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venerdì 7 settembre 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 10 | Tignes - Beaufort

BaffoJe DepassePiove sul RoselendCormet de RoselendLac de RoselendDall'Olanda
Birre






GIORNO 10 | Tignes - Beaufort, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Il mio baffo imperiale stamattina è più bello del solito. Dopo aver smontato la tenda e sistemato i bagagli sulla bici, mi vado a lavare i denti e mi capita tra le mani il mio barattolino di foadwax. Provo a sistemarmi i mustacchi, dopo giorni e giorni di incuria. Saranno cresciuti?
Ora, allo specchio il risultato non sembra male, poi durante la giornata l'effetto della cera svanisce e i riccioli si scompongono. Adesso vado a fare ridere Dario...
Ritorno verso la bici e mentre sistemo le ultime cose, rivolgo lo sguardo verso di lui e attendendo che si volti per vedere l'effetto. Dopo l'ovvia risata, arriva la foto.
Si inizia col sole e con la discesa in direzione Bourg-Saint-Maurice. Nell'aria si sente una voce, prima flebile e sottile, poi sempre più chiara ed insistente: "Boulangerie... boulangerie.... boulangerie...."
A Séez non possiamo fare a meno di fermarci a prendere baguettes, sandwiches e delle deliziose tortine alla frutta. Divoriamo tutto. Anche il pane sordo. Un po' di fame arretrata?

Nel frattempo il meteo è già cambiato ed incomincia di nuovo a piovere. Rimaniamo nascosti intanto che siamo occupati con il cibo, poi una volta terminati i panini, incominciamo ad annoiarci. Alcuni ciclisti passano incuranti della pioggia, ma noi non abbiamo proprio voglia di inzupparci. Una volta terminato il rovescio ripartiamo e raggiungiamo velocemente Bourg-Saint-Maurice dove c'è un gran movimento di auto. La salita per il Cormet de Roselend parte decisa proprio dal paese. Tiriamo su le marce ed incominciamo senza esitazione questa ennesima scalata. Sono curioso di incrociare di nuovo le strade percorse durante il giro del Monte Bianco fatto nel 2010 con i BdB. Il presidente Giani e Milzo sono stati gli ideatori di quell'epica 5 giorni tra le montagne.

Di fronte al cartello che indica alle macchine di superare i ciclisti ad una distanza di sicurezza di almeno 1,5 metri, mi son fermato e ho chiesto a Dario una foto per documentare la cosa. Non è affatto piacevole venire sfiorati dalle auto e all'estero sulle strade percorse da parecchi cicloamatori (non sono quelli che fanno sesso sulle bici), hanno provveduto all'installazione di questa speciale segnaletica. Ciò non toglie che a certe persone i cartelli dovrebbero essere spaccati in testa. Anche a molti ciclisti...

Ricomincia a piovere e questa volta continuiamo a pedalare, sperando in una perturbazione breve e passeggera, ma non passa nulla. Ce la becchiamo tutta, serenamente. Io indosso il poncho, ma avrei bisogno di un punch bollente. L'abbigliamento antiacqua è per me ancora un mistero: ma esiste? Quanto deve costare un giubbino per essere effettivamente waterproof? O è meglio il sacco del rudo? Fatto sta che dopo un po' ho l'impressione che l'acqua incominci a filtrare, a percolarmi addosso e trovandomi in montagna, mi raffreddo.

Al bivio per Les Chappieux mi fermo per passare alla combinazione braghe + giubbone in quanto il poncho non basta più. Questo è il punto in cui la compagnia dei BdB, una mattina di due anni fa, si immetteva sull'asfaltata per il Roselend. Riaffiorano i ricordi e non so perché mi viene in mente il buon potage caldo che ci era stato dato per cena presso il rifugio. Ricordo inizialmente i BdB che protestavano per la "minestrina", che non sembrava poter risolvere la famona post giro, ma con un bel cesto di pane si.

Gli ultimi chilometri si rivelano i più difficili, con l'idea che ti sei fatto che lo scollinamento sia lì dietro all'angolo e invece no, non è così. Il paesaggio attorno a noi, pur ingrigito dal brutto tempo, rimane comunque molto bello. Per la prima volta in questo viaggio sto patendo un po' il freddo e penso che ciò sia dovuto alla vicinanza degli imponenti ghiacciai del Monte Bianco.
Dopo la foto al Cormet, iniziamo a scendere ma Dario ha bisogno di fermarsi presso un bar o un rifugio per riprendersi un po'. Anch'io avrei bisogno di una sosta dove riscaldarmi e asciugarmi un po'. Giungiamo presso il Rifugio du Plan de la Lai ma poco prima di entrare, veniamo bloccati e indirizzati verso un ingresso secondario. Probabilmente avevano paura che potessimo bagnare il pavimento, cosa che nei rifugi francesi, si sa, non capita mai. Prima di poter entrare, dobbiamo spogliarci degli antiacqua che quindi rimangono al freddo e non hanno modo di asciugarsi. Non che nelle altre stanze ci fosse caldo. Io ordino una cioccolata e mi viene portato del latte col nesquik. Ma che cazzo di rifugio è!

Non vedo l'ora di andarmene da questo posto, anche se non sono riuscito né a riscaldarmi né ad asciugarmi. Infatti nel tratto di discesa fino a Beaufort tremo così forte da sbandare con la bici. Passiamo presso il lago artificiale di Roselend, ma non mi fermo neppure perché in quel momento il mio unico desiderio era quello di trovare un posto asciutto dove fermarmi e rilassarmi. Non aveva senso proseguire verso il col du Joly in quelle condizioni.
Finalmente smette di piovere e scendiamo in paese per cercare una stanza di albergo, ma non si trovano posti liberi per cui ci dirigiamo al campeggio municipale. Per cinque euro abbiamo a disposizione un bel prato dove piazzare le tende, i servizi e le docce di cui approfittiamo immediatamente.

Proprio mentre sto facendo una bella doccia calda, si scatena l'ennesimo forte temporale. Tieh! Questa volta sono al calduccio. Dopo esserci lavati arriva il momento relax: questa sera non se ne parla di cucinare. Si va al ristorante! Prima però dobbiamo farci passare un po' di fame. Si fa la spesa al supermercato e dal banco frigo prendo delle birre fresche della Brasserie du Mont Blanc; una bionda ed una rossa. Poi facciamo sosta presso "le p'tit randonneur" un bar posizionato di fianco ad una boulangerie. Ordino una Leffe (smacco ai francesi) ed un panino con formaggio Beaufort. E quelle birre fresche che abbiamo nelle borse? Non resisto alla tentazione di stappare la rossa, che trovo deliziosa. Dario invece, definendosi inesperto, non se la sente di esprimere giudizi sulla bionda. Non fa niente...

Non facciamo una visitina al boulanger? Ma certo! Acquistiamo due fette spesse quattro dita di una torta salata, a base di verdure per me e con l'immancabile lardon per Dario. Con questo ennesimo spuntino mi è venuta ancora sete e decido quindi di fare un'altra capatina al supermercato per una birretta rossa du Mont Blanc.
Felici e contenti siamo ora pronti per il ristorante, dove promettiamo di mangiare antipasti, primi, secondi, pizze, dolci... insomma, fare una strage. Invece con una bella omelette ed una insalata mista io sono bello che a posto; che stomachino.

Al campeggio ci attende una famiglia di olandesi, molto simpatici e cordiali. Sono amanti dei viaggi, anche in bicicletta e veniamo intrattenuti dai loro interessanti racconti e da alcune birrette. Le nostre bici sono oggetto di un attento esame tecnico. Le ruote da 29 pollici, il cambio Rohloff, lo strano manubrio della Fargo di Dario, il mozzo dinamo, le luci, il sistema per caricare gli apparecchi elettronici, il Garmin. Il fatto che il nostro viaggio, le nostre bici, suscitino interesse in altre persone, è qualcosa che ci inorgoglisce e che porta ossigeno ai nostri polmoni, forza alle nostre gambe.

Ad un certo punto della serata però i miei occhi si chiudono. Non è l'effetto della birra, bensì il segnale che è ormai giunta l'ora di andare a dormire. Dario scatta una foto ricordo rendendoci temporaneamente ciechi col flash, poi ci ritiriamo nelle nostre tende. Prima di addormentarmi, tiro le somme della giornata appena trascorsa e pur considerando l'aspetto spiacevole del brutto tempo, oggi è andata comunque bene. Sarà l'effetto di avere la pancia piena?

Ormai siamo prossimi a raggiungere il Monte Bianco. Lo so, domani sarà una giornata spettacolare!

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