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domenica 20 maggio 2012

Val Trompia, voglia di avventura... pt.1

Si può utilizzare la bicicletta in tanti modi, esistono tante sfaccettature di una disciplina tanto meravigliosa quanto poliedrica. Con la bici da corsa si possono portare a termine dei giretti di poche ore attorno a casa oppure si può fare del touring - credit card touring (data l'impossibilità di portare dei bagagli con se). Con la mountain bike allo stesso modo si può fare turismo? Si può viaggiare per più giorni portando una minima attrezzatura di sopravvivenza?
Ci si può appoggiare ai rifugi, come molte volte abbiamo fatto, oppure ci si può anche complicare un po' di più la vita. Si può rendere la storia un po' più avvincente, insaporirla con un pizzico di sale o, meglio ancora, peperoncino.
Ad esempio ci si può appoggiare ai bivacchi per prepararsi qualcosa da mangiare e per trascorrervi la notte.

Durante la settimana capita di pensare al week end: "cosa facciamo?" È la classica domanda che pongo a Dario, che mi ascolta dall'altra parte del filo. C'è voglia di viaggiare, di stare via di casa, andare a dormire in montagna, in qualche bel posto.
Questa volta tocca alla mountain bike, intanto abbiamo delle belle borse Revelate Design da inserire nel telaio, che ci permettono di trasportare qualcosina in più rispetto al solito e caricare un po' meno la schiena. Se solo avessimo anche la Viscacha da fissare dietro la sella... quasi quasi potremmo fare a meno dello zaino...

Intanto accontentiamoci di quello che abbiamo. Piuttosto fin dove ci si può spingere, con la neve che è ritornata a coprire i monti anche a quote basse? Nei dintorni del Lago di Garda abbiamo già sperimentato il Bivacco di Cima Piemp e quello di Baita Segala. Nel primo è obbligatorio portarsi materassino e sacco a pelo data l'assenza di letti... "solo di letti"? In effetti manca tutto: dovremmo portarci pure le pentole per cucinare (leggasi questo racconto ed il seguente).

La stessa cosa vale per la più ospitale Baita Segala, dove almeno c'è tutto per cucinare. Ad entrambi i bivacchi però si arriva piuttosto comodamente anche con le auto e questo fatto implica la presenza di ospiti non proprio graditi, a disturbare la nostra quiete.
Effettuiamo diverse ricerche su internet e spunta il nome del Bivacco Grazzini, che si trova in una zona molto interessante, isolato, e per questo motivo per noi ideale. Si trova a più di 2000 metri di quota, sul versante Nord del monte Colombine; abbiamo paura che ci sia ancora neve e per il momento rimandiamo la nostra visita a questo bel luogo. Lì nei dintorni però c'è il Bivacco Capanna Remedio... Capanna Remedio... questo nome non ci è nuovo...

foto ©Dario Gnali - la targa fuori dal Bivacco
Dopo poco ci ritorna in mente il bel giro fatto con Mauro, Luca VT ed altri BdB... quel giorno passammo poprio per questo bivacco, rinfrescandoci con l'acqua della fontana e ripartendo poco dopo per fare ritorno a Bovegno. Non vi giungono strade, e quindi i suoi ospiti non possono essere altro che amanti della montagna, camminatori, escursionisti. Ottimo, andiamo qua. Sembra tutto semplice, ma non lo è. Una volta che hai deciso dove trascorrere la notte, devi poi pensare al giro da fare, a qualcosa di interessante, appagante. Di sicuro non si può partire da appena sotto, andare lassù a dormire e poi il giorno seguente ridiscendere... che banalità, che fadiga!
No, no, bisogna pensarla giusta...
Problema: il tempo secondo le previsioni sarà caldo ma bello nella giornata di sabato per poi peggiorare decisamente tra sabato e domenica, con forti temporali ed un brusco abbassamento delle temperature.
Soluzione: sabato pedaliamo, domenica notte, una volta che siamo nel rifugio al sicuro, arrivano i temporali, e domenica proseguiamo nel nostro giro con l'aria più fresca, il cielo azzurro e le caprette che ci fanno ciao...

Ottimo, faremo proprio così!

Io parto con la Singular Buzzard, il prototipo da all mountain che mi è stato messo a disposizione da Sam, brand manager di questo marchio di bici "singolari". La Marzocchi 44 scoppiata durante l'OrmaratoNave, è ora in ordine, sistemata da CropCircle del forum 29pollici.
Dario ha solo la Decathlon, con la Fox che spruzza olio ed una crepetta che si allunga di giro in giro: finché ce n'è, viva il re!

Il bivacco a quanto pare è ben attrezzato: ci sono i letti, con materassi e coperte, la cucina, la stufa, le pentole, all'esterno una bella fontana. Ci è dunque sufficiente portare il sacco lenzuolo, e qualcosa per la cena. Lo zaino, le borse Revelate Design e siamo a posto.
Mi metto dunque al lavoro immediatamente per la stesura di una traccia GPS da seguire, un giro di mountain bike senza compromessi, con salite e discese vere. Scelgo Gardone Valtrompia come punto di partenza ed incomincio a cercare strade e sentieri interessanti. Guadagno quota salendo su una strada asfaltata, arrivo a Malga Pontogna, poi proseguo in direzione Colle San Zeno... rimango in costa su questa traccia... i sentieri non sono molti... ed eccoci al Bivacco. Poi proseguo.. collio, il Pezzeda, qualche su e giù... ed eccoci a Gardone. Guardo i numeri: 1600 mt di ascesa il primo giorno, circa 2000 il secondo. Numeri alla portata dei BdB. Penso per sicurezza di girare la traccia a Ormauro per un controllo: lo trovo su Skype, gli parlo, gli giro il file, e aspetto la sua sentenza.
Il commento arriva poco dopo: ma sei sicuro di fare questo giro? La pedalabilità è molto bassa, mi sembra tu abbia fatto il tutto in maniera un po' superficiale.
Medito: ha ragione. Ritorno sui miei passi e seguo il consiglio di Mauro di pensare ad un giro in senso antiorario. Queste operazioni mi rubano un bel po' di tempo ed su Google Earth prende forma un gomitolo di tracce variopinte, intrecciate in diversi punti. Ci sono quasi, conosco alcune salite, mi ricordo di parecchi giri, scarico alcune tracce marchiate BdB e Valtrompia MTB. Verso sera ritrovo Mauro che è sempre disponibile ad aiutare il sottoscritto, tracciatore in erba.
Questa volta ho l'approvazione di Mauro, con l'unico dubbio su un tratto in quota che nessuno di noi è mai andato a provare, vorrà dire che terrò a disposizione una traccia nota da utilizzare in caso di bisogno.

Il giorno dopo si parte. La bici è proprio bella con le borse Revelate Design, poi ho lo zaino, per i vestiti di ricambio, il sacco lenzuolo, le five fingers, una tazza e una salvietta. Faremo spesa poco prima dell'ultima salita, in modo da fare la prima parte del giro più leggeri.
Arriviamo presto a Gardone, ed iniziamo subito il nostro giro, carichi come molle.
Così carichi che ad un certo punto abbandoniamo la facile pista ciclabile verso Lodrino e ci buttiamo su un sentiero mulattiera fuori programma, che però può rivelarsi interessante come explo.
Arriviamo a Lodrino e poi ci dirigiamo verso il Passo della Cavada. È mattina presto ma il cado è già insopportabile; la valle e le montagne sono velate da una fastidiosa foschia ed una opprimente cappa d'umido. Si respira a fatica e si suda copiosamente. Mi fa ulteriormente sudare la mancanza del deragliatore anteriore e della corona a 22 denti sulla mia 29er che sulle salite più ripide è veramente dura da portare su. Faccio dei bei pezzi a piedi, mentre Dario si arrampica ovunque. Raggiunto il passo, proseguiamo lungo il 3V verso il passo del Termine, aspettandoci una bella discesa. Invece il sentiero è un filo che taglia a malapena l'erba; per fortuna che siamo in discesa.

Dal passo risaliamo sempre seguendo il 3V, contrassegnato dai colori bianco e azzurro, per i Piani di Vaghezza, luoghi molto belli che raggiungiamo però con una certa dose di fatica su strade ripidissime. Il caldo poi, ti spezza le gambe. Ci fermiamo per una Coca-Cola e per rifiatare, prima di rituffarci in questa meravigliosa avventura. La consapevolezza del fatto che stasera non rientreremo nelle nostre case, ma ci fermeremo qui, in questa meravigliosa valle, tra splendide montagne, è un carburante incredibile per le nostre menti. Quando la mente è concentrata su un preciso obbiettivo, il corpo obbedisce.

Saliamo diretti verso il Monte Ario, ma non vi saliremo in cima, fermandoci poco prima, sul Pian del Bene, un luogo veramente meraviglioso. La Corna Blacca è alle nostre spalle, il Guglielmo dall'altra parte della valle,  di fronte a noi il Pezzeda. Raggiungiamo il Passo Croce, che avremmo potuto raggiungere anche senza salire fino al Pian del Bene, ma non sarebbe stato il giro che poi è stato...

Il caldo è sempre insopportabile e in diversi momenti mi sento quasi svenire, o comunque decisamente spossato. Per fortuna che dal Passo ha inizio una splendida discesa, già fatta da Dario in compagnia di Luca, che arriva presso le miniere situate appena prima dell'abitato di Collio.
L'ebbrezza della discesa, con le sue curve, i suoi tornanti, i tratti veloci con le ruote che affondano in un consistente strato di foglie secche; tutto questo mi rigenera.


Ci avviciniamo sempre più al nostro punto d'arrivo ed è giunto il momento di approvigionarci per la sera. Troviamo a Memmo un bar con alimentari. Il luogo perfetto dove bere qualcosa di fresco, e fare spesa per la cena che ci dovremo preparare stasera. Pasta, pomodori pelati, formaggio, pane... ed i nostri zaini raggiungono la capienza massima. Sono così tirati che sembrano lì per scoppiare da un momento all'altro. Con questo peso aggiunto sulla schiena, io e Dario ritorniamo a spingere sui pedali, per l'ultima salita di questa intensa giornata. Siamo in buone condizioni d'allenamento, abbiamo entrambi un buon passo e le ore di luce a disposizione per nostra fortuna sono ancora tante.

Abbiamo tutto il tempo per goderci, in tutta tranquillità, la bellezza dei luoghi che ci circondano. Transitiamo per la caratteristica pozza dove Dario di routine scatta una foto ai suoi compagni di viaggio. Dall'altra parte della valle si vede il bivacco dove pernotteremo, in linea d'aria si trova molto vicino, ma noi dobbiamo seguire un percorso molto più lungo e complicato.
Il fatto di aver visto il nostro punto di arrivo, ci ha dato un'ulteriore spinta propulsiva e poi siamo esaltati dai sentieri che stiamo percorrendo. Il bello di essere in sella ad una mountain bike e non ad una touring bike è che hai la possibilità di affrontare le discese tecniche di montagna senza preoccupazioni, perché stai guidando la bici giusta.

Sempre più vicini e sempre più stanchi, un ultimo sforzo ed è fatta. Si, eccoci sui verdi prati adiacenti al bivacco, e là c'è la bella fontana in legno. Siamo qua. Ce l'abbiamo fatta. Una bella giornata, un bel giro. Appoggiamo le bici al muro e stendiamo i vestiti ad ascigare. Mi volto verso la fontana e c'è un uomo nudo al suo interno che soffia e se la ride al contatto con l'acqua gelida. Come un ferro arroventato inserito in acqua, sbuffa e fuma... Quando Dario si riveste, si sente subito rigenerato.
Ora è il mio turno.

La seconda fase è la ricerca di un po' di legna per la stufa, anche se presso il rifugio se ne trova già parecchia pronta, ma non è giusto nemmeno approfittare eccessivamente del lavoro degli altri.
La stufa è fredda, la legna un po' umida e si tribola un po' per l'accensione, ma poi finalmente il meccanismo si innesca e la legna prende fuoco. La pentola con l'acqua per la pasta è una priorità. È necessario placare la nostra fame. 250 grammi di pasta al pomodoro saranno sufficienti? :-P

continua...
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