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venerdì 31 agosto 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 5 | Demonte - Elva

Posto tappa GTAChiesa ad ElvaArgh!Attenzione alle gallerie!Messaggio sullo scontrinoStrada in discesa
Un bel CaravellePuntino nelle nuvolestrade da sognoCielo NuvolosoPersePerse
Che sterrateDarioFantasticoVaccheEntriamo nella GardettaMarmotta
Muri a seccoPerseSalita piuttosto duraFauniera



GIORNO 5 | Demonte - Elva, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Dario si sveglia e aperti gli occhi esordisce con:
"Oggi facciamo il Passo Fauniera e poi la strada della Gardetta, poi scendiamo a Marmora e poi chissà... "
Il ragazzo, con la fantasia viaggia ancora più forte di quanto pedali; forse dimentica di avere una ruota posteriore in pessime condizioni, con il mozzo che potrebbe lasciarlo nuovamente a piedi da un momento all'altro. Tocchiamoci pure. Con la speranza che la riparazione regga le sollecitazioni del bestiù, dopo aver fatto un po' di spesa, si parte da Demonte diretti verso il Passo Fauniera. Anche oggi ci aspettano delle strade spettacolari che non vedo l'ora di percorrere. Si parte con il caldo delle quote basse e man mano che si sale l'aria diventa sempre più fresca e pungente; inoltre qualche nuvola si è frapposta tra noi ed il sole e a tratti vengon i brividi.
Dario, non curante dello stato del suo mozzo posteriore, si alza sui pedali e si lancia col suo solito ritmo e con un gran entusiasmo verso i 2400 metri. Io sono costretto ad una sosta presso il Rifugio Carbonetto per bere una coca e far riposare un po' le ginocchia doloranti per la fatica; Dario mi fa volentieri compagnia. Ora, oltre al sinistro, anche il destro si è messo a far male. Le gambe sembrano aver beneficiato della sosta e quando riprendo a pedalare il dolore se n'è andato. Nel frattempo sono salito di un rapporto e spero che la pedalata più leggera preservi le mie forze più a lungo.
Il Rohloff dicono non sia il massimo come scorrevolezza per via degli attriti interni degli ingranaggi, ma questo fattore non mi "tocca" minimamente; per me è una figata pazzesca e basta.
Quando senti la fatica, e magari d'istinto ti vien da chinare la testa, concentrando tutto il tuo impegno sulla pedalata, alza la testa e guardati attorno: è tutto un altro andare...
Le montagne che scorrono al tuo fianco, maestose, con i panorami che cambiano metro dopo metro. Si aprono spiragli, si scorgono particolari che prima erano nascosti. Una marmotta esce dalla sua tana e ti guarda incuriosita ed impaurita dallo strano essere sbuffante ed ansimante; sembra innoquo, ma a volte l'apparenza inganna.

Sono parecchi chilometri che pedaliamo su asfalto, e non vedo l'ora di raggiungere la fatidica deviazione che ci porta sulla strada della Gardetta, per ritornare ad impolverarmi su di una bella strada bianca. Ne percorremmo una parte sempre durante la Traversata Ventimiglia-Monviso ed in quei giorni al quartetto Wilmer, Dario, Seby, Perse si erano uniti Gianfranco e Mauro. Che piacevole compagnia, che belle giornate, anche se bagnate in parte dalla pioggia. Mentre salgo, la fame cresce e mi viene in mente la grande pastasciuttata fatta al posto tappa GTA di Chialvetta; che mangiata quella sera!

Poco prima del Passo Fauniera, noi svoltiamo a sinistra, ed incrociamo alcuni runners che ci fanno i complimenti; noi ringraziandoli, ricambiamo con i nostri. È sempre piacevole incontrare persone che riescono a comprendere la tua fatica, praticando anch'essi sport. Dall'altro lato della medaglia ci sono i "losers" e scopriremo più avanti chi sono...

Finalmente siamo sulla tanto agognata strada della Gardetta, uno spettacolo che ti fa galleggiare attorno ai 2300 metri di quota, e ammirare montagne, pareti di roccia, vallate da far girar la testa. Siete passati da queste parti con la moto, con la jeep, con il quad? Non avete combinato proprio nulla di buono; non siete i duri che vorreste far credere di essere, siete solo dei puzzoni, molto spesso panzoni sbombasoni.

Incredibilmente scatto qualche foto in action anche a Dario; bisognava dimostrarvi che c'era anche lui questa estate e che pedalava alla grande. Ci fermiamo al riparo dal vento per mangiare il panino e mi accorgo di avere un copertone tagliato. La camera d'aria è una Foss, un nuovo tipo dal costo esorbitante, ma riciclabile e dalle caratteristiche tecniche di resistenza molto interessanti. In effetti pur con il taglio sul fianco del pneumatico, non ho bucato. Dopo le riparazioni si riparte raggiungendo poco dopo la Grangia Pratolungo da dove parte la discesa su asfalto. Tanto lentamente e a fatica si è guadagnato quota, tanto velocemente si scende di nuovo a valle. Siamo al paese di Preit e vedo un cartello che indica la locanda degli Elfi. Uuuh quanto mi piacerebbe sostare presso questo rifugio, chissà come ci si troverebbe bene dagli Elfi... chissà...

È troppo presto, dunque realizzerò questo mio desiderio in un'altra occasione, la prossima volta che passerò da queste parti, spero presto. Man mano che scendiamo, l'aria diviene sempre più calda e opprimente. In un tratto lineare di strada mi metto in posizione aerodinamica e raggiungo i 70 Km orari; queste bici sono dei razzi! Poi, poco prima della risalita, ci fermiamo a bere qualcosa presso un campeggio lungo il torrente Maira, poi prendo un gelato e mi viene fatto notare il messaggio sullo scontrino "Viva la figa"... ed io aggiungo, "sempre sia lodata!"

Col sorriso sulla bocca iniziamo la salita per Elva. Non sono molto contento in quanto sono piuttosto stanco e non avevo una gran voglia di fare dell'altra salita, ma è molto meglio riprendere quota per non soffocare nella calura. La strada per il piccolo borgo di Elva è molto particolare: a strapiombo, con numerose gallerie molte delle quali buie. Mentre a me la cosa intriga parecchio, ad altri ciclisti risulta molto meno gradita. Cassi loro.
La salita di per sé già piuttosto impegnativa, a questo punto della giornata lo è ancor di più. E questi sono cassi miei. Se penso poi alla locanda degli Elfi... mi viene il magone...
Poco prima di fare il nostro ingresso ad Elva, rimango male nel vedere una montagna di rifiuti in una piazzola a bordo strada; una catasta davvero poco gradevole da vedere che di certo visivamente non dà un gran benvenuto al visitatore del borgo. La tenda, la spesa? Non c'è posto da nessuna parte, ma c'è un rifugio, posto tappa GTA. Entriamo per verificare la disponibilità di posti e chiedere il prezzo ed è fatta, questa sera alloggeremo qui. Il gestore è un uomo simpatico, schietto, limpido: ad alcuni potrà sembrare un po' matto, ma da un "personaggio" così non ci si possono che aspettare grandi cose. Giusto il tempo di sistemarci, che fuori si scatena un fortissimo temporale. Vento, fulmini, una forte pioggia e grandine. Ci è andata bene!

Ricordando le imprese del Belgio, ci beviamo una Leffe come aperitivo, ma l'ora felice arriva con la cena. In cucina c'è un maestro che delizia i suoi ospiti con piatti di gran classe, anche i vegetariani vengono accontentati senza problemi, è sufficiente che avvisino per tempo. Al tavolo con noi c'è un signore tedesco mentre i nostri vicini sono Genovesi. Conversiamo piacevolmente con loro, passando dall'italiano all'inglese maccheronico; raccontiamo delle nostre esperienze ciclistiche e ascoltiamo con interesse anche le loro avventure.
Nella sala da pranzo c'è anche un' altra scoppiettante coppia di signori. Lui è una sorta di cabarettista, un intrattenitore nato, che quando inizia a raccontar aneddoti, tu rimani incantato ad ascoltarlo. Una serata quindi che tra cibo e chiacchiere è strascorsa magnificamente.

Questa sera niente sacco a pelo, niente tenda... si dorme nel letto, da benestanti, e ci voleva proprio!

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