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martedì 26 marzo 2013

Milano - Cremona CX single speed 2013

MI-CR Gravel Race: chi ha avuto questa idea, l'ha pensata giusta. Appena ho ricevuto la notizia che quest'anno, invece della classica gara di ciclocross sulla montagnetta di Milano, si sarebbe fatta una "gravel race" da Milano a Cremona, ho pensato che sarebbe stato un'evento assolutamente da non perdere.
Si fà a squadre e al "Love Cross" di Brescia ho la possibilità di parlare con Marcello Lolli per decidere quale sarà il terzetto che solcherà le campagne tra Milano (ma a Milano esiste ancora la campagna oltre che al cemento? Qualcuno non se l'aspettava) e Cremona.
Noi due ci siamo di sicuro e Marcello mi spara il nome di Marco Nicoletti, noto a tutti col nick di Yoda. Una squadra che sulla carta può incutere un po' di paura, ma poi, ne sono sicuro, lo spirito agonistico si dissolverà nell'aria di primavera, e la Mi-Cr sarà ricordata come una bellissima passeggiata con gli amici, per amene sterrate lungo i canali. Appena a casa contatto su facebook Yoda e gli lancio la proposta: lui accetta e così il team è fatto.
Come ci chiamiamo?
Il Lolli ha già previsto tutto, il copione è pronto da chissà quanto tempo nella sua testa sempre in fermento: saremo la Banda Bassotti! Ovviamente si occuperà dei costumi; Marcello è un vero maestro in questo campo, con tutti i travestimenti che si è preparato in questi anni per gli eventi single speed.
I giorni passano e finalmente arriva il momento: il 24 Marzo 2013, la domenica dopo il mio 35esimo compleanno, si apre il sipario sull'evento. Cazzo! Ma la Primavera dov'è finita!!! Non ci sarebbero dovuti essere i prati verdi in fiore, il sole e temperature da manica corta? No. Quest'anno va così; ci dobbiamo preparare a percorrere più di 100 km con pioggia e vento, e ad una lunga impanatura di fango e sabbia. Se ci penso mi incazzo, quindi non mi soffermo più di tanto sulla cosa, e continuo a ripetermi: sarà uno spettacolo... non vedo l'ora!
L'indomani arriva l'ora; si prende il treno delle 7 e si arriva a Milano Rogoredo per le 8. Ho avuto la malaugurata idea di smontare la bici per il viaggio, ed usare la borsa, così appena arrivato e sceso dal treno son costretto a tribolare con la ruota e le mollettine della pinza del freno, ma fortunatamente tutto passa. Non prendiamo la comodissima linea del metrò per un totale di 1 fermata: siamo ecologisti estremisti e quindi ci lanciamo fuori dalla stazione, sotto la pioggia battente, diretti senza esitazione verso San Donato.
Intanto in cinque minuti ci si arriva....
Se solo avessimo saputo la strada, forse ce l'avremmo fatta senza perdere troppo tempo e prendere troppa acqua. Invece no; a casaccio per una mezz'ora buona in modo da arrivare fradici ed infreddoliti al luogo dell'appuntamento.
Sono abbastanza in confusione, per fortuna Marcello e Marco prendono in mano la situazione e così iniziano i preparativi per la gara con il travestimento del team, che avviene nel bel Caravelle di Yoda, lontano da sguardi indiscreti...
Marcello e consorte hanno fatto un lavoro incredibile e ci hanno preparato tutto l'abbigliamento in una sacchetta "Garmin", all'interno di buste trasparenti di plastica. Sono indubbiamente dei professionisti. Infiliamo il copricasco a forma di berretto e ci mettiamo a ridere come dei matti, poi passiamo al resto, cercando di fare il prima possibile perché tra un po' si parte.
Quando arriviamo davanti al negozio, dove Pigi sta spiegando le regole della corsa, facciamo lo stesso effetto di tre scolaracci che arrivano in ritardo e fanno baccano mentre il Prof. sta già spiegando la lezione alla classe. In più gli scolaracci son vestiti da banda bassotti, quindi è la fine. Accendiamo il gps con la traccia del percorso e si parte. Dopo un breve tratto in gruppo, lungo i viali e le tangenziali di San Donato, Pigi ferma di nuovo tutti e dà il via alla corsa. Marcello e Marco scattano subito come fulmini e si mettono davanti. Qualche pedalata e li raggiungo, mettendomi in testa, tenendo sempre sotto controllo la sottile linea nera che serpeggia sullo schermo del gps, una gincana tra un campo e l'altro, stando attenti a non finire in qualche fosso ed evitando il più possibile le pozzanghere più profonde e le buche. Appena ho un momento per guardarmi attorno, vedo che con noi ci sono Mattia, Nicola e Niccolò del team Legor, e ne sono felice; poi altri ragazzi che non conosco e poi .... poi basta perché non ho tempo per distrarmi altrimenti finisco a gambe all'aria.

Siamo immersi in una bella campagna, ed il percorso è in parecchi punti divertente e vario, adatto alla guida con le ciclocross. Le classiche barriere son state sostituite con le sbarre che limitano l'accesso alle strade consortili, ma contrariamente a quanto avevate pensato, anziché saltarle, ci siamo limitati a passarvi di fianco, o sotto.
Dopo pochi minuti siamo già ridotti malissimo: bagnati fradici e infangati dalla testa ai piedi come cinghialetti imbizzarriti. I guanti gialli di gomma si son riempiti d'acqua, le scarpe pure ed incomincio a pensare che mi sarei dovuto preoccupare maggiormente dell'abbigliamento sotto il costume.
Avevo pensato che sarebbe stato sufficiente il completo Biciclista utilizzato in occasione della Liegi Bastogne Liegi dell'anno scorso; in verità oggi le condizioni sembrano ancor più proibitive.

L'idea di una pedalata primaverile in compagnia degli amici si trasforma in una corsa vera e propria, ma contro il tempo. Si va forte per scaldarsi, per arrivare prima, non primi.
Non c'è modo di evitare le pozzanghere, da tanto sono ampie e profonde e quando qualcuno di noi si inabissa in una di queste, si scoppia a ridere come dei matti. È il nostro modo di esorcizzare la fatica: con un sorriso, una risata o un'urlo pazzo.

La prima sosta fotografica (foto @Yoda)
Davanti a noi si sollevano in volo delle cinciallegre; almeno credo siano loro. Hanno un piumaggio giallo nella parte inferiore del corpo, sono una meraviglia da osservare mentre fluttuano davanti a noi, veloci e leggere. Per un momento mi sento con loro e come loro e mi lancio in uno scatto, ma al primo tratto di fango pesante vengo riportato alla realtà delle cose: difficile che i bufali spicchino il volo.Ci fermiamo per le foto lungo il percorso, come da regolamento; pause che ci servono anche per fare pipì e mandar giù qualche barretta energetica. Il ristoro di Pandino, sarebbe tornato utile per un cambio d'abbigliamento, e per recuperare un po' di forze. Invece stupidamente non ho pensato di portarmi il cambio, credendo di potercela fare con il vestiario indossato, e fermandomi ho solo peggiorato la situazione, raffreddandomi. Un po' di conforto è arrivato dal té caldo e dai soffioni asciugamani nello spogliatoio, sotto i quali ho sostato per un bel po' prima di ripartire assieme al resto della Banda.

Se prima del ristoro non avevo accusato grossi problemi, alla ripartenza, ho accusato i primi segni di cedimento. Agli altri due bassotti invece si è alzata la cresta ed il ritmo si è fatto più gravoso. Nella mia mente si son fatti largo mille dubbi: avrò fatto la cosa giusta? Lolli e Yoda son di un altro pianeta e andando avanti di questo passo finirò per collassare. I panini al taleggio che ho mangiato al ristoro mi son rimasti sullo stomaco, con tutto sto freddo, tutta quest'acqua, il vento contro, il fango. Ho il rapporto più agile del trio e devo far mulinellare le gambe di marmo, sempre meno reattive man mano che si va avanti.

Perse sofferente (foto Yoda)
Poco prima di Crema, Marcello si volta, ci guarda e ci dice: "È il momento, o scappiamo ora o mai più". Mio dio, penso, è la fine. Io non mi volto neanche, penso solo a pedalare, per rimanere incollato ai miei compagni di squadra; è la mia unica preoccupazione. Marcello invece si volta e sorride. Il suo sorrisetto diabolico non lascia adito a dubbi: la fuga ha sicuramente funzionato e siamo soli. In un tratto di single track nella città, passo sopra una serie di radici, dietro di me sento un mezzo urlo, un'esclamazione di stupore mista alla gioia di non essere finito in terra. Il Lolli ha appena tirato fuori dal mazzo un bel Jolly. La parte che segue il Canale Vacchelli e giunge alle Tombe Morte di Genivolta, un lungo rettilineo controvento, in ammollo in acqua gelida ha inferto diversi duri colpi al mio morale, ma quando incrociavo le facce degli altri due mascalzoni, vestiti da pagliacci, pieni di fango, ritornava in me un po' di buonumore. Yoda non ha ancora smesso di sgranocchiare i suoi M&M's e me ne offre; io faccio fatica a parlare, e non trovo la voglia di mangiare. Poi si prodiga in foto con la sua macchina subacquea, si vede che le sue condizioni sono ancora buone. Io ho le mani pietrificate ed il collo infossato tra le spalle come il Maroni di Crozza nel Paese delle Meraviglie.

A Genivolta (foto Yoda)
A Genivolta abbiamo fatto l'ultima sosta fotografia/pipì/barretta e poi via, il più velocemente possibile, verso casa. Chilometri interminabili lungo i quali siamo sempre stati uniti. Merito soprattutto di Marco e Marcello che mi han sempre offerto la scia e della mia forza di volontà che mi ha permesso di tener duro fino alla fine. Al Migliaro, alle porte di Cremona, abbandonato dai freni mi son schiantato con le mani contro le barriere che delimitano la pista ciclabile dalla strada aperta al traffico, ma non ho sentito male, avendo perso da un bel po' di tempo la sensibilità alle dita. Alla rotonda alla fine di Via Bergamo stesso giochetto, con i piedi a terra per cercare di rallentare ed evitare così l'impatto con le auto. Dopo il pericolosissimo tratto cittadino finalmente, con gran sollievo siamo arrivati al Piccolo Baobab.
Che bello! Ce l'ho fatta e sono arrivato sano e salvo a casa. Chissà i miei amici a che punto saranno...

Prima di recarmi a casa per cambiarmi, accompagno Marcello e Marco alle Piscine Comunali dove, per chi voleva, era prevista la doccia. Le temperature molto basse, prossime allo zero, ci han fatto soffrire un freddo inimmaginabile e quando sono rientrato a casa, dopo essermi spogliato e dopo aver fatto la doccia, sono dovuto andare sotto le coperte per dieci minuti per smettere di tremare.

Successivamente mi son fatto un té caldo e poi a piedi, con guanti e cuffia, ho raggiunto il Piccolo Baobab dove era iniziata la festa allestita per accogliere nel migliore dei modi i concorrenti che man mano arrivavano. Un bel numero di persone si è dato da fare per preparare panini, minestre calde, polpette con sugo, frittate e stuzzicherie varie. Grazie ad Andrea, Ghitte, allo staff del Piccolo Baobab per averci così generosamente rifocillati; alla Stazione delle Biciclette, al Team Minimo Impatto, ad Antonino e agli organizzatori tutti per il "mazzo" tanto che si son fatti in questi mesi. Siete persone speciali.

Non voleva sicuramente essere una epic-race, ma per forza di cose lo è diventato. Una Milano-Cremona fatta così, al momento è tra le esperienze ciclistiche personali, quella in cui ho sofferto di più il freddo, così a lungo. Spero che la prossima edizione possa godere di un clima ben più favorevole.

La Mi-Cr è stata molto dura, ma ho provato una gran soddisfazione ad averla conclusa.
A presto da Perse, il Bassotto barbuto
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