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sabato 24 agosto 2013

Il Tour des Combins o Gran Combin... insomma l'abbiamo combinata grossa!

Quando si va in zona Monte Bianco, lo spettacolo è garantito. È datato 2010 il tour di cinque giorni che io ed i miei amici BdB abbiamo fatto attorno al gigante delle Alpi. Bei ricordi, belle giornate di mountain bike e tanti bei momenti in compagnia di persone speciali.

Quando mi giunge dal Milzo la proposta di un giro di tre giorni attorno al Combin, non guardo neppure la cartina per vedere dove si trova, accetto senza "se" e senza "ma".
L'organizzatore è un veterano del gruppo, esperto biker e grande pianificatore: dopo qualche giorno mi arriva la prima email con la conferma di prenotazione dei due rifugi in Svizzera dove alloggeremo. Di seguito, ne arriveranno delle altre, con dettagli, raccomandazioni, cartine e la traccia gps.

Io sono così preso dal lavoro da dimenticarmi di un particolare assolutamente non trascurabile: i franchi svizzeri; in questi rifugi le carte di credito non funzionano ed è raccomandabile pagare nella valuta del paese. Come faccio? Pensa a tutto il Milzo, provvederà lui a prelevarmi presso la sua banca la somma sufficiente per il viaggio. Certe volte mi sento proprio un impedito, e mi domando come potrei fare senza l'aiuto di certe persone...

Il fatto di non aver pensato al giro fino all'ultimo giorno, mi fa fare le cose di fretta e così anche i preparativi della bici e dell'attrezzatura da portare con me, avviene all'ultimo minuto. Un po' detesto questo mio atteggiamento, però alla fine, la sera prima della partenza, tutto è pronto. Ho controllato mentalmente la lista: lo zaino con l'abbigliamento di ricambio e la giacca antiacqua in modo che sia il più leggero possibile e le borse della revelate design fissate alla mia Surly Krampus per contenere il resto. Come mai hai scelto la cicciona Surly Krampus? L'entusiasmo della bici nuova, la voglia di provarla in un giro di più giorni, su un terreno che dovrebbe essere adatto alle caratteristiche della bici.

19 Luglio 2013, ore 5, si parte da Cremona. Vado a prendere Dario e poi mi dirigo a casa di Vito ed Elena per l'appuntamento. In macchina con noi c'è Gianfranco Favier che appena salito mi offre una coca fresca e una brioche, poi si addormenta. Sull'altra vettura ci sono il Milzo, Vito ed Elena. Fino alle 8 si guida, poi finalmente giungiamo ad Etroubles, dove ci incontriamo con Lillo, giunta fin qui dal Canton Ticino e, parcheggiate le auto, incominciamo a pedalare. L'aria è fresca, tutta un'altra cosa rispetto a casa, a Cremona, o Brescia, dove in questi giorni si registrano temperature torride e tremende cappe afose che fan sudare anche a far nulla.

Noi oggi magari suderemo ma per qualcosa.
Dopo un breve tratto asfaltato si passa subito su una strada secondaria. Ho caricato sul mio Garmin la traccia gps così posso fare anch'io la mia parte in questo giro, aiutando il Milzo e Vito a seguire correttamente il percorso. Poco dopo, ormai su un bellissimo sterrato, arriva il primo test: incrociamo due bikers che scendono, mentre noi proseguiamo decisi nella nostra direzione, ma poi la traccia fa dietro front e prende un'altra direzione. Io taglio nel prato e raggiungo la nuova strada per una via, i miei amici invece per un'altra. Inizia poi un tratto ripido nel bosco e metto subito alla prova i miei muscoletti e la trazione paurosa delle gomme voluminose del Krampus. Questi son tutti accorgimenti che servono a chi non riesce a fare certe cose con una bici normale: Dario infatti è già su e non ha di certo fatto fatica, anche senza le gommone.

Il single track che incontriamo dopo è stupendo: un su e giù molto divertente nel bosco, ma finisce subito. La strada però continua, bellissima, quasi in piano, sempre in un lussureggiante bosco di larici. Un bellissimo modo di andare in bici, penso; se tutte le strade fossero così, quanti chilometri si potrebbero fare senza sentire il peso della stanchezza? Immagino un bel po'. Pur proseguendo in salita, la strada ha mantenuto sempre pendenze molto dolci, tanto da far sembrare il giro del Combin, quasi una passeggiata per famiglie.

Ad un certo punto, a causa di una pianta caduta, siamo costretti a deviare nel bosco e Lillo rompe il cambio. Mi metto nei suoi panni e mi immagino il suo stato d'animo in quel momento: sono appena partito per un giro di tre giorni in compagnia dei miei amici, in posti stupendi, e la mia trasmissione è kaput. Sono spacciato, l'unica cosa che mi rimane da fare è tornare alla macchina ed abbandonare il tour. Per fortuna di Lillo, ma in altre occasioni l'aiuto è capitato che arrivasse anche ad altri del gruppo, con noi c'è l'angelo custode del biker sfortunato: Vito.

Lui con se, nello zaino mod. Mary Poppins, ha di tutto, ed ora estrae prontamente un cambio di scorta, salvando così la nostra amica svizzera. Tutti insieme, compatti, usciamo dal bosco e scopriamo finalmente le montagne che oggi attraverseremo. La giornata è un po' grigia ma il paesaggio intorno a noi risulta ugualmente spettacolare. Oltretutto continuamo a salire senza problemi, dato che la strada è bellissima. Ci siamo ricongiunti con i bikers incrociati precedentemente e scopriamo, ma era ovvio, che anche loro stanno facendo il nostro stesso giro. Non hanno navigatori gps e hanno stampato qualche cartina con le indicazioni, ma a quanto pare non sembra che abbiano bisogno d'altro per proseguire.

Noi invece abbiamo un certo languorino, che il famoso cioccolatino di sicuro non può placare. Così Lillo parte alla ricerca del cibo. In queste zone di rifugi non se ne vedono e l'unica nostra speranza è riposta nelle malghe che producono formaggio. Il primo tentativo non ha successo, il secondo pure, ma dalla terza malga, finalmente Lillo esce con un sacchetto di pane, delle salamelle ed una formaggella. È fatta, si mangia. Un pranzetto semplice ma sostanzioso e nutriente.

Chissà per quanto ancora durerà questa favola; chissà per quanto riusciremo a pedalare. I nostri sguardi si avvicinano sempre di più alle grige pareti di roccia delle montagne e faccio fatica a scorgere il passaggio presso il quale ci avventureremo questa volta. Una deviazione e siamo su sentiero. Si fa quasi tutto in sella anche se non più facilmente come sulla strada, poi si giunge al guado di un torrentello. Da lontano non sembra nulla di particolare, ma poi, una volta sulle sue sponde, ci si accorge che la corrente è forte, il tratto da superare non proprio breve. Qualcuno scende dalla bici e attraversa il corso d'acqua saltellando da un sasso all'altro. Io vado deciso verso un punto non troppo profondo in sella alla mia bici, ma ad un certo punto perdo l'equilibrio e finisco col mettere un piede in acqua. Furbo! Gianfranco addirittura si leva gli scarponi e attraversa a piedi nudi, ma si sofferma troppo nell'acqua gelida e finisce con l'ibernarsi gli arti, e soffrire del relativo dolore.

Ora però ci tocca il pezzo bici a spalle. Siamo saliti parecchio di quota e sul sentiero è rimasta parecchia neve per cui ci troviamo a salire il ripido pendio a casaccio, lontano dal sentiero. Un inconveniente che ci costa un bel po' di fatica. La mia bici è pesantissima e certi ostacoli risultano quasi insormontabili; mi domando come se la passino gli altri, chissà se qualcuno si è lasciato prendere dallo sconforto e chissà a cosa sta pensando. In alcuni punti, sulla neve, o sul fango del terreno appena liberato dal manto gelato, il gioco diventa anche rischioso. Gianfranco scivola e batte il ginocchio; portare la bici in spalla non è proprio il modo più indicato per salire su certi terreni, ma anche spingerla non è affatto semplice. Il tuo spettacolare mezzo di trasporto diventa in un attimo un fastidioso fardello che vorresti abbandonare alla mercé della montagna, delle intemperie...

Fortunatamente non sono solo ed il fatto di avere più o meno vicino delle altre persone, mi infonde coraggio. Mi guardo indietro e vedo Elena arrancare, vorrei andare ad aiutarla, ma anch'io non sono poi messo tanto bene. Invece Dario è già arrivato su e generosamente ridiscende per dare una mano a chi è in difficoltà. Ad un tratto dall'alto una grossa pietra si stacca dal pendio ed inizia a ruzzolare con grandi tonfi, dirigendosi proprio verso di me. Milzo urla deciso per avvertirmi del macigno in arrivo, ma non devo far nulla in quanto il masso mi passa a qualche metro di distanza. Per il momento sono salvo.

Una volta superato questo tratto impegnativo, ne inizia un altro, e anche dopo aver raggiunto il Col Fenêtre Durand ci tocca fare dei lunghi tratti a piedi a causa della neve anche in discesa. Quando finalmente raggiungiamo una quota dove tutto si è finalmente disciolto, incominciamo a godere di un sentiero molto bello e divertente. Fin da subito rimango sbalordito di fronte alle capacità tecniche, la bellissima guida di Lillo, una biker-essa davvero in gamba.

Io a volte mi trovo in difficoltà con la mia biciona, che pur avendo delle gomme generose dall'effetto ammortizzante, rimane comunque una rigida, non propriamente maneggevole per via del peso generale e del bagaglio che le ho fissato. Alla fine, le canaline scavate per lo scolo dell'acqua, non sono proprio una stupidata da saltar via e mi tocca assorbirle tutte con il corpo, mentre Lillo le passa saltellando come una cavalletta. (il grillo è maschio e non suonava bene)

Dopo la discesa abbiamo un'ultima risalita per arrivare al primo rifugio e alla prima sosta e Milzo è un po' preoccupato per via degli orari. La nostra prenotazione verrebbe annullata nel caso in cui arrivassimo troppo in ritardo e quindi Dario viene incaricato di anticiparci in modo da confermare la prenotazione di tutti. Mancano alcune centinaia di metri di dislivello su strada bianca e quando io e Dario iniziamo l'ascesa, siamo comunque d'accordo sul fatto che arriveremo tutti in breve tempo al rifugio. Dario però non ha alcuna intenzione di deludere il Milzo e parte ad un buon ritmo verso la meta. Io riesco a seguirlo per un tratto, poi mi stacco e arrivo col mio passo alla Caban de Chanrion, a quota 2462m. Il posto è magnifico, le montagne attorno a noi appaiono inviolate, vergini. Non sono sicuramente ambienti facili ed un Rifugio in questa posizione è un piccolo miracolo.

Questo miracolo ha un prezzo e comporta alcuni piccoli sacrifici. Occorre rinunciare all'acqua calda, alle comodità che si trovano ovviamente negli alberghi, ma chi viene quassù, sa bene a cosa va incontro e  ha rispetto degli sforzi che devono affrontare le persone che gestiscono queste strutture. Così si fa a meno della doccia, si apparecchia e si sparecchia la tavola, si dorme nel sacco lenzuolo e si mantiene pulito l'ambiente. Però per altri aspetti sono più esigente: posso capire la carenza delle cose materiali, ma per quanto riguarda i sentimenti; beh, di quelli non si dovrebbe mai rimanere senza.

Così ho notato una certa freddezza, un certo distacco nelle persone incontrate nel rifugio, negli gestori. A volte si ha l'impressione di essere un po' d'impiccio, di non essere ospiti graditi. A volte sono esigente e vorrei che le persone si parlassero di più, si stringessero la mano, si raccontassero a vicenda le proprie storie, si sorridessero senza limiti. A Caban de Chanrion in questo senso ho avuto un po' freddo, anche se la temperatura all'interno era più che gradevole, mentre fuori imperversavano forti rovesci temporaleschi. Sarà che noi eravamo italiani e loro svizzeri? Sarà a causa del fatto che parliamo lingue diverse?

Fortunatamente noi eravamo in gruppo e ci siamo scaldati a vicenda, con le nostre storie, le nostre emozioni condivise. La serata si è conclusa velocemente, un po' per la stanchezza, un po' per il coprifuoco imposto dal rifugio... e così siamo finiti in branda.

2°GIORNO

La sveglia del cellulare del Milzo suona quando ormai siam tutti svegli, ma è comunque presto. Le fatiche di ieri si fan sentire e con pigrizia ci alziamo dai nostri giacigli e ci prepariamo per una seconda giornata in sella. Dapprima la colazione, con pane e marmellata, latte, thé, biscotti, poi si preparano i bagagli e si parte. La mattina è fresca, ma il cielo è azzurro e pregustiamo una giornata spettacolare.
Iniziamo con un breve tratto di salita pedalabile, per poi inforcare un sentiero tecnico e a tratti a piedi. Dopo la breve risalita giungiamo in un punto stupendo, panoramicissimo, in cui scattiamo diverse foto e facciamo una breve pausa barretta. Con il Milzo inizio a parlare del Tour Divide negli Stati Uniti e del pericolo che sussiste in quei posti selvaggi, di incontrare animali pericolosi, come ad esempio l'orso. Per questo motivo, proseguendo nel mio racconto, i bikers che partecipano all'evento, si muniscono di spray da utilizzare in caso di emergenza per scacciare l'animale. Milzo mi guarda con uno sguardo dei suoi e si mette a mimare l'orso, mentre io faccio la parte del ciclista.
Ci immaginiamo che all'orso lo spray possa servire per rinfrescarsi l'alito, o per deodorarsi le ascelle ed incominciamo così a costruire, grazie alla nostra fervida immaginazione, delle esilaranti scenette in cui l'orso poi, per completare l'opera, intraprende dei focosi rapporti sessuali con i malcapitati ciclisti di passaggio, che speravano invano di salvarsi grazie ad una bomboletta. Ovviamente l'orso ha uno spiccato accento russo ed indossa una salopette di jeans. Al ciclista sconvolto dall'irruenza dell'orso non rimaneva che ritirarsi dalla gara dando la colpa alla sella per il mal di sedere...

Il ridere che abbiamo fatto con queste storielle, non ve lo potete immaginare.

Con il risolino, sghignazzando di tanto in tanto, si riusciva comunque a pedalare, così siamo discesi per uno splendido single track fino a fondo valle, attraversando lo sbarramento della diga e scendendo fino a raggiungere un punto di ristoro presso il Café de la Promenade dove abbiamo pranzato. Dopo la breve pausa abbiamo ripreso a pedalare e a risalire di quota, incontrando anche qualche difficoltà lungo alcuni impegnativi tratti di sentiero nel bosco. Poi è iniziata nuovamente la salita "regolare" su strada carrabile. Io ho tenuto un po' compagnia a Gfavier, che nel frattempo aveva iniziato a litigare con il suo Garmin impazzito, che indicava una quota inferiore man mano che invece salivamo. Alla fine, saggiamente, il buon Gianfranco ha pensato bene di spegnere il gps. Ad un certo punto, seguendo la traccia, abbiamo abbandonato la comoda strada e ci siamo immessi in un ripido sentiero che a tratti, con una certa fatica, risultava pedalabile, e a tratti assolutamente da fare a piedi. In questi frangenti il corpo brucia molte energie e molto velocemente ci siamo trovati con le batterie scariche. Una coppia di ciclisti ci informa che presto ritorneremo su strada e fortunatamente dopo un ultimo tratto di single track possiamo proseguire su una più agevole carrabile di montagna. Anche la seconda giornata di questo bellissimo tour sta per volgere al termine, ma rimane celata alla nostra vista la meta di questa sera, la Caban du Col de Mille. Dopo aver superato l'alpeggio, dopo un tratto ancora pedalabile senza problemi, siamo passati su sentiero e la faccenda è diventata un po' più complicata. Dapprima per via delle pendenze, poi per via di un tratto con bici in spalla fino al valico. Solamente Dario è riuscito a pedalare in qualche tratto del sentiero, ma si sa che stiamo parlando di un biker supedotato...

Ed infine, eccoci giungere al rifugio. Qui abbiamo trovato bene o male gli stessi comforts del Chanrion, ma un'accoglienza, un calore umano decisamente differenti. Il gestore Pierre ci ha fatto sempre sentire benvoluti e ha mostrato interesse per il nostro giro, spiegandoci che qualcosa si sta muovendo a livello organizzativo per la tracciatura di un percorso del Combin il più ciclabile possibile. Appena sistemate le nostre cose abbiamo passeggiato sui sentieri attorno al rifugio, in attesa della cena, fotografando e godendo della bellezza di questi magnifici posti d'alta montagna.
Il Monte Bianco domina la scena anche se questa sera il cielo si è imbronciato e risulta ingrigito da diversi ammassi di nubi, la luce del tramonto crea comunque un'atmosfera magica e molto suggestiva.

Per cena non può mancare la zuppa, della quale consumiamo diverse porzioni prima di passare al secondo e ai contorni. Infine Pierre ci offre un bicchierino di Genepy come digestivo. Solitamente l'alcol è il colpo di grazia che ti fa chiudere velocemente gli occhi e crollare in un sonno profondo, soprattutto in combinazione con una certa dose di stanchezza; e anche questa sera è proprio così che succede.

Bello il calore di questo posto e della gente che lo frequenta.

3°GIORNO

L'indomani mattina, dopo gli auguri di buon viaggio, ripartiamo dal Col de Mille, in compagnia di Matteo e Alberto, i ragazzi incontrati il primo giorno e poi qua e là lungo il percorso. Si parte subito con un bellissimo single track in discesa, su pratoni scoscesi. Poi ci ritroviamo su strada che riprende un po' di quota. Dopo una malga il sentiero continua nei prati, mantendendoci più o meno in quota, con un'alternanza di tratti in piano, salita e discesa. Qualche brivido lungo la schiena ci viene quando Vito, urtando col pedale sulla sponda erbosa, viene catapultato nel prato sottostante. Qualche ruzzolone e poi fortunatamente si ferma, illeso. Ma è sempre uno spavento quando succedono queste cose. Anch'io rischio in un'occasione e la vampata adrenalinica che si sente è da far tremare le gambe. Dopo questo tratto si ritorna nuovamente su strada larga e si inizia la discesa.

Questa mattina il cielo è limpido e azzurro ed il Monte Bianco è veramente uno spettacolo per gli occhi ed il cuore. Tutte le nostre fatiche vengono ripagate abbondantemente con questa moneta.
Quando ad un tratto la nostra traccia ci porta ad abbandonare la facile strada per una ripida risalita su sentiero, spingendo la bici tra le cacche di mucca, Alberto e Matteo protestano. "Non sarà mica divertente fare queste cose". Son d'accordo con loro sul fatto che non ci sia divertimento in questi frangenti, ma il tutto fa parte del gioco. La breve fatica ci ha permesso di immetterci su un'altra bella carrabile sterrata, invece di scendere direttamente a valle, sulle strade asfaltate.

Così giungiamo fino al paese di Bourg-Saint-Pierre percorrendo quasi esclusivamente strade sterrate, finendo addirittura in un tratto di mulattiera invaso completamente da uno spesso strato di fango (qualcuno sostiene si trattasse di altro tipo di liquido marrone), nel quale Gianfranco ha deciso prontamente di tuffarsi. Con le bici marroni, conci come dei maialotti, ci siamo introdotti in punta di scarponi all'interno di un bar dove abbiamo trovato da mangiare una deliziosa torta al cioccolato. Dopo la sosta caffé, saltata per pudore da Gianfranco, che nel frattempo si era dedicato alla cura della sua bici, siamo ritornati in sella diretti verso il Passo del San Bernardo; ultima fatica prima della discesa e del rientro al punto di partenza.

Sempre sfruttando una strada secondaria, lontano dal traffico, abbiamo raggiunto il lago di Toules per poi immetterci definivamente sulla principale che giunge al valico. Lungo la strada abbiamo avuto l'occasione di incrociare diversi ciclisti impegnati in una gara randonnée. Alcuni di loro mostravano segni di grande stanchezza, infatti riuscivo a tenere il loro passo anche con la mia pesante Surly Krampus, mentre loro erano in bici da corsa. D'altronde le randonnée sono gare dai chilometraggi e dai dislivelli notevoli. Il nostro gruppo lungo la salita si è sgranato un po', ma siamo ritornati compatti successivamente, al passo San Bernardo, davanti ad una gustosissima pizza di cui noi tutti sentivamo il bisogno.

Rimpinguati di nuove energie, abbiamo iniziato la discesa finale. Solo Alberto ha deciso di rientrare per asfalto in quanto aveva problemi ad un ginocchio ed era molto stanco. Matteo invece ci ha seguiti fino alla fine e si è divertito un sacco sul sentiero che abbiamo fatto. Purtroppo io sono incappato in un paio di forature per pizzicatura della camera d'aria. Sembrerebbe una cosa impossibile riuscire a pizzicare con certe gomme, ma tendendo una pressione piuttosto bassa con lo scopo di aumentare l'effetto ammortizzante degli pneumatici, la pizzicatura della camera d'aria prima o poi arriva.

Peccato per un tratto finale su asfalto che molto probabilmente si sarebbe potuto evitare seguendo un percorso differente, ma nel complesso il giro è stato spettacolare ed entusiasmante.
Cosa dire dei miei amici Paolo (Milzo), Dario, Vittorio, Elena, Gianfranco: ormai li conosco bene e con loro si trascorrono giornate magnifiche. Sono una garanzia. Come per il Tour du Mont Blanc, anche in questa occasione, ho potuto verificare una grande armonia nel gruppo e pur dovendo affrontare alcuni momenti di difficoltà, una cosa prevedibile in certi tipi di escursioni, il morale è sempre stato alto. Grandi risate, belle chiacchierate e tanta, sana mountain bike.

Il nostro sport è proprio bello e riuscire a praticarlo in certi luoghi è un vero privilegio.
Un sentito ringraziamento va all'organizzatore del tour, e a tutti gli amici con cui ho avuto il piacere di pedalare. Spero si presentino presto altre ghiotte occasioni per giri di questo tipo. Non vedo l'ora.

Le mie foto del giro:
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Tour du Combin, un set su Flickr.
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