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mercoledì 29 agosto 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 3 | San Bernardo di Mendatica - Col di Tenda

all'imbrunirePanorama verso il mareComincia la sterrataControluceAlpi ligurisi sale
strade fantastichediscesaverso CollardentePerse e DarioPanorama verso la Franciasi sale over 2000
al passoDolci Sterratericordi di 2 anni favia del salevia del salePerse
Ancora in suVerso il Don BarberaTratto rocciosoPaesaggio Lunareche postoIl fondo si fa smosso
GIORNO 3 | San Bernardo di Mendatica - Col di Tenda, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

"Dove siamo? Eh? In un parco giochi? Ma che giorno è? Lunedì?"
Quando si è in vacanza e si fa qualcosa di bello, tutti i giorni sono uguali; non ci sono né i lunedì del rientro al lavoro né i venerdì prima del week-end, tutte le giornate iniziano e finiscono allo stesso modo: in montagna, pedalando. Che bel!
Per oggi abbiamo già in mente cosa ci aspetta e sappiamo che sarà uno spettacolo assoluto; percorreremo un tratto per noi nuovo di strada militare che si ricongiungerà al Collardente da dove proseguiremo per la Via del Sale fino al Col di Tenda. Ho già tutto nella mente, come se fossi riuscito a registrare uno dei miei sogni e lo potessi rivedere in qualsiasi momento, premendo un immaginario "play".

Ora però è tempo di scrivere un'altra storia, di smuovere con la mia bici un bel po' di pietre, di sollevare polvere, di sudare e questa volta nella realtà.
Facciamo un'abbondante colazione e riassettiamo le bici per un'altra magnifica giornata; quello di risistemare tutte le cose, smontare la tenda, etc.. è la parte più ripetitiva e noiosa di un lungo viaggio cicloturistico. Quassù c'è il sole, ma un mare di nebbia sommerge le valli sottostanti in un fenomeno che, a detta dei locali, si ripresenta quotidianamente. Prendiamo la direzione del Colle del Garezzo, e la strada inizialmente asfaltata diventa di lì a poco sterrata. Saliamo di quota fino a raggiungere gli oltre 1700 metri del colle, in prossimità di una affascinante galleria. Mi sembra che Dario abbia spinto più del solito sui pedali, che abbia forzato un po' l'andatura, trascinato dall'entusiasmo di raggiungere quello che sta più in là; oppure semplicemente va più forte del sottoscritto.

Che questo gap rimanga pure; non ho proprio intenzione di andare oltre i miei attuali limiti. La taratura del motore è impostata su "relax" e finché sarà possibile, vorrei godermi questo viaggio come una vacanza. Riuscirò in questo intento?

Dopo la galleria, proseguiamo in discesa, felici come cavalli liberi di correre per prati; entusiasti delle strade che stiamo percorrendo in questa giornata oltremodo spettacolare. Poi ritorna la salita, ma sempre piacevole, mai ripida. Ad un tratto scorgo una casupola o roulotte e mi viene in mente del cartello appeso all'inizio della strada che indicava la presenza di greggi sotto l'attenta vigilanza del pastore con i suoi cani. Un avviso utile soprattutto per coloro che hanno al seguito dei cani, perché li leghino al guinzaglio. Noi ciclisti dovremmo passare tranquilli...
Invece appena giungiamo nei pressi del gregge, due cagnoni bianchi, di grossa taglia, incominciano ad abbaiarci contro; uno di loro ci insegue e si avvicina pericolosamente sbattendo le fauci. Riesco ad udire i denti incontrarsi violentemente. Istintivamente rispondo all'attacco, fortunatamente solo "verbale" con un forte urlo, come per dire: "lasciate stare il bufalo!!". Il cane che si era dimostrato più minaccioso, arresta immediatamente la sua corsa e ritorna sui suoi passi; a quanto pare sono riuscito a convincerlo che è meglio non assaggiare la carne del bufalo.

Poco prima del Collardente incontriamo una galleria non illuminata; mi addentro senza timore, consapevole del fatto che i miei fari, abbinati alla dinamo Son, mi garantiscono una ottima visibilità anche di notte, quindi...
... si ma in questa galleria c'è più buio del buio di qualsiasi notte che io conosca. Rimango un po' spiazzato, ma procedo comunque seguendo la luce della mia bici, e rispunto dall'altra parte. Questa galleria è davvero fantastica e sul suo fianco, all'esterno, si trova il percorso per le biciclette, solitamente non attrezzate con le luci.

Giunti al Collardente, ci riallacciamo alla traccia che avevamo percorso nel  2010 con Wilmer e Seby da Ventimiglia al Monviso: che emozione ripercorrere quelle strade. Ricordo che già il secondo giorno ero in difficoltà con il mal di culo, a causa della bici molto rigida e del pesante zaino che portavamo sulla schiena. La difficoltà di oggi è riuscire a pedalare anche dove il fondo risulta particolarmente smosso, ma giungiamo al Passo del Termina in tempo record. (avevo fatto partire il cronometro appena incrociata la traccia del 2010 - scherzo!)

Un grosso vantaggio di portare tutto il peso sulla bici nelle borse e non su se stessi nello zaino, è quello di non avere problemi di mal di schiena, sempre presente quando si gira in versione all-mountain. Pure le parti a contatto con la sella sono meno sollecitate, quindi si viaggia meglio.
Il problema di questi posti? È difficile trovare l'acqua!
Solo nei pressi di Poggio Lagone riusciamo a riempire nuovamente le borracce da un ruscelletto. Sarebbe anche ora di mettere sotto i denti qualcosa, ma proseguiamo la nostra pedalata sicuri di un meritato ristoro presso il Rifugio Don Barbera. La giornata è stupenda, con il sole che scotta e le montagne bellissime, sgombere da nubi. Finalmente siamo qua, su queste strade... era da tempo che meditavamo sul fatto di percorrere la via del sale con le bici da turismo ed ora i nostri progetti si stanno realizzando. Dario scatta foto di continuo e vorrei tanto contribuire, ma per questo viaggio non sono munito di macchina fotografica. Sarà per la prossima volta.

Si scende al rifugio Don Barbera, e veniamo accolti da un gruppo di intraprendenti ragazzi. Il cuoco/gestore ci propone delle tagliatelle pomodoro e basilico: un piatto semplice ma di gran classe se ben cucinato. Come antipasto, in attesa della pasta, arrivano dei crostini di pane con una salsa a base di pesto ed acciughe, ma c'è qualcosa anche per i vegetariani. Dopo il buon primo, non riesco a resistere al dolce e così arriva pure una deliziosa fetta di torta. Ci siamo trovati bene in questo rifugio, e faremo in modo di ritornarvi, magari pernottando la sera per approfittare ancor di più della gentilezza dei suoi gestori e della bellezza dei luoghi che lo circondano.

Risaliti sulla strada principale, dopo qualche metro, come se avessimo attraversato un portale dimensionale, ci ritroviamo su un altro pianeta. Il paesaggio è lunare, abbagliante da tanto risultino candide le rocce che rivestono la conca entro cui pedaliamo. C'è molto caldo, manca un po' il fiato, ed il fondo della strada diviene smosso. Cerco la riga d'erba per avere un po' più di grip in salita, ma non c'è nulla da fare. Scendo e spingo per qualche metro, poi ci riprovo. A fatica, ma riesco a pedalare anche dove le MTB "vere" troverebbero delle difficoltà. Dario invece sembra su una moto trial: va ovunque. Poi vi dice che ha fatto fatica, ma vi sta mentendo spudoratamente...

Arriviamo al tornante più famoso di questa strada, ed in lontananza scorgiamo il Monviso. Che gioia! Nei prossimi giorni lo raggiungeremo e chissà, avremo la possibilità di ammirarlo da distanza ridotta. Seguiamo in discesa e poi riprendiamo a salire ma con pendenze gradevoli. Due bikers ci vengono incontro e ci domandano informazioni su un giro nei dintorni, ci menzionano il nome di una cima, ma non riusciamo ad aiutarli granché. Prima di ripartire, ci fanno i complimenti per il nostro italiano; per essere dei tedeschi lo parliamo veramente bene. Ah Ah!
Questo perché l'italiano è mamma, mafia, spaghetti, pizza e mandolino, ma non potrà mai essere cicloturista.

Ora si vedono i forti del col di Tenda, li raggiungiamo, siamo a quota 1900 e abbiamo anche raggiunto la quota massima di fatica per oggi, quindi ci si accampa. Acqua? Niente. Si sfruttano le ultime riserve per cucinare e domani si vedrà.
Siamo al confine con la Francia e ci fermiamo ad osservare degli appassionati di modellismo mentre fanno evoluzioni con i loro modellini telecomandati di aliante. Sfruttando le correnti calde risalgono senza l'ausilio del motore ed una volta raggiunta un'altezza sufficiente, iniziano la discesa piroettando qua e là. Parlano spesso tra di loro, scambiandosi informazioni sulla posizione delle correnti ascensionali, e nel caso uno la trovi per primo, l'altro accende per un attimo il motore e come un falco si avventa sulla nuova preda scovata. Sono due francesi, simpatici e un po' ciucchi. Poco dopo, terminato il vento, ci vengono a trovare con un 4x4 e mettono alla prova Dario nella guida. Io intanto me la rido sotto i baffi. La sera arriva con qualche nube in lontananza ed un'arietta frizzante. Per la prima volta ci troviamo in un luogo isolato, fuori dalle scatole, sulle montagne; e anche se non c'è il bar per la birretta serale, si sta bene, in pace. Domani ci aspetta il Colle del Sabbione; ho un po' di timore, non tanto per le difficoltà del percorso, quanto per i problemi che potremmo avere con le guardie forestali dato che il sentiero è vietato alle MTB. Ma non non siamo in MTB... le nostre bici sembrano forse delle MTB?


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