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domenica 2 settembre 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 7 | Chateau Queyras - Cesana

Chateau QueyrasCasse DeserteIzoardIzoardIzoardLes bonbons de l'Izoard
Forti a BriançonBriançonLà in fondo l'Izoarda 2300Hautes AlpesVerso il Monginevro







GIORNO 7 | Chateau Queyras - Cesana, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Sarà la stanchezza accumulata in questi giorni, ma di notte, pur trovandomi in una tenda, su di un materassino gonfiabile, infagottato come una mummia in un sacco a pelo, dormo bene e la mattina mi sveglio di buon ora piuttosto riposato. Incomincio a rimettere in ordine le mie cose per ricaricarle sulla bici ed in queste operazioni purtroppo non sono velocissimo, facendo aspettare tutte le volte Dario.
Alla mattina fa sempre abbastanza fresco e ci si scalda volentieri con qualcosa di caldo per colazione: tè e latte caldi, abbondanti biscotti e pane con la marmellata.

Il viaggio ricomincia, sempre verso nuove mete, sempre in Francia. Nuove vallate ci attendono, nuove salite, nuove fatiche, sempre ricompensate da scenari mozzafiato, montagne aguzze, ghiacciai ed altre innumerevoli meraviglie! 

Siamo sulla strada per l'Izoard e veniamo superati da alcuni ciclisti in bici da corsa. "Bonjour", "Bon Courage"... si pedala più forte con tutti questi incitamenti. Stranamente non veniamo sverniciati dagli stradisti così agevolmente come uno potrebbe pensare. Levo una mano dal manubrio e osservo bene il colore della mia pelle bruciacchiata; sembra proprio che sia rosa. Escludo comunque il verde. Hai capito Giaz?

Dopo un tratto iniziale piuttosto ripido, la strada diviene più dolce nella sua ascesa, sempre nel bosco al riparo dal sole. Vengo superato anche da una coppia in mountain bike. Lei ha proprio un bel fondoschiena e capisco la ragione per cui il suo compagno si mantiene nelle retrovie.
In questa zona si incontrano un sacco di ciclisti e mi domando il motivo di questa grande affluenza, oltre alla spettacolarità dei posti. Mi immagino che ci sia qualche altra sorta di attrazione; vedremo se riuscirò a scoprire quale.

Superiamo la Casse Déserte, come direbbero i bresciani, un gran bel ghiaiù! Poco più avanti, da un gruppo fermo a bordo strada sentiamo giungere dei commenti in italiano: anche gli italiani da queste parti! Deve esserci qualcosa di straordinario al passo, qualcosa di irresistibile che attira ciclisti da tutto il mondo e non vedo l'ora di scoprire di che cosa si tratti. Gli ultimi tornanti ed eccoci ai 2300 metri dell'Izoard. Fatta la foto nei pressi dell'obelisco del Passo, ecco che la mia attenzione viene catturata dalla bancarella con "Les Bombons du col d'Izoard" ed il mistero dell'attrattiva di questo posto viene svelato. Non possiamo esimerci dall'acquistare un po' dei fantomatici dolcetti del colle e Dario è il primo a far tintinnare le sue monete, diretto al banco. Lo vedo raccogliere dolcetti con la paletta, e riporli nel sacchettino di carta. Il commerciante pesa il tutto ed emette il verdetto che costringe il mio compagno di viaggio ad estrarre una banconota. Le monete non son bastate.
"Prendine pochi perché costano un casino!" mi avvisa Dario tornando col magro bottino. Prendo il mio sacchetto e raccolgo qualche gelatina alla frutta. Faccio un mix di un po' di gusti: pera, arancia, fragola... bene, può bastare. Sette euro e cinquanta. Ammazza se son care! Per fortuna che sono stato attento a non abbondare; spero solo che queste caramelle siano fonte di doping eterno.

La discesa seguente è da record! Il GPS non riesce a calcolare la velocità massima raggiunta, da tanto si andava su certi drittoni; robe da matti! Dario mi avvisa di tener d'occhio la traccia in quanto prima di Briançon dobbiamo svoltare verso i forti. Una salita che ho individuato e pianificato poco prima della partenza, per evitare la classica ascesa al Monginevro. Per essere tranquillo mi fermo e carico la deviazione... la seguo e... mi ritrovo a Briançon. Qua qualcosa non torna.
Comunque è ora di pranzo e una bella boulangerie viene in nostro soccorso come al solito qui in Francia. Cosa fare? La traccia evidentemente è sbagliata, dunque si estraggono le cartine cartacee di emergenza. Occorre risalire da dove siamo venuti per trovare la deviazione che ci porti in direzione dei forti e chiedo a Dario consiglio sul da farsi. La decisione è lasciata a me, e opto per i forti di Briançon. Sotto una certa calura, ripercorriamo la strada asfaltata fino ad una deviazione che va nella giusta direzione, ma non si ha la certezza che sia la strada giusta. Manca completamente una qualsiasi forma di cartellonistica che ci possa guidare in questo intricato labirinto di strade. A mio modo di vedere una grave lacuna dell'agenzia turistica della zona.

Le montagne che ci circondano sono spettacolari, e le strade sterrate altrettanto invitanti, ma il caldo è diventato piuttosto opprimente costringendoci ad attingere con frequenza dalle nostre borracce. Quando siamo ormai a secco, giungiamo provvidenzialmente ad una freschissima fonte d'acqua. Oltre alla mia sete, qui viene parzialmente stemperato il mio nervosismo, causato dal fatto di non sapere con precisione dove ci stavamo dirigendo. Una sensazione che in questi giorni di viaggio non avevamo ancora avuto modo di provare, sotto la guida del gps. Questo "non so dove stiamo andando" può essere considerato come un pizzico di peperoncino nel sugo, ma bisogna stare attenti a non eccedere.

Giungiamo ai piedi del Fort de l'Infernet, ma secondo la mappa non ci sarà possibile raggiungere la traccia originale senza prima essere discesi di qualche centinaio di metri di quota. Purtroppo oggi va così. In effetti poco dopo si scende per una strada a tornanti fino a raggiungere una stradina asfaltata che riprende a salire in direzione del forte Janus. A Dario viene spontaneo commentare con una leggera nota di disappunto il fatto di aver perso quota dopo tanta fatica in salita. Io mal interpreto la sua frase e mi incazzo: le fatiche di questi giorni, lo stress di dover spesso trovarmi a spremere tutte le mie energie per non essere lasciato troppo indietro, il troppo peperoncino nel sugo... fatto sta che bestemmiando e imprecando mi sfogo con Dario maledicendo il giorno in cui ho avuto la malaugurata idea di partire per questo viaggio in cui i km ed i metri di dislivello stanno prendendo il sopravvento sulla parte divertente e piacevole. Il mio caratteraccio è ormai noto a tutti ed in alcune circostanze sono servite tutta la pazienza e la comprensione di Dario per riportare tutto alla normalità.

Al passo tra i forti Gondrand e Janus la strada diviene piana, panoramica e molto piacevole. In lontananza notiamo i piloni di un impianto di risalita che proviene dal Monginevro e comprendiamo dunque i motivi per cui durante la salita non avevamo incrociato anima viva. La salita al forte Janus, il più importante della zona è davvero qualcosa riservato ai trekkers, per cui scendiamo per la sterrata diretti al passo che ci riporta in Italia. Un po' di sete è rimasta per cui ci pare opportuno bere una birra media rigenerante. Dario, non reggendo molto l'alcool, ammette di accusare un leggero giramento di testa e decidiamo dunque di lanciarci immediatamente in discesa verso Cesana Torinese. Mai fatte curve più tonde.
Una volta in paese provvediamo a fare spesa, riempiendo le nostre borse fino all'orlo. Dal reparto frutta e verdura di un bel negozietto d'alimentari acquistiamo delle piccole zucchine, mele, banane e le buonissime pesche saturnine che finiscono immediatamente nelle nostre capienti pance. Ovviamente ci sbrodoliamo.

Puntando verso il Sestriere, ma dalla strada secondaria che transita per Sauze di Cesana, troviamo un bel posticino dove accamparci poco dopo il paese di Bousson. Dopo esserci rinfrescati, prepariamo una bella cenetta con pasta pomodoro e zucchine e la solita, graditissima padellata di legumi. Dopo cena, passeggiata in paese e birretta fresca. Troviamo il borgo molto carino e accogliente, e visitiamo esternamente la Chiesa Parrocchiale della Madonna della Neve.
È stata una dura giornata, soprattutto per i miei nervi, ma dopo la tempesta è giunta una piacevolissima quiete. Domani sarà il momento della strada dell'Assietta e devo dire di non vedere l'ora di percorrerla.

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