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lunedì 24 giugno 2013

Finale Ligure: 2° giorno di viaggio

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Ieri il nostro punto d'arrivo, non raggiunto, era Varzi. Oggi quale sarà?
Ripartiamo da Pecorara, dal bel B&B la Casa Rossa. Facciamo un'abbondante colazione, assaggiando anche diverse tipologie di miele. Ci sarebbe voluto il pane fatto in casa, ma dobbiamo accontentarci, si fa per dire, delle fette di pane in cassetta tostate. Tè, caffé, latte. Fuori dalla sala c'è Leo, il leonberger, che appanna i vetri con l'alito e vorrebbe entrare a giocare con noi e mangiucchiare tutto...
Finita la colazione, con la pancia piena, in un attimo siamo pronti. Le borse vengono nuovamente fissate alle bici e, salutati Massimiliano e Francesca, riprendiamo il nostro cammino. La giornata è soleggiata e sopra i nostri caschi, il cielo è azzurro pieno. Siamo in salita, una bella salita silenziosa, con qualche tornante, per paesini apparentemente disabitati da quanta gente s'incontra. Qualcuno lavora nei campi, c'è chi taglia l'erba; noi pedaliamo. Che fortuna.
Il silenzio viene rotto dai nostri discorsi e dai nostri respiri sulle salite più ripide. Dopo l'abitato di Costalta saliamo ancora diretti verso la sommità della collina; e una volta lassù scorgiamo la provincia di Pavia di cui seguiamo la linea di confine scendendo su sterrato lungo una bella carrabile nel bosco. Nei solchi lasciati da moto da enduro e quad si formano delle profonde pozzanghere di acqua e fango e quando, intrepidamente e incoscientemente, ci lanciamo per attraversarle, rischiamo ogni volta di impantanarci. Quando ciò succede, si ride come matti e Bertelli immortala l'evento con una serie di foto ricordo. Ci divertiamo come bambini e dopo il primo, breve, tratto di sterrato, siamo già tutti infangati, ma felici.
Proseguiamo la discesa su asfalto fino a Romagnese dove ci fermiamo per il caffé. "In questo negozio di alimentari avranno i biscottini Rabottini senza burro?" Il tormentone dell'estate, la favolosa marca di biscottini, creazione e illusione delle nostre menti geniali, si ripropone ad ogni negozietto o bar.
Il caffé ci dà la carica per la salita che ci aspetta, a tratti parecchio ripida. Un signore, in auto, ci ferma e si mette a parlare con noi. Dove andate? Lassù, per quella strada, vedrete.... son posti magnifici. Che belli questi incontri, quando trovi la gente che non vede l'ora di scambiare due parole con te, di condividere delle emozioni. Non tutti sono recettivi in questo senso: noi decisamente si, noi viviamo di queste condivisioni. Poco dopo infatti si inizia lo sterrato e capiamo l'entusiamo della persona incontrata in precedenza, e lo proviamo personalmente. Appena al di là di una curva, dopo uno strappetto, la vegetazione cambia all'improvviso e ci troviamo in un bosco di conifere, poi con la stessa rapidità ritorniamo nella faggeta. I profumi che pervadono l'aria sono ugualmente mutevoli. Dopo una chiesetta scendiamo per un breve tratto a piedi: la strada qui è troppo ripida. Siamo saliti parecchio di quota e l'aria si è fatta più fresca. "Ma la salita quand'è che finisce?" Non sono i miei compagni di viaggio a domandarmelo, ma è una voce dentro di me, la voce di una coscienza preoccupata. Il Baffo incomincia a recitare Salmi e preghiere... vuol dire che è ora della discesa. Il terzo giorno resuscitò e disse: andate a tutta velocità e buon divertimento. Finalmente ci siamo, è l'ora di scendere a Varzi. Una discesa lunghissima, su carrabili veloci, a tratti su single track. Mi diverto e sono contento; anche i miei amici lo sono, e con l'entusiasmo ai massimi livelli giungiamo a Varzi.

Varzi che sarebbe stato, nella mia mente, il punto di arrivo del primo giorno. Fatto sta che vi siamo arrivati solo a mezzogiorno di oggi, il secondo giorno di viaggio. Sinceramente, chissenefrega. Conosco una panetteria che sforna delle delizie e vi porto i miei amici. Ci riforniamo di focacce, pizzette, dolci e bibite e si procede così con un pranzo veloce, ma ricco e sostanzioso. Per concludere, il gelato.
Durante queste pause, Paolo l'avvocato accende il cellulare ed in un breve lasso di tempo arrivano mille messaggi e qualche chiamata. Il mio telefono invece tace. Dal traffico telefonico di una persona credo si possa dedurre quanto può essere intensa/stressante una giornata normale. Per questa settimana la routine, la normalità, per una volta, diviene anormalità; le attività che solitamente occupano poche ore al giorno, diventano le principali, nel nostro mondo invertito.

I telefoni ritornano muti e si riprende a salire. Avevate qualche dubbio? Paesi sconosciuti, strade che portano chissà dove. Strade zitte, sotto il sole. Attorno a noi un paesaggio caratterizzato dai calanchi, transitiamo per Nivione. Una volta allo scollinamento, riprendiamo a scendere, velocemente fino a Fabbrica Curone. Luoghi a me sconosciuti. Ora di nuovo salita, a tratti molto ripida. Stringiamo i denti e continuiamo il nostro viaggio. Sotto il sole si cuoce, ma nei pressi dei paesi troviamo sempre delle belle fontane dove far scorta d'acqua e rinfrescarci. Ad un certo punto, raggiunta una quota, riusciamo a mantenerla più o meno bene e ci riprendiamo completamente dalla fatica fatta in precedenza. Dopo essere transitati per tanti piccoli abitati, giungiamo in un luogo davvero caratteristico dove una sosta è d'obbligo. Borgo Adorno.
Un luogo incantato, una gemma ricca di fascino: il suo castello, la cappelletta, la fontana, il ciotolato, le pietre e le pitture corrose dal tempo e dalle intemperie. Scattiamo foto e nel frattempo ci ristoriamo alla fontana. "Così i viaggiatori in bicicletta si sedettero per terra e si riposarono" e un altro piccolo pezzo di storia di Borgo Adorno venne scritto.

Poi discesa, prima asfaltata e poi, per un breve, ma intenso tratto, sterrata. Giungiamo così a Rocchetta Ligure felici e contenti. Dimenticavo: da un po' siamo in Piemonte, in provincia di Alessandria. Giunti in una piazza del paese, decidiamo di fermarci per una sosta per bere qualcosa di energetico. Il miei amici si affidano alle classiche bevande zuccherine, io invece opto per una birra rossa: "Piccola o media?" mi domandano da dietro il bancone. "Media ovviamente" rispondo io. "Perse, sei il migliore" mi dicono i mei compagni di viaggio, ma tra tutte le bevande possibili, la birra è quella che preferisco. Mentre siamo seduti comodamente, osserviamo le evoluzioni di un ragazzino che si diverte a fare derapate con la sua mountain bike, e ritorniamo indietro negli anni, quando ci allenavamo anche noi a fare queste evoluzioni, in cortile, sbucciandoci le ginocchia quando qualcosa non andava per il verso giusto.

Il pomeriggio è ancora lungo e ci aspetta una nuova salita fino a Roccaforte Ligure. Oggi pensavo di arrivare fino a Voltaggio, ma anche questa volta mi sa che ho guardato troppo avanti. Terminata la salita, incominciamo una fantastica discesa su asfalto. Non abbiamo incrociato una macchina per tutto il tragitto e ci siamo divertiti come bambini a guidare le nostre mtb, piegando al limite della perdita d'aderenza, curva dopo curva, non pensando alle ginocchia sbucciate degli anni passati. Alla fine ho ricevuto ancora i complimenti dai miei amici per il percorso che ci ha regalato finora tante emozioni.

Ora siamo ad Arquata Scrivia e dopo aver percorso parecchi chilometri nel meraviglioso "silenzio" dell'Appennino, caratterizzato da piccoli paesi e borghi, strade bianche e sentieri nel bosco, ci sentiamo davvero a disagio. Per la prima volta mi capita di osservare sul volto di altre persone, quel fastidio che provo io quando mi trovo nel frastuono della città.
Abbiamo deciso di fermarci qua e con gli iPhone i ragazzi sono già al lavoro alla ricerca di un posticino, possibilmente tranquillo dove pernottare. In un attimo dalla rete spunta l'Agriturismo Lo Casale. Si trova qualche chilometro fuori dalla città; offre la possibilità di pernottamento e la colazione, mentre per la cena dovremo trovare un' altra soluzione. Nel frattempo decidiamo di fare l'aperitivo e ci beviamo quattro belle birre fresche e stuzzichini vari, brindando alla nuova, bellissima giornata di viaggio.

Io son così felice che quasi quasi mi fermerei lì per tutta la sera, a bere birrette con i miei amici. Poco dopo però ci incamminiamo verso l'agriturismo. Seguiamo la traccia per un pezzo, poi prendiamo una deviazione selvaggia lungo un sentiero che ha tanto l'aria di un greto di un torrente da tanto è smosso. Finalmente giunti al "Lo Casale" veniamo accolti da una signora che ci fa parcheggiare al coperto le bici e successivamente, osservando la nostra situazione "disperata" ci dà la notizia che potrebbe prospettarsi per noi una cenetta "semplice semplice" in loco. Noi siamo di bocca buona e saremmo molto felici di rimanere presso l'agriturismo anche per la cena; effettivamente così sarà.

Veniamo accompagnati alle nostre stanze, e dopo una doccia rigenerante, ci rechiamo presso la sala da pranzo. La cenetta "semplice semplice" ci sorprenderà per la genuinità e la qualità. Tutti prodotti locali; dal vino al dolce fatto in casa. Un'altra serata deliziosa, molto piacevole e rilassante.
Felici e contenti, stanchi per la giornata intensa, per i tanti chilometri percorsi, bruciacchiati dal sole (per fortuna visto che a casa nostra il tempo è brutto), ci corichiamo e dopo poco siamo già nel mondo dei sogni. Se sogneremo di pedalare, la linea di confine tra il mondo dei sogni e la realtà, sarà davvero impercettibile.

Man mano che si procede, le mie ansie, le mie preoccupazioni vanno dissolvendosi. Così come i miei programmi di viaggio. Varzi il primo giorno, Voltaggio il secondo, punti d'arrivo sempre postdatati; e per fortuna che è così è stato. La cosa non mi pesa affatto e mi sto sempre più abituando a viaggiare con calma, giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro. Grazie amici perché voi mi avete aiutato a trovare questa pace.
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