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lunedì 27 agosto 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 1 | Altare - Erli

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GIORNO 1 | Altare - Erli, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Dopo qualche giorno trascorso in preda all'agitazione pre-partenza, con la preparazione dei bagagli e la mente occupata a pensare a cosa sarebbe potuto servire in un mese di bici lontano da casa, con l'arrivo di Sabato 28 Luglio, finalmente si parte.
Per il viaggio da Cremona ad Altare, in provincia di Savona, abbiamo due volontari, i miei genitori, che pensano di sfruttare il nostro trasferimento in Liguria per fare una giornata via da Cremona. Morale della favola si va con il Caddy, guido io, in una giornata con traffico sostenuto.
Perse in auto è una persona stressata e stressante. Guidare è anche piacevole, ma rimanere in coda, trovarsi ripetutamente dietro ad imbranati, e, una volta giunti a Savona, non sapere che direzione prendere per il Colle di Cadibona, sono tutti fattori che stuzzicano il mio nervosismo irrequieto.
Finalmente tutto ha termine quando raggiungiamo Altare dove scarichiamo le bici ed i bagagli e sotto gli sguardi attenti ed un po' preoccupati dei miei, prepariamo i mezzi all'avventura. La bici di Dario appare molto meglio organizzata della mia, con i due Salsa anything cage e due sacche stagne sulla forcella, le due borse Vaude e la tendina fissate al portapacchi posteriore. Io invece mi ritrovo con una pila di roba sul portapacchi e due borracce alla forcella; meglio di così non ho saputo fare.
Primo pensiero: non abbiamo nulla da mangiare con noi, a parte qualche barretta, e di paesi dopo Altare non ne troveremo; ergo, spesa.
Mia mamma reclama un caffé e ci rechiamo in un vicino bar dove poco dopo ci saluteremo. Come se stessi per partire in missione in Afghanistan, mi viene il magone nell'abbracciare la mamma e stringer la mano al papà; ma poi mando giù tutto e penso: l'avventura ha inizio!

Pedaliamo pochi metri e subito torniamo sui nostri passi: le borracce erano vuote, meglio riempirle in paese anche se l'acqua è clorata, non si sa mai. Fortunatamente poco dopo sul GPS scorgo il simbolino di una fontana; è una sorgente, l'acqua è freschissima e molto buona.

Quand' è mezzogiorno, o forse l'una, azzanniamo le focacce; una alle cipolle, l'altra alle zucchine. Che buone, ma sono unte da paura, la carta dell'imballo è diventata trasparente ed i miei baffi si son tutti impomatati... Riusciremo a digerirle? Dubbio amletico presto risolto: la cipolla si ripresenta.
Abbiamo lasciato l'asfalto da un bel po' e stiamo percorrendo delle strade bellissime nel bosco, per nulla ripide, davvero molto belle e piacevoli. Sono soddisfatto della partenza e se il giorno si vede dal mattino, durante la nostra traversata alpina ne vedremo delle belle.

Si pedala in un'oasi di pace, all'ombra di stupendi faggi, il fondo è in terra battuta, a volte tanto liscio da sembrare asfalto, a tratti polveroso tant'è che le nostre bici son già tutte bianche e se devo dire la verità questo aspetto di vissuto è davvero figo (memorizzate il colore della mia sella e poi ne riparleremo più avanti...)
Si pedala davvero bene e vedo che Dario sta viaggiando col "freno a mano" tirato per non umiliarmi subito il primo giorno... ah ah! Si incrocia poca gente, probabilmente al riparo, in casa, con l'aria condizionata, oppure molto meglio al mare, ad asciugarsi sotto l'ombrellone, dopo una bella nuotata. Mare che a tratti riusciamo a scorgere in lontananza, velato da un po' di foschia.
Noi al momento non stiamo soffrendo il caldo grazie al riparo offerto dal bosco, ma non abbiamo molta acqua da bere.

Passiamo gli impianti eolici della Madonna della Neve. È energia pulita questa? Si, ma l'impatto ambientale di queste pale rotanti non mi sembra trascurabile. In questo caso per avere energia pulita, alla Madonna della Neve girano le pale. Dario ne approfitta per scattare qualche foto. Poi si passa per il Melogno e per la foresta della Barbottina, sempre su strade molto piacevoli. Ogni tanto controllo la nostra posizione sul gps e mi rendo conto che considerato l'orario di partenza, abbiamo già macinato un bel po' di chilometri. Nei pressi del Monte Carmo incrociamo degli escursionisti a cavallo, poi arriva la discesa verso Bardineto; un breve tratto su asfalto e poi ci rituffiamo di nuovo nel bosco. Un albero di prugne ci dà la merenda e poi inizia la ricerca di un posto dove accamparsi. Non ci sono prati ed inoltre si fa un po' fatica a reperire l'acqua. Passiamo un torrente, nelle cui vicinanze sarebbe stato ideale sostare, ma siamo esigenti sul luogo dove piantare le tende e quindi proseguiamo.
Alla fine però ci si deve accontentare di un angolino in piano, tra qualche scarna pianta di ulivo e con un bel po' di robaccia in disordine che rende il posto per nulla piacevole. Prepariamo la cena appoggiandoci ad una pila di bancali che useremo come tavolo e sedie. La pasta al pomodoro viene bene, poi ci si corica a riguardar le foto e a scrivere sul diario dell'esperienza del primo giorno. La biro è già finita e devo ripiegar sulla matita. La stanchezza si fa sentire e mi addormento; nella notte mi sveglio con uno strano rumore di sottofondo: un'auto in lontananza rompe il silenzio della notte. La sua danza, pur non essendo un amante dei motori, diventa musica, curva dopo curva, il rumore delle cambiate, le gomme che stridono nel tentativo di aggrapparsi all'asfalto; tutto riecheggia nella valle. "Questo è matto - penso fra me e me - ma anche noi non siamo tanto a posto..."

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