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lunedì 1 ottobre 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 16 | Sedrun - Tiefencastel

Quasi a TiefencastelGalleriaGalleriaGalleriaLa rampaFiume
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GIORNO 16 | Selva - Tiefencastel, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Lungo le Alpi non fa mai troppo caldo di notte e la mattina nel mio sacco a pelo estivo manca quel bel tempore che ti fa dormire a lungo. Il risveglio avviene sempre con un certo anticipo, dopo di che, si fila diretti in bagno. A quest'ora tutti sono ancora nel letto e fortunatamente non c'è fila per il wc. La tenda è ricoperta dalla rugiada e mentre facciamo colazione, speriamo che il sole asciughi qualcosa prima di rimettere tutto nelle borse.

Poco prima di ripartire, noto nel prato, nell'area precedentemente occupata da una tenda, un mucchietto di rifiuti vari. Qualche maleducato non deve aver apprezzato la tariffa di cinque franchi per il sacchetto della spazzatura e ha quindi optato per lasciare un ricordino ai gestori del campeggio. Da un certo punto di vista, è la giusta punizione per certi ladrocini; un campeggio ben organizzato dovrebbe fornire alla clientela i cassonetti per la raccolta differenziata, non sacchetti per l'indifferenziato a cifre senza senso.

Da Rueras, frazione di Sedrun, ripartiamo verso mete ignote, località sperdute della Svizzera. So solo che prima o poi dovremo passare per le caratteristiche gallerie di Alter Schyn, e chissà perché non vedo l'ora. Percorriamo in discesa un tratto di strada asfaltata fino a Disentis, poi ritorniamo con grande piacere su pista ciclabile. Si segue il corso anteriore del fiume Reno lungo belle stradine sterrate, prevalentemente in discesa, ma con qualche strappettino che ti fa tenere in caldo i muscoli.
Giunti ad Ilanz, ci guardiamo attorno alla ricerca di qualche piccolo market aperto, ma tutto è inesorabilmente chiuso. Come mai? La risposta è ovvia: è domenica! Per pranzo dobbiamo accontentarci di qualche barretta e di un po' di frutta avanzata. Più avanti si vedrà.

Ricominciamo a salire, prendendo quota rispetto al fiume che continua il suo corso in fondo ad una bellissima gola. L'andamento serpeggiante del Reno è seguito solamente dal bellissimo tracciato ferroviario. Ad un certo punto la strada emerge dal bosco e ci troviamo a percorrere un tratto ricavato nella roccia. La carreggiata è stretta, sicuramente poco adatta al traffico automobilistico, e speriamo rimanga tale per sempre, mantenendo inalterato il suo fascino.

Poco dopo facciamo una breve sosta presso un punto panoramico dove si sono fermati alcuni ciclisti in mountain bike. Scambiamo qualche parola con loro e parlando del nostro viaggio, riferiamo i dati di chilometraggio e dislivello totalizzati fino a quel punto. Lasciamo di stucco i nostri colleghi "stranieri", dimostrando goliardicamente che gli italiani, sono ben altro che mamma mafia spaghetti pizza mandolino. Ok, ce la siamo tirata un po', ma questa volta non potevamo fare a meno di calare l'asso di bastoni.

In discesa, sghignazzando allegramente, arriviamo a Bonaduz. Un altro di quei nomi che mi erano rimasti impressi durante le fasi di pianificazione del percorso. Vuol dire che ci stiamo avvicinando alla zona della gola dello Schyn. Anche in questo paese tutto è chiuso, non facciamo quindi soste e proseguiamo seguendo la traccia. Lasciamo la strada principale e scendiamo verso il fiume dove incrociamo altri due ciclisti che ci mettono in allerta in merito ad un tratto poco raccomandabile alle bici da touring. Poco dopo ci troviamo su single track, con una ripida sponda che scende al fiume, alla nostra sinistra. Un po' esposto magari, e con qualche breve tratto da fare a piedi, ma per il resto il sentiero era ciclabile; probabilmente non raccomandabile per cicloturismo, ma divertente.
Ritornati sulla pista ciclabile, presso Rothenbrunnen troviamo un bar con qualche scaffale per gli alimentari e ne approfittiamo per acquistare qualcosa in previsione della cena. Fa piuttosto caldo e mangiamo immediatamente alcune pesche per rinfrescarci. L'acqua si trova in abbondanza presso le numerose fontane e ci rimane impresso il fatto che qualcuno invece l'acquistasse in bottiglia.

Dal classico tracciato della ciclabile asfaltata, partono numerosissime escursioni a piedi ed in mountain bike, tutte segnalate da un'accurata cartellonistica. Entro pochi chilometri dovremmo incominciare a vedere le segnalazioni che ci portano all'attrazione della giornata, alle gallerie dello Schyn. La strada incomincia a salire, transitando per numerosi piccoli paesi, lungo stradine che serpeggiano per caldi prati assolati. Troviamo temperature più piacevoli una volta all'ombra, nel bosco, lungo una bella forestale. Sembra tutto perfetto, troppo piacevole per essere vero. Difatti poco dopo ci imbattiamo in una rampa tremenda. La pedalo per pochi metri e poi desisto, scendo dalla bici ed incomincio a spingerla. Dario prosegue in sella. A fatica, a piccoli passi, lo raggiungo nel punto in cui la strada ritorna "normale". Dopo una decina di giorni di tregua, la ruota libera del mozzo ha nuovamente manifestato il proprio dissenso a proseguire il suo sporco, duro lavoro, schiava di un padrone senza pietà alcuna.

Esternata la mia contrarietà a Dario, per il fatto di non aver saputo gestire l'instabile integrità della sua ruota con le dovute maniere, proseguo nel mio cammino. Siamo all'ingresso della galleria più caratteristica del percorso e prima di entrarvi accendiamo l'impianto di illuminazione. Dario scatta alcune fotografie, intanto io mi godo lo spettacolo del posto ed un po' di frescura. Poco dopo, scendendo, incrociamo un'allegra famiglia in mountain bike; una scenetta che in Italia si fa fatica ad osservare, specialmente su percorsi non propriamente da principianti.

Arriviamo a Tiefencastel con un temporale in arrivo e ci piazziamo in un piccolo campeggio. Assomiglia molto di più al cortile di una casa dove si sono piazzate abusivamente alcune roulottes, ma ci dobbiamo accontentare. Il costo è come in un campeggio di lusso, solo che i servizi sono nulli. Ci ripariamo nelle tende mentre fuori piove, ma per cucinare non abbiamo un posto riparato. Soffia un bel vento e minaccia ancora pioggia. Dario è già all'opera col sugo quando io, alzandomi bruscamente, incazzato col fornellino che non si vuole accendere, urto il tavolo e mando tutto all'aria. C'è una soluzione veloce che risolve tutti i problemi relativi alla cena: si va fuori a mangiare. Mentre scendiamo in paese, da una casa esce all'improvviso un individuo mascherato completamente di nero, urlando all'impazzata, sicuro del fatto di trovarsi di fronte una facile preda da spaventare. Io però ero in uno stato d'animo più nero del suo vestito e lo scherzo non è riuscito.
Troviamo un unico ristorante dove poterci accomodare e dove farci spennare per bene per un piatto di pasta, un minestrone, un'omelette e qualche patatina fritta.
La Svizzera è bella, ma per certi versi risulta davvero odiosa: non vedo l'ora di rientrare in Italia. Domani potrebbe essere la volta buona?
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