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martedì 6 novembre 2012

Traversata Alpi 2012: GIORNO 26 | Kobarid - Aurisina (TS)

IsonzoIsonzoPianure Slovene2000 km



GIORNO 26 | Kobarid - Aurisina (TS), il set fotografico di Dario Gnali su Flickr.

Ci si sveglia nel bel mezzo di un forte temporale e di corsa ci rifugiamo in una specie di cavità nella roccia dove possiamo prepararci la colazione al riparo. Trovandoci in una piccola area priva d'erba le nostre tende si son sporcate di fango e siamo costretti a smontarle e riporle nelle sacche umide ed imbrattate. Quando ripartiamo però, ha ormai smesso di piovere. Riprendiamo a seguire il corso torrente, mantenendoci sempre su strade secondarie, che sono asfaltate, ma tranquille.
Stiamo definitivamente abbandonando le Alpi, ma le zone risultano comunque interessanti sia paesaggisticamente che storicamente. Il Soča è un fiume molto bello e man mano che avanziamo possiamo notare il cambiamento di colore delle sue acque, da limpide a turchesi man mano sempre più torbide, verdi, ricche di sedimenti. Il fiume in Italia cambia nome, e diventa Isonzo.

Le strade sono ancora bagnate e scivolose e nei pressi di un piccolo paese, ci imbattiamo in un incidente automobilisitico che ci taglia la strada. Rimaniamo fermi per qualche minuto, poi un altro ciclista ci raggiunge e ci mostra una via alternativa per superare l'ostacolo. Così ritorniamo in marcia, e con una buona andatura proseguiamo verso Nova Gorica ed il confine con l'Italia. Poco prima di abbandonare la valle e ritornare in pianura troviamo un piccolo negozio di alimentari dove facciamo la spesa per il pranzo. Ormai le Alpi sono alle nostre spalle. Siamo ritornati nel caldo soffocante e nel traffico, che mi innervosisce molto. Fortunatamente Riusciamo a divincolarci piuttosto velocemente e a ritornare su strade a noi più congeniali.

Una volta ritrovata la tranquillità, ci fermiamo per mangiare un boccone e in un locale facciamo una sosta Radler; ne troviamo una in bottiglia, un po' diversa dal solito, con birra e succo di pompelmo, un mix molto rinfrescante e dal gusto decisamente gradevole. Poi riprendiamo a pedalare ed inaspettatamente ci troviamo in salita. Una delle salite più dure dell'intero viaggio, a picco sotto il sole di mezzogiorno, con un caldo tremendo. Anche il GPS non ne può più e per un momento si spegne. Le nostre gambe non possono spegnersi, però arranco, sbuffo, non ne posso più. Dario è alle mie spalle e mi volto per controllare come sta procedendo. Probabilmente sta soffrendo anche lui, riesco a scorgere le onde di calore sopra il suo casco, ma la sua pedalata è molto più fluida della mia. Non si scorgono segnali di affaticamento. Come cavolo faccia non si sa. Una volta in cima, la traccia ci porta su strade bianche, belle sterrate in un bosco di macchia mediterranea. Avrò fatto la scelta giusta nel scegliere questa via? Il dubbio mi assale, ma proseguo senza tentennamenti, sono solo un po' spaventato. È questo caldo a mettermi a disagio; se per caso dovessi bucare, nel riparare la gomma probabilmente mi dileguerei. Spero proprio fili tutto liscio...

Finiamo di salire, siamo al limite della collina e scendiamo in picchiata giù per una ripidissima cementata. Anche a 60Km orari però, l'aria è sempre bollente. È pazzesco.
Passiamo per un piccolo paesino, poi di nuovo ci troviamo su sterrato, immersi nella boscaglia. Dario non dice nulla, probabilmente è spaventato e si starà domandando: "Dove mi sta portando questo matto?". Un dubbio più che ragionevole, quest'oggi, a pochi chilometri da Trieste.
Poi finalmente troviamo una fontana e riempiamo le borracce d'acqua fresca; ne usciamo rinfrancati. Da questo momento riuscirò a godere anche di questo inatteso percorso sterrato. Inaspettatamente riesco a pedalare con vigore e a mantenere un'andatura tale da rendere divertente la pedalata su queste larghe sterrate.  A margine della strada si trovano dei bassi muretti a secco e l'andamento della traccia non è mai rettilineo. Il divertimento continua. Ovviamente non incrociamo nessuno. Quando finisce lo sterrato, ci troviamo su piccole stradine secondarie ed il nostro avvicinamento a Trieste continua così in tranquillità, lontano dal traffico. Ogni tanto scorgo qualche piccola azienda vinicola e immagino che si producano fini di qualità; un bicchiere di vino in questo torrido pomeriggio però mi manderebbe a gambe all'aria.

A pochi chilometri da Trieste, la mia voglia di raggiungere la città deve essere messa a tacere. Dario vuole andare sul sicuro e il giorno prima, consultando una guida turistica, aveva individuato un campeggio ad Aurisina. L'arrivo "trionfale" è dunque rimandato alla mattina seguente. Un po' ci rimango male e dopo tanti giorni di viaggio riesco a comprendere anche il perché di questo mio sentimento: è l'ennesima vittoria del buon senso, della pacatezza mentale di Dario, sull'irruenza, la voglia di azzardo, l'incoscenza del sottoscritto. Non c'è un briciolo di pazzia nel mio compagno di viaggio, a parte forse il fatto di aver scelto un'avventura simile con un fuori di testa come me. La signorina del campeggio è carina e gentile: si stupisce di avere di fronte due cicloturisti italiani; di solito sono gli stranieri a viaggiare in bici. Il campeggio è piuttosto caro, sperduto in periferia, appiccicato alla rumorosa ferrovia. Monto la tenda, ancora bagnata dal temporale della mattina, ma in un lampo la trovo asciutta. Mi faccio una doccia e mi corico. Non posso fare altro, in attesa della cena. C'è la piscina e Dario vorrebbe fare il bagno, acquista la cuffia obbligatoria, ma rimanda troppo il tuffo; perde il momento giusto e alla fine trova tutto chiuso. Mangiamo le ultime cose che offre la dispensa e poi a letto, in un bagno di sudore.

Domani, finalmente, tutto questo finirà.

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