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lunedì 29 ottobre 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 23 | Rifugio Auronzo - 3cime - Sauris

SaurisSaurisCadoreCadoreCiampigottoCadore
Auronzo di CadoreSingleImponentile 3 CimeSguardo ad esttra poco saranno pieni
le 3 cimeEccoleGugliePerse e i CadiniPerse e i Cadini3 cime
Guglie roccioseIn cieloGuglie roccioseAlbaCadiniBrace Ardente
GIORNO 23 | Rifugio Auronzo - 3cime - Sauris, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Notte comoda nel rifugio, tranne che per Dario, che non riesce a riposarsi più di tanto. Ci svegliamo in orario per la colazione e, sempre affamati come lupi, scendiamo nella sala principale, mettendoci in fila in attesa della distribuzione delle bevande calde. Nel frattempo le Dolomiti attorno a noi incominciano a risvegliarsi e a colorarsi. Fuori è un'altra bellissima giornata e non vediamo l'ora di riprendere il nostro viaggio. Abbiamo deciso di andare a vedere l'altro versante delle Tre Cime, quello più famoso, che non si scorda mai. Sarebbe la prima volta per Dario. Raccogliamo dunque le nostre cose, recuperiamo le bici dal magazzino dove erano state parcheggiate, e dopo aver ringraziato il giovane gestore dell'Auronzo per la cortesia offerta, rimontiamo in sella verso il Rifugio Lavaredo. Fin lì si può pedalare, poi la strada diviene esclusivamente pedonale. Proseguiamo dunque a piedi nella tranquillità  di questo inizio di giornata, fino al Rifugio Locatelli. Appena giungi dall'altra parte, incomincia la visione delle famose "Zinnen". Dario si volta continuamente e scatta fotografie a raffica.
Le Tre Cime sono splendide, maestose, monumentali. Il sentiero è piacevole, liscio, una passeggiata circondata da ghiaioni, e giungiamo presto alla meta. Al rifugio non ci soffermiamo più di tanto; giusto il tempo per una foto e ritorniamo sui nostri passi.

Oggi ci aspetta una discesa a quanto pare complicata. Qualcosa di poco indicato al touring, ma noi siamo piuttosto amanti del rischio e vogliamo provare questo sentiero che ci evita di ritornare al lago di Misurina, lungo la strada che abbiamo percorso in salita, all'andata. E poi se non si va per sentieri, a che cavolo servono ste bicione con le gomme da mountain bike? A quest'ora il sentiero attorno alle Tre Cime si è riempito di escursionisti, è molto affollato e la gente sembra fare fatica a lasciarci un po' di spazio per passare. Ben presto però prendiamo la nostra deviazione, per un sentiero che con molta probabilità è passato di moda dopo la realizzazione della strada asfaltata che permette di raggiungere, comodamente seduti in macchina, ad un "piccolo" prezzo, il gioiello dolomitico.

Il "nostro" sentiero in effetti è deserto, e scende a zig zag nella valle. La prima parte non ci riserva troppe insidie a parte il fondo parecchio ghiaioso, ma riusciamo a controllare ancora bene le nostre bici pachidermiche. Siamo circondati da pini mughi che lambiscono le nostre grosse borse laterali, e mi strappano il pupazzetto Ox, la mia mascotte. Spero lo ritrovi una bella fanciulla, e lo coccoli un bel po': me lo immagino, con quella sua linguetta, a lambire le zinnen di una tedescotta formosa... ah ah...

Proseguiamo e ci imbattiamo in uno dei tratti più ostici, dove l'acqua ha eroso il sentiero in più punti. Scendiamo a piedi cercando di non scivolare, travolti dal peso dei bagagli. Poi finalmente tutto ritorna alla normalità, il sentiero diviene strada e poi ci si ricollega all'asfalto della strada principale per Auronzo di Cadore. Ritorniamo nella civiltà, nel traffico, e arriva il momento della sosta per la spesa.
Siamo un po' a corto di tutto e rifacciamo le solite provviste dopo un po' di giorni da benestanti, serviti e riveriti. Poi non vuoi fermarti dal fruttivendolo per sbrodolarti con qualche frutto? Peccato che le pesche non siano granché. "Ti ricordi delle pesche mangiate al Col di Nava? Quelle si che erano buone!" - Riemergono gli aneddoti di una ventina di giorni fa, all'inizio del nostro viaggio, tra Liguria e Piemonte. Ora siamo nel Cadore, e non conosco questi luoghi.

Costeggiamo il lago, immersi nel traffico dei passeggiatori. Un cartello ci balza all'occhio: la strada nei mesi estivi è vietata alle bici, ma noi passiamo ugualmente, con calma, facendo tintinnare timidamente il campanello per chiedere gentilmente strada ai pedoni. Vi va di condividere un po' della vostra passeggiata con noi? Grazie... siete molto gentili. Poco dopo arriva un trenino per bimbi, a tutta birra, sbuffando gas di scarico maleodoranti. Mi sembra giusto, commento ad alta voce, che la strada sia vietata alle bici ma venga consentito il passaggio di questi mezzi. Un signore mi ha sentito e mi dà ragione. Ancora un po' di veloce discesa e poi si riprende a salire, guidati dalla traccia del GPS. La salita incomincia a darmi noia. Mi piacerebbe trovare una bella strada pianeggiante, o meglio in leggera discesa, che mi porti fino a Trieste; dolcemente, senza aggiungere fatica alle mie gambe. Ci fermiamo per la pausa pranzo e ci sdraiamo in un prato a mangiare pane e formaggio, al riparo del sole che in questi giorni è tremendamente caldo. Dario non si sente molto bene e gli consiglio di rimanere coricato fino a quando tutto non sarà passato. Prendiamoci tutto il tempo che serve per vivere questi ultimi giorni di viaggio nel migliore dei modi. Ormai è fatta, lo sappiamo entrambi, non manca tanto. Così, immagino, questa salita sarà breve, una robetta da niente, uno scollinamento che supereremo senza problemi, una passeggiata. Un paio di tornanti e giungiamo a Vigo di Cadore, e poi incominciamo a salire. La strada è tranquilla. Tranquillissima. Dopo 10 Km di salita, continuiamo a salire. Ahhhh, maledizione! Ma dove stiamo andando! Fortunatamente troviamo una fontana dietro l'altra, con acqua freschissima e buonissima. Una serie di tornanti strettissimi ci porta più su, sempre di più, fino ai 1800 della Sella Ciampigotto. Non me l'aspettavo proprio. Quassù è proprio bello e ci fermiamo a bere una radler nel locale biker friendly. Se solo i bikers vedessero quello che ho nella borsettina della bici: una ricca collezione dei loro bei adesivi, appena levati dal cartello del Ciampigotto. È la mia piccola vendetta.

Le montagne attorno a noi sono splendide: bei boschi, bellissimi pascoli, e queste visioni ci ripagano di tutta la fatica, di tutto l'impegno versati in salita. Alcune belle vacche brucano beate nei verdi prati a margine della strada, ed alzano la testa solo per dare un'occhiata alle due scimmiette in bicicletta.
Viaggiamo sempre attorno a quota 1800, ma poi scendiamo fino a Sauris. Troppa discesa. Si perché poi ci è toccato risalire di nuovo, e oltrettutto per una mulattiera ripidissima. Poco più avanti c'è un rifugio, ma è troppo caro per i nostri gusti, per cui ci buttiamo nel primo prato che troviamo con le nostre piccole tende. Niente doccia, ma un bel piatto di pasta e una abbondante fagiolata con peperoncino piccante. Faccio due passi un po' più in là alla ricerca di una tacca di campo sul mio cellulare per mandare un messaggio tranquillizzante ai genitori, poi relax e il meritato riposo in tenda. Non ho quasi più le forze per scrivere sul mio diarietto di viaggio sul quale ormai appunto solo poche cose, poi inesorabilmente gli occhi si chiudono e puff...il buio.

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