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mercoledì 5 settembre 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 9 | Novalesa - Tignes

Vecchia strada del MoncenisioMoncenisioRuà TriesteRuà TriesteVecchi paesi abbandnatiantica e vecchia generazione
Si intravede il lagoIceland?Lago del MoncenisioVal CenisBonneval Sur ArcComincia L'Iseran
Bonneval Sur ArcGhiacciaiArriva il temporaleRiparo e vestizioneRainbowBardato
RainbowPerse e l'arcobalenoL'Iseran è finito2770, Highest Point



GIORNO 9| Novalesa - Tignes, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Ecco, ci risiamo, è di nuovo mattina. Le condizioni meteo sono all'insegna dell'instabilità; non è piovuto  durante la notte e le nuvole sembra abbiamo buttato l'ancora da queste parti, infatti stazionano minacciose sui monti attorno a noi. Non dobbiamo comunque temere nulla, perché ieri sera la signora della "Posta" per oggi ci ha assicurato una bellissima giornata di sole.

Oggi dove si va? Non so dove riusciremo ad arrivare, e a dire la verità incomincio a far fatica a visualizzare mentalmente il viaggio che ci aspetta. Di sicuro ci sarà tanta salita... quella non manca mai. Il primo obiettivo di oggi è il Moncenisio o meglio Mont Cenis, perché oggi si ritorna in Francia. Ho qualche dubbio sulla traccia che ho preparato al computer: ci dà la possibilità di pedalare lontano dal traffico, ma poi verso la fine, prima di ricongiungersi con la strada principale, ho paura che si impenni.

L'aria è calda e pesante e si fa fatica a respirare durante la salita, che ripida e a tornanti, giunge presso l'abitato di Moncenisio. All'ingresso del paese un cartello stradale invita i turisti a lasciare l'automobile fuori dal paese e a recarsi a piedi presso il piccolo abitato. Queste cose mi piacciono. Dovrebbero applicare delle norme che limitino il traffico anche sulle strade di alcuni passi alpini che non sono rilevanti per il collegamento tra valli o città, e vengono percorse ed intasate da orde fumanti di veicoli. In paese mi volto e scorgo il cartello di "Ruà Trieste". La strada è ancora lunga, ma vi giungeremo.

Proprio come pensavo, la mia traccia segue un'antica mulattiera diventando molto ripida e sconnessa. Il cielo nel frattempo si è ulteriormente incupito ed incominciano a farsi sentire le prime gocce di una precipitazione ormai alle porte. Saggiamente, dopo aver tentato per alcuni metri l'ascesa, ritorno sui miei passi e Dario mi segue senza protestare. A volte mi butto a testa bassa su cose improponibili alla gente normale, ma questa volta l'alternativa più semplice ha avuto la meglio sulla mia testardaggine.
L'asfaltata scende leggermente, poi si mantiene in quota fino alla statale; ma non facciamo in tempo a riprendere la salita che ecco giungere un violento acquazzone. Ci ripariamo sotto due grossi faggi in attesa che le nubi si scarichino e liberino il cielo. Ricordo che la signora, ieri sera... ecco.

Si sa, le persone anziane hanno mantenuto la facoltà di evincere informazioni dettagliate sul tempo guardando all'insù, annusando l'aria e ascoltando i reumatismi. Noi giovinacci abbiamo perso il contatto con la natura e siamo insensibili e sordi ai suoi messaggi. Dobbiamo avere fede nella signora. Il temporale passa e noi riprendiamo a pedalare, ma per poco. Raggiunto il paese di "Bar Cenisio", ricomincia a piovere forte. Ci appallottoliamo al riparo di una tettoia per un bel po' di tempo, poi ad un certo punto ci stanchiamo e andiamo alla ricerca di un bar a Bar Cenisio.
Niente da fare. Il paese sembra in festa, o comunque c'è un gran movimento di gente; noi seguiamo il movimento e ci intrufoliamo in un casermone con allestite delle tavolate nella speranza di trovare qualcosa di caldo da bere. Una gentile signora, addetta alla cucina, ci offre una bella tazza di caffé, bevuta la quale ci prepariamo per ripartire.

Incontriamo un altro cicloturista che, partito da qualche giorno da Parigi, era in viaggio verso la Sicilia. Che spettacolo! Gli facciamo un grosso in bocca al lupo.
Nel frattempo il cielo si è aperto ed è uscito finalmente un bel sole. Giungiamo felici e contenti al passo, presso la diga, in tempo per assistere all'arrivo di un altro grosso fronte nuvoloso che velocemente ci farà ripiombare al freddo, nella nebbia. Lo soprannomineremo "il drago".
Seguendo la traccia sul GPS ci troviamo a percorrere una bella strada sterrata, forse militare, forse no, che ci porta a percorrere la sponda ovest del lago. Le nubi basse ci nascondono tutto e la cosa mi fa rabbia. Dov'è sto lago! Fisso nel vuoto della nebbia, speranzoso che qualcosa si muova, qualcos'altro si manifesti. Ad un tratto si apre una finestra tra le nubi ed appare l'Islanda. Si, quel lago azzurro e quella vegetazione stepposa non possono che essere islandesi. Hanno sicuramente sbagliato diapositiva.
Con ormai il freddo nelle ossa, raggiungiamo il passo e scendiamo in Vel Cenis, a Lanslevillard reclamando a gran voce una boulangerie. È ora di pranzo e i negozi di alimentari sono chiusi quindi decidiamo di fermarci per pranzo presso una créperie/pizzeria. Per chi è alla ricerca della massima resa con la minima spesa, questi locali non sono proprio il massimo, ma in certe situazioni ci si deve accontentare.

Dario si informa sui campeggi nelle vicinanze perché non è prestissimo ed il tempo è decisamente instabile. La signora della "Posta" probabilmente una Giuliacci, questa volta non ci ha proprio preso.
Noi proseguiamo in Val Cenis, in direzione di Bonneval-sur-Arc, ma ad un certo punto dobbiamo di nuovo fermarci sotto un riparo per non prendere in pieno l'ennesimo forte rovescio. Poi il cielo diviene finalmente azzurro, con i vari dragoni che, sospinti dal vento, serpeggiando tra le cime aguzze, se ne vanno altrove. La strada per diversi chilometri prosegue in leggera discesa, poi in piano: è decisamente piacevole qualche pedalata in relax ogni tanto, e questo luogo si presta molto bene allo scopo.

Ora che il sole ci riscalda, instillandoci nuove energie, ci sentiamo pronti per affrontare la lunga salita verso l'Iseran. Le varie soste durante i temporali ci hanno rallentato parecchio e sono le quattro del pomeriggio quando iniziamo a salire. Mi sento in forma ed inizio con un buon ritmo, poi incomincio ad accusare il solito male alla ginocchia e sono costretto a rallentare. Ragiono e giungo alla conclusione che non c'è nessuna fretta: il tempo è ottimo e la giornata davanti a noi è ancora lunga. Quindi la mia andatura va più che bene. Giusto il tempo di finire il ragionamento, mi volto e vedo un tremendo temporale spostarsi nella nostra direzione. "Eh ma non se ne può più!!! Ma dai! Cinque minuti fa c'era il cielo azzurro ed ora arriva un mostro nero a spazzarci via!"

In alta quota poi, la situazione si complica ulteriormente. Stringo i denti e mi rimetto a spingere, cercando una via di fuga dal dragone nero. Provvidenzialmente troviamo riparo sotto l'unica galleria che si incontra lungo la strada. Nel frattempo all'esterno il temporale si sta già scatenando con fulmini  e tuoni che fan tremare le montagne. Qui siamo al buio e accendo una lampada frontale sia per cercare l'abbigliamento antiacqua nelle borse, sia per rendermi visibile alle auto. Dopo aver rischiato a più riprese di cadere nell'indossare le braghe, mi infilo il giaccone e istantaneamente mi sento invulnerabile. Tutti imbacuccati, protetti dal vento e dall'acqua, una volta che il grosso se n'è andato, lasciamo il nostro riparo per affrontare la pioggia. Si sta facendo sera e non si può più tergiversare; non manca molto al passo e poi, una volta in Val d'Isère, potremo occuparci della ricerca di un posticino accogliente dove passar la notte. Io sto pensando ad un B&B.

Poco prima dell'Isèran, a quasi 2800 metri di quota, rispunta il sole e fa la sua apparizione anche un bellissimo arcobaleno. L'ultimo sforzo e poi si parte per la discesa. Si va veloce, la strada lo permette con dei lunghi tratti lineari che in bici da corsa sarebbero uno spasso. Mi arriva dell'acqua in faccia e sto scendendo a 70 all'ora con gli occhi socchiusi, urlando come un matto per la gioia. Dario non ha intenzione di fermarsi a Val d'Isère per paura di dover pagare eccessivamente anche la piazzola del campeggio per il fatto di trovarsi in una importante località di villeggiatura. Dunque si prosegue in discesa fino a Tignes. Il paese è deserto e gli alberghi sono chiusi durante l'estate; l'unica nostra possibilità rimane il campeggio, che si trova a qualche km dal centro.

Ci avviamo. Dario, più veloce, va a prendere posto, io barcollo. Arriva di nuovo la salita e la stanchezza mi butta addosso una sensazione di sconforto mista a rabbia. Ci saremmo potuti fermare prima, ed io non ne posso più. L'ultimo tratto è il più ripido, sono sul punto di scendere dalla bici, esausto, poi finalmente, dietro ad una curva, ecco l'ingresso del camping, fino ad allora invisibile.
Montiamo la tenda, poi una bella doccia calda e un abbondante piatto di pasta, al riparo, in un locale comune. Alla fine anche oggi abbiamo trovato una buona sistemazione. Dario ha raccontato del nostro viaggio al titolare del campeggio che, sgranando gli occhi, ha risposto con: "... tu m'étonne!"

Per oggi vi abbiamo stupito già abbastanza... ed è ora del riposo. Bonne nuit!

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