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martedì 2 ottobre 2012

Traversata Alpi: GIORNO 17 | Tiefencastel - Celerina

ChiesaSterrataRampa mica maleVallataPasso del SettimoSemptimer Pass
PontePontePrima e Unica foraturaNon è facileMulattieraTornante
RipidoLago di SilvaplanaLago di SilvaplanaScorciLago di SilvaplanaSterrata da sogno
GIORNO 17 | Tiefencastel - Celerina, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Dopo il temporale di ieri sera, stamattina il cielo è azzurro e con il bel tempo ci prepariamo per il Passo del Settimo. Si tratta di un'antico valico, utilizzato fin dall'epoca romana come collegamento tra il Cantone dei Grigioni e la Val Chiavenna, e che ora è percorribile solo a piedi o, per l'appunto, in mountain bike. Abbandoniamo lo squallido campeggio di Tiefencastel ed incominciamo a risalire la valle su asfalto in direzione Savognin, transitando per i paesi di Mon e Salouf.
Dario è preoccupato per la trasmissione della sua bici; pensiero che però non l'aveva minimamente sfiorato il giorno prima, mentre si lanciava a capofitto sulla tremenda cementata al 30%. Fortunatamente al momento i problemi non sono in salita, con la ruota che va miracolosamente in trazione, ma in discesa, con il rocchetto che non gira liberamente, costringendo Dario a rallentare e a continuare l'azione pedalatoria.

L'asfaltata che abbiamo imboccato si mantiene ad una quota più elevata rispetto alla strada principale, però poi ridiscende verso il fiume poco prima di Savognin. Avrei preferito rimanere in quota, ma ciò evidentemente non era possibile. In paese ci avviciniamo alla vetrina di un negozio di biciclette alla ricerca di assistenza tecnica, ma troviamo tutto chiuso, quindi l'intervento viene rimandato.

Le previsioni del tempo annunciano il sopraggiungere di temporali nel pomeriggio e preferiremmo evitarli, dato che oggi saliremo fino a oltre 2300 metri di quota e quando sei lassù, l'ultima cosa che vuoi, è imbatterti in una violenta perturbazione.
Stiamo seguendo il percorso per mountain bike contrassegnato come "Via Sett", che con l'obiettivo di allontanare le biciclette dalla strada trafficata, le porta a volte a percorrere strade ripidissime e magari a risalire i prati erbosi di una diga. Che fatica! Giungiamo al paese di Bivio per ora di pranzo, ma proseguiamo ancora un po', lasciando definitivamente alle nostre spalle la strada asfaltata e la civiltà, addentrandoci in una bellissima vallata incantata. Il fondo sterrato è in ottime condizioni e ci permette di rimanere in sella anche quando le pendenze diventano importanti.
Il mio corpo è quasi completamente prosciugato delle sue energie e lo stomaco grunisce; un chiaro segnale di fame. Mi fermo per una barretta, tanto per dargli un contentino e poi riprendo la mia lenta marcia.

La valle è completamente sgombera dalle piante ed il sole continua la sua azione violenta sulle mie povere orecchie e sul naso, ormai ridotti a pezzi di carbone.
Mi immagino che ormai non ci sia più nulla da fare per recuperarli; probabilmente ad un certo punto si staccheranno di netto, cadendo per terra, finendo tra i sassi della Via Sett. In cambio mi farò mettere un bel nasino alla francese. Dovrei stare bene.

Finalmente viene il momento del pranzo e comodamente seduti nel prato, mettiamo all'opera le nostre fauci sui nostri mega panini farciti con formaggio gruyère. Con la pancia bella piena si sta molto meglio. A questo punto sarebbe bello rilassarsi un momento, magari abbioccandosi, cullati dal vento e dai i sussurri della natura. Invece ripartiamo subito, smaniosi di raggiungere il passo.
Alle nostre spalle sopraggiungono altri bikers, che ci guardano incuriositi per il carico che portiamo con noi. Di sicuro le nostre bici non sono ideali per i percorsi più tecnici e speriamo che il sentiero in discesa non si riveli troppo difficile. Con grande soddisfazione giungiamo al Passo del Settimo e scattiamo una foto ricordo con l'amico cartello. Il luogo è affascinante e sarebbe bello ritornarvi con gli amici BdB per un bel giro all mountain.

Lasciamo passare i bikers per non ostacolarli in discesa, ma poco dopo li ritroviamo a spinger le bici per cui li ripassiamo. Le borse faticano a rimanere ancorate al portapacchi, con le sollecitazioni tremende a cui sono sottoposte, ma molto lentamente, con la massima attenzione, mettendo alla prova le nostre capacità di guida, riusciamo a scendere in sella alle nostre bici. Ad un certo punto, appena dopo una profonda canalina di scolo dell'acqua, la mia ruota posteriore si affloscia.

È da appuntare la prima foratura del giro, dopo 17 giorni di viaggio. Diciassette...
Riparo velocemente la camera d'aria ed una volta riportata la gomma ad una pressione a prova di pizzicatura, ci rimettiamo in marcia. Passiamo per un caratteristico ponte in pietra, un ricordo dei romani recentemente recuperato. È una bella emozione attraversarlo e sono contento che questa antica via non sia stata contaminata dal progresso, rimanendo nell'anonimato, per essere poi riscoperta in ambito escursionistico.
Il sentiero per brevi tratti diviene piuttosto sconnesso, essendo stato eroso in alcuni punti dall'acqua, ma un cantiere è attivo per il recupero del fondo dell'antica mulattiera. Dario si accorge di avere una borsa a penzoloni; purtroppo un gancio si è rotto e dobbiamo intervenire con una riparazione d'emergenza utilizzando una fascetta di plastica. Molto probabilmente stiamo sottoponendo certe nostre attrezzature ad un lavoro fin troppo gravoso. L'ultimo tratto, fino a Casaccia è su facile sterrata e possiamo mollare un po' i freni.

Ora risaliamo il Passo Maloja dove un tornante tira l'altro in una strettissima successione. Purtroppo la strada è piuttosto trafficata; stringiamo quindi i denti e facciamo in modo che questo tratto scivoli via il più velocemente possibile sotto le nostre ruote. Dal passo incominciamo a costeggiare il Lej da Segl - in romancio - un bellissimo lago dalle acque azzurre e, immagino, di ghiaccio. Abbiamo il vento a favore e con il minimo sforzo, sulle bellissime sterrate di ghiaia, raggiungiamo velocità di tutto rispetto. La testa è alta e lo sguardo guarda avanti, lontano, rivolto verso gli splendidi scenari che scorrono veloci davanti ai nostri occhi. Per fortuna c'è Dario che con la sua nuovissima Sony pensa ad immortalare tutto con grande abilità. La passeggiata è davvero gradevole e dopo aver superato il Lago Silvaplana, arriviamo a St. Moritz. Una delle località di villeggiatura più rinomate, altolocate di tutto l'arco alpino. Noi siamo così altolocati che decidiamo di andare a fare la spesa di generi alimentari proprio qui, alla Coop. Non ero mai entrato in un supermercato così fornito in vita mia, con un'incredibile varietà di merci, pronte a soddisfare le più disparate esigenze della clientela. Riempio due borsine e poi, al momento di metter tutto nelle borse della bici, mi accorgo di quanto sia difficile trovare il posto per tutto. Siamo carichi all'inverosimile quando riprendiamo la ciclabile che porta al Passo del Bernina e poco dopo, ormai esausti, ci fermiamo nelle vicinanze di Celerina, presso un campeggio lungo il torrente. Il prezzo è "alla Svizzera" ed la location per le tende.. pure. Mi sembra tutto molto disordinato e noi, come al solito, siamo così sfigati da doverci posizionare tra un camper ed un furgone, in un rettangolo di terra pieno di radici. Fortunatamente abbiamo a disposizione un bel posticino dove cucinare e far venire l'acquolina in bocca ad una compagnia di simpatici vecchietti, con il nostro sugo pomodoro e basilico. Dopo una bella mangiata, non rimane altro da fare che infilarsi nel sacco a pelo e dormire. Domani si rientra in Italia e questa ormai è una certezza che non può far altro che rendermi felice.

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