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lunedì 9 luglio 2012

Surly Ogre, il battesimo. Sono un pazzo, lo so!

Il giro del Milzo e Gigi sul Piz Olda: bellissimo, me lo ricordo... ma c'è parecchia auto per arrivare là e la sveglia al mattino troppo presto non mi entusiasma.
Il giro di Dario e Wilmer al Passo del Gatto/Tagliaferri: anche questo molto bello, anche se esposto e pericoloso in un bel tratto, ma con la solita sveglia ad un orario impronunciabile e comunque tanta strada in auto.

Il braccino corto si è accorciato ulteriormente? Può darsi, ma è anche un discorso etico, di bicicletta "eco-sostenibile". Ma potrà mai esistere questa benedetta ecosostenibilità di una qualsiasi attività umana? Quante seghe mentali che mi faccio. Ma questa crisi c'è davvero oppure no? Con i carburanti alle stelle siamo comunque tutti quanti in giro di quà, di là. La gente fa fatica a rinunciare al giretto al lago, alla cena al ristorante. Le strade della Gardesana sono intasate e c'è la coda, ma sulla pista ciclabile si viagga che è un piacere. Non c'è l'aria condizionata, ormai divenuta indispensabile per la vita, in queste calde giornate d'estate, ma c'è il punto di ristoro con anguria fresca.

Beh comunque quando uso l'auto, ogni volta mi brucia dentro come un senso di colpa. Allora la butto in garage e non ci penso più. È un mio problema, me ne rendo conto e magari un giorno lo supererò.

Poi c'è l'entusiasmo di quando arriva una bici nuova, la voglia di provarla per un giorno intero, di pedalarla fino all'esaurimento delle proprie forze, dalla mattina presto fino al tramonto. Questo l'avete provato anche voi, sicuramente.

E allora ieri, senza indugiare, con la nuova Surly Ogre, carroarmato del tutto simile alla Fargo allestita dal buon Seby, mi metto in sella e da Cremona prendo la direzione del Lago di Garda. Sono stradine basse, di campagna; piste ciclabili e strade sterrate. Un po' di tutto insomma, basta che non ci siano troppe auto a disturbarmi. Anche se le intenzioni erano quelle, stamattina non sono riuscito a partire molto presto, ma sono comunque le 7.

Di sicuro non fa fresco, ma fino a metà mattina, con l'aria in faccia, la maglietta aperta, ai 25 orari, si respira. A Mazzano faccio la pista ciclabile fino a Vobarno, poi salgo a Eno. È mezzogiorno e sulla salita ovviamente mi becco il sole a picco ed il caldo più intenso, questa è puntualità. Il mio obiettivo è il Passo Fobbia, dove mi fermerò a mangiare qualcosa non avendo portato nulla se non 2 barrette. Mi svuoto addosso una borraccia per rinfrescarmi. Intanto due in bici da corsa mi superano, si voltano per salutarmi e li vedo in una maschera di sudore... o ho svuotato la borraccia addosso a qualcun altro? Mah.

Arrivo al Rifugio giusto in tempo per la pausa pranzo. L'elenco delle pietanze è completamente a base di carne quindi chiedo gentilmente a Daniele (la nostra conoscenza del Rif. Amici Miei) di prepararmi se possibile un piatto di spaghetti al pomodoro. Nel frattempo divoro una zuppierina d'insalata e mi scolo metà birra. Attendo un po' per il primo, e quando arriva è una mezza delusione: la porzione è minuta e la pasta è stata salata eccessivamente. Amen. Con una forchettata la finisco, termino la birra, mi bevo un caffé e riparto. Sono le 14 e mi dirigo verso il Passo Vesta. Questo è l'ambiente giusto per scattare qualche foto al mio nuovo bolide.

I parafanghi danno noia con i loro rumorini, appena a casa li leverò.
Arrivo al termine della salita ed inizio la discesa su carrabile fino a Capovalle, poi proseguo per tutta la Valvestino. Poco prima di Navazzo, con l'intenzione di scendere a Toscolano transitando da Gaino, magari dalla Valle delle Cartiere, decido di imboccare il sentiero fatto in un paio di occasioni con Gigi. Le pietre non mi spaventano, ma strada facendo mi renderò conto di aver preso una decisione non molto felice a causa dei rovi che in questa stagione invadono la traccia. Amen, ormai sono qua. Lungo un pezzo ripido testo l'efficacia della rapportatura del Rohloff, perfetta.

All'altezza di Gaino, svoltato a destra per raggiungere la fresca Valle delle Cartiere, vengo fermato da una famiglia di tedeschi che mi avvisa della strada bloccata. Ringrazio e proseguo su asfalto. Il tratto da Toscolano fino al ricongiungimento con la ciclabile a Tormini è trafficato, e lo faccio in corsia di sorpasso. Verso le 17 sono a Prevalle, seduto all'ombra di alcuni ombrelloni, con due belle porzioni di anguria.
Il mio viaggio continua fino a Brescia e poi verso sud, per Flero, Corticelle, Offlaga, Verola, Pontevico. Svuoto una borraccia dopo l'altra e per fortuna che nei paesi non mancano le fontane dove rifornirsi. Alle 21 il sole tramonta, le luci della bici si accendono, ma non ho la possibilità di togliere gli occhiali, con sciami di moschini in perenne rotta d'intercettazione con le mie pupille. L'aria della campagna bresciana prima e cremonese poi, è satura di odori di letami, intensi, pungenti. Ti fanno storcere il naso, ti stordiscono. Non hanno nulla a che vedere con i profumi delle stalle di montagna, proprio nulla.

Gli allevamenti intensivi, con le mucche rigorosamente in fila, a testa bassa sui mangimi, in un altro capannone, un tappeto di polli ricopre tutta l'area disponibile. Questo non è bene, credo, ma non si fa nulla per fare qualcosa di meglio. Almeno qua. Manca poco, mi dico, con le ginocchia doloranti, il sedere in fiamme e le mani pietrificate. Gli ultimi km sono i più duri. Non pensavo di fare così tanta strada, sono partito e basta, non ho fatto calcoli ma forse avrei dovuto farli. Adesso che ci penso dopo la pasta al rifugio e l'anguria non ho più mangiato nulla, sono un pirla.

Entro in Cremona e mi accorgo di un notevole aumento della temperatura, almeno 5 gradi °C. Mi fermo in gelateria, poi a casa e a letto. Ho fatto una pedalata, ho provato la mia bella biciona, però ho esagerato. Adesso basta.

245 Km in mtb, anche se prevalentemente su asfalto, in un giorno solo, non li avevo mai fatti, e non li farò mai più.
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