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mercoledì 31 luglio 2013

Finale Ligure: 3° giorno di viaggio

A letto non si sta affatto male, ma senza neppure caricare la sveglia, siamo già in piedi, pronti, belli carichi ed operativi per la colazione già la mattina presto. Evviva la colazione! Paolo Bertelli è uno specialista delle colazioni. La signora dell'agriturismo ci porta yogurt, tè, latte, caffé, pane integrale, marmellata fatta in casa e... beh un sacco di cose buone. Siamo contenti perché anche questa volta, con il pernottamento, siamo stati fortunati. È per via dell'influsso positivo di Bertelli, un mago nel richiamare a sé, e a quelli che gli sono vicino, il bel tempo e tante altre cose positive...

Chissà i nostri acerrimi avversari dove si saranno fermati... probabilmente, conoscendo i giapponesi, avranno posizionato il loro accampamento in un luogo strategico, per tenere sempre sotto controllo la nostra posizione. Lo sento: avranno sicuramente piantato le loro tende appena sopra di noi, sulla collinetta nei pressi dell'agriturismo, facendo i turni di guardia per tenerci d'occhio.
Ok, questi giapponesi saranno pure in vantaggio, magari riusciranno anche a vincere questa lunga, folle corsa, ma alla fine dei conti non avranno sicuramente goduto delle opportunità offerte dal viaggio come abbiamo fatto noi.

Felici e contenti, in una splendida mattinata di sole, riprendiamo tutti i nostri bagagli e rimontiamo in sella, verso l'Alta Via dei Monti Liguri. La strada non sarà affatto facile, su sentieri di cui non conosciamo la ciclabilità, ma ormai, dopo due giorni di avventura, siamo pronti a tutto.
Pronti, via; ora pedaliamo in una bella e tranquilla vallata, diretti al punto di ricongiungimento con la traccia gps che avevamo abbandonato ieri sera per raggiungere l'agriturismo.

D'un tratto la strada viene sbarrata, con tanto di divieto, ma il cartello del sentiero CAI parla chiaro, siamo nella direzione giusta. Facciamo qualche tratto a piedi, arrancando sul lastricato scivoloso di una mulattiera dissestata fino a raggiungere un crocevia. Rieccoci in traccia, sul sentiero europeo E1. Si tratta di una via per il trekking. In questo punto il mio sguardo passa oltre la barriera creata dalla vegetazione lussureggiante di queste montagne e si rivolge all'orizzonte, da dove spicca una montagna aguzza: è il Monviso! La riconosco! Di solto è Dario quello che riconosce le montagne, ovunque si trovi, si orienta molto bene e ha una memoria incredibile per le vette che si trova di fronte.

Oggi è il mio turno, ma la notizia non sembra aver colpito particolarmente i miei amici che passano oltre. Io sono invece molto soddisfatto di questa scoperta; uno dei piaceri del viaggio è scoprire che l'orizzonte cambia man mano che ci si sposta; nuovi scenari si svelano davanti a noi. Inoltre non so perché, ma il Monviso mi piace, forse per il fatto che spicca, con la sua forma appuntita... un po' come la Montagna Solitaria dell'avventura fantasy de lo Hobbit.

Lungo il sentiero E1 non rimaniamo stupiti dal fatto ci sia un po' di trekking da fare, spingendo le bici per via delle forti pendenze e del fondo particolarmente smosso. La cosa che ha dell'incredibile è che tutto ad un tratto, dopo un faticoso tratto a spinta, ci si ritrovi su un magnifico single track in terra battuta, nel bosco. Tutta la nostra fatica, si riassorbe velocemente, e con somma mia gioia, ma anche dei miei compagni di viaggio, si procede nel nostro viaggio.
Giungiamo presso un piccolo paesino, e decidiamo di fermarci per acquistare qualche cosa da mangiare: spuntino a base di banane. Poco dopo siamo di nuovo sul sentiero europeo. La strada asfaltata ben presto diviene sterrata; e la pendenza continua ad aumentare, ma tengo duro, non mollo, e con fatica riesco a rimanere in sella. Smonto soltanto per scattare qualche foto a delle magnifiche piante di Erica arborea e per aspettare i miei amici.

Poco dopo, l'andamento del sentiero, ritorna ad essere gradevole. Bellissimi tratti di discesa, alternati a brusche risalite dove la capacità di mantenere la velocità il più a lungo possibile è il trucco per non fermarsi. Il Baffo emette forti grida di incitamento quando mi vede passare e spingere al massimo per superare un ostacolo apparentemente invalicabile con una single speed così carica. Invece ce la faccio. Grazie per il sostegno, Baffo! Il bufalo Perse non si smentisce mai.

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3G_Verona_Cremona_Finale Ligure (24H), un set su Flickr.

Dopo questo lungo tratto senza quasi mai perdita di quota, ora ci attende una bella discesa fino a Voltaggio. Ovviamente ci divertiamo come dei matti, anche se le bici cariche non ci aiutano nella guida e ci costringono a rallentare, nella nostra folle corsa, nei tratti più sconnessi e ad aggirare certi ostacoli anziché saltarli di slancio, come faremmo solitamente. Chissà cosa accadrà una volta a Finale, quando toglieremo dalle bici tutti i bagagli; dovremo ricalibrare la nostra guida alle bici scariche. Qualcuno propone di gareggiare con le borse. Un'idea del Baffo? Ovvio che si!

Una volta a Voltaggio, superato un bellissimo ponte di origine romana, pedaliamo verso il centro del paese per incontrare una persona di spicco del luogo, il sindaco? Mah, chi lo sa, ma soprattutto per concederci qualche momento di relax e per fare uno spuntino. Il sindaco, appena saputo del nostro arrivo, non avendo con se il necessario per un benvenuto come si deve, si è dato per disperso; ci consoliamo quindi con uno spuntino a base di torta salata e tramezzini, accompagnato da fresche caraffe di birra. Poco dopo l'aperitivo, riprendiamo il nostro viaggio.

Paolo se ne va a destra, ma il mio gps parla chiaro: c'è una decisa svolta verso sinistra. Richiamo i miei amici sulla retta via e li conduco attraverso il guado di un torrente, che passa comodamente sulla strada destinata alla normale viabilità. La rotta quindi inizia la sua salita in direzione del Parco di Capanne di Marcarolo. La giornata è davvero splendida, il cielo è limpidissimo ed il sole ci brucia per bene le braccia. L'ambiente, man mano che procediamo, diviene sempre più selvaggio e ricco di fascino. Le montagne sono ora coperte da una fitta vegetazione, ma poco più avanti, la roccia prende il sopravvento e tinge tutto di rosso. Il paesaggio attorno a noi è davvero molto suggestivo e sono contento che, guidati da un po' di fortuna, siamo capitati in questo posto.

Qualche centinaio di metri più in basso, in fondo alla valle, scorre un verde torrente, mentre i suoi numerosi affluenti sono tutti a portata di mano, e scendono formando cascatelle e piccole pozze nelle vicinanze della strada. Uno spettacolo. Il caldo, la fatica della salita si fan sentire e una volta raggiunto il cuore del parco, saremmo felici di poterci ristorare presso qualche rifugio. Invece il ristoro è chiuso e da qui in avanti le possibilità di trovare dei punti in cui fare rifornimento, saranno sempre più esigue. Che almeno non manchi l'acqua, poi se proprio proprio, abbiamo le tende ed i sacchi a pelo: una volta che siamo sfatti, distrutti dalla fatica, ci buttiamo a dormire e amen.

Chi l'avrebbe detto invece che poco dopo ci saremmo trovati a tavola, con un bel piatto di freschissime trenette al pesto, in un bar/osteria dove si mangia bene e si spende poco. Ci voleva proprio. Ora si che siamo carichi al punto giusto per proseguire il nostro viaggio lungo l'Alta Via.

Chi vede il mare per primo, ha vinto! E così, poco prima di raggiungere il crinale da dove parte il tratto dell'Alta Via che percorreremo tra oggi e domani, ecco la mia vista (son pure miope) scorge la vasta distesa del mare. Eccolo! "Perse ha vinto" Sentenzia Bertelli, mentre urla di gioia per la nuova, splendida visione, rompono il silenzio di queste strade pressoché zitte.

Poche pedalate più in là, siamo di nuovo su strada sterrata, sull'altavia. Il percorso segue bene o male il crinale delle montagne, quindi l'andamento è un'alternanza di salita, tratti in piano e qualche breve tratto di discesa. Tutto magicamente splendido. Ad un tratto le cose si coplicano. La strada si interrompe, tramutandosi in un sentiero anche piuttosto tecnico, da percorrere in discesa. Anticipo ai miei amici che per un po' probabilmente ci toccherà camminare. Tutti quanti mi rassicurano sul fatto che fare qualche tratto a piedi non è un problema. Troviamo persino una fonte presso la quale ci riforniamo d'acqua fresca. Che meraviglia! Ed io che ero così preoccupato!

La giornata sta volgendo al termine e noi siamo ancora impegnati in sella alle nostre Alpcross. Del team dei giapponesi, nessuna traccia; di un luogo dove potersi fermare per la cena/notte, neppure. Dopo un breve consulto, si decide di proseguire ancora, anche se all'imbocco della strada asfalta che sale al passo del Faiallo, vedendo un cartello indicante svariati chilometri di salita, il Baffo ha un tentennamento; accusa il colpo. Con l'escursione di oggi, i suoi record personali di dislivello in salita, verranno sbriciolati. Gli facciamo coraggio anche se, alla fine, lui ne ha da vendere.

La salita è davvero splendida. La concomitanza di diversi fattori ha fatto in modo che questo tratto di percorso, seppure su asfalto, assumesse un fascino incredibile. L'assenza quasi completa di traffico, l'incredibile ambiente attorno a noi, con i verdi e ripidi pendii attraverso i quali è stata ricavata la strada, il mare azzurro alla nostra sinistra, il cielo che incomincia ad imbronciarsi e a prepararsi per una perturbazione, il vento... Insomma, siamo in Liguria oppure nella Terra di Mezzo di Tolkien?


Ognuno di noi tiene il suo ritmo ed il Baffo rimane un po' indietro. Dopo un po' mi fermo per aspettarlo mentre i due Paolo proseguono. Qualche minuto e vedendolo arrivare, riparto anch'io. Alla fine si rimane sempre compatti, senza troppe pause, e questo è un bene.

Ora però sono rimasto da solo, nel bel mezzo del gruppo e forzo un po' l'andatura per riprendere i miei amici. Percorro un ripido tratto in discesa, con il vento che soffia fortissimo lateralmente, facendomi sbandare violentemente. Poi la discesa finisce e davanti ai miei occhi si delinea un "drittone" infinito, in salita... Son cose che si fan sentire, che logorano un bel po' la psiche, soprattutto quando si è stanchi. Il passo del Faiallo sembra non arrivare mai, ma alla fine, proprio quando il temporale inizia a scaricare le prime gocce, ecco raggiungo Paolo Spagnolo che mi sta aspettando presso un bivio.

La salvezza è vicina, e questa sera, si chiama "La Nuvola sul Mare". Paolo Bertelli ci ha guidato ancora una volta verso una accogliente struttura (peraltro perfettamente in traccia). Voci di corridoio parlano addirittura di sauna con bellissime massaggiatrici finlandesi. Il ragazzo che gestisce l'albergo/rifugio, ci accoglie con grande gentilezza e ci dà la possibilità di parcheggiare le biciclette (alpcross) al riparo in un garage. Raggiunte le belle camere di recente riarredate, dopo una bella doccia calda, e qualche minuto sdraiati sul letto, raggiungiamo affamati l'ampia sala dove ceneremo. Il menù è ricco e molto ben curato e ci soddisfa molto. Proprio quel che ci voleva dopo una giornata così impegnativa. Siamo tutti felici e contenti per come si è conclusa anche questa giornata di viaggio. E dei giapponesi? Chissenefrega!

Pensando al domani: la strada da percorrere è ancora molta e a quanto pare le insidie dell'AltaVia non sono ancora finite, quindi non sarà facile raggiungere Finale Ligure per la serata di domani. La cosa però non ci preoccupa più di tanto; quando arriveremo, arriveremo. Se dovesse servirci un'altra mezza giornata, ci arrangeremo di conseguenza, trovando magari un altro bel posticino dove pernottare.

Dopo il caffé, la serata per noi è breve, perché siamo così stanchi che gli occhi si chiudono da soli, ma domani mattina, sicuramente, saremo in forma, pronti per pedalare verso una nuova meta. Buona notte amici miei, a domani allora...
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