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martedì 15 gennaio 2013

La fine del 2012

Penso ricorderò il 2012. Da un po' di tempo la mia vita scorre di pari passo con l'avanzare della mia bicicletta, un viaggio su due ruote alla ricerca della felicità. Quando le pedivelle roteano, io mi sento bene; mi trovo in posti magnifici ed incontro tante valide persone. Ne ho conosciute parecchie in questi anni malgrado spesso non mi comporti propriamente come una persona socievole. Questione di carattere.
Lo scopo del viaggio, inteso anche come vita, in fondo è proprio quello di allargare i propri confini, esplorare al di là del proprio territorio, sia nel senso geografico che nei rapporti umani. Negli ultimi anni ho scoperto che non sono mica male come pedalatore della domenica, ma per altri versi ho ancora le rotelle attaccate alla bici. Mi devo dar da fare.

Nel Dicembre del 2008 un gruppo di "intrepidi" bikers, salgono con le loro bici e le ciaspole appese allo zaino, sul Monte Baldo, diretti al Rifugio Chierego per festeggiare l'ingresso nel 2009. Siamo io, Dario, Seby e Wilmer: un gruppetto ben affiatato di folli che non riescono a lasciare la mountain bike in garage neppure quando le montagne sono coperte di neve. Fatto sta che a noi vien piuttosto naturale fare questo genere di cose. Il progetto iniziale prevedeva di salire fino al rifugio, in bici fin dove ci era concesso dalle condizioni della strada, e a piedi, con le ciaspole, per il restante tratto. Dopo la mezzanotte avevamo in programma di scendere con le luci, ma una forte bufera di neve ci ha bloccati per tutta la notte; non sarebbe potuta accadere una cosa migliore. L'indomani mattina dal Rifugio fino al parcheggio di Prada, fu una discesa memorabile, in una spessa coltre di neve fresca. Adrenalina e divertimento allo stato puro. Qui sotto una foto di repertorio, con Wilmer e Seby.

Discesa memorabile dal Baldo - ©Claudio Persegani - 2009
Da quell'anno, il Capodanno al Chierego è rimasto un classico per noi, con o senza neve, il nostro saluto al nuovo anno doveva arrivare da lassù.

Alla fine del 2010 mi è poi partito il trip del cicloturismo e così ho attaccato al classico Baldo, il trasferimento in bici da casa con il "mitico" carrellino extrawheel fissato dietro la poco turistica Marin "Wolf Ridge". Una bella e faticosa pedalata da Cremona fino a San Zeno di Montagna.
Così pure per l'Ultimo dell'Anno 2011, abbiamo pedalato con le nostre touring bike, da Cremona a Caprino, poi sù fino al R. Chierego, per poi passare al Rifugio Pirlo l'ultima notte prima del rientro a casa.

Con qualche variante, ma rimanendo sempre su questa linea, anche quest'anno si è proseguiti secondo tradizione, programmando un bel week end per rifugi, in compagnia di Dario, Vito ed Elena.
Sabato mattina con Dario ho raggiunto Brescia in treno, tanto per evitarmi una noiosissima parte di trasferimento in pianura. Vito ed Elena, impegnati in negozio almeno fino a mezzogiorno, ci avrebbero raggiunti entro sera al Rifugio Amici Miei, posto in posizione "strategica" ai piedi della Corna Blacca. Nel frattempo noi potevamo tranquillamente transitare per la Val Trompia, salire verso Marmentino come secondo i piani di Dario "il cartografico", ed infine giungere al rifugio.

Un problema tecnico al freno anteriore della Transition di Dario ha però cambiato il nostro programma, portandoci ad anticipare l'incontro con i nostri amici presso il negozio Happy Bike.  Davide con rapidità e competenza ha effettuato lo spurgo all'impianto frenante, riportando Dario in carreggiata. In caso contrario l'avremmo di certo sedato ed abbandonato al suo destino.

Verso mezzogiorno partiamo dunque tutti insieme, guidati da un arrembante Vito, per strade secondarie, tra le strette vie dei paesi, in un frenetico zig-zag. Dopo l'ennesimo bivio, Elena non c'è più! Persa. Vito ci tranquillizza dicendoci che sa la strada e che entro breve, l'avremmo ritrovata. L'aspettiamo per qualche minuto, ma di Lisabike neppure l'ombra. Guidata da una filosofia di rifiuto  del superfluo, non tiene il cellulare con sé, però ha il reggisella telescopico. Ah ah!
Partiamo all'inseguimento, sperando di rintracciarla, ma dopo qualche chilometro abbandoniamo l'idea, non riuscendola a scorgere da nessuna parte. Ci si rivedrà al rifugio.

Da Gavardo a Vestone, percorriamo la classica pista ciclabile della Val Sabbia, lungo la quale ci imbattiamo in qualche tratto ghiacciato che ci porta a qualche volo imprevisto, fortunatamente senza conseguenze. A Barghe ci fermiamo per una birretta ed un caffé, assaporando il piacere del viaggio in bici, con tutta la calma di questo mondo. Peccato che Elena non sia con noi; inoltre la sua assenza un po' ci turba.

La giornata è ben soleggiata, ma in certi punti all'ombra il freddo si fa pungente, soprattutto lungo le valli che son fresche durante l'estate, d'inverno si gela. Dario ci propone la salita verso Levrange, che sale subito di quota e che oltretutto ci permette di raggiungere zone più soleggiate e calde. Una volta giunti all'Amici Miei, ci sistemiamo in camera e dopo una bella doccia rigenerante, ritorniamo verso la sala principale dove troviamo una sorridente Elena che ci racconta del suo viaggio solitario. Per sfoggiare il suo brillante stato d'allenamento, in più ha fatto la salita delle Conche.

Presso il Rifugio Amici Miei trascorriamo una piacevolissima serata; diversa dalla festa danzante a ritmo di bonghi di qualche tempo fa, diciamo più tranquilla, ma molto gradevole. In un grosso scatolone di cartone c'è una cucciolata di cagnolini, nati da pochi giorni, che si rivela una incredibile attrazione per tutti i visitatori. Dopo l'ottima cena, ci godiamo i racconti dei locals, le mille avventure esaltate da una certa dose di pazzia ed euforia alcolica... e non solo. Penso di aver poco da raccontare a proposito di questo tipo di situazioni spesso rocambolesche. Vito però ricorda a tutti i presenti dell'avventura lungo le Alpi; in effetti ne avrei anch'io un bel po' di cose da raccontare... di tutt'altro genere però.

L'indomani, dopo una bella dormita, si saluta tutti, esprimendo sinceri auguri di un buon anno nuovo, e si riprende a salire, diretti al Passo della Croce. La strada è ghiacciata per lunghi tratti e non ci facciamo mancare qualche capitombolo, qualche culata. Al passo ci mettiamo alla ricerca di un sentiero di collegamento con la vicina carrabile di Bisenzio. Pedaliamo in un mare di foglie, ci buttiamo a capofitto giù dal pendio, poi finalmente troviamo la traccia. Il sentiero che serpeggia tra i faggi è breve ma carino; in un attimo siamo sulla cementata, che risaliamo per collegarci al percorso dell'Ippovia ed evitare in questo modo la strada asfaltata. Durante la discesa, sempre rimanendo su mulattiera, dopo una curva, mi ritrovo il fucile di un cacciatore di cinghiali puntato addosso. Non è stato piacevole. Appena sopra Lavenone, sul Lago d'Idro, abbiamo modo di esplorare un tosto single track che ci porta in bocca al paese. Un veloce spuntino a base di panini e poi riprendiamo a pedalare, salendo a Treviso Bresciano e poi al Passo Cavallino della Fobbia. Abbiamo deciso di prendere la Val Corpaglione per raggiungere Campei de Sima ed infine prendere il traghetto a Toscolano Maderno. Faremo in tempo? Si cerca di spingere un po' di più, magari si forza un po' l'andatura; però riusciamo a goderci appieno la Val Corpaglione. Mai l'avevo fatta in questo senso, quello giusto, e ne sono uscito con un incredibile entusiasmo addosso. Merito anche della mia bici, la Singular Buzzard affidatami in test da Sam: è divertentissima in discesa ed in salita si arrampica bene, basta che il motore funzioni.

Da Campei de Sima è solo discesa, o quasi, e giungiamo al molo appena in tempo per prendere il traghetto. Qui incontriamo Seby, che verrà con noi fin sul Baldo. Ci prendiamo qualche momento di relax durante la navigazione e poi risaliamo sulle nostre bici una volta giunti a Torri del Benaco. Ci manca un'abbondante manciata di metri di dislivello per raggiungere San Zeno di Montagna dove ci riposeremo presso il Bed and Breakfast "il Rosmarino". I momenti più esilaranti della giornata avvengono proprio durante la serata, una volta posate al muro le bici. Elena viene assalita da una irrefrenabile voglia di dormire e per far questo sarebbe pronta a rinunciare alla cena. "Voi andate pure... io non ho più fame... rimango qua a dormire..." Per un attimo rimaniamo allibiti di fronte alla sconcertante dichiarazione. Vito non osa contraddire la moglie, né tantomeno prova a convincerla a cambiare idea. Io penso sia matta. Poi dopo la doccia, anzi, il bagno... Lisabike cambia fortunatamente idea. La pizzeria che conosco è ad una certa distanza e, come un branco di lupi affamati, ci affrettiamo a raggiungerla per divorare l'impossibile! Siamo pronti a tutto, questa sera nessuno avrà modo di fermare la nostra fame senza fine... ah ah ah (risata diabolica).

Eccoci a tavola e che lo show abbia inizio! Una montagna di spaghetti come antipasto e poi le pizze e birre a non finire. Elena prende una cotoletta che occupa l'intera superfice del piatto. Sulla pizza di Seby, sotto varie forme, si trova un maiale intero, che infine finisce per saturare lo stomaco del bradipo ingordo. Un bicchierino di mirto come digestivo e poi tutti a ronfare beatamente. Un'altra splendida giornata in compagnia se n'è andata e domani è l'ultimo giorno del 2012.

Bobo ci aspetta l'indomani mattina presso il Bar pasticceria "La Dolce Vita"; spesso luogo di ritrovo per le partenze dell'Ultimo verso il Chierego. Dopo il miglior caffé, si inizia, in tutta tranquillità, l'ascesa verso i duemila metri del Rifugio. Come un po' ovunque, in giro per i monti, anche qua, il ghiaccio ha preso il sopravvento su tutto e ci troviamo spesso a fare i funamboli su strettissime lingue di neve residua, sufficientemente dura per essere ancora pedalabile. Al solito bivio per il forte di Naole, salutiamo gli accompagnatori Bobo, Laura e Beppe che ritorneranno a valle per festeggiare in famiglia l'arrivo del nuovo anno.

Eccoci in posa al bivio per il forte di Naole (foto Bobo)
Noi invece continuiamo per la nostra strada, trovando sempre più faticoso pedalare, su una neve in fase di dileguamento, ma ormai è quasi fatta. Io, Dario e Vito giungiamo al Fiori del Baldo in preda ad una forte disidratazione e cerchiamo conforto in una bella caraffa di Radler. Ritrovate un po' di forze, copriamo gli ultimi metri che ci separano dal traguardo di giornata, bici in spalla. Il Chierego è semi-deserto, vista l'ora... e la stagione. La giornata è limpidissima ed incominciamo a gustare il panorama che si può godere da questo spettacolare balcone.
Poco dopo giungono anche Elena e Seby. I BdB veterani del Baldo sono qua, presenti; hanno risposto all'appello e questa è una grande cosa, ma la novità di quest'ultimo dell'anno è ancora in cammino...

È stata per me una gran soddisfazione godere per la serata della compagnia di Marcello ed Ilaria, che sono saliti a piedi per festeggiare con noi la fine del 2012.
L'ora di pranzo è passata, ma vuoi non riempire il pancino con una bella zuppa di legumi? Bisogna in qualche modo far passare il pomeriggio. Il buon vecchio Seby è sempre il promotore di queste interessanti iniziative e anche se dapprima pochi sembrano d'accordo, alla fine tutti finiscono col cedere alle tentazioni della tavola. Il tempo passa in letture, filmati, chiacchiere, risate e tanti sguardi che spaziano dal lago verso le meraviglie più lontane, verso l'orizzonte. Finché giunge l'ora di cena. Abbondanti porzioni di tutto e un po', tranne le mie amate lenticchie, che quest'anno non sono state menzionate nel menù. Antipasti di affettati, zuppe, tagliatelle e poi spezzatino con polenta che arriva quando nella pancia non c'è quasi più posto. Vogliamo poi parlare del piatto "degustazione di formaggi"? Siamo stracolmi.
Elena non resiste fino alla mezzanotte e ci dà la buona notte. Noi rimaniamo in piedi quel che basta per fare gli auguri a tutti e vedere la festa di fuochi d'artificio che si sviluppa attorno a noi, nei paesi attorno al Lago di Garda e nella pianura veronese. Alcuni giochi pirotecnici sono talmente generosi da essere godibili anche dai 2000 metri della nostra postazione sopraelevata. Dopo la bella serata e dopo i saluti al nuovo anno, giunge anche per noi il momento del riposo, mentre Elena ronfa già.

L'indomani mattina, dopo la colazione, incominciano i preparativi per la discesa. Anche se è una giornata di festa, incomincia già a delinearsi un alone di malinconia perché domani mattina tutto questo sarà finito. Bevo un altro sorso di té e mi concentro sul presente. Anche questa volta dobbiamo accontentarci  della poca neve residua, che è dura e ghiacciata. Saldato il conto con il Rifugio, salutati gli amici Marcello ed Ilaria, ci buttiamo giù dal pendio. La bici tiene bene, ma avverto molte vibrazioni e la sensazione non è molto piacevole. Rimango concentrato sul controllo del mezzo e velocemente raggiungo la strada sottostante che è ancor più ostica per via delle numerose impronte e dei tanti solchi lasciati sul manto nevoso indurito. Dopo di me arriva Dario che sbanda da tutte le parti ed urla in preda al panico; i copertoni utilizzati per scorrere meglio sui tratti d'asfalto, non sono un granché sul ghiaccio. Alle sue spalle vedo arrivare gli altri tre matti e mi rimetto in moto. Sono sul punto di prendere un po' più di confidenza con la neve quando all'improvviso mi ritrovo a sbattere violentemente per terra. Sento immediatamente la botta al naso che inizia a sanguinare, ma tastandolo mi rendo conto di non aver rotto nulla.

Andiamo a salutare i gestori del Rifugio Fiori del Baldo, che da un po' di anni ad oggi, immancabilmente vedono 'sti matti con le biciclette venir giù nella neve. Fatti gli auguri e bevuto un caffè, con il naso ancora sgocciolante, si riprende la discesa verso Prada. Arriva il tratto più ripido e forse il più ghiacciato e abbiamo ancora qualche brivido. Poi la neve ed il ghiaccio lasciano il posto all'erba e alle pietre. Raggiungiamo una traccia, ma ben presto il sentiero si trasforma in un ghiacciaio in miniatura. Optiamo dunque per una discesa "a svegher" nel bosco, navigando tra le foglie.

Una volta giunti a Prada, gli anni passati, la festa finiva. Quest'anno invece si prosegue in discesa verso San Zeno e poi verso Garda, sempre su bei sentieri e mulattiere. La giornata per il momento è soleggiata, ma le previsioni parlano di un peggioramento in arrivo. Una volta a quota lago ci rimane ancora un bel po' da pedalare per arrivare a Brescia. A Desenzano il Vito ci porta presso una pizzeria al trancio a mangiare un boccone. Lo spuntino è sostanzioso e gustoso, ma rimango disgustato dalla gente che passeggia per le vie del paese rivierasco. Ragazzi maleducati che imbrattano ovunque passino, persone che maleducatamente ci fissano e ci esaminano dalla testa ai piedi come se fossimo dei marziani. Io poi sono sensibile agli sguardi esagerati, mi infastidiscono.

Dopo il break, si rimonta in sella e si pedala vorticosamente, guidati dal buon Vito verso Mazzano e poi  verso Brescia. Il cielo si è coperto di nubi e le temperature sono molto meno gradevoli rispetto a quando  eravamo baciati dal sole. È un po' quello che sta succedendo dentro di me, man mano che si fa sera e mi avvicino alla fine di questo viaggio. Salutato Seby, proseguiamo verso la città, sempre pedalando ad un buon ritmo. Si sta facendo buio ed incomincia a piovere. Una volta alla stazione ferroviaria, io e Dario ci congediamo anche da Vito ed Elena. Beh dai, quest'avventura è finita, ma quante avventure ci aspettano in questo 2013! Non vedo l'ora!
Prendiamo il treno pochi minuti dopo. Tutto perfetto.

Queste pedalate in giro per le montagne, in compagnia degli amici, le sane mangiate e bevute per rifugi,  le risate, le chiacchierate, le ronfate...
... sono le soddisfazioni della vita.
Di cos'altro abbiamo bisogno?

Forse del video di Cascio?

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