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giovedì 21 giugno 2012

Non tutte le ciambelle...

È sabato 2 Giugno ed un nuovo week end nelle nuvole è alle porte. Si va al Bivacco Grazzini!
Mi alzo un po' stordito, spossato, tornerei a letto volentieri, per riaddormentarmi e svegliarmi nel momento in cui il mio corpo fosse sazio di sonno. Sono le 5:30 del mattino e penzolo in cucina mentre raccolgo gli ingredienti della colazione. Non ho neppure fame, mangio controvoglia.
Mi faccio coraggio augurandomi di ritrovare le forze una volta in sella. Mi trovo con Dario e al parcheggio di Vestone avviene l'incontro con Frog. Vito ed Elena hanno deciso di partire direttamente da casa ed il punto di incontro con noi sarà presso il Passo delle Piazze.
Ho il respiro corto e me ne accorgo fin dalle prime pedalate su asfalto, lungo la bella e tranquilla strada che porta al paese di Pertica Alta. Qualcosa è in atto: mi sento un peso sui bronchi e un po' di mal di ossa. Dario nel frattempo subisce un attacco allergico e continua a starnutire per gran parte della salita; non sono il solo ad essere messo male oggi. L'aria è pesante, umida, calda e si suda copiosamente. Ricongiunti con i nostri compagni di viaggio Lisabike e Cascio, riprendiamo la salita fino al Passo Croce da dove ha inizio una bella discesa che arriva a Collio, già sperimentata nel giro della Val Trompia fatto qualche settimana prima con Dario. Si abbassa la sella e si parte. Il percorso è molto divertente e mi tornano in mente le belle curve in appoggio e un vero piacere di guida in sella alla Singular Buzzard. Dario scatta foto a raffica, e sperimenta tecniche particolari molto interessanti. 

Vito, l'uomo flash! (foto ©Dario Gnali)
Vito ed Elena invece fanno riprese video per il filmato che andranno poi pazientemente a comporre una volta a casa. Mi fermo e li faccio passare, dando loro in tempo di posizionarsi, poi riprendo a scendere. In una curva scivolo e mi ritrovo la bici addosso con il freno a disco rovente ad ustionarmi il polso. Che palle!! Con questo fastidioso, ulteriore acciacco, giungiamo al termine del sentiero, presso le miniere di Collio. Stiamo per attraversare il Mella e ricongiungerci con la strada asfaltata quando nuovamente incappo in una caduta. Questa volta ho preso una bella botta e rimango a terra in preda ad un forte dolore alla gamba destra, vicino all'anca. Dopo pochi secondi però, con i miei amici accorsi preoccupati al mio fianco, il male diventa meno intenso e riesco ad alzarmi in piedi. Ho qualche escoriazione al braccio e al ginocchio e botte sparse un po' ovunque, ma riesco a risalire in sella e questo è confortante. Mi è andata bene. Arriviamo a Collio e mentre gli altri vanno a fare la spesa presso un piccolo negozio d'alimentari, io vado a lavarmi le ferite presso la fontana. Alcuni ragazzini mi osservano incuriositi, per loro questi "spelotti" sono all'ordine del giorno, ma un "grande" non dovrebbe farsi male così, andando in bicicletta. Si vede proprio che non è uno capace...

Mangiamo qualcosa, un panino, una banana, all'ombra di alcuni alberi selvaggiamente potati, per cui in pieno sole. Io faccio fatica a mangiare, in balia del micidiale mix di tosse, spossatezza, graffi e lividi... sono a pezzi. Terminato il magro pranzo, continuamo il nostro tour verso i monti, verso il bivacco. Riuscirò anche in queste condizioni? Quali alternative mi rimangono? Non posso mandare a monte il week end dei miei amici, mi faccio coraggio, e cerco di sforzarmi a proseguire, anche se avendone la possibilità, così concio, ritornerei a casa volentieri.

In salita, a causa del trauma, non riesco a spingere con una gamba e quindi utilizzo il più possibile la sinistra. Claudio, Frog è gentilissimo e fornito di una certa varietà di medicinali utili in casi di bisogno. Antidolorifici, antinfiammatori, antipiretici... una farmacia ambulante, insomma.
Appena posso, cerco di evitare l'utilizzo di medicinali, preferendo di gran lunga le cure erboristiche, ma in questa situazione accetto la pastiglia di antidolorifico da Claudio.
La salita verso Malga Stabil Fiorito ed il Passo Sette Crocette è per me un calvario. Le forze mi hanno abbandonato quasi completamente ed a malapena riesco a camminare. Il percorso inoltre è duro, impegnativo e la mia bici diventa un fardello davvero insopportabile. Se appena riesco, la pedalo, ma quando la strada incomincia a diventare molto ripida, sono costretto a spingerla, non disponendo neppure della "benedetta" corona a 22 denti.

Che fadiga. Non ce la faccio più! (foto ©Dario Gnali)
Chissà quale acciacco mi ha più condizionato in questi momenti: se l'influenza incombente o i postumi delle cadute...
Fatto sta che riesco a malapena a mettere un piede dopo l'altro. Non ho più forze, non ce la faccio più!!!
Ad un certo punto, mentre avanzo lentamente a testa bassa, sento qualcuno che mi viene incontro, alzo la testa e vedo Dario. Mi chiede di dargli la bici, ci penserà lui a portarla su.

Lo guardo mentre si allontana con il nuovo fardello, poi la mia vista si offusca, gli occhi si inumidiscono. Grazie Dario per l'aiuto, oggi purtroppo sono proprio un grosso peso.
Il gruppo a Malga Stabil Fiorito (foto ©Dario Gnali)

Dalla Malga arriva il pezzo più duro dove si pedala poco anche quando si è in formissima. Quando finalmente raggiungiamo il Passo Sette Crocette tiro un sospiro di solievo; non manca molto al bivacco e al riposo. Sono in arrivo delle grosse nuvole e in pochi istanti ci ritroviamo circondati da una fitta nebbia, con i panorami di questi splendidi posti completamente azzerati. Una vera disdetta.
Dal sentiero 3V al Bivacco c'è un breve tratto a piedi, piuttosto impervio, tra le rocce franate dal Colombine, ma man mano che ci si avvicina al punto di arrivo, riesco a motivarmi sempre di più.

Eccoci finalmente al Grazzini. Il bivacco si trova in un luogo bellissimo, isolato, pacifico. All'interno troviamo tutto l'occorrente per cucinare e nella stanza da letto ci sono i materassi e le coperte. Per lavarci scendiamo al ruscello che scorre appena sotto: l'acqua è decisamente gelida. Immergendo i piedi ed estraendoli istantaneamente, ci si ritrova con due blocchi cubici di ghiaccio; proprio come succede nei cartoni animati. Mi lavo meglio che posso, direi anche piuttosto bene e mi rivesto con abiti puliti, ritrovando una certa sensazione di benessere.

Ritornato nel bivacco, trovo i miei amici affacendati in mille mansioni. Elena accende il fuoco, Elena apparecchia la tavola ed Elena prepara da mangiare. Scherzo, tutti hanno collaborato, contribuito... tranne il sottoscritto: una ameba, un morto vivente, solo capace di mangiare.
Lisabike e la sua coperta... (foto ©Dario Gnali)
Infatti, quando è arrivato il momento della pasta al pomodoro e basilico fresco, mi sono buttato a testa bassa fino al terzo piatto; poi non ce l'ho più fatta. Con la pancia piena, la luce del giorno sempre più fioca, ho sentito nuovamente la debolezza piombarmi addosso come una pesantissima coperta, e nonostante fossi al caldo, davanti alla stufa, tremavo vistosamente in balia dei brividi. A questo punto sono ricorso nuovamente al mio farmacista di fiducia, Claudio, per una pastiglia di Tachipirina, essendo sicuro di avere la febbre alta, e mi sono infilato al calduccio sotto le coperte, augurando a tutti una buona notte.

Mentre io vagavo per strani limbi, nel dormiveglia, tra improvvise e violente vampate di calore, i miei compagni di viaggio, nell'altra stanza, proseguivano la loro intensa giornata in compagnia, conversando a proposito di "lieti" eventi della vita: incidenti sul lavoro, nello specifico, amputazioni. Poi qualcuno ha protestato chiedendo di cambiare argomento, e si è passati ai terremoti.
Finché, al sopraggiungere della notte, per tutti è arrivato il momento del riposo. Lisabike, attenzione agli spifferi d'aria!!

Bivacco Grazzini e Mt. Colombine (foto ©Dario Gnali)

L'indomani si parte dal bivacco con condizioni meteo ancora non buone, ma almeno senza pioggia. Oggi la tappa dovrebbe risultare più leggera rispetto al giorno prima, sperando di reggere un altro giorno in bici. Zoppico e sono pieno di acciacchi, ma per il momento la febbre non c'è.
La colazione è abbondante, poi, raccolte tutte le nostre cose e riordinato il bivacco, riprendiamo il nostro cammino. Siamo appena partiti ed abbiamo già le bici in spalla, ma è questione di poco, fino al ricongiungimento con il 3V. Viaggiamo nuovamente nella nebbia, e tutte le bellezze di questi luoghi sono celate ai nostri occhi. Al Maniva facciamo di nuovo colazione, festeggiando - in ritardo - il compleanno di Frog, con una bella fetta di crostata, e non possiamo fare a meno di scoppiare a ridere nel vedere un biker intento a lucidare, con un tovagliolino di carta, la sua smagliante Cannondale. Chissà quanto fango avrà trovato lungo la salita asfaltata...

Ripartiamo nella nebbia diretti al Tita Secchi, altro bivacco, in posizione molto suggestiva, purtroppo in balia dei vandali che purtroppo trovano divertente distruggere il frutto del lavoro degli altri. Io invece troverei divertente e gratificante torturare queste persone.

Il mio fisico sta reggendo. Sarà la bellezza di queste montagne, sarà la compagnia dei miei amici, ma la giornata, seppur uggiosa, sta trascorrendo piacevolmente. Siamo nei pressi della Corna Blacca e ci dirigiamo verso il Passo Pezzeda per poi scendere diretti al Rifugio Amici miei dove ci fermeremo per pranzo. A dire la verità non vedo l'ora di mangiare: è una delle attività che mi riescono meglio in questi giorni. Il sentiero che imbocchiamo è bellissimo e mi diverto molto in questo frangente; un po' più tormentata invece la discesa di Dario che si imbatte in una serie interminabile di forature.

All'Amici miei arriva il momento relax, ed un buon pranzo che ci soddisfa pienamente per qualità, quantità e per il prezzo onesto. Oggi mi sembra di star meglio, ma è solo un'illusione, l'effimero risultato di una pastiglietta di paracetamolo. Dopo pranzo il giro prevede un'ultima salita e pur avendo la possiblità di evitarla, decido comunque di cimentarmi in quest'ultima fatica. Pur trattandosi di poche centinaia di metri di dislivello su asfalto, per me sono stati un'eternità di sudori freddi e fatica. La febbre è ritornata. Una volta raggiunto il punto di scollinamento, salutiamo Vito ed Elena che rientreranno a casa per un'altra via, mentre a noi rimane un'ultima discesa prima delle macchine.
Arrivo al parcheggio con la gomma buca, ma probabilmente sono più a terra io della mia ruota. Una coca cola ed un saluto a Frog, the doctor ed un arrivederci alle montagne.

Quando le cose non vanno nel verso giusto e si trascorrono dei brutti momenti, ti viene da riflettere sulle scelte fatte. L'azzardo di voler affrontare, seppur in condizioni fisiche non ottimali, un'escursione di una certa difficoltà, pensando di ritrovare brio alla prima pedalata, sarebbe una cosa da evitare, perché sottovalutando un piccolo malessere ci si può ritrovare in un guaio più grosso.
Alla fine di un giro, quando si tirano le somme, non bisognerebbe dover fare i conti con dei brutti momenti; l'ideale sarebbe mettere solo dei più.
Ma i meno fanno parte anche loro della concretezza della vita e portano comunque con se qualcosa di buono: accorciano la distanza con gli amici e con te stesso e ti riportano giù, sulla terra, dal sogno, dal volo rasoterra, alla realtà, allo zoppicare.

Grazie amici per questa grande esperienza di vita, ovviamente senza di voi il bilancio del week end non sarebbe stato così positivo.

Foto di gruppo al Bivacco Grazzini (foto ©Dario Gnali)

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