Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF

lunedì 17 settembre 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 13 | Barbelleuse - Oey

pas de la CroixVaudoisValli SvizzereChiesaGstaadVerdi Prati
CiclabiliCiclabiliCiclabili




GIORNO 13 | Barbelleuse - Oey, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Siamo in Svizzera, ed in Svizzera alle 8 del mattino tutti si alzano a tagliare l'erba del prato, è scritto nel codice genetico dello svizzero. Chi non ha il giardino, sul terrazzo cura maniacalmente il proprio prato bonsai in vaso. Così anche presso il campeggio i lavori iniziano puntuali all'ora prestabilita. Per fortuna noi abbiamo la sveglia biologica impostata molto presto e non veniamo infastiditi. Svolte le solite faccende mattutine, iniziamo il nostro tredicesimo giorno di viaggio, partendo da questa impronunciabile località svizzera verso l'ignoto elvetico. Col de la Croix. Questo me lo ricordo. Dopo diversi passaggi virtuali su Google Earth, i nomi di certe località rimangono impresse. È una splendida giornata e seguendo il percorso prestabilito, ci ritroviamo a pedalare per boschi e prati dalla bellezza sorprendente. Finalmente, dopo le ansie e le corse della sera precedente, stamattina regna la serenità. Si pedala in scioltezza, lungo una bella carrabile che corre nella valle della Gryonne, parallelamente alla strada principale asfaltata. Lo scollinamento si trova a poco più di 1700 metri di quota e lo raggiungiamo facilmente. Scendiamo fino a Les Diablerets dove è nostra premura fare un po' di spesa: si sa mai cosa riservi la Svizzera con le sue deserte lande. Dopo quello della Croix ci dirigiamo verso il secondo passo della giornata: il Pillon. Dopo l'Izoard, l'Iseran, cosa volete che sia il Pillon... o Pillolon; lo buttiamo giù con un bicchiere d'acqua. Altra discesa ed eccoci a Gsteig, un bel paesino al cui ingresso non posso fare a meno di notare la bella chiesa gotica prontamente fotografata da Dario.

Da qui in poi non possiamo fare a meno di ignorare la fantastica rete di piste ciclabili presente in Svizzera. I percorsi sono sembre molto ben segnalati da un'evidente e chiara cartellonistica. Posso evitare di girare il coltello nella piaga per quella che invece è la situazione italiana.
Da un po' di tempo leggo sui cartelli che ci stiamo avvicinando ad un altro paese il cui nome mi è rimasto impresso: Gstaad. Lo ripeto in continuazione, ponendo l'accento ovviamente sulla doppia a, spalancando la bocca a dismisura, con un'espressione a dir poco sconvolgente ed emettendo un verso che di umano ha ben poco. Un mostro.

Seguiamo scrupolosamente il tracciato ciclabile, ben evidenziato anche sulla cartina openstreet del mio gps. Non c'è possibilità di sbagliare e di lì a poco facciamo il nostro ingresso nella ridente cittadina sopra menzionata. Ne attraversiamo il centro, ricco di bei negozi e con tanta bella gente che passeggia spensierata, dopo le fatiche dello shopping. Chi siamo noi per non lanciarci in un po' di spese pazze? Ci è sembrato quindi opportuno dimostrare a tutti il nostro grande potere d'acquisto recandoci a far spesa alla Coop. Una volta riempite le borse di tutto l'occorrente per preparare un'abbondante cena, riprendiamo il nostro viaggio, lasciando Gstaaaad alle nostre spalle.

Le ciclabili svizzere man mano che proseguo, mi piaccion sempre più. Un piacevolissimo cocktail di strade sterrate ed asfaltate, su e giù per verdi zone collinari, nella curatissima campagna. In queste località, più che in altri luoghi, mi è rimasta impressa la devozione nella cura del territorio da parte degli abitanti. Falciatrici e soffiatori per la raccolta dell'erba, in azione su ogni prato; zone artigianali con piccole fabbriche e magazzini, di gran lunga dall'aspetto più gradevole di molte aree residenziali italiane. Con il profumo dell'erba appena falciata, seguendo il corso del fiume Simme, giungiamo dopo un'ottantina di chilometri al centro abitato di Oey, a pochi chilometri dal lago di Thun.

Qui c'è un campeggio anche se fatichiamo a trovare la persona a cui rivolgersi per prendervi posto. Suoniamo ad un campanello ma non risponde nessuno. Incominciamo a salire una scala ed ecco spuntare alle nostre spalle una donnona che in maniera molto decisa pronuncia frasi in tedesco a noi incomprensibili. La signora però parla bene anche l'inglese e troviamo così la nostra sistemazione. La vita qui in Svizzera, per chi giunge da un paese estero economicamente "sfigato" come l'Italia, risulta piuttosto cara. Il costo dei campeggi, delle spese di generi alimentari, è lievitato notevolmente. Non possiamo neppure affidarci al free camping in quanto severamente vietato e per paura di incorrere in severe sanzioni, ci affidiamo alle strutture disponibili lungo il percorso.

Non che, a parte i servizi igienici, ci siano chissà quali comodità in un campeggio svizzero da 20 CHF. Raramente si trovano tavoli con panchine o strutture, preferibilmente al riparo dalle intemperie, dove uno possa cenare comodamente. A questo punto, per mangiare un boccone seduto sul prato, tanto varrebbe buttarsi in campo qualsiasi a costo zero. Quando pago, poi solitamente pretendo qualcosa in cambio. Qui a Oey nel piccolo prato a disposizione dei campeggiatori con tenda, è concesso l'utilizzo di due postazioni con tavoli e panche, ma in formato lillipuziano. Ci si deve accontentare, ma la cosa può fare incazzare.

Visto il bel sole ed il forte vento che soffia, decido di rischiare con un generoso bucato del mio vestiario. Una volta strizzato tutto, mi trovo in difficoltà su dove stendere. Fortunatamente una signora nostra dirimpettaia, vedendomi in difficoltà, mi ha gentilmente messo a disposizione il suo stendibiancheria. Dopo cena, una breve passeggiata in paese, per constatare la quasi totale assenza di locali dove fermarsi a bere qualcosa (aggiungerei senza venire spennati) e poi mestamente (senza birra) a letto.

Posta un commento