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martedì 28 agosto 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 2 | Erli - San Bernardo di Mendatica

CollettaCollettaa Collettasterratasi sale di quotabei paesaggi
PolverePersescritte a Col di NavaLetti nel fortePolvereGallerie
daremo fastidio?adesivo BdBCosa scriviamo stasera?Notte stellata

GIORNO 2 | Erli - San Bernardo di Mendatica, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Giusto il tempo di svegliarsi e fare colazione, smontare tutto l'ambaradan e ripartire, che son subito rampe! Uff, che fatica. Sperimentiamo per la prima volta cosa significhi portare le nostre bici e non pedalarle. La cosa non si affronta, è molto meglio stare in sella finché si può.
Le borse ad impedire il passo a fianco della bici, il peso notevole e tutto sbilanciato sulla ruota posteriore; è un attimo trovarsi in terra sopraffatti dal mezzo. Fortunatamente i tratti ripidi sono brevi e passano velocemente, lasciandoci il piacere di pedalare per belle sterrate nel bosco. Scendiamo un po' prima di imboccare un'asfaltata che ci riporta in quota, in una zona dove viene praticata la caccia al cinghiale. Di lì a poco si ridiscende verso la strada principale ed il primo paese della giornata, una piccola frazione di Castelbianco, presso un gradevole Agriturismo. Alcuni vacanzieri stan facendo colazione, noi invece cerchiamo una bella fontana per far scorta d'acqua ed un negozietto d'alimentari per far provviste di cibo. Dovremo ahimè accontentarci di un po' di acqua del rubinetto.
Poco dopo giungiamo a Colletta, un piccolo borgo totalmente risistemato in stile antico, ma dal cuore moderno e per questo forse meno romantico di certi altri luoghi, magari trasandati e dimenticati dall'uomo, ma dal fascino irresistibile.
Il borgo si presenta comunque molto bene e ci fermiamo alle sue porte per scattare qualche foto e scrutare dall'alto (o basso, dipende dai punti di vista) i movimenti di pochi, benestanti, turisti o abitanti.

Quanto spingere sui pedali? Come dosare le proprie forze durante questo lungo viaggio? Certamente è controproducente strafare, imporsi dei ritmi troppo impegnativi; cerchiamo quindi di non forzare mai... il piede e tenere sotto controllo eventuali doloretti muscolari o articolari. Ci rendiamo comunque conto di avere un ottimo passo per dei cicloturisti, considerando il peso che ci portiamo al seguito. Un ciclista in bici da corsa, incrociandoci, ci fa sorridere per la colorita esclamazione "miiiinchia" con cui esprime tutto il suo stupore per come sono equipaggiate le nostre bici.

Siamo su strada asfaltata, ma il traffico automobilistico è davvero molto ridotto e non ci infastidisce affatto. Raggiungiamo il paese di Alto in cui finalmente troviamo una fontana e abbiamo la possibilità di osservare dall'esterno l'imponente struttura del Castello dei Conti Cepollini, sgranocchiando nel frattempo una barretta. Per il negozio d'alimentari bisogna aspettare ancora un po'.
Una persona, incuriosita dai due viaggiatori in bicicletta, si avvicina e ci fa domande sul viaggio, suggerendoci di deviare per la Madonna del Lago. Ovunque tu vada, in Italia, in Francia, in Svizzera, in Slovenia, almeno una Madonna la troverai...

Il fato ha voluto che la mia traccia, precedentemente programmata, portasse proprio per quella strada a raggiungere una pozzanghera infestata dalle alghe e dalle zanzare, dove la gente è solita adunarsi non per pregare che la Madonna sorga dalle acque del lago e liberi la zona dai fastidiosi insetti, bensì per far grigliate e banchettare...
Io e Dario ci spingiamo oltre e proseguiamo per la strada che diventa prima ripida e poi sterrata. Riusciamo a pedalarla anche nei tratti più impegnativi, ma le forze nel frattempo si affievoliscono. Di lì a poco giungiamo al Colle di San Bartolomeo d'Ormea attraverso bellissime sterrate, lungo le quali i nostri sguardi finalmente riescono, essendo usciti dal bosco, a spaziare più lontano. Mentre Dario fotografa, mi fermo un attimo sedendomi nel prato ad ascoltare i grilli cantare; inspiro fortemente e mi lascio cullare dal vento e dal profumo dell'erba. Che piacevoli sensazioni, anche se fa caldo e si suda, mi sento bene.

Ecco che arriva Dario; rimonto in sella e riparto. Ora c'è la discesa, ed un cartello che indica un Rifugio nelle vicinanze mi fa accelerare verso l'agognata meta: non si può andare avanti con le barrette, ed è il momento di mettere sotto i denti qualcosa di più sostanzioso. Giunti al Rifugio ci imbattiamo in una moltitudine di rumorosi ragazzini che cerco in tutti i modi di ignorare per non innervosirmi, e nella carina ma svogliata ragazza addetta ai tavoli che ci domanda se avessimo prenotato per pranzare; certo che no, ma la cosa dovrebbe costituire un problema? Mi sento un po' osservato, forse perché sono sudato? Beh, chi non arriva al rifugio in macchina potrebbe, magari, presentarsi leggermente più in affanno, magari accaldato... sai com'è... capita.

I gestori del rifugio, impegnati in cucina, sono disponibili, cordiali e ci preparano due bei piatti di gnocchi al pomodoro. Beviamo qualcosa di fresco, terminiamo col caffé e, pagato il conto, ci congediamo da questo luogo dirigendoci verso il Col di Nava. Qui troviamo alcune bancarelle che vendono frutta e facciamo una piccola spesa di pesche, prugnette, pomodori: tutti prodotti biologici molto gustosi; ce ne accorgiamo ben presto divorando le pesche, sbrodolandoci come bambini.
Visitiamo il Forte Centrale di Nava che è in festa, poi ci rechiamo in paese per trovare finalmente un negozio d'alimentari presso cui rifornirci. Ora, ancor più carichi, risaliamo verso il Colle di San Bernardo e l'omonimo paese. Il nostri sguardi scrutano a destra e a manca alla ricerca di un prato magari con una fontanella, o un ruscello dove potersi fermare per la notte. Troviamo un luogo molto ventoso dove si lanciano con il parapendio, ma optiamo per scendere in paese.

Do un'occhiata d'interesse al campo da calcio; si potrebbe chiedere il permesso di piantarvi le tende, ma il mio progetto viene accantonato in quanto Dario sembra aver trovato un luogo migliore. Si tratta di una piccola area in piano con uno scivolo ed un'altalena vicino alla chiesa, in posizione rialzata rispetto alla strada e discretamente, come dire, "fuori dalle balle". Il tempo è nebbioso e non scorgiamo anima viva, tantomeno bambini desiderosi di approfittare dello scivolo. Giusto il tempo di montare le tende ed ecco spuntare il sole e come funghi, dal prato nascon bambini urlanti, accompagnati da tutto il parentado.

Ci giunge il primo reclamo da un signore: "Vi sembra il posto dove piantare la tenda, con tutti i posti che ci sono?" Beh, il tizio non ha tutti i torti ed in effetti mi sento un po' a disagio in quel luogo, però non pensavamo di dare fastidio a nessuno, visto che al momento di accamparci, in quel luogo nessuno c'era! Mestamente riprendo le mie faccende domestiche, ma vengo interrotto nuovamente dal signore di prima che questa volta ci caccia. Dario sporge reclamo appellandosi alla legge 777 del televideo che garantisce agli umani selvatici il diritto di accamparsi nei parchi giochi pubblici, il signore controbatte affermando di essere il proprietario del suolo che stiamo deturpando con le nostre presenze.

Personalmente non ero partito con l'idea di infastidire la gente con la mia presenza, per cui mi rendo disponibile a sloggiare; non prima però di aver chiarito alcune cose con il signore giustiziere, che tornato dai suoi amici, esordiva con la frase "Ho sistemato le cose... non pisceranno più nel parchetto!". Tenendo a bada il più possibile il mio nervosismo, faccio presente a coloro che ci accusavano di urinare in loro presenza nel parchetto, con i bambini che giocavano, che di fronte avevano persone civili, che non si sarebbero mai permesse un tale gesto e che i toni usati nei nostri confronti erano stati eccessivi. Noi saremmo andati in un altro posto volentieri e a tal proposito chiedo suggerimenti su un altro luogo dove poter piantare le tende.

"Con tutti i posti che ci sono"... queste persone non riescono comunque ad indicarci un altro possibile luogo dove accampare. Così, optano per la soluzione più semplice al problema decidendo magnanimamente che possiamo rimanere. Risolta la situazione del campeggio, ci sarebbe la necessità di fare una doccia in maniera "discreta".
Dario ha fatto uno valido acquisto, una sacca idrica di 4l, che anche oggi utilizzeremo per lavarci. Una volta riempita d'acqua alla fontana, mi reco nel bosco, lontano da sguardi indiscreti e la appendo ad un ramo. Una volta aperto il rubinetto, incomincia la gelida doccia, che però ha anche un effetto rigenerante. Terminata la cena seduti su comode panche di legno, salutiamo la giornata recandoci al vicino bar per bere qualcosa. Una domanda mi sorge spontanea: ma la parte difficile di questa avventura sarà pedalare in montagna lungo le Alpi o la ricerca di un posto dove pernottare in santa pace?
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