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venerdì 5 ottobre 2012

Traversata Alpi 2012: Giorno 19 | Livigno - Silandro

SalitaAlpisellaAlpisellaGhiaioniAlpisellaVerso i laghi
sterrataLaghi di CancanoLaghi di CancanoUmbrailStelvioOrtles
StelvioSilandro





Giorno 19 | Livigno - Silandro, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Siamo a Livigno, è Ferragosto e la mattina si gela. Non ho un termometro per verificare, ma con molta probabilità non ci sono più di cinque gradi. Come la sera prima, anche stamattina siamo sui tavolini fuori a fare colazione. Un delirio di brividi. Oggi il menù prevede abbondante tè caldo, fette biscottate con la marmellata e biscotti, ma senza gocce di cioccolato, bensì con le gocce al naso.

Dopo il pit stop di Livigno, si riparte per i Laghi di Cancano. Son tutte strade conosciute da Dario che nel corso diverse estati, ha potuto esplorare le valli ed i sentieri qui attorno. A quanto pare la salita sarà piuttosto impegnativa. Al momento però siamo in difficoltà per altri motivi: ci risulta complicato farci strada tra la moltitudine di passeggiatori che sta saturando la pista ciclabile. Poi finalmente la strada incomincia a salire e con l'aumentare della pendenza, la ressa svanisce.
La sterrata è molto bella e dopo un primo tratto piuttosto ripido, rimane in quota, portandoci sempre più all'interno della Val Alpisella. Arriviamo presso uno stretto ponte in legno dove dobbiamo smontare le borse per riuscire a transitare. Ovviamente destiamo parecchia curiosità negli escursionisti che ci osservano armeggiare con borse, sacche, cinghie.

Da questo punto la strada si impenna, diventa impegnativa, ma con determinazione e concentrazione riusciamo senza problemi ad affrontare in sella anche queste pendenze, fino a valicare il Passo Alpisella. Raggiungiamo e superiamo anche qualche biker in mountain bike e la cosa ci inorgoglisce un po': non siamo mica male come pedalatori. Dall'Alpisella la strada diventa ancor più piacevole, con incantevoli montagne e panorami a deliziarci la vista e l'anima. Queste sterrate sono stupende: mi sembra di essere ritornato nel cuneese, sulla via del sale.

Dario si sente come a casa quando pedala da queste parti e leggo sul suo volto un gran entusiasmo. Ora la strada inizia a scendere e dopo qualche tornante su fondo ghiaioso, giungiamo al Passo Fraele e al primo dei due laghi artificiali. Imbocchiamo la strada in piano che lo costeggia ritrovandoci spesso faccia a faccia con le automobili, in un duello a chi molla per primo, solo che le auto sono avvantaggiate. Scopriremo in seguito che la strada era a senso unico. Superiamo anche il secondo lago, tendendoci questa volta sulla sinistra orografica del fiume Adda. Quanti fiumi che abbiamo visto nascere durante il nostro viaggio, che ancora non è giunto a conclusione.

La discesa è una novità anche per Dario, e rimaniamo positivamente colpiti dalla bella sterrata che va a congiungersi con la Statale dello Stelvio. Non abbiamo un granché da mangiare: io mi accontento di pane e marmellata, Dario ha ancora qualche rimasuglio della bresaola di Livigno. Riusciamo comunque a saziarci e a recuperare un po' di energie in vista del Passo dello Stelvio.
Mi devo anche preparare psicologicamente all'incontro con altre mandrie imbufalite di motociclisti puzzoni, sempre catalogati come losers - pronuncia luuuuuuuuuusers. (Odiatemi pure)

La strada dello Stelvio è molto bella ma, pur non essendo ripida, alla lunga diventa stancante. In bici da corsa probabilmente si digerisce di più. Con queste specie di TIR è pur sempre un bell'impegno per le nostre gambe. Ci avviciniamo pericolosamente al confine Svizzero, ma poi fortunatamente ripieghiamo sulla Val Venosta. Dopo tutta questa fatica arriva finalmente una bellissima discesa. Lungo la strada alcuni cartelli annunciano che prossimamente il Passo dello Stelvio diverrà a pagamento per i veicoli a motore e vengo pervaso da un fortissimo stato di esaltazione, di gioia.
A dimostrazione della validità dell'iniziativa, troviamo un camper nel bel mezzo di un tornante, con relative file d'auto e di moto in salita e discesa, in attesa che il nodo si sbrogli. Duemilatredici! Urlo a squarciagola. Duemilatredici!

L'Ortles ci guarda in tutta la sua imponenza ed impotenza: per lui siamo delle insulse e fastidiose formichette puzzone. Vorrebbe schiacciarci, stritolarci tra i suoi ghiacci. Vorrebbe ingoiarci nei suoi crepacci ma non può far nulla. Subisce le nostre angherie e se ne sta zitto. Anzi, si ritira nel suo guscio di roccia. Forse un giorno si presentarà l'occasione per la sua vendetta e giustamente ne approfitterà.

Ora siamo giù in valle, sulla pista ciclabile per Merano. Vien voglia di pedalarla tutta d'un fiato tanto è filante. Non si può far spesa e pensiamo ad una pizzeria, ma poi alla vista di un'area attrezzata con tavolini, panchine e fontana, non possiamo resistere e piantiamo le tende. Ci siamo accampati in un bel posticino appartato e non dovremmo dar fastidio a nessuno. Speriamo vivamente di non rivivere l'esperienza del secondo giorno e di essere lasciati in pace. Abbondante pasta con le zucchine per cena e poi a letto, con il rumoreggiare del torrente a tenerci compagnia. Il nostro viaggio verso Est continua, a poco a poco, stiamo macinando tutte le Alpi. Che meraviglia!

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