prima alcune gocce, poi arrivano dei piccoli chicchi di grandine che rimbalzano sui nostri antiacqua. La precipitazione aumenta d'intensità, poi, con la stessa rapidità con cui si era manifestata, sparisce. Non si vede nulla attorno a noi, e questo è un vero peccato, trattandosi di luoghi dai panorami davvero eccezionali. Giunti al bivio per il sentiero 657, lo imbocchiamo senza tentennamenti. Conosciamo già il luogo e la bellezza di questo sentiero. La prima parte è su fondo roccioso, su pietre smosse e alcuni gradoni fissi, con alcuni tornanti stretti. Dopo di ché entriamo tra i pini mughi, nel bosco e per finire nel prato. Da questo punto ci immettiamo nel percorso delle malghe, un tratto tecnicamente più semplice, ma non per questo meno entusiasmante. La giorata meteo sembra essersi risollevata ed il sole ci riscalda piacevolmente. Percorriamo diversi splendidi tratti nel bosco, poi raggiungiamo su ripida salita il Passo del Cerbiolo. Siamo sulla strada giusta per andare a vedere il Bivacco di Malga Lavacchio. Il luogo è magnifico, la costruzione è bella ma non molto attrezzata. Ci fermiamo a mangiare qualche panino e barretta prima di risalire in sella alle nostre bici.

La strada è una bella carrabile veloce, una strada bianca che noi percorriamo a tutta, rimanendo spesse volte a bocca aperta di fronte alla bellezza della natura, dei paesaggi, del bosco. Uno splendore. Arriviamo al Pian della Cenere dove si trova un altro bivacco: altro bel posticino, c'è la tavola con alcune panche, il camino, ma i letti ed i materassi lasciano molto a desiderare. Il bivacco è inoltre sprovvisto di pentole e piatti per cucinare qualcosa di caldo.

Ora risaliamo per la Madonna della Neve dove notiamo il sopraggiungere di un grosso temporale proprio dal Corno della Paura, nostro punto di arrivo. Abbiamo già percorso tanti chilometri e ci siamo arrampicati su mille salite, ma abbiamo ancora parecchie energie da spendere; non siamo ancora alla frutta. Quando inizia a piovere, troviamo riparo sotto le fronde di un bel gruppo di faggi. Non facciamo molto affidamento sulla tenuta di questa copertura, ma meglio qua che sotto l'acqua.

Piove © Dario Gnali
Attendiamo con pazienza che il temporale passi, se ne vada altrove e ci lasci pedalare in pace.
Abbiamo schiacciato il pulsante di pausa, e rimaniamo in silenzio a contemplare il bel mondo che c'è attorno a noi. Potrebbe sembrarci crudele quando ci fa soffrire, o morire, ma è una meraviglia.
La pioggia. Se fossimo nudi i nostri vestiti non si bagnerebbero, ma avremmo freddo e ci ammaleremmo all'istante. Quanto siamo deboli e fragili.

Spingo forte sui pedali per scacciare questa sensazione. Sto cercando di dimostrare a me stesso di non essere un pidocchietto che si piega alla prima avversità della natura. Ti faccio vedere io quanto è forte il Perse! Non per niente mi chiamano bufalo.
Quanta salita che abbiamo fatto oggi, sicuramente è il mio record in mountain bike. Sicuramente. Sono molto motivato e questo anche grazie alla bellezza di questi luoghi. Ci troviamo su altipiani, su balconate a strapiombo sulla Val d'Adige. Poche centinaia di metri più in là, c'è un salto verticale di almeno 700 metri. Un paradiso per gli arrampicatori. Oppure sarebbe bello saper volare e lanciarsi in una dolce planata...
Quanti sogni, quante fantasticherie. Sarà colpa della fatica che sto provando? Al Passo Pozza della Cola ci immettiamo su una strada asfaltata che scende verso il lago Pra della Stua. Dopo di ché ci aspetta l'ultima salita della giornata, sul Corno della Paura. Guardo il GPS e osservo la velocità: stiamo salendo a 10-12Km orari. Davvero mi stupisco del motore che abbiamo; ma sarà davvero una questione di motore oppure è la centralina che fa la differenza?

Ho un ultimo desiderio prima di arrivare al bivacco: vorrei tanto bermi una bella radler media. Per fortuna c'è il sole e mi è venuta sete; tanta sete. Arriviamo a San Valentino e ci sediamo al Bar di una squallida, enorme costruzione; troppo mastodontica e moderna per un luogo così gradevolemente incontaminato e comunque ricco di storia umana. Amo tanto le costruzioni con la pietra locale, che ben si amalgamano con l'ambiente circostante.

Malgrado ciò, in questo posto hanno la radler e mentre sgranocchio qualche patatina, mi si apre la voragine totale: mi prendo un panino. Lo ordino col formaggio, non ho altra scelta come vegetariano.
Arriva, è bello grosso, lo azzanno ferocemente e mi accorgo di avere una stramaledettissima fame. Questo panino è una goduria. Chissà cosa riusciremo a combinare al bivacco; magari non c'è neppure l'acqua, magari non avremo la possibilità di cucinarci la pasta... chissà... Intanto mi sono portato avanti con questo panino.

Sono passate le 18 ed il sole è sempre più vicino all'orizzonte. È una bella sera, l'aria è limpida e le montagne si colorano di calde tonalità. Manca ancora qualche ora al tramonto, ma la luce è comunque molto adatta alle fotografie. Dario si può sbizzarrire. Ecco la sua raccolta:

Sterrata intorno al BaldoSterrata intorno al BaldoMustachouna pasta al Chierego'na sedèlaPerse
Il buso - 800mt!rampa là in fondoPasso Cerbiolola Singular caricaPerse sul TecnicoTra le nubi
Tra le nubiPerseSale verso il TelegrafoIl bivaccoa picco in val d'AdigeVista sul Carega
Pratisterrata spettacolaresi vede il bivaccoSposta la nuvola dal CaregaGalleriac'è il biker
Baldo e Lessinia - Casera Vignolet, un set di Dario Gnali su Flickr.

Il panino mi ha donato nuove energie e sono pronto a bruciarle nel migliore dei modi, qua, sul Corno della Paura. Mi guardo attorno, guardo la strada, le montagne a picco, la valle, le gallerie, e mi metto a ridere pensando a Bobo. Questi monti sono bellissimi e grandiosa è stata l'opera modellatrice dell'uomo, anche se per una causa stupida come la guerra. Quante forze, quante abilità, quante risorse, quante vite, sono state investite in quei momenti bui, in quegli anni terribili, e noi oggi siamo qua, ad occhi spalancati a meravigliarci, emozionarci di fronte a queste imprese.

Ad un certo punto, dalla strada panoramica del Sentiero della Pace, riusciamo a scorgere il Bivacco Casera Vignolet. Non vediamo l'ora di arrivare, ma allo stesso tempo vorremmo che questa bellissima strada ci portasse all'infinito per le montagne...
Scendiamo lungo un verde prato verso il Vignolet! La costruzione è un puntino bianco nel verde; supero la staccionata, appoggio la bici al muro ed entro nel bivacco. Nel frattempo Dario fa il suo ingresso al piano superiore, nella stanza da letto.

Poco dopo ci guardiamo in faccia: DELUSIONE!
Eh, beh, non si può avere sempre l'hotel a 5 stelle!

Nella sala a piano terra c'è una piccola dispensa, una piccola stufa a legna, un vecchio piano di cottura con bombola a gas, un lavello di marmo; tutto racchiuso in pochi metri quadrati. Oltre questo spazio, una stanza più ampia, molto buia, con un grosso tavolo di legno, alcune panche in muratura ed una in legno. E la stanza da letto? I letti a castello ci sono, ma senza materassi né coperte. Siamo messi male. Oltretutto gli ultimi fruitori del bivacco hanno lasciato parecchia sporcizia in giro, come se fosse faticoso, alla fine di un pranzo, raccogliere bottiglie e lattine e portarle a valle. Vergognatevi!
Se si potesse aggiornare il sistema operativo di queste persone in modo da riprogrammarne la civiltà,  e per il caricamento del nuovo software si avessero a disposizione diversi supporti: un dischetto, un cd-rom, una pennetta usb... io vorrei tanto che si utilizzasse una pennona usb di dimensioni enormi da inserire nell'apposito dock "anale" e che oltretutto si verificasse qualche intoppo nel traferimento dei dati costringendo la ripetizione a raffica dell'upload! Che vi venisse...

Dario si lava e si cambia, nel frattempo io raccolgo la legna e studio la stufa. Inizio con la pulizia dalla cenere, inserisco dei rametti, un po' di carta, qualche pezzo più grosso e do fuoco. Fumata bianca, niente di fatto. Ritento... stessa sorte. Dario mi fa presente che c'è una specie di diavolina per accendere la stufa. Ne accendo un cubetto... brucia quella e poi più nulla. Il fuoco, com'è difficile il fuoco. Mi guardo attorno, vedo un crocifisso appeso al muro, è di legno, lo fisso, ed esclamo tra me ed il crocifisso: "mi sa tanto che tu bruci bene!" Svuoto la stufa, aggiungo un sacchetto di carta, un rametto, gli do fuoco... bruciano. Aggiungo un altro rametto... brucia. Ripeto l'operazione... funziona! Abbiamo il fuoco. A volte le minacce servono?

Intanto Dario è riuscito ad accendere un fornello senza bruciarsi i capelli e ad appoggiarvi a scaldare una pentola con l'acqua per la pasta. Ci sarebbe poi da preparare una sorta di sughetto, ma non ci sono tanti padellini: ce n'è uno malconcio e sporco e poi una dozzina di caffettiere. Laviamo l'unico padellino a nostra disposizione e vi mettiamo a soffriggere la cipolla con un filo d'olio. E per dormire come facciamo? Intanto mi lavo.

La stanza più grande è gelida e da una presa d'aria entra un freddo da far venire la pelle d'oca. Dormire di qua non se ne parla. Al piano superiore, senza materassi né coperte, si soffrirebbe sicuramente il freddo oltre al mal di schiena. Non rimane che organizzarsi per la notte vicino alla stufa. Nella vecchia stanza casera non riusciamo neppure a cenare da tanto c'è freddo, umido e buio. Probabilmente d'estate si deve stare bene qua dentro. Adesso proprio no. Mangiamo avidamente due piatti di pasta, saziandoci, poi qualche cecio con un tozzo di pane e poi incominciamo i preparativi per la notte. Non c'è energia elettrica, le candele sono tutte pressoché consumate e l'unica chiara fonte di luce è la mia torcia. Provvediamo a smontare una rete di un letto e la trasportiamo al piano inferiore per posizionarla nella piccola stanza della stufa. Sulla maglia metallica provvederò a sistemare qualche vestito per attutire gli spuntoni. Dario invece opta per la panca di legno. Arriva il buio e ci corichiamo. A portata di mano, vicino alla stufa, ho preparato un certo quantitativo di legna con l'obbiettivo di mantenere il fuoco acceso durante la notte. Purtroppo l'ambiente rimane freddo a causa della stanza adiacente che una volta fungeva da casera e che oggi non accenna a riscaldarsi.

La notte sarà lunga, scomoda, fredda, insonne. Io, sulla rete, riesco ad essere sufficientemente comodo per fare dei microsonni, Dario, mummificato sulla panca, non riesce ad addormentarsi. Proprio lui che di solito non ha problemi a dormire, stanotte è sveglio. Con il sacco lenzuolo inoltre non riesce a coprirsi adeguatamente e a ripararsi dal freddo che persiste nella stanza, malgrado la stufa stia bruciando legna di continuo dal nostro arrivo. Alle 2 di notte faccio la proposta al mio compagno di "stanza": "e se andassimo a prendere un'altra rete?" Dario risponde negativamente. Contento lui...

Nelle ore successive, mentre io dormicchio, mi accorgo che Dario è sempre intento a caricare di legna la stufa, e non a dormire. Alle 5 del mattino, con la luce del giorno, decidiamo di alzarci, intanto non c'è tanto da fare. Smonto la branda e riporto la rete ai piani alti.
Dario nel frattempo sbadiglia...

Continua...
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