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martedì 22 maggio 2012

Val Trompia: voglia di avventura... pt. 2

... L'acqua fatica a bollire, aggiungi legna, metti il coperchio... ecco, ora si, ci siamo, aggiungi il sale, la pasta, mescola... prepara il sughetto, aggiungi il peperoncino in polvere...
Che fame!

"Dario! Non provare ad appisolarti sulla panca!" Si perché a Dario basta poco: si sdraia e si addormenta subito. Poi quando lo svegli sembra di parlare con uno zombie.
Dal pensile della cucina estraggo un paio di piatti e mi accorgo che sono gelidi; versare la pasta qua dentro significa raffreddarla istantaneamente. Così li ripongo, un po' decentrati rispetto al fuoco, sul piano della stufa, per scaldarli. Dopo una decina di minuti è tutto pronto, scoliamo la pasta, aggiungiamo il sugo nella pentola e serviamo in tavola. I piatti sono così caldi da far soffriggere le pennette, che saltellano come grilli. L'importante è non ustionarsi.
Ci sono due porzioni abbondanti a testa e dopo la scarpetta, siamo pronti per il secondo. Dario ha preso una bella fetta di formaggio e ne mette a scaldare alcuni pezzi in un piatto, per farli dileguare. Nel frattempo io preparo i fagiolini in un piccolo padellino, insaporendoli con un po' di formaggio gratuggiato ed un filo d'olio d'oliva. Ci si arrangia insomma con quello che è disponibile.

Mancherebbe solo un frutto per completare l'opera, o una bella insalata. Purtroppo nel piccolo alimentari dove abbiamo fatto spesa, mancavano proprio frutta e verdura.
Metto su un po' di acqua per il té e nel frattempo lavo i piatti. Dario invece, appesantito dal cibo, sembrerebbe intenzionato a tentare nuovamente con la manovra di appisolamento sulla panca,  ma lo blocco in tempo. Ah, ah!
La stufa scalda bene e la temperatura all'interno del rifugio è ideale. Ogni tanto vado a prendere una boccata d'aria fresca fuori e guardo le auto passare sul viale davanti al bivacco, elencandone a bassa voce marca e modello. Macché auto! Per fortuna qua siamo in una bolla di sapone, protetti dal mondo frenetico che tenta ogni giorno di soffocare i nostri sogni. Noi siamo come bambini e non smetteremo mai di fantasticare!

Faccio due passi e vado a prendere un po' di legna per rimpinguare le scorte. Nel cielo è arrivata qualche nuvola, l'aria è più fresca, ma i temporali sono previsti per la notte. Nella dispensa ci sono anche i bastoncini di cannella e ne uso qualcuno per insaporire il té; ne ottengo una bevanda molto gradevole sorseggiando la quale il tempo passa e arriva il momento del riposo.

Al piano superiore si trovano i letti, a castello, in una stanza riscaldata da una piccola stufetta a legna, ma soprattutto dalle calde tonalità del legno e della pietra. Sono in pace, e ho parecchio sonno. Mi infilo nel sacco lenzuolo e mi copro bene con le pesanti coperte di lana. Buona notte... aspettando i temporali.

Ad un certo punto, sento un cupo borbottio; no, non è Dario che russa, è qualcosa che proviene da fuori, dal cielo. Da una piccola finestra, fanno breccia nell'oscurità della stanza, fugaci sprazzi di luce. Sento il vento soffiare tra le fessure del legno, e mi ricordo di aver lasciato all'esterno i miei vestiti ad asciugare. Non credo di ritrovarli asciutti, a meno che non faccia lo sforzo di alzarmi ed andare a ritirarli. Infilo le five fingers ai piedi, accendo la lucina frontale, tanto comoda in queste situazioni, e scendo con attenzione le scale. Mettere il piede in fallo su questa scala, vorrebbe dire ruzzolare al piano terra e spiaccicarsi sul pavimento sottostante in mille frantumi.

Apro la porta e mi stropiccio gli occhi. O forse gli occhi li avevo stropicciati prima di scendere la scala? È probabile. Non piove, e non fa neppure freddo. Recupero le mie robe e incomincio a raccogliere anche quelle di Dario, quando lo vedo anche lui in piedi, fuori dal rifugio. L'ho svegliato oppure si è svegliato da solo? Solitamente nulla lo può destare dal suo sonno profondo. In mano ha la macchina fotografica, il cui obiettivo viene puntato in direzione dei lampi, nella bassa.


Dieci minuti dopo siamo di nuovo nel letto. Più tardi arriverà il ticchettio della pioggia sul tetto, poco prima della sveglia sul cellulare di Dario. Sono le 6:30.
Che condizione climatica vorresti trovare dopo una notte così? Forse un bel cielo azzurro, l'aria fresca, frizzante, il sole che fa brillare di un verde intenso i prati...  Questo avviene nei sogni, non nella realtà, e la sveglia di Dario è sicuramente qualcosa di reale.
Mi alzo e scendo, apro la porta e... un mare di latte, siamo immersi in una nuvola, la visibilità è praticamente nulla. "Dario! Fai suonare ancora una volta la sveglia del tuo cellulare e fa in modo che questo incubo finisca il prima possibile!!"

Niente da fare. Mi preparo il té e faccio colazione. La stufa non vuole partire, la carta non brucia, la legna è umida. Sto per desistere, ma poi finalmente arrivano le fiamme. Facciamo passare qualche ora, ma il meteo non migliora. Mi arriccio i baffi, preparo lo zaino, ed incominciamo a mettere in ordine la stanza, perché prima o poi dovremo uscire allo scoperto e lanciarci con le nostre bici tra le nuvole.

Sentiamo delle voci  e fanno il loro ingresso due volontari del CAI, saliti per fare manutenzione alla segnaletica dei sentieri. Parlano un dialetto molto stretto, ma li capisco. Anche in una giornata così, si suda come se ci fosse il sole. Scambiamo qualche parola con loro, raccontiamo del nostro giro de ger, suscitando un po' di stupore/ammirazione/ma voter si match... e illustriamo il programma per la giornata odierna.

Il loro consiglio è quello di non rischiare su sentieri non segnati, poco tracciati, in quanto la visibilità è veramente ridotta. Anche noi eravamo giunti a questa conclusione, ma la voglia di proseguire comunque seguendo la traccia GPS che abbiamo preparato è tanta.
Raccolte le nostre cose, ripartiamo, lasciando il Bivacco nelle sapienti mani di chi, con tanta passione, in questi anni lo ha fatto crescere, l'ha tenuto in ordine, lo ha reso così ospitale. Grazie!

Ora siamo nel bosco, su un bellissimo sentiero in discesa. Non piove, ma tutto quanto attorno a noi è fradicio, viscido... però mi sto divertendo. Arriviamo ad un bivio e la mia traccia indica di scendere, ma siamo nel dubbio. Ci indirizziamo sul tratto in salita in quanto meno scendiamo adesso, meno poi ci toccherà risalire in seguito; con la speranza di trovare sempre sentieri il più possibile ciclabili.

Qualcosa di carino siamo riusciti a trovare... e ci siamo ricongiunti con la carrabile sterrata che porta a Malga Vestone. La salita è bella, peccato non si veda proprio una fava, immersi come siamo nelle nuvole. Dario mi propone una sosta presso la malga e nel momento in cui troviamo riparo sotto il tetto, inizia a piovere forte. Ci prendiamo un po' di tempo prima di ripartire e una volta cessato il rovescio, ricominciamo a salire.
In alcuni tratti sono costretto a spingere la bici per la pendenza della strada, ma soprattutto per il fondo molto sconnesso. Dario pur faticando, trova sempre il modo di arrampicarsi. Facciamo un breve tratto in discesa e dopo aver dato uno sguardo al gps mi accorgo di essere fuori traccia. Il mio compagno di viaggio mi fa presente che poco prima avevamo passato un bivio con una strada che saliva. Ritorniamo dunque sui nostri passi e prendiamo quest'altra strada. Riguardo il gps e siamo nuovamente fuori traccia. A questo punto, non avendo visto altre strade, non so proprio quale sentiero avremmo dovuto imboccare. Arriviamo Malga Muffetto dove l'unica via segnata è quella che porta in cima al Monte, un'arrampicata inutile e troppo dura.
Osservando il GPS propongo a Dario di rimanere in quota, percorrendo i prati, con lo scopo di raggiungere la traccia. L'erba è bagnata, il pendio diventa sempre più ripido e, benché la traccia sia sempre più vicina, vengo richiamato all'ordine dal più saggio Dario che mi suggerisce di ritornare sui nostri passi alla ricerca del sentiero smarrito.
Con il Garmin davanti agli occhi, passo dopo passo, finalmente mi immetto sulla traccia giusta. Il sentiero, piuttosto rovinato e nascosto, ci porta finalemente ai Piani di Monte Campione da dove inizieremo a seguire il 3V. Siamo scossi dal vento forte, infreddoliti, bagnati, ma proseguiamo il nostro cammino. La cosa che più mi demoralizza sono le rampe impossibili che mi trovo di fronte ogni tanto. Con la corona del 32 mon riesco proprio ad affrontarli e altri fattori come la stanchezza ed il cattivo tempo incominciano ad incidere sulle mie prestazioni e sul mio morale.

Ad un certo punto dal bianco della nebbia, spuntano strane oscure figure. Hanno un tronco enorme, come di grossi alberi morti, le braccia protese in avanti e lunghe dita filiformi sempre pronte a catturare le ignare prede umane di passaggio. Dario trasale all'improvviso per lo spavento, con lo sguardo rivolto verso l'alto, verso quest'ombra scura... ma i giganti non si muovono. I tralicci degli impianti di risalita sono mostri, ma non si cibano di uomini, bensì di montagne.
Finalmente scendiamo, siamo prossimi al Colle di San Zeno e al Rifugio Piardi.
Entriamo nel locale per bere qualcosa di caldo e riprenderci e subito ci piombano addosso gli sguardi dei presenti: in effetti è difficile vedere qualcuno in giro con la bici, soprattutto con questo tempo. Se fossimo arrivati al rifugio, con un pick up con una mandria di caprioli stesa nel cassone, i vestiti mimetici ed armi fumanti, avremmo sicuramente ricevuto sguardi più amichevoli.

Beviamo velocemente una cioccolata calda, paghiamo e fuggiamo mestamente verso Malga Pontogna; mentre il giovane con vestito mimetico, scarica furiosamente in aria il suo mitra, urinando copiosamente in un angolo del rifugio per marcare il territorio, perchè lui è un uomo vero e duro.
Il tempo sembra migliorare.
Percorriamo ancora qualche tratto a piedi, verso Malga Gale, poi finalmente scendiamo. Prima su ripida mulattiera, poi su sentiero. Decidiamo di non salire sul Guglielmo perché siamo stanchi, il tempo non è buono e in fondo siamo soddisfatti dell'avventura che stiamo portando a termine. Se il tempo ci avesse assistito, avremmo sicuramente fatto qualcosa in più.

Tagliamo la discesa su asfalto lungo un sentiero nel bosco e arriviamo alle auto con un bel sole. La giornata si è rimessa in piedi e alla fine è uscito anche il sole. Un po' tardi per noi, ma non abbiamo rimpianti; il nostro week end è stato molto bello, la nostra avventura emozionante.
Ci piacerebbe molto riuscire a coinvolgere qualche altro BdB in questo tipo di esperienze, forse per il week end del 2-3 Giugno?

(foto qua by Dario Gnali)

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