Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF

sabato 3 novembre 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 24 | Sauris - Pontebba

Notte con gli scoutPontebbacascatelleFriuliSenzaFrenigiro delle malghe
Monti del FriuliGiro delle malgheDal Cadore al Friuli




GIORNO 24 | Sauris - Pontebba, il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Isolati, quassù, appena sopra Sauris, in un angolino di umido prato, non siamo stati disturbati da nessuno, perché nessuno passa da queste parti. La tenda è coperta da uno strato di umidità. Quando apro la zip per metter fuori la testa, scateno una reazione a catena che mi fa piovere qualche goccia nel coppino. Ora è il momento di prepararsi la colazione e cerco un piano d'appoggio per il fornello ed una pietra che mi faccia da sgabello. I soliti gesti, meccanismi collaudati per giorni e giorni, ma sempre in un nuovo posto, lungo le meravigliose Alpi, lontano da casa. Non mi trovo affatto male come nomade, ma un po' di nostalgia a volte si fa sentire. Siamo silenziosi, taciturni, assorti nei nostri pensieri, mentre si sgranocchia un gran cereale dopo l'altro, fino alla fine del pacchetto.

Poco dopo siamo di nuovo in marcia, in salita, lungo il giro delle malghe di Sauris, un percorso per mountain bikes. Si sale per ripide mulattiere cementate, nel bosco, dove c'è poco da vedere e tanto da spingere. Poi finalmente si esce allo scoperto e ci si può distrarre con i bellissimi panorami di queste zone selvagge. I tratti sterrati sono quelli che preferisco, sono quelli che vorrei pedalare all'infinito, rimanendo in quota, senza mai scendere a valle. Poi però, dopo aver raggiunto i 1700 metri di quota, la nostra strada scende bruscamente verso Ovaro. Una discesa ripidissima, a tornanti, che non dà tregua ai nostri freni, che si surriscaldano ed ululano. Dopo 1200 metri di discesa, ci troviamo giù in valle, in paesini a noi sconosciuti, avvolti da un'atmosfera già calda e soffocante. Facciamo scorta di zuccheri mangiando le piccole prugne di un albero selvaggio, cresciuto senza padrone nel bel mezzo di un campo, poi è la volta della spesa al minimarket di Comeglians. Acquistiamo le solite cose, l'essenziale per un panino per pranzo e per una porzione abbondante di pasta per la sera. Sgranocchiamo un paio di pesche granitiche e poi ripartiamo in salita per Povolaro e Ravascletto. Giunti in quest'ultimo paese, intuisco dagli impianti di risalita e dalle infrastrutture create attorno ad essi, che stiamo attraversando una stazione sciistica che durante l'inverno si popola di gente. Oggi, una calda giornata d'estate, siamo quasi soli, accaldati, lungo questa strada che continua a salire.... ma dove ci sta conducendo? Non lo sappiamo. Ora però si scende e va meglio. Ci si rinfresca, ci si rilassa un po'. La festa però non dura tanto. Siamo di nuovo in valle e ci tocca salire ancora. Prima però una pausa pranzo presso Paluzza, dove per un pelo troviamo aperta una "boulangerie".. ah, ma che cavolo dico, siamo in provincia di Udine e la Francia è ben lontana, al massimo da questi luoghi potremmo sconfinare in Austria.
Focaccia alle cipolle e qualche dolcetto per completare il pranzo costituito da pane e pecorino. Oggi ho pensato a riempirmi bene la pancia piuttosto che rimanere leggero.

Forse non ho fatto bene, forse faticherò a digerire, magari farò qualche ruttino alla cipolla, ma almeno il mio corpo non potrà lamentarsi del fatto di essere a secco di carburante. Da queste parti, probabilmente per via della conformazione del territorio, le strade si arrampicano ripide, tornante dopo tornante, e si fa una fatica incredibile, mi manca il fiato per il caldo e quando raggiungiamo una fontana mi vorrei tuffare per farmi un bagno rinfrescante. Riesco comunque a ristabilirmi, ma la sensazione di fresco dura poco, e ritorno ben presto in balia del caldo soffocante. Dopo questa maledetta salita, ovviamente, una discesa in picchiata, dove ho toccato velocità spaventose. Ammetto di non aver gradito molto l'andamento delle strade in queste zone.

Questa mia considerazione ha trovato altra linfa vitale, quando da Paularo ho visto davanti alle mie ruote la strada prendere di nuovo una brutta piega, tendente al verticale. Questo mio stato mentale, ha contribuito ad affievolire le mi forze, ad abbattere la mia volontà di spingere su quelle rampe. Quando poi inizia a girarti la testa allora forse è giunto il momento di scendere dalla bici e fare una pausa. Ne approfitto per sistemare le pastiglie del freno anteriore che, ormai alla frutta, incominciano a sfregare sul disco. Questa è la salita per il Passo Lanza, che promette di essere piuttosto impegnativa. Subito arriva la sferzata taglia gambe, poi, una volta nel bosco, quando ormai credi di trovarti a buon punto, incominci a scendere e a perdere quota rispetto al valico situato a poco più di 1500 metri. Fortunatamente la frescura ti rimette in sesto, ti rigenera. La strada è molto bella, stretta, non consigliata al traffico automobilistico; per di qua passa una macchina per volta, ma i temerari non mancano mai. Finiamo l'acqua e riempiamo le borracce da una fonte a margine della strada, direttamente dalla montagna. Acqua ghiacciata, freschissima, ottima, anche senza l'etichetta del controllo qualità. Non mancherà tanto, speriamo, e proseguiamo nella nostra scalata, una salita dura, con degli strappi notevoli.

Sembra quasi che invisibili mani sinuosamente ti lambiscano, ti afferrino per le gambe, ti trattengano. Mi guardo indietro e non vedo nessuno, mi sbilancio e son costretto a fermarmi. La ruota anteriore non è più frenata, ma allora cos'è che mi rallenta? Dario è più avanti, si è appena fermato ad un'altra fontana e sta parlando con alcuni ciclisti. Mi fermo anch'io per un nuovo rifornimento idrico e incontro questi ragazzi di Cremona. Presto, mi avvisano, la strada subirà altre brusche impennate. Preparato psicologicamente all'inevitabile incontro con l'ultimo, decisivo tratto di salita, mi avvio con calma verso il Cason di Lanza. La strada è una sottile striscia di asfalto nel bosco. Tutto intorno a noi si trovano montagne selvagge, torrenti, ripidi pendii. Cosa sarebbe di noi là in mezzo, riusciremmo a cavarcela ugualmente? Bella domanda.

Visione! Il passo è davanti ai nostri occhi, finalmente. Ci sarebbe la possibilità e la volontà di fermarsi a bere qualcosa per festeggiare e ritemprarsi, ma il lungo striscione "biker friendly" mi fa salire il nervoso. Ed il ciclista non è vostro amico, non è il benvenuto? Scendiamo che è meglio. Si è fatto tardi, il pomeriggio è inoltrato, si fa sera e sarebbe opportuno trovare un bel posticino dove campeggiare. Man mano che ci avviciniamo a Pontebba, al centro abitato, le speranze diventano sempre più fievoli, a meno che ci sia un vero e proprio campeggio. Ad un certo punto sulla nostra destra, scorgiamo una serie di spiazzi erbosi, ed un accampamento Scout. Chiediamo a loro, ma i ragazzi che stanno risalendo verso le tende, dopo il bagno nel torrente, non ci sanno aiutare. I prati sembrerebbero "privati". Attendiamo comunque il capo scout per chiedere informazioni sicure. Fortunatamente possiamo fermarci nei prati, e ne siamo lieti; veniamo solamente avvisati a riguardo di un gioco notturno che potrebbe turbare il nostro sonno. Un piccolo disturbo che siamo disposti ad accettare.

Dopo aver posizionato le tende, in disparte per non disturbare, ci dirigiamo al torrente per il lavarci. Ci aspetta un fantastico bagno, rinfrescante e rigenerante. Poi la cena ed il meritato relax. A mezzanotte veniamo svegliati dalle urla disumane di un orco, poi una volta ritrovata lucidità, capiamo che si tratta del capo scout a caccia dei suoi lupetti. Speriamo che li prenda tutti al più presto e li mangi in un sol boccone.

Posta un commento