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venerdì 1 giugno 2012

... Lessinia e ritorno pt. 2

Dopo una notte da incubo, prepariamo la colazione e poi facciamo un po' di pulizie. In un sacchetto raccolgo tutta la plastica, in un altro le lattine. Purtroppo nello zaino non ho spazio anche per il vetro, ma mi sembra di aver fatto già abbastanza. Sicuramente ora il bivacco è più in ordine rispetto alla sera precedente, al nostro arrivo. Dario non sa come lavare le pentole in quanto l'unica spugna in dotazione alla cucina è marcia. Dal mio sacchetto dei rifiuti estraggo qualche pezzo di stagnola che avevo usato per i panini e con questa vado a formare una specie di paglietta. Funziona egregiamente.
L'arte di sapersi arrangiare torna utile proprio in queste situazioni.
Ci carichiamo gli zaini in spalla, saliamo in sella ed iniziamo questo secondo giorno di bici con la bella discesa dal Corno della Paura. La prima parte è piuttosto scassata, come al solito, con tante rocce a sballottarci qua e là. Poi il sentiero diventa più scorrevole e, volendo, veloce. Sto scendendo con molta prudenza anche a causa della ridotta visibilità; ci troviamo nel fitto bosco, con diversi piccoli rami che invadono il sentiero. Infatti ad un tratto davanti a me si stagliano delle figure di escursionisti intenti a salire. Il primo della fila si spaventa un po' vedendomi, forse scambiandomi per un animale selvatico, nel frattempo io sono già fermo a lato del sentiero per lasciare libero il passaggio.
"Da dove venite?" Raccontiamo del nostro viaggio e della nostra avventura al Bivacco Casera Vignolet, raccogliendo tanti complimenti per il giro che stiamo facendo e solidarietà per quanto vissuto durante la notte. Questo simpatico signore ci fa presente di essersi lamentato con il gruppo degli Alpini di Avio per la cattiva gestione del bivacco, di aver sollevato un polverone e di essersi inimicato un bel po' di gente per l'osservazione fatta. Ci invita a far presente agli Alpini la nostra esperienza, di far sentire la nostra voce, sicuramente importante.
Dopo la piacevole chiacchierata, riprendiamo a scendere fino a raggiungere il bellissimo Castello di Avio. Scendiamo in paese e facciamo scorta d'acqua. Dario fatica a tenere aperti gli occhi. Mi fa un po' pena. Io alla fine non sto mica male. Faccio passare mentalmente il giro di oggi. Salita al Carega, con probabili tratti a piedi nella neve, Rifugio Fraccaroli, discesa fino al Passo Pertica, poi passaggio in Lessinia (a piedi), S. Giorgio, Malga Lessinia, Passo Fittanze, Corno d'Aquilio e discesa a Dolcé...
Un giro duro, sicuramente di più di 3000 mt di dislivello.
Mi preoccupano due fattori: la neve sul Carega e l'evidente stanchezza di Dario. Lascio la parola a lui, mi rimetto alla sua volontà, in modo che decida cosa fare oggi. Si salirà per la Sdruzzinà a Sega di Ala al Passo delle Fittanze, tagliando così il Carega e le sue insidie.

E così, anche il secondo giorno di questo week end, finiamo per tagliare il giro, sempre per validi motivi, per cause di forza maggiore, e sembra che questo sia il destino dei miei giri. Certamente quando il piacere di pedalare svanisce lasciando spazio a stanchezza, e tribolazioni, molto meglio smetterla e impiegare il proprio tempo in altre faccende più gradevoli.

La salita della Sdruzzinà non è comunque una passeggiata.
Sarà la salita più impegnativa di questa domenica di sole. Lunghe carovane di auto salgono verso la Lessinia, verso le aree pic nic ed i barbecues. Nel bagagliaio, oltre alla nonna, sacchetti e sacchetti di cibarie, carne, bibite e bottiglie d'ogni genere; ecco la tipica domenica all'italiana. Tutta invidia la mia. Fatto sta che lungo la salita non abbiamo incontrato ciclisti di nessun genere, però qualche bici caricata in auto l'abbiamo intravista.

Prati e Baldo ©Dario Gnali

Raggiungiamo il Passo delle Fittanze e ci fermiamo per un panino ed una radler. Dario fa il bis di coca-cola sperando nell'effetto rivitalizzante della caffeina. Poco dopo, lungo la bella sterrata verso il Corno d'Aquilio, ci fermiamo a fotografare la catena del Monte Baldo, oggi più bella che mai. Si pedala bene, nonostante i tanti chilometri e le salite del giorno precedente. Facciamo la discesa fatta con i BdB circa un anno orsono. Transitiamo per qualche paese; Tommasi, Breonio e arriviamo all'imbocco dell'ultima discesa. Siamo nei pressi del Monte Pastello e ci immettiamo su un sentiero precedentemente solcato le ruote di alcuni BdB, ma nel verso opposto, in salita.
Percorro qualche centinaio di metri e guardo in faccia Dario: "Immagino vi sarete divertiti un sacco, in questo tratto, con le bici in spalla" - "Pota, che vo' faghe... " Replica il verolese.

Il sentiero è molto smosso, ripido, sporco. Poi, all'improvviso subisce un repentino cambiamento. Diviene dolce, lineare, veloce. Una discesa infinita. Ad un certo punto, al mio passaggio, un grosso gruppo di animali selvatici, dalla stazza imponente, inizia a scendere dal pendio. Sembrano cervi, ma non ne sono sicuro. La discesa prosegue a lungo, con un ampio zig-zag, fino alla statale, nei pressi di Dolce, a ridosso dell'Adige. Ora ci aspetta un breve trasferimento fino al punto di partenza, presso Cavaion, e la nostra avventura sarà conclusa. Il caldo si fa sentire qui a bassa quota.
Passiamo l'Adige a Sega e giungiamo accaldati all'auto. Un cambio veloce d'abiti, carichiate le bici nel baule, facciamo rientro a casa.

Conclusa anche quest'avventura, con la palettina del gelato gusto pera e cioccolato in bocca, penso al week end che verrà, al ponte del 2 Giugno. Che si farà?

Il giro
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