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martedì 23 ottobre 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 22 - San Vigilio di Marebbe - RifugioAuronzo

PensierosoTramontoTramontoTramonto3 cimeDolomiti
Dolomitisalita al Rif. AuronzoRif. AuronzoGalleria sulla Cortina-Dobbiacoche stradeCi sovrasta
Scendiamo a CortinaDolomitiDolomitiPasso LimoPasso LimoPerse
è duraFanesDolomitiDolomitiPederùRipida sterrata
GIORNO 22 - San Vigilio di Marebbe - Rifugio Auronzo, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

La sosta di un giorno a San Vigilio di Marebbe oltre che  piacevole e rilassante, è stata anche utile per risolvere alcune problematiche relative al nostro lungo viaggio, come ad esempio il reset degli odori provenienti dal nostro abbigliamento. Avremmo voluto sistemare una volta per tutte anche il mozzo della Fargo di Dario, ma purtroppo ciò non è stato possibile, anche dopo aver richiesto assistenza presso diversi negozi di Brunico. In un mondo dove il fattore di crescita si misura in PIL, dove le cose sono progettate per rompersi "alla svelta" per venire sostituite dal prodotto nuovo, è molto difficile trovare gente capace e disposta a riparare qualcosa. Noi conosciamo Vito, sempre più unico nel suo genere, ma anche oggi non possiamo fare affidamento sulle sue competenze.
A San Vigilio abbiamo avuto anche l'occasione di incontrare amici, di scambiare chiacchiere con loro, raccontare aneddoti, insomma, abbiamo trascorso momenti di relax e spensieratezza con il tasto "pause" schiacciato.

Poi si ritorna in azione, si riparte. Si riaccendono i motori - ancora caldi - e ci si avvia in bocca alle Dolomiti, verso il Rifugio Pederù, il Fanes; insomma, roba buona. Non sono ovviamente sicuro di riuscire a fare in sella la ripida salita che ci aspetta, ma la cosa ha poca importanza. Saluto i miei genitori e dò loro l'arrivederci a casa, a Cremona.
Per una decina di chilometri la strada rimane in piano, al cospetto di imponenti pareti di roccia sulla nostra sinistra, di magnifici boschi e ghiaioni sulla destra. In precedenza avevamo percorso questi sentieri durante il giro dolomitico di qualche anno fa, diretti al Rif. Lavarella, dove avevamo riposato le stanche membra.

Incrociamo parecchi escursionisti a piedi e durante la ripida salita ghiaiosa, raggiungiamo e superiamo alcuni mountain bikers. Ce l'ho fatta, è incredibile! Sono riuscito a salire fin qua rimandendo sempre in sella e non è stato neppure così complicato. Attorno a noi stupendi paesaggi di roccia e ghiaia, la cui aridità è mitigata dalle verdi macchie d'erba e di bosco. Sulle nostre teste, nel cielo azzurrissimo, spicca un bel sole che oggi non conosce ostacoli. Sarà una giornata molto calda.
Dopo un tratto in piano molto piacevole, la salita riprende decisa, ma è breve e ben presto siamo al Rifugio Fanes dove sostiamo per una seconda colazione. Clamorosa fetta di strüdel e bicchierone di Radler per riprendere un po' di energie e mentre siamo beatamente seduti al tavolo, assistiamo all'arrivo delle prime famiglie giunte quassù per il pranzo. I posti a sedere sono contati e appena ci alziamo per riprendere il cammino, i nostri posti vengono freneticamente presi d'assalto.

È bello fermarsi presso i rifugi, ma non posso biasimare chi per questioni di risparmio, ma anche per godersi la tranquillità della montagna, preferisce stendere un telo nel prato e mangiarsi i panini portati da casa in santa pace. Appena ripartiti dal rifugio arriva il tratto di salita più impegnativo; ripido e dal fondo dissestato ed insidioso. Al Passo Limo però incomincia la discesa, poco raccomandabile per chi ha paura dei sassi, ma noi siamo bikers abituati a ben altre cose e scendiamo senza esitazione. Grazie alla sezione generosa dei pneumatici che abbiamo montato, siamo tranquilli anche sulle strade e sui sentieri meno agevoli, anche senza l'ausilio di forcelle ammortizzate. Occorre comunque prestare attenzione e viaggiare a velocità ridotta per non incappare in forature o guasti. La strada in seguito diventa più agevole e ci porta a valle, dove deviamo rispetto alla traccia originale verso Cortina d'Ampezzo, sempre speranzosi di trovare qualcuno in grado di sistemare la ruota della Fargo.

Percorriamo un tratto di pista ciclabile e giungiamo in paese per ora di pranzo. Chiediamo al primo negozio, ma ancora una volta non troviamo dall'altra parte una persona disposta a perdere qualche ora di tempo per rifare una ruota con un mozzo nuovo. "E poi quelle sono ruote da 29 pollici, sono cose particolari..." Allora proseguiamo verso il centro della città ed un altro negozio che è fornito anche di bici da ventinove. È chiuso in pausa pranzo e ne approfittiamo anche noi per mangiare una gustosa pizza. Alla riapertura dell'esercizio, sottoponiamo nuovamente la nostra richiesta al meccanico di bici che, escludendo la possibilità di riassemblare la ruota, si offre disponibile per un intervento di pulizia e controllo. Almeno un'ora ad aspettare per poi ritrovarsi nella stessa condizione di prima.

A questo punto, ormai convinti del fatto che non conviene più sperare di trovare qualcuno in grado di risolvere la situazione, ripartiamo verso la ciclabile, diretti a Misurina. Prima però facciamo un giro a vuoto in paese, un bagno di folla alla ricerca di un supermercato dove fare spesa. Dario chiede informazioni a due passanti che non capiscono l'italiano, quindi si ferma e riformula la domanda in inglese. Io proseguo stizzito dal traffico, dalla spesa, da tutto. Vorrà dire che mangeremo le bacche che troveremo lungo la strada.

Imbocchiamo la ciclabile, lungo il vecchio tracciato della ferrovia, e pedaliamo veloci su questa magnifica strada, incrociando un gran numero di ciclisti. Una signora viaggia in discesa e nel frattempo telefona; una leggera sbandata della ruota anteriore ed è in terra. Dario assiste alla scena ed accorre in soccorso, ma fortunatemente non è successo nulla di ché. Poco dopo, in galleria, con luci accese e casco ben allacciato, mentre superiamo un paio di veicoli lenti, passiamo di fianco ad un tizio che, pensando di non avere sufficiente spazio per sè, blocca la ruota posteriore in frenata e ci urla qualcosa di protesta. Un corso di guida mtb non gli avrebbe fatto male sicuramente. Questo per dare un'idea della pericolosità delle piste ciclabili, assolutamente da non prendere alla leggera.

Una volta giunti a Carbonin svoltiamo a destra su asfalto, lasciando la bellissima ciclabile per una strada mediamente trafficata, che sale verso il Lago di Misurina. Il mio pensiero è rivolto anche alla sera che sta sopraggiungendo e alle possibilità che abbiamo per quanto riguarda il pernottamento e la cena. Sempre si va a finire lì, al mangiare e dormire. Che si fa? Mi viene in mente che avevo considerato la possibilità di salire al Rifugio Auronzo presso le Tre Cime di Lavaredo e ripropongo la cosa a Dario che risponde con entusiasmo. Appena giunti all'inizio della salita per il Rifugio, che si trova oltre i 2300 metri di quota, telefono per informarmi sulla disponibilità di posti letto e una volta ricevuta conferma della cosa, ci avviamo per questa ennesima salita. La strada è asfaltata ed è accessibile a pagamento al traffico motorizzato, mentre risulta gratuita per i ciclisti. Meno male.

Questo ultimo tratto di ripida salita si è dimostrato piuttosto impegnativo e ci ha stancato parecchio, anche perché l'abbiamo affrontato ad un passo sostenuto per giungere in orario per la cena. Una volta al cospetto delle Tre Cime, soddisfatti per la grande giornata e per essere giunti fin quassù, facciamo conoscenza con il giovane gestore del rifugio che trova subito molto gentilmente una sistemazione sicura per le nostre bici. Smontiamo i bagagli, ci laviamo meglio che possiamo dai lavabo e scendiamo nella sala per la cena. Ci si serve da soli e mentre si mangia si può godere della bellissima visuale sulle Dolomiti al tramonto. I semplici comforts del rifugio si rivelano più che efficaci nell'appagare le esigenze di due stanchi cicloturisti. Con la pancia piena usciamo per una fare due passi all'esterno e per scattare qualche fotografia. Dopo il tramonto il cielo gradatamente si scurisce e incominciano a spuntare le prime stelle, ma qualche luce proviene anche dalle pareti di roccia. Sono gli arrampicatori che si preparano per trascorrere la notte appesi come salami, o in qualche fredda nicchia scavata nella pietra. Non li invidio proprio, però posso immaginare quanta passione per la montagna li pervada. Questa notte mi aspetta un comodo letto e domani un'altra lunga giornata in bici...

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