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giovedì 30 agosto 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 4 | Col di Tenda - Demonte

Anything cageAnything CageAnything CagePerse in sellasi scende in sellaTratto esposto
Valle del SabbionePerse e il lago della vaccaLago della Vaccaal Col du SabioncamosciSi pedala
inizia il SingleCielo Blu





GIORNO 4 | Col di Tenda - Demonte, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Albeggia, ed una nuova giornata ha inizio. Siamo sopra un pianoro erboso, con un vento piuttosto forte che ci fa venire i brividi dato che il sole non è ancora spuntato da dietro le montagne e per la colazione ci ripariamo in una buca, un avvallamento che la sera prima era servito da trampolino di lancio per il modellino 4x4. In questa fossa si sta meglio; nel frattempo metto a scaldare l'acqua.
Fette biscottate con la marmellata e biscotti da pucciare in una bella tazza di té caldo: ora si sta meglio. Siamo pronti per l'avventura di oggi: ci aspetta il bellissimo colle del Sabbione.
La prima parte di strada è in discesa, sterrata; poi si riprende quota in suolo francese, circondati da un ambiente molto bello. Giù in valle si intravede la tornantissima. Troviamo un ruscello dove riempire le borracce che dovranno bastarci fino al paese di Entracque.

Ad un tratto giungiamo alla svolta su sentiero, che parte sulla destra, abbandonando l'asfalto. Dopo il ripido tratto iniziale, diventa molto piacevole e divertente. Fa una certa impressione pedalare su un single track con queste bici, destinate solitamente alle strade carrabili. La parte difficile arriverà in seguito, sempre su sentiero, dove si alternano tratti più pedalabili, anche in leggera discesa, a tratti dove per forza di cose bisogna scendere. Al primo pezzo ripido rimango in sella, poi scelgo di spingere, un po' per il timore di incontrare qualche guardia, un po' per in notevole sforzo fisico necessario per pedalare. Considerato che si tratta di un tratto davvero breve, non penso valga proprio la pena affannarsi così tanto. Dario prosegue, mentre io inizio la mia battaglia con i pedali con cui regolarmente vado a cocciare con gli stinchi. Che rabbia!
Superato il tratto più ostico, raggiungo Dario che nel frattempo si è fermato a "meditare"...
Lo guardo e mi giunge un'occhiata triste e sconsolata dal mio compagno di viaggio: "sono a piedi, ho rotto la ruota libera."
Mi fermo, lo guardo, poi proseguo nella mia marcia dicendogli: "cerchiamo qualcuno che la ripari..."
È tanto semplice, no?
Poi incomincia la mia serie di considerazioni personali:
È il solito bestione, che bisogno c'era di pedalarla tutta, ha sforzato troppo la bici.... Possibile che rompa tutte le ruote libere che usa? E comperare un mozzo di qualità una buona volta?... Dimmi te se al quarto giorno di un viaggio di un mese uno deve fermarsi per un guasto così serio...
Sono arrabbiato, diciamo pure incazzato. L'incazzatura aumenta quando scopro che la ruota era stata montata con un pezzo usato, e non era stata controllata prima della partenza. Sbuffo come un bufalo fino al lago della Vacca, al passo. Poi scattiamo una bella foto di gruppo, in due, e incominciamo la discesa. Il primo pezzo è a piedi, a tornanti, ma è stupendo comunque. L'ambiente mi riempie il cuore di gioia. Sono felice. E col guaio di Dario? Ah, me ne ero scordato... risolveremo, risolveremo...
Questo mio strano ottimismo, sicuramente è sintomo di pazzia.
La discesa nel frattempo diventa più semplice, ma sempre un po' oltre le possibilità della bici che risulta complicata da manovrare. Con il peso che c'è sul portapacchi una cosa è certa: è praticamente impossibile cappottarsi. Riesco addirittura a chiudere alcuni tornanti piuttosto stretti con larghe manovre in stile autoarticolato. Ad un certo punto, trovandomi in difficoltà, all'urlo di "nose press" mollo istintivamente i freni e accelero improvvisamente facendo preoccupare Dario per la mia sorte. Fila tutto liscio e proseguo nella discesa che si dimostrerà lunga e ricca d'insidie.
Solo verso la fine il sentiero diviene una carrabile di facile percorrenza che ci porta rapidamente alla frazione Trinità di Entracque, dove sostiamo per il pranzo alla Locanda del Sorriso. Che discesa! Che fatica! È proprio ora di rifocillarsi con un buon primo ed una birra fresca.
Locanda del Sorriso? Carino come nome, peccato che al momento sia difficile veder sorridere questa gente... comunque la pasta è buona e la birra va giù che è un piacere.

Al momento di pagare il conto chiediamo informazioni sui meccanici/negozi di bici che potrebbero assisterci e veniamo gentilmente indirizzati verso il paese di Borgo San Dalmazzo. Intanto la strada è tutta in discesa. La bici di Dario, con la pendenza minima della strada, scorre a fatica e mi adopero per farlo scendere nel minor tempo possibile utilizzando anche una fune recuperata per strada, per trainarlo. La scena risulta davvero epica, con la gente in auto che ci sorpassa mostrando una gran varietà di espressioni intelligenti tipiche dell' homo sapiens sapiens.

Arriviamo presso il negozio Giordano Cicli dove il massimo che riescono a fare è aprire la ruota libera, verificare che è rovinata in alcune sue parti, pulirla, ingrassarla e richiudere nuovamente il tutto. Non hanno disponibili mozzi per eventualmente rifare la ruota, né tantomeno ruote da 29 pollici che sono uno standard nuovo che si fa fatica a reperire. mavaff
Alla bici di Dario vengono anche sistemati i freni che dopo il pit stop iniziano a zufolare come usignoli anche in salita, ma almeno la ruota libera sembra aver ripreso a funzionare. Dopo l'intervento di Giornano la ricerca di un meccanico che possa risolvere la situazione definitivamente non viene interrotta fino al paese di Demonte, dove, esausti per questa infruttuosa caccia al tesoro, ci accamperemo per poi salire l'indomani al Fauniera.

Va beh, vuol dire che continueremo a pedalare con la Spada di Damocle sulla testa, consapevoli del fatto che la ruota libera di Dario potrebbe smettere di funzionare in qualsiasi momento. Occhio dunque a non maltrattarla troppo.
Al campeggio "La Sorgente" scambiamo quattro chiacchiere con alcuni ospiti e con una simpatica ragazza, ex copilota rally, la più giovane quando iniziò. Queste passioni, che ti trascinano all'avventura, verso il rischio, quante emozioni che ci danno...



P.S. La frase più idiota del secolo: "Ma farai ancora della salita con questa bici?".
Questa domanda è stata rivolta a Dario dal meccanico una volta che gli era stato spiegato tutto il nostro viaggio. Forse il tizio si immagina le Alpi come un estesissimo altipiano. Mah!
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