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giovedì 13 giugno 2013

Finale Ligure: 1° giorno di viaggio

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Per il Baffo, Paolo Bertelli e Paolo Spagnolo è il secondo giorno in bici, per me invece il primo. Da qui in avanti, addio strade trafficate; ci si sposterà su strade secondarie, su sterrate e addirittura su sentieri.
Ore 8:30. Sono sotto casa mia in attesa che arrivino, la bici è pronta ed io pure. Non vedo l'ora di mettermi a pedalare, di vedere cosa sono riuscito a combinare con la traccia gps questa volta. Ed ecco arriva lo squadrone di single speeders, con Spiedo ed Ema. Che cosa ci fanno il martedì mattina a Cremona questi pedalatori, con queste strane bici d'epoca, senza cambio, e buffe borse fissate con le cinghie? Son forse viaggiatori nel tempo venuti dal passato?
Dopo la foto di gruppo finalmente si parte, era ora.
Ema ci accompagna per un pezzo, almeno fino a Piacenza. Attraversiamo il ponte, con uno sguardo sul fiume Po in piena, enorme, minaccioso e mi sorge un dubbio: riusciremo a transitare come al solito sotto il ponte, per raggiungere l'argine maestro che prosegue per Olza, Monticelli e così via?
La strada è parzialmente allagata, ma ancora, per fortuna, transitabile; solo in un punto è sotto l'acqua e scendiamo quindi dalla sponda dell'argine. Io prudentemente scendo a piedi, il baffo si butta senza alcun timore, e l'avventura ha inizio.
Su questo percorso ciclabile siamo tranquilli e chiacchieriamo con piacere. L'Avvocato estrae la sua armonica e si mette a suonare qualche melodia da far west. Quasi quasi ci sembra di percorrere le interminabili distese della Louisiana (e chi le ha mai viste...). Il singolo rapporto aiuta a rendere ancor più "interminabile" questo tratto di pianura. Più dei 20 km orari non si riesce ad andare e poco prima del paese di Caorso veniamo raggiunti e superati da un gruppetto di ciclisti in bici da corsa. Passano, poi qualcuno si ferma e ci domanda del nostro viaggio. Io ed Ema osservando la bici del ciclista che ci precede, notiamo una piccola antenna collegata al telaio. Chissà, ascolterà le partite di calcio, la domenica, mentre pedala? Paolo non resiste e domanda sull'utilità dell'unusuale accessorio. Veniamo così rapiti in una strana, surreale dimensione dello spazio/tempo. Il ciclista di fronte a noi è un ingegnere della Ferrari, e la sua bici è un modello unico in fibra di carbonio, con pannello solare integrato, mozzi a levitazione magnetica per una scorrevolezza senza eguali. Questo concentrato di tecnologia su due ruote è sotto il vigile controllo di una sofisticatissima apparecchiatura satellitare in un guscio di TomTom (caso di cannibalismo cibernetico). È la fine.
Siamo appena all'inizio del nostro viaggio e abbiamo già fatto un'incontro che vale da solo il costo del biglietto. Ema continua a dire: "Pensate se ci fosse Ghido... pensate..."
Ci sembra d'obbligo una sosta con il gruppo di ciclisti per un caffé. Son avanti con gli anni, ma parecchio arzilli. Il più anziano ha ben 87 anni, ma in questo caso il termine anziano non è affatto adatto a descrivere la persona. Siamo stupiti e meravigliati per l'incontro appena fatto. Nel frattempo l'ingegnere è al telefono con i tecnici di Maranello per alcune correzioni sul setup dell'avantreno della macchina di Alonso. Sovrapensiero, si mette a disegnare uno schema tecnico su un tovagliolino di carta e prontamente ecco scendere in picchiata sul tavolino del bar un piccione spia della Red Bull, che afferra il prezioso disegno e fugge.
Il gruppo di ciclisti deve così ripartire all'inseguimento. Noi invece abbiamo un problema tecnico: lo pneumatico tubeless di Paolo "bikeroaster" è a terra. Con la pompetta portatile si gonfia la gomma per cercare la perdita, ma nulla. Un passante ci consiglia di recarci presso l'officina del negozio di bici lì vicino. Così facciamo e scoperto il problema, lo risolviamo in men che non si dica, con estremo sollievo del mio compagno di viaggio, che si era preoccupato per la situazione.

Piacenza arriva solo per l'ora di pranzo, così, salutato Ema, decidiamo di fare una sosta per mangiare qualcosa. Nel mio immaginario, il punto di arrivo per la giornata di oggi è Varzi, in provincia di Pavia, e per ottimizzare i tempi, una sosta panino potrebbe essere ideale. Ma ideale a quale scopo? Non di sicuro allo scopo di godere di questo viaggio fino in fondo. Così ci si ferma al ristorante in piazza del Duomo e si ordina un tris di primi. Questa è la prima lezione dai miei compagni di viaggio, su un modo di viaggiare caratterizzato da una naturale e benefica spensieratezza. Al diavolo i programmi e gli obiettivi di questa giornata: dove si arriva, si arriva. Però un pensierino a Varzi lo faccio comunque, solo perché se ci si porta avanti in questi giorni, poi, una volta sull'AltaVia, potremo, per modo di dire, tirare un po' il fiato.

Sazi e soddisfatti per il pranzetto, baciati da un bellissimo sole, con lo sguardo rivolto al cielo azzurro, ai campi di erbe profumate, di spighe, attraversiamo la bella campagna piacentina e giungiamo ai piedi delle colline. A Rivergaro, dove scorre un rigoglioso e gelido Trebbia, facciamo una sosta ristoratrice presso lo stesso locale in cui ci eravamo fermati io, Dario e Seby. Un bel gelato prima delle salite e poi, un po' smaniosi di incominciare a pedalare con una cadenza meno agile e più muscolosa, saliamo di quota.

Al primo paesotto, tra un tratto nel bosco e un bellissimo tratto sterrato, su e giù dai prati, dai pendii collinari, in una piccola area attrezzata con i giochi per bambini, faccio scorta d'acqua, riempio la borraccia al volo e mi ritrovo ad assistere ad una scenetta di bambini grandi che giocano.


 - Ok dai, andiamo - Io ho sempre un po' di impazienza addosso, come se quello che ci aspetta potesse fuggire. "Calma Perse, dove vai così di fretta... Guarda loro ed impara come si fa!"
Sembra che tutto fili liscio, per il momento il percorso è davvero piacevole, poi arriva l'atteso tratto complicato: un pezzo a spinta, poi di fronte a noi un'impervia salita. Sul gps c'è un sentiero che sembra aggirare l'ostacolo, il Monte Bogo. Il Baffo mi guarda e mi dice: "mai abbandonare la traccia". La deviazione non ci è servita, infatti poco dopo eravamo a spigere le bici nell'erba, risalendo il pendio del monte, per raggiungere la traccia e la strada. Il Baffo aveva ragione.
Ora ci vorrebbe una Coca Cola, ma presso l'agriturismo del Monte Bogo al massimo possiamo trovare del vino. Sono le 16:30 ed i miei amici vogliono proseguire a pedalare; cercheremo un luogo dove fermarci più avanti.  Approfittiamo fino in fondo delle ore di luce, della bella giornata di sole e della voglia di avventura che scorre nelle nostre vene. Dopo un veloce tratto di asfalto, bellissimo, in discesa, lungo una strada le cui curve son state disegnate con armonia da una mano delicata, col pennello, su una verde tavolozza, rieccoci su sterrato, a litigare con i solchi lasciati dai mezzi agricoli. Il baffo urla in discesa e si mette a ridere come un pazzo. Ci divertiamo tanto ed il percorso è davvero molto bello. Una volta a Pecorara dobbiamo fermarci perché una birra a questo punto è d'obbligo. I miei compagni di viaggio son contenti di sentirmi dire che forse sarebbe ora di fermarsi in qualche agriturismo o B&B. Così, mentre sorseggiamo la birra, iniziano le ricerche del posto in cui ci fermeremo per la notte. C'è un agriturismo a qualche chilometro dal paese e tranquillizzati da questa notizia, ci rimettiamo in marcia. Paolo Spagnolo è così rilassato e spensierato da dimenticarsi continuamente il casco, ogni volta che ci fermiamo. Si vede che sta bene perché ha la testa tra le nuvole.

Per raggiungere l'agriturismo visto in precedenza, sarebbe necessario abbandonare la mia traccia, ma troviamo l'indicazione per il B&B La Casa Rossa proprio sul nostro percorso. Quindi si prosegue ancora per qualche chilometro fino al punto d'arrivo per questa sera. Ad accoglierci una giovane famiglia trasferitasi qualche anno fa da Milano in questi luoghi isolati, sulle colline tra la provincia di Piacenza e Pavia. Proprio un bel cambiamento. Veniamo sistemati in bellissime camere e dopo esserci lavati e cambiati, arriva l'ora della cena. In verità quest'ultima, una gentilissima concessione da parte di Francesca e Massimiliano, che vedendoci stanchi ed affamati si son prestati a prepararci una cenetta semplice, genuina e gustosa. Per risollevarci dalle fatiche della giornata poi, abbiamo stappato ben due bottiglie di vino rosso. Poi a letto presto? Macchè!! All'1 di notte io e l'avvocato Paolo eravamo ancora seduti a tavola a chiacchierare.

Una giornata positivissima, che ci ha lasciati con le gambe un po' appesantite, ma con la mente leggera, ma che dico leggera... leggerissima!!!

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