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lunedì 8 aprile 2013

Gravel race: Lodi Lecco Lodi

Le manifestazioni come la Milano Cremona o la Lodi Lecco Lodi non sono vere e proprie gare, ma sono l'occasione per fare una bella pedalata organizzata, conoscere persone con la stessa passione, anche se poi si finisce per pedalare assieme solo per qualche chilometro.
Più che per le "sparate" con la bici da ciclocross, io sono adatto a questo genere di cose, ai lunghi chilometraggi, fatti al proprio ritmo, cercando di distribuire le proprie energie, le proprie capacità fisiche e mentali il più uniformemente possibile nell'arco della giornata.

Dopo i 110 Km fatti sotto l'acqua in compagnia di Marcello e Marco per la Mi-Cr, questa volta si va da Lodi a Lecco e ritorno, per un totale di 165Km di sterrati lungo l'Adda. Una bella cifra. L'organizzatore di questo inedito evento è Damiano, con l'assistenza di un volenteroso staff di lodigiani. È lui che mi consegna a mano, durante il rinfresco al Piccolo Baobab a Cremona, un bigliettino stampato in bianco e nero con il link della pagina web che ha preparato per dare tutte le info possibili ai partecipanti: LodiLeccoLodi | Semplicemente Gravel Race.

Decido che si può fare, ma ad una condizione: che ci sia bel tempo. Cerco di coinvolgere un po' di gente, e ad un certo punto mi era sembrato quasi di avercela fatta a mettere in piedi un gruppetto di Lobos. Il brutto tempo però ha remato contro fino all'ultimo giorno, fino alla sera prima, quando finalmente ha smesso di piovere. A quanto pare ci sarà una giornata di tregua, proprio per la LodiLeccoLodi, faccio fatica a crederci.

Sulla pianura padana staziona una fitta nebbia, ma almeno non viene giù acqua dal cielo; le previsioni danno basse probabilità di rovesci e addirittura qualche sprazzo di sole. Sveglia alle 6 per arrivare in stazione in tempo per prendere il treno delle 6:58. A Codogno salgono un sacco di ragazzi che vanno a scuola a Lodi, io invece vado a pedalare con la mia Pitz! tricolore, ciclocross singlespeed in acciaio; una bici strana che attira l'attenzione. Per questo lungo tragitto pianeggiante ho montato il 39x15, rapporto che lascia un po' sgomento Antonino; gli sembra un po' troppo duro. Mi fa piacere vederlo qua a Lodi, in compagnia di Marco. Entro nel locale de L'Ura d'Aria per un caffé, per salutare gli altri partecipanti, e poi, un po' infreddolito dalla nebbia, inforco la bici e inizio questa nuova avventura. Ho caricato la traccia del percorso, resa disponibile dall'organizzazione assieme ad un roadbook dettagliato e ad una moltitudine di frecce regolarmente disposte lungo il cammino.

La partenza non sembra neppure una partenza: si va e basta. Sto con Antonino per un po', si parla dell'europeo singlespeed che con molta probabilità non riesce a fare, ed io del mio programma per Finale Ligure...
Mentre noi chiacchieriamo, Marco va avanti un po' e quando lo ritroviamo, ci dice che è il momento di muoversi altrimenti non si arriva più. Effettivamente io non sono riuscito nemmeno a scaldarmi un po' e dopo qualche pedalata ad andatura turistica, decido di ingranare la seconda. Infatti, anche se la bici va ad un solo rapporto, io ne ho molti di più.

Dopo un po' infatti raggiungo e supero alcuni partecipanti alle prese col primo fango ed infine mi ricongiungo con il gruppetto di Damiano. Finalmente riesco a percepire un certo teporino sotto l'antivento, ma preferisco tenerlo ancora un po' prima di archiviarlo definitivamente. In gruppo ho ripercorso alcuni tratti della Mi-Cr, nelle vicinanze del Canale Vacchelli, per poi proseguire fino a Cassano d'Adda, sempre seguendo strade sterrate e single tracks. Dopo le abbondanti piogge, protrattesi fino alla sera prima, ovviamente il fango era abbondante e rendeva la guida nei tratti più tortuosi e guidati, estremamente divertente per via delle continue sbandate. Ormai i tubolari Vittoria che ho montato, in quanto a tassellatura, sono praticamente degli stradali. Ho con me sempre un paio di bombolette gonfia-ripara, ma anche oggi nel caso di una foratura importante, mi ritroverei appiedato. Spero tanto che ciò non accada.

Dopo un po' di strada fatta in compagnia, ad un certo punto mi volto e non trovo più nessuno; proseguo dunque per la mia strada, col mio passo, che con molta probabilità risulta poco digeribile per gli altri partecipanti di questa lunga galoppata. In paese mi guardo attorno alla ricerca di una fontanella e presso un parco pubblico ne avvisto una. Riempita la borraccia e sgranocchiata la prima barretta della giornata, mi rimetto a pedalare superando il paese e ritornando velocemente a seguire la sponda del fiume. L'ambiente è bello e conciglia molto la pedalata, che è sempre fluida e regolare. Al momento il rapporto che ho scelto mi sembra azzeccato e mi permette di mantenere una velocità adeguata a rendere il tutto "divertente".
Si perché il trucco è trovare il giusto compromesso tra il faticare e schiacciare un pisolino in sella; e allo stesso modo, nella posizione di guida, una via di mezzo tra la posizione race con lo sguardo puntato sul terreno e quella alta, turistica, rivolta all'ambiente circostante. Non si può stare con la testa tra le nuvole per non rischiare di finire in qualche buca oppure fuoristrada nel canale, ma di sicuro non ci si può nemmeno ridurre a guardare solo la strada.

Fatto sta che sono riuscito a divertirmi sotto diversi aspetti: la guida, la velocità, gli scorci di natura e paesaggistici. Ho trovato spettacolari le opere umane di qualche tempo fa: le canalizzazioni, le centrali idroelettriche, gli sbarramenti, le chiuse, i ponti di ferro. Mi è rimasto pure impresso il bellissimo tratto in cui l'Adda si trasforma in un torrente, lanciandosi a tutta velocità in rapide spumeggianti. Poi si calma e si trasforma in lago, anche se il mio verso d'osservazione è contrario rispetto a quello corretto.
Alla mia destra, appena ne ho avuto la possibilità, nel momento in cui gli spazi si sono aperti, ho potuto scorgere le montagne attorno a Lecco, ancora innevate; dei bei massicci rocciosi che sicuramente custodiscono una fitta rete di sentieri adatti alla mountain bike.

Dei partecipanti alla Lodi Lecco Lodi, è ancora in testa un ragazzo che non conosco, che ha lasciato il gruppo di Damiano appena dopo aver smesso di litigare col GPS. In questo periodo ho avuto occasione di verificare che un bel po' di possessori di gps, non siano poi in grado di caricare le tracce sul proprio gps e poi seguirle. Fino a poco tempo fa non ero attrezzato neppure io, ora ho due apparecchietti Garmin, semplici, utilissimi ed efficaci. Con l'aiuto di questi strumenti, sapendoli utilizzare, si viaggia più tranquilli e spensierati.

I chilometri scorrono piuttosto velocemente, e anche se non mi trovo in compagnia, incrocio continuamente persone che passeggiano, corrono; gente a cavallo e parecchi in bici. A tutti loro rivolgo sempre il mio saluto e non mi sento mai solo. L'attività fisica, all'aria aperta, lontano dai rumori, dalle auto, dal traffico, è proprio un toccasana anche se ci si deve impegnare un po', ci si ossigena e ci si rivitalizza. Mi fermo solo per riempire la borraccia, poi per sgranocchiare una barretta, o una manciata di mandorle, faccio tutto al volo, nei tratti più scorrevoli e lisci. Poi ad un tratto avvisto una forneria... ma ormai sono già oltre. Spero solo di potervi ripassare al ritorno, credo proprio di si.

Man mano che mi avvicino alla città di Lecco il traffico sulla pista ciclabile aumenta e sempre più spesso devo avvisare per tempo per chiedere strada e per poter passare a debita distanza, rallentando per non far spaventare nessuno. Sono spazi comuni e per una buona convivenza l'ingrediente principale è il rispetto. A Lecco, attorno al Lago di Garlate, però la pista in cui dovrebbero circolare e convivere i ciclisti con i pedoni è una sottilissima e affollatissima striscia di cemento, per cui scelgo di percorrere l'adiacente strada. Poco dopo incontro il ragazzo in fuga: è contento di vedermi dopo aver fatto tanti chilometri da solo. La trasmissione della sua mtb è un cigolio continuo, con tutto il fango e l'acqua che ha macinato fin'ora. Ritorniamo assieme sulla ciclabile diretti questa volta a Lodi, ma poi Mao (credo sia questo il suo soprannome), si ferma per far rifornimento d'acqua. Io ho la borraccia piena e dunque proseguo fino ad incontrare due mascalzoni che aspettavano il momento giusto per tendermi un agguato.

I due briganti, sotto mentite spoglie di dolci fanciulle intente a fare jogging col cagnolino, sculettando vistosamente, mi hanno indotto a fermarmi mostrandomi i loro seni prosperosi. Appena posato il piede a terra, i due malfattori si son levati il travestimento e hanno mostrato le loro reali intenzioni con efferata violenza. La bici mi è stata sottratta e lanciata nel fiume, io sono stato brutalmente malmenato e sodomizzato. Dopo un attimo di smarrimento però mi sono ripreso e sono riuscito a rialzarmi giusto in tempo per recuperare la bici ed appuntarmi il numero di terga dei due malviventi.


Terminato il divertente siparietto, ho salutato Antonino e Marco e mi sono rimesso a pedalare. Al richiamo della forneria questa volta non ho saputo resistere e mi son quindi fermato per acquistare una focaccia. Ne avrei preferito un tipo con i pomodorini o qualche verdurina un po' succosa, invece mi sono dovuto accontentare di un tipo semplice che mi ha provocato diverse occlusioni esofagee, sempre risolvibili con una bella sorsata d'acqua. Mao a questo punto era ritornato di nuovo in testa, ma ero sicuro che col mio passo, prima o poi l'avrei ritrovato. Così effettivamente è avvenuto qualche chilometro di fango più in là. E da quel momento in poi ho continuato la mia cavalcata solitaria verso l'Ura d'aria. Il tragitto del ritorno, nei pressi di Cassano ha deviato verso Paullo ed il Canale della Muzza. Un'altra bella scoperta anche questo canale, una gradita variante per il ritorno al punto di partenza. Come per la Cremona Milano i chilometri conclusivi diventano quelli più lunghi da percorrere, con sempre meno forze in corpo. Fortunatamente le condizioni meteo sono state finalmente primaverili, col sole e temperature gradevoli non appena siamo usciti dalla nebbia mattutina.

Al 165 Km, giunto nei pressi della sede dell'Associazione "L'Ura d'Aria", ho trovato un'accoglienza inizialmente un po' spiazzata: la fotografa non era nemmeno arrivata. In effetti chi se l'aspettava che qualcuno potesse arrivare così presto...
Tempo cinque minuti e mi era stato messo a disposizione cibo e beveraggio a volontà e la possibilità di farmi una doccia calda. Io mi sono rinfrescato e cambiato, a parte le calze, che mi sono dimenticato di portare, e ho iniziato a mangiare focaccia con i pomodorini e a gustare le birre del birrificio Brewfist che ha sponsorizzato l'evento. Ottimo sponsor direi!!!

Il ragazzo che era indaffarato in cucina avrebbe buttato la pasta apposta per me, ma un piatto di pasta mangiato in compagnia è tutt'altra cosa, quindi ho aspettato molto volentieri che arrivassero gli altri partecipanti. È sempre bello sentire le impressioni a caldo all'arrivo, vedere i volti di sofferenza, ma anche di soddisfazione e gioia per aver concluso il giro. Poi una volta pronta la pasta, ci siamo gettati a capofitto sui piatti davvero abbondantissimi. Poi è stata la volta del pollo al forno che non ho potuto gustare per via della mia "dieta", ma che aveva un ottimo aspetto, e di patate lessate che hanno definitivamente riempito la mia pancia. Davvero ottime le diverse tipologie di birra che ho degustato.

All'organizzazione ho fatto e tengo a rinnovare i miei complimenti perché tutto è stato preparato con molta attenzione e cura. Avrebbe meritato una partecipazione maggiore, ma sono sicuro che l'anno prossimo la Lodi Lecco Lodi verrà considerata un po' di più. Grazie a tutti e alla prossima pedalata!!!
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