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mercoledì 10 ottobre 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 20 | Silandro - Val Sarentino

TemporaleDopo il temporaleMerano 2000le dolomiti!Sterrata in quotasi pedala nel cielo
Perse e Darioa bollaVal SarentinoAccampato



GIORNO 20 | Silandro - Val Sarentino, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Dopo una notte tranquilla, ed una discreta colazione, smontiamo il nostro accampamento e ci prepariamo per la ripartenza. Sono ben venti giorni che pedaliamo, e tutte le volte che metto le mani sulla tenda, sul materassino e sul sacco a pelo; sul fornellino, le padelline... penso che sia un bel traffico. Eppure i giorni volano via, come i chilometri, le valli, le montagne. Dopo essere ritornato in Italia ho la sensazione che tutto d'ora in poi sarà più semplice, ma probabilmente mi sto illudendo.

Oggi ci aspetta Merano e poi la salita a Merano 2000 e la Val Sarentino; quindi non si scherza. Dopo Silandro, ci imbattiamo nel fatidico meleto già incontrato durante il giro del Madriccio in compagnia di Milzo e tanti BdB, e di nuovo, come in quell'occasione, veniamo innaffiati per bene. Tanto per rinfrescarsi di prima mattina e a Dario viene il mal di testa.

Finché si pedala sulla pista ciclabile la vita è piuttosto facile; sembra quasi di volare da tanto si va, succhiando la scia di una coppia di cicloturisti. Sono due persone un po' avanti con l'età, ma pedalano ad una buona velocità e noi li seguiamo a distanza ridotta, insospettendoli. Li vedo voltarsi per controllare la situazione e probabilmente per invitarci al sorpasso, ma noi manteniamo la nostra posizione. Poco prima di Merano, augurando loro buon viaggio, porgiamo distinti saluti.

La città è caotica, trafficata. L'aria è pesante, calda, umida. Ci fermiamo in un negozietto ad acquistare qualcosa per il pranzo, tra cui due insulse mele biologiche gonfie d'acqua all'inverosimile. Biologico non significa niente se poi non è buono. Ho sempre l'impressione che la gente mi guardi male e a dire la verità non vedo l'ora di andarmene da questo posto, e ritornare in quota, in un bosco; lontano da tutti. Vorrei tanto riuscire a coprire la distanza che mi separa dal silenzio avvolgente della natura nel minor tempo possibile, ma la salita verso Avelengo si rivela ripida e claustrofobica. Si suda copiosamente, si arranca.

Da Ovest arriva un temporale, una grossa e minacciosa perturbazione. Osserviamo le imponenti nubi grige scaricare fulmini e acqua a Merano e poi avvicinarsi a noi. Pedaliamo finché possiamo, e poco prima del diluvio ci fermiamo sotto il fitto fogliame degli alberi a margine della strada. Ci ripariamo meglio che possiamo, ma dopo un po' iniziano le infiltrazioni, e i primi brividi lungo la schiena. La sosta è piuttosto lunga, ma quando finalmente riprendiamo a pedalare, il cielo è di nuovo azzurro e l'aria più fresca e respirabile. Ad Avelegno ci fermiamo a mangiare i panini e ci procuriamo delle radler nel vicino bar.  Alla fine dell'asfalto, iniziamo a pedalare sulle ripide sterrate che risalgono i pendii della montagna fino al Rifugio Meraner. A parte gli orribili impianti di risalita, il paesaggio è molto bello e ci sentiamo più a nostro agio su questi percorsi. Dopo il Rifugio poi ha inizio una stupenda sterrata in quota che porta alla Öttenbacher Alm.

Quassù, con lo sguardo rivolto alle prime Dolomiti, sono per la prima volta veramente sopraffatto dall'emozione. Dario si ferma a scattare fotografie, ma io proseguo puntando gli occhi sempre là, verso una visione eccezionale. Ripenso a quanto fatto, alla strada che mi sono lasciato alle spalle, e... "guarda un po' dove sono finito!!" Penso ai miei genitori, ai nipotini che son sempre più vicini. Son laggiù a San Vigilio di Marebbe e presto passerò a salutarli. Chissà come mi troveranno. Più magro? Più secco? In questi giorni ho nascosto le orecchie di carbone sotto il Buff e mi sembra di notare alcuni segni di ripresa. Forse sono riuscito a salvarle. Ecco che arriva Dario e penso che sia bello immortalarci insieme con le Dolomiti da quassù; e così sia.

Superiamo i cancelli della malga e iniziamo la discesa verso Sarentino. A margine della strada notiamo grossi cumuli bianchi; sono mucchi di grandine. L'abbiamo scampata bella! Mi si poteva fin ammaccare la bici. Ritorniamo su asfalto, sempre ricco di insidie, vuoi perché sporco e viscido, vuoi per gli incontri inaspettati con grossi furgoni. Freno e mi porto a bordo strada, visto che la carreggiata è piuttosto stretta, e sento Dario urlare alle mie spalle. Mi volto e lo vedo paonazzo per la paura: mi stava per tamponare a causa dei suoi freni poco efficienti. D'altronde io non potevo immaginare di avere alle spalle un tamponatore folle senza freni e avevo preferito presentarmi al cospetto del camion a velocità ridotta.

Sarentino è proprio un bel paese e ci fermiamo a fare spesa in un mini market. Però sembra proprio di essere in Austria o Germania; qui la lingua principale è il tedesco, e l'italiano viene parlato con l'accento del professor Birkermaier. Vorrà dire che terrò conto di queste giornate in Alto Adige come se fossi transitato per l'Austria. Si sta facendo sera ed incomincia ad avanzare la necessità di reperire un luogo dove fermarsi con le tende. Non vediamo indicazioni per campeggi e quindi proseguiamo tenendo d'occhio i prati attorno a noi, sempre piuttosto scoscesi e parecchio in vista. Noi invece abbiamo bisogno di qualcosa in piano ed il più discreto possibile. Si potrebbe anche rischiare di chiedere a qualche baita l'ospitalità nel prato adiacente, ma vorremmo evitare brutte figure.

Man mano che proseguiamo, il sole si fa sempre più basso e le nostre gambe sempre più deboli e stanche. La strada invece tende ad impennarsi sempre di più e le probabilità di trovare qualcosa di adatto al pernottamento calano drasticamente. Telefono ai miei per aggiornarli sulla nostra posizione, avvisarli del fatto che presto saremo da loro, ma che attualmente siamo alla ricerca di un bel terreno in piano dove accamparci. Con sempre meno speranze di trovarne uno lungo la strada, ci dobbiamo fermare presso una striscia di prato piuttosto pendente, domandando l'autorizzazione del proprietario dell'appezzamento, che non ha avuto nulla in contrario. Ai matti bisogna dare sempre ragione.
Ci dobbiamo accontentare anche per quanto riguarda i servizi igienici, ma ormai siamo abili nell'arte di arrangiarsi. Dopo una giornata così intensa quello che ci vuole è un abbondante piatto di pasta e dopo cena una bella passeggiata con sosta al bar per un paio di radlers.

Mauro ci chiama per avvisarci che non è riuscito a mettere insieme un gruppetto significativo di BdB per raggiungerci e quindi deve rinunciare alla trasferta altoatesina. Ci dispiace per l'occasione sfumata, ma ci consola il fatto che in futuro si presenteranno ghiotte occasioni per pedalare insieme. Domani ci cimenteremo nella salita al Rifugio Lazfons; un luogo incantevole accompagnato ancora una volta da tanti bei ricordi. Sarà dura, ma ce la faremo!
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