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giovedì 4 aprile 2013

Pasquetta: Nave e dintorni

Per il lunedì di Pasquetta si ritorna finalmente in bici, in mountain bike. Dopo la lunga sgroppata da Milano a Cremona, non ho più fatto nulla a causa delle cattive condizioni meteo. Ho trascorso la domenica di Pasqua a casa, pur essendo una bella giornata, immaginando i miei amici Vito ed Elena in giro chissà dove. Bisogna approfittarne finché si può, finché c'è il sole; infatti alla sera rientrano belli stanchi dopo 3000 metri di dislivello e svariati chilometri su e giù per i monti bresciani.
Per il giro di oggi però, con me e Dario, ci sono anche loro.

Non è una giornata di sole, ma almeno non dovrebbe piovere. Non si può salire di quota per la presenza di neve molliccia in fase di discioglimento, e pensiamo di fare qualcosa per i monti di Nave.
Mauro ci aspetta a S. Antonio per un saluto e per mangiare qualcosa insieme. Meglio di così non si può.

Eccoci al solito parcheggio, puntuali, e velocemente siamo pronti per partire. Elena vuol bere un caffé, e noi le facciamo volentieri compagnia. La strada asfaltata che sale a Caino verso le Coste è dolce e ci invoglia a tenere un buon ritmo con Vito ovviamente in testa a fare l'andatura, ma Elena rimane un po' indietro. Forse abbiamo esagerato. Tempo cinque minuti ed eccola rientrare nel gruppo con la faccina assonnata; non stento a credere che le sia rimasta addosso un po' di voglia di letto, con quel che ha fatto ieri..

Lungo la strada si parla della dura convivenza in strada tra auto e bici e del poco rispetto che spesso gli automobilisti hanno nei confronti dei ciclisti: pur con la strada libera, questi ti sfrecciano comunque ad una spanna, facendoti spaventare e rischiando di urtarti e farti male; sono i padroni insomma, e quello in bici vale meno di un birillo. Ovviamente ci sono anche i ciclisti maleducati che non rispettano il codice della strada e non si preoccuppano di comportarsi da persone civili. La civiltà appunto, l'educazione, il buon senso, sono valori ancora troppo poco diffusi. Non so se si stia peggiorando o meno, ma la situazione è ancora tragica, soprattutto in Italia.

Nel frattempo la salita è passata, ma dopo le Coste si devia per la ripida cementata che sale sulla sinistra. Ricordo di averla fatta in single speed, tra l'altro con una improbabile mountain bike, una Marin Hamilton molto economica con un mozzo Sturmey Archer che con una mezza pedalata all'indietro cambiava rapporto. In single speed vuol dire con un 32x22, eppure oggi faccio fatica col 22x32; indubbiamente il monorapporto ha qualcosa di magico.

Mi fermo per fare una foto, vedo il lago di Garda in lontananza, ed ecco che arriva Elena in sella alla 29er rigida. Quando riparto Vito e Dario son già parecchio più in alto; li vedo "puciare" sui pedali; si voltano, mi guardano e sorridono. Io tengo volentieri compagnia ad Elena, che si arrampica ad una velocità "umana", quindi meno pesante da sostenere.
Elena impegnata lungo la rampa cementata
Elena in sella alla 29er rigida FM Bike

Ancora un piccolo sforzo e si arriva finalmente al single track, allo sterrato che dopo qualche strappetto, inizia a scendere. Il fondo è ghiaioso e quindi c'è poco fango, ma nel bosco troviamo dei pezzi decisamente scivolosi e incappiamo in qualche dritto, fortunatamente procediamo con prudenza ed eventualmente ci sono tante piante a cui aggrapparsi.

Il single track
Vito impegnato sulla cresta
C'è anche un punto tecnico, un passaggio scavato nella roccia che regala sempre belle emozioni, ogni volta che lo si percorre. Ovviamente non può mancare la "scavresada" con le bici in spalla per un breve tratto di sentiero che si inerpica sulla montagna, prima di raggiungere una nuova cementata che ci riporta su di quota. Elena non vede l'ora di arrivare a S. Antonio per fermarsi a riposare e a mangiare in compagnia di Mauro. Dopo una breve pausa per mettere sotto i denti qualcosa: una barretta, la banana, il nostro giro prosegue sempre su sentiero. Prima un saliscendi, poi inizia la bella discesa verso il Passo del Cavallo. Dietro di noi giungono delle moto da enduro, le distruttrici di sentieri, ma ci raggiungono solamente quando incominciamo la rampa finale.

Ecco, il giorno in cui le montagne, i sentieri, saranno definitivamente liberati da tutti questi odiosi mezzi motorizzati: i fuoristrada, le moto da trial e da enduro, i quad, quel giorno potrò anche accettare che qualcuno mi venga a dire che le mountain bike rovinano i sentieri e le montagne, e magari me ne andrò tranquillo a piedi. Poi quando ho visto i due enduristi scendere per il greto del torrente, sconquassandolo, ho pensato che fosse stato raggiunto l'apice dell'ignoranza e della brutalità. È sempre una questione di civiltà e alla fine ci si ricollega sempre al solito discorso fatto in ambito automobilistico, ma applicabile a qualsiasi contesto.

È finita la salita? Si, ora possiamo indossare le protezioni ed incominciare l'ultima discesa. Purtroppo il tempo incerto ha fatto si che saltasse l'appuntamento con Mauro a S. Antonio. Ci consoliamo con un bellissimo single track scorrevole con tratti tecnici che ci porta quasi fino a Caino.

Dario concentrato nella guida...
Ancora una volta penso alla fortuna di chi ha la possibilità di salire su queste montagne, di percorrere questi sentieri anche tutti i giorni, trovandoli appena fuori dalla porta di casa. Oggi poi i paesaggi erano ancora invernali, i colori piuttosto spenti, ma con la Primavera tutto si riaccende e si gode il doppio. A proposito, dov'è finita la Primavera? Appena alle macchine ha cominciato a piovviginare, ma ormai il nostro bel giro l'avevamo fatto. Peccato per la festa di S. Antonio che ci siamo persi, ma i festeggiamenti di Pasquetta li abbiamo comunque fatti, al Rifugio Casciotta, dove Vito ed Elena, hanno preparato una super merenda con abbondante pastasciutta, insalata, frittata, popcorn, dolce e caffé. Tutto troppo buono e sempre condito da una compagnia superlativa; come direbbe Dario: "che botép!" Grazie ragazzi per la bella giornata e alla prossima avventura.
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