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giovedì 27 settembre 2012

Traversata Alpo 2012: GIORNO 15 | Innertkirchen - Selva

Evitiamo la galleriaVecchia Stradacon il pavéPerseLagoAl Grimsel
RodanoNasce il RodanoFurkapassBelvedereRodanoMonte Bianco
RodanoGrimselpass e OberlandFurkapassGhiacciaiAndermattAndermatt
Cara...AndermattOberalpassCamping


GIORNO 15 | Innertkirchen - Selva, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Oggi ci aspettano due passi importanti: il Grimsel ed il Furka e nel cielo splende il sole. Facciamo colazione nella stanza comune del campeggio, al riparo dalla frescura del mattino. Tè, latte, fette biscottate con marmellata ed il tormentone dell'estate 2012: i petit beurre. La versione svizzera però non ha nulla a che vedere con i LU francesi. I nostri vicini di tenda sono per la maggior parte arrampicatori e noi siamo gli unici cicloturisti. Partiamo dal camping di Aareschlucht, che una volta a casa scopriremo essere un luogo d'interesse per la profonda gola scavata dal fiume Aare, attraversata da un affascinante  percorso scavato nella roccia. Raggiungiamo il paese di Innertkirchen e acquistiamo presso il supermercato Volg qualcosa per il pranzo; alla cena penseremo successivamente. È inutile portare a spasso delle provviste considerato il fatto che troveremo diversi paesi lungo la strada.
Purtroppo la pista ciclabile, dopo un tratto iniziale tranquillo, termina ricongiungendosi con la strada principale piuttosto trafficata. Mentre noi saliamo faticosamente verso il Grimsel, tornante dopo tornante; auto, moto, campers, sbuffano fumi che ci rendono l'aria irrespirabile. I boati delle moto poi sono assordanti e riempiono la valle. Amici motociclisti non offendetevi ma... i bikers non mi stanno molto simpatici.

Questi centauri facendo ruggire i motori dei propri bolidi penso si credano dei super uomini: chi fa più rumore, chi va più forte, chi stacca dopo, è il primo della classe. Si fermano per le foto di rito ai cartelli dei passi alpini, vi appiccicano adesivi per suggellare il traguardo faticosamente raggiunto. Faticosamente. Io penso solamente che siano dei losers perché io sono in bicicletta e vado dove vanno loro, ma con le mie gambe, facendo al massimo qualche scoreggina. Vero Dario? Invece questi arroganti buffoni calpestano continuamente i piedi alle altre persone con il loro puzzo ed i loro schiamazzi. Volete correre? Andate in pista. Volete fare turismo senza fatica? Non esiste una moto elettrica? Ah, ma non fa rumore, non romba, non ruggisce... sarebbe da sfigati.
Che almeno vi venga qualche senso di colpa pensando al fatto di stare togliendo il fiato a dei poveri ciclisti in viaggio da 15 giorni. Niente. Nessun senso di colpa... sarebbe da sfigati provare sensi di colpa.

Riusciamo a respirare per qualche centinaio di metri lungo un bel tratto in pavé, il manto della vecchia strada, che, scavata nella roccia, costeggia il fianco della montagna. Il sogno dura poco anche se attorno a noi le montagne sono fantastiche, con le loro cime aguzze, le pareti di roccia, i ghiacciai. La salita al passo è lunga ed impegnativa e non si riesce a capire dove finisca. Raggiungiamo una prima diga e per un breve tratto siamo in piano, seguendo il bacino artificiale. Poi ricominciano i tornanti e sopra le nostre teste scorgiamo altri sbarramenti, segno che lassù troveremo un altro lago.

Finalmente siamo al Passo, a 2165 metri di quota ed in lontananza riusciamo a vedere la prossima meta: il Furka. La discesa ci fa perdere quota, ci allontana, per modo di dire, dal secondo passo alpino della giornata, ma è anche un bel divertimento. Davanti ai nostri occhi gli scenari sono mozzafiato. Il ghiacciaio che dà origine al Rodano è l'elemento di spicco dell'intero quadro, dove la natura ha dato il meglio di sè per arrivare ad un risultato così spettacolare. Peccato, lo ripeto continuamente mentre pedalo, che la valle sia invasa da una moltitudine di fastidosi bikers losers. Poco prima della salita, ricarichiamo le batterie con un bel panino, comodamente seduti nel prato. Questi momenti di relax sono molto piacevoli, ma per evitare di perdere completamente la voglia di rialzarsi, e magari finire appisolati nell'erba, ci imponiamo delle pause mordi e fuggi. Siamo di nuovo in marcia verso i 2400 e rotti metri del passo che divide il Canton svizzero Vallese dall' Uri.
Presso l'Hotel Belvedere, situato lungo un tornante della strada, ci troviamo nel punto più vicino al ghiacciaio del Rodano ed in lontananza, planando con lo sguardo verso Sud-Ovest, seguendo la valle, giungiamo a Martigny e di nuovo di fronte al Monte Bianco. Che emozione rivederlo dopo tanti giorni, dopo tanti chilometri.

È stato liberatorio giungere al passo; un po' come essersi tolto un bel sasso dalla scarpa. Ora nuove valli si spalancano di fronte a noi e dopo la foto ricordo, senza appiccicare adesivi, ma ne avremmo avuto tutto il diritto, ci lanciamo in discesa verso Andermatt. Io però sono piuttosto disorientato e mi accorgerò di esservi passato solo alla sera, nel riepilogo della giornata, con Dario.

Eppure ad Andrematt ci siamo anche fermati a fare spesa, alla Coop, prima di iniziare un'altra, breve salita. Seicento metri di dislivello, una Maddalena (unità di misura dei bresciani), non sono tanti, ma dopo averne già fatti più di duemila, si fanno sentire sulle gambe. Ultimamente sembra che i nostri muscoli sopportino meglio la fatica; che siano ormai rassegnati - allenati - al duro lavoro quotidiano? L'Oberalppass arriva in un baleno, in un pic quasi indolore. L'iniezione è una miscela di bicicletta e montagna. Un mix esplosivo che ti catapulta sempre più avanti, sempre oltre, fantasticando prima con la mente e poi realizzando i tuoi sogni nella realtà, l'indomani.

La discesa ci porta a Sedrun dove troviamo un campeggio. Qui in Svizzera la mia voglia di avventura va a farsi benedire, ma che almeno si possa godere di qualche confort, con i 20 franchi richiesti per piantare una tenda, è il minimo che pretendo.
Tavolini con panchine o una sala dove sedersi comodamente a mangiare? Nein!
Saletta con un pc dove messaggiare con gli amici BdB? Nein!
Dame di compagnia in tenda? Eh ciao!
Anzi, vengono richiesti altri cinque franchi per il sacchetto della spazzatura, al quale volentieri rinuncio. Provvederò di persona alla raccolta differenziata di qualche barattolo e bottiglietta; non mi costa alcuna fatica.

In un campeggio appena allestito, con una vasta area di prato a disposizione, i servizi igienici sono si moderni, ma in numero limitatissimo. Due docce, un wc, due orinali, due lavandini a disposizione di tutti i villeggiatori uomini, mi sembra un po' poco. È un attimo trovare occupato e che si formi la coda.

Così per mangiare ci spostiamo oltre il campeggio, in una piccola zona di prato con alcuni tavolini, un piccolo ruscello e la fontana. Un bel piatto di pastasciutta, con sugo speciale panna e carciofi, di primo e ratatouille come secondo. Ci stiamo prendendo gusto a cucinare e anche con i pochi mezzi a nostra disposizione ce la caviamo. Può essere che sia la fame a farci sembrare tutto buonissimo, ma questa sera ci siamo superati, e non sui pedali, ma sui fornelli.
 
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