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domenica 2 settembre 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 6 | Elva - Chateau Queyras

ElvaColle SampeyreMonvisoAl Colle SampeyreMonvisoChianale
ChianaleChianaleChianaleChianaleColle dell'AgnelloVista in Queyras
Vista in QueyrasColle dell'AgnelloMolines en QueyrasCampeggioCampeggioChateau-Queyras
GIORNO 6 | Elva - Chateau Queyras, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Che bella dormita stanotte, grazie anche ai tappi per le orecchie, che mi hanno isolato dagli assordanti russamenti degli altri ospiti della camerata.

Siamo al sesto giorno e medito: forse incomincio ad accusare i primi sintomi di stanchezza e mi rendo conto (non ci vuole un gran spirito d'osservazione) che questo viaggio non è affatto leggero, non è un viaggio-vacanza come avevo pensato di fare: i momenti di relax  sono davvero pochi, stiamo pedalando tutti i giorni con un buon ritmo, partendo presto alla mattina e fermandoci alla sera per l'ora di cena. Il tempo a disposizione non è illimitato e quando hai pronta una traccia con il totale dei chilometri da coprire in una trentina di giorni, saltano fuori dei numeri che parlano chiaro: occorre pedalare. Sono stato io ad avere l'idea di questa traversata ed ora nutro dei dubbi sulla piacevolezza o meno di un viaggio così. Pedalare è bello, ma ho l'impressione di essere sempre un po' troppo di fretta, come dire, col fuoco al culo.  Non sono un visitatore di musei, ma mi piacerebbe dare il giusto tempo alle cose, ai momenti della giornata.

Esco dalla stanza e mi incammino per la colazione; prima però vado a controllare la mia roba stesa sulla terrazza coperta, per vedere se nel frattempo è riuscita ad asciugarsi e... è bagnata fradicia, come se l'avessi appena lavata. Dalle falle del tetto è piovuto proprio sulla mia bici e sui miei vestiti. Fantastico! Mi tiro su di morale con una raffica di marmellatine, poi passo al miele ed infine do il colpo di grazia con la nutella. Per un po' dovrei essere a posto.

Indossare i vestiti umidi, sudaticci, puzzolenti, è l'esperienza che si ripete quotidianamente, ma alla quale non riesco ad abituarmi. Fortunatamente appena si riprende a sudare questa sensazione sgradevole svanisce. L'odore però permane.

Stiamo pedalando verso il Colle di Sampeyre lungo una bella stradina asfaltata, prima nel bosco, poi tra verdi pascoli. Come al solito Dario spinge almeno due rapporti sotto il mio e giorno dopo giorno mi sto sempre più convincendo che involontariamente, col suo passo, stia influenzando l'andatura di questo viaggio. I miei sabotaggi alla ruota libera non sono serviti... devo escogitare qualcosa d'altro... intanto medito...

Alle 10 siamo al passo e le mie ginocchia dolorano già. Uff!
Il Monviso! Dov'è il Monviso! Avevo intravisto la sua vetta poco fa, a metà salita, ed ora che sono in un punto panoramico non c'è più, è nascosto dalle nubi. Sarebbe un peccato scendere a valle senza una foto ricordo con questa bella montagna. Le nubi vanno e vengono, si muovono, basta avere pazienza e attendere il momento giusto. Esatto: attendere. Tergiverso un po', faccio per partire, poi torno sui miei passi, come guidato da un presentimento ed ecco che uno spiraglio si apre tra le nuvole. Eccolo! Si vede!

La discesa su asfalto è sempre troppo veloce, con tutta la fatica che abbiamo fatto per salire, in un baleno quasi ci ritroviamo in fondo alla valle. Fortunatamente ad un certo punto deviamo su una bella sterrata che, transitando per alcuni piccoli, caratteristici paesini, ci porta a Casteldelfino. Passiamo per il centro del paese e lungo la via troviamo un banchetto con in vendita delle pere. Ne acquistiamo una confezione e le consumiamo subito trovandole veramente deliziose. Superato il lago artificiale di Castello, giungiamo a Pontechianale dove sostiamo per mangiare qualcosa prima di ripartire per il Colle dell'Agnello. Il pranzo è a base di pane vecchio e formaggio e dopo lo spuntino, ritorniamo immediatamente in sella, lasciando al corpo l'arduo compito di digerire pedalando.

Al contrario di Pontechianale, il paese di Chianale è splendido, caratteristico e ci fermiamo per una visita ed una coca-cola. Invidio un po' le persone che vedo passeggiare sui ciottolati del paese e si fermano al ristorante per un po' di sana slow life. Che meraviglia!
Maccheccavolo! Io predico bene e razzolo male. Predico la traversata selvaggia per i monti, la notte in tenda, il pranzo al sacco e poi guardo con invidia i turisti che se la spassano seduti a tavola.
Forza, è l'ora dell'Agnello!

La salita è lunga, impegnativa e faticosa. Il sole se ne va, dietro le nubi ed indosso lo smanicato antivento per proteggermi dal freddo. Al passo, a oltre 2700 metri di quota, rimango stupito nel vedere che in Queyras, in Francia, splende un gran bel sole. Mi tuffo volentieri in discesa assaporando curva dopo curva, questa splendida strada. Che sensazione meravigliosa! Che posti fantastici! Mi lascio andare in urla di gioia mentre il vento mi fa lacrimare gli occhi.
Al primo paese che incrociamo, a Molines, ci fiondiamo in boulangerie perché la nostra pancia è vuota e poi bisogna fare la spesa per la cena. Pane, pizza - ahimè ceduta a Dario perché col lardon, formaggio, uova, legumi... "Dai, Dario, prendi i saucissons del Queyras!" Niente saucissons. Alle porte di Chateau Queyras troviamo il campeggio dove ci fermeremo stasera. Si fa da mangiare: pasta al pomodoro, piselli, uova strapazzate. Come cuochi ce la caviamo piuttosto bene per le risorse che abbiamo a disposizione. Beviamo una birra al bar del campeggio, con alle spalle, in posizione sopraelevata, il maestoso castello che di notte viene illuminato. Dario scatta alcune foto, poi si ritira in tenda per riposare. Io invece mi incammino solitario verso il paese, e lo trovo affascinante, ma addormentato. Cammino nel silenzio sotto la luce dei lampioni, osservando la mia ombra che va e viene; mi fermo a bere alla fontana. Un gatto mi osserva affacciato alla finestra, poi ritorna a far le fusa dal padrone. Proseguo verso il castello,  salgo lentamente verso le sue mura, lo osservo da vicino per qualche minuto, poi ritorno al campeggio. Anche oggi è andata, un'altra giornata a pedalare e domani si riprende verso l'Izoard.

Altri 75 km e 2500 metri di salita alle nostre spalle. È bello pedalare, ma rimane viva più che mai la domanda: siamo in vacanza oppure stiamo facendo una fottutissima impresa? Oltre che fisicamente, sono sotto pressione psicologicamente: chi ce lo fa fare?

3 commenti :

dario88 ha detto...

è il tuo pensiero personale sul tuo blog, ma stavolta permettemi di replicare...

vacanza, impresa? è un viaggio. è questa la nostra vacanza, il percorso!
Nei tuoi ultimi racconti vedo valorizzate molto i luoghi in cui ci siamo fermati (rimpiangendo i posti dove ci siamo fermati meno), le mangiate, le pause. E ci sta. Ad Elva eravamo coccolati come piace a noi...
E la salita dell'Agnello non ti ha dato emozioni? a me si, molte. anche la salita, con la fatica nell'affrontarla, appaga e gratifica. Quella è la vacanza che abbiamo scelto di fare, chiamala impresa o fottutissima o come vuoi.
Invece leggo della salita di Sampeyre: di due rapporti in più, della sua andatura che infulenza la vacanza... boh... mi viene da pensare, leggendo... Perse, ma con chi sei andato? con il demonio!
io manco l'ho visto il Monviso, già guardavo l'Agnello e calcolavo quanto ci avrei messo a scalarlo, tutto sui pedali! ah no, ho la ruota libera in giande... sempre il solito... ;D

Però anche tutti gli altri anni, appena tornati a fine agosto dopo "l'impresa" di turno, i tuoi racconti avevano questo retrogusto; che poi si è ammorbidito nelle considerazioni a posteriori. Per questo dicevo che apprezzeremo di più il viaggio a freddo.

E adesso aspetto il prossimo giorno!
le ultime foto arrivano!

Claudio Persegani ha detto...

Il mio errore "fatale" è stato credere che una Traversata delle Alpi si sarebbe potuta fare in scioltezza. Alla fine si deve sempre correre perché i numeri parlano chiaro e se vuoi arrivare a Trieste si deve pedalare senza indugiare. La priorità è stata questa per tutto il viaggio e ne consegue che per certi versi si sarebbe potuto godere di più di tutto quello che il viaggio ci stava offrendo, diluendo la fatica in più giorni (ma il tempo era quello che era). Le mie perplessità dunque al momento, a caldo, rimangono. Al sms di Spiedo: "vi state divertendo?" magari avrei potuto rispondere "mica tanto". Non sarebbe stata una menzogna. Tu hai semplicemente fatto, per modo di dire, il tuo dovere, sempre due rapporti più in giù >:). Come giustamente mi hai detto un giorno: "non sono il detentore della verità". È vero, infatti ognuno di noi ne possiede una personale di cui si fa promotore. L'importante è accettare la verità altrui e rispettarla. Al colle di Sampeyre stavamo (ho usato il plurale) scappando, poi sono ritornato sui miei passi e abbiamo avuto l'opportunità della foto col Monviso.

A parte queste considerazioni, permettimi comunque di farti pesare, per il resto della tua vita ;D, il fatto di esserti presentato per un viaggio così "importante" con un mozzo e una ruota libera in cattive condizioni e di non aver mai pensato che magari un trattamento più light da parte tua avrebbe preservato più a lungo l'integrità della trasmissione.

Gli anni si sentono e ti fanno tirar su i rapporti del cambio, ma ti fanno anche ragionare sulle cose meno superficialmente. Il tuo "rimanere a piedi" non era solo una rottura tua, ma anche del sottoscritto.

clau66 ha detto...

....come siete teneri.
Vianello-Mondaini di quando ero bimbo.