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lunedì 26 agosto 2013

Vacanze 2013? Appennini! · I preparativi e la partenza

"Ma che voglia, quella di partire da solo!". Infatti, non ne ho molta, ma non ho alternative.
Chi sarebbe così pazzo da accompagnarmi in un viaggio in MTB di 2 settimane o forse più? Qualcuno lo conosco, qualcuno ha già sperimentato cosa significhi viaggiare con me, ma quest'anno i giorni di ferie per i miei amici sono quelli che sono, quindi decido di partire in solitaria.
Ho un po' paura in quanto non so sinceramente a cosa sto andando incontro. Ho tracciato un percorso lungo gli Appennini, seguendo il più possibile la dorsale delle montagne, le creste. A piedi si può seguire il sentiero contrassegnato dal simbolo 00 oppure E1, che sta ad indicare in teoria il percorso europeo che unisce Capo Nord all'estremità più meridionale d'Italia. Anche se poi nella pratica viene interrotto prima, in Abruzzo. Avvalendomi della cartografia digitale openmtb e delle applicazioni google, alla fine di Luglio mi ritrovo con una traccia che partendo da Cremona, giunge addirittura a Reggio Calabria.
I miei famigliari e gli amici, prima delle rispettive partenze, mi chiedono: "allora hai deciso dove andare quest'anno?" Risposta poco esaustiva: "Vado a Sud!".

Gli ultimi giorni di Luglio preparo la bici, la mia Surly Ogre con nuovi copertoni skinwall mi piace troppo: sembra una bici d'epoca, ma alla fine è un concentrato di tecnologia, grazie soprattutto al cambio interno Rohloff, al mozzo dinamo Schmidt Son Deluxe. È la bici che ho utilizzato l'anno scorso per la Traversata delle Alpi, conclusa in compagnia di Dario Gnali.

Eccola:

L'ultima volta, appunto sulle Alpi, avevo il peso concentrato sul portapacchi posteriore, quest'anno tramite un utile accessorio della Revelate Design, sposterò tenda, materassino, sacco a pelo ed altri accessori nella parte anteriore della bici, fissando una sacca a tenuta stagna al manubrio.
Inoltre ho una tenda nuova, più piccola e leggera rispetto a quella utilizzata nell'estate del 2012. In questo modo spero di avere una bici un po' più leggera per i tratti in fuoristrada che affronterò. Ho la possibilità di trasportare 4 capienti borracce per non rimanere mai a secco.
Fissate al portapacchi invece ci sono due borse Ortlieb nelle quali stiperò i vestiti, il fornellino con un paio di pentoline, due robette per l'igiene personale... Ma pur badando bene di non caricare qualcosa di superfluo, le riempio completamente.
Nelle borse da telaio invece ho messo: camere d'aria di scorta, la cappa antiacqua d'emergenza, multiattrezzi, una boccetta di lubrificante e altra minuteria che può tornare utile.
Una volta caricate le borse, mi accorgo che ben poco è cambiato rispetto al viaggio precedente: la bici rimane comunque un macigno, ed il peso è spostato quasi esclusivamente sul retrotreno. Uffa!
Come si faccia a viaggiare leggeri con tutta l'attrezzatura per il wild camping per me rimane ancora un mistero: senza ombra di dubbio bisogna rinunciare a qualcosa. Magari anche al Rohloff (cosa che non potrei mai fare).

Il 1 di Agosto son libero e potrei partire, ma sono in ritardo con i miei preparativi, così decido di posticipare la partenza di un giorno e di approfittare della mezza giornata libera per andare a fare gli ultimi acquisti e a salutare un po' di amici.

Venerdì 2 Agosto, alle 8:30 del mattino, approfittando di temperature ancora compatibili con la vita, chiudo casa e mi avvio in direzione argine del Po, verso Soarza, Villanova sull'Arda, Busseto.
La via è facile, in piano; la strada è libera dal traffico, sia automobilistico che ciclistico. Il pedalatore solitario è partito e tutte le paure sono rimaste in casa, intrappolate tra le mura domestiche, senza possibilità di liberarsi. La vita delle certezze, delle comodità, del tuo letto, della doccia, della pappa pronta... non è una cosa facile allontanarsene.

Durante questo viaggio non avrò compagnia, non avrò nessuno con cui condividere le mie emozioni, la fatica, lo stress, la gioia di trovarmi in un determinato posto, l'euforia di percorrere una sterratona a tutta velocità, l'ansia di trovare cibo, acqua o un riparo per la notte... Non avrò nessuno con cui chiacchierare, litigare, scherzare, ridere. Diventerò matto? Lo sono già quindi non mi preoccupo di questa possibilità. Tutte le decisioni da prendere spetteranno a me. Se fermarsi o proseguire, se fare dietro front e cambiare strada oppure continuare a testa bassa anche là dove in bici non si riesce ad andare. Sicuramente per me questa sarà un'esperienza importante, sarà l'occasione per verificarmi. Chissà cosa cosa combinerò in questi giorni di viaggio, come reagirò agli stress, alla fatica, alle paure.

I primi chilometri sono in zone che conosco e pedalo tranquillo, anche se il caldo e l'afa sono opprimenti e fastidiosi già la mattina presto. Invece di passare per Soarza e Villanova, proseguo su sterrato lungo l'Arda fino al ponte sull'Ongina, poi prendo la strada della Villa Verdi. Tra tutti i tragitti possibili ho scelto bene perché questo è particolarmente tranquillo e a tratti anche ben ombreggiato. In seguito ho finalmente la possibilità di seguire una delle tante indicazioni per la Via Francigena, che in altre occasioni mi era capitato di notare. La strada diviene presto sterrata e dopo pochi metri, scorgo una coppia di pellegrini a piedi. La passione per il viaggio a bassa velocità coinvolge sempre più persone, e che si tratti di un pellegrinaggio "spirituale" o puramente escursionistico, ha poca importanza; alla fine resta la gran soddisfazione per aver fatto tutto con le proprie forze.

Un tratto di via francigena
Transito per Castione Marchesi e mi accorgo di non essere mai passato per questo paese. Il monastero situato presso il paese è molto bello e mi colpisce come un po' tutta l'architettura che segue uno stile classico. In queste costruzioni vedo una grande armonia con l'ambiente circostante. Mi fermo lungo la strada a scattare qualche foto e mi accorgo che da una finestra c'è qualcuno che mi osserva incuriosito. Queste persone hanno da una vita davanti agli occhi certi scenari, e non penserebbero mai di fotografarli.


Io che vengo da "lontano", dopo svariati chilometri di difficile pellegrinaggio, ci tengo ad immortalare il bel monastero di Castione Marchesi.
Proseguo per Fidenza e nel bel paese, purtroppo martoriato negli ultimi anni dalla costruzione di strade, tangenziali, centri commerciali, outlets; mi fermo per uno spuntino a base di frutta. Ci sono alcune bancharelle di Coldiretti e con pochi spiccioli mi prendo qualche pesca. Peccato che il venditore per me abbia scelto la frutta più martoriata di quelle che aveva a disposizione e così lo spuntino non è dei più gustosi. Amen.

Il duomo di Fidenza è un'altra opera da fotografare e così passo qualche minuto ad aspettare che i bambini finiscano di giocare in groppa ai leoni di marmo per avere la scena libera.



Riempite le borracce con acqua non freschissima, sicuramente clorata, ma potabile, mi rimetto a pedalare verso le colline sempre lungo la Via Francigena. Percorro stradine tranquille, quasi completamente prive di traffico e decisamente alla portata del mio biciclettone. In località Costamezzana però arriva la salita e mi accorgo di fare parecchia fatica: in men che non si dica sono già all'ultimo rapporto disponibile e penso che se inizio così, poi quando il gioco si farà duro, ci sarà da morire. Supero il castello e vedo che la traccia gps mi porterebbe in una zona ricca di sterpi e con erba alta. Mica male, penso, come via Francigena. Fortunatamente esiste un'altra strada che è decisamente messa meglio e che procede nella stessa direzione. Il sole picchia violentemente ed osservo le mie braccia lucide per il sudore. La terra è arsa, dura e martoriata dal passaggio dei mezzi agricoli. Fortunatamente ritorno su asfalto alla svelta, ma poi l'abbandono dopo pochi metri per un'altra sterrata questa volta in discesa. Al mio passaggio una moltitudine di cavallette si mette a saltare qua e là in preda al panico; qualche insetto incontra i raggi delle ruote che si mettono a suonare come corde d'arpa. L'avventura è già iniziata? Meglio darsi subito una calmata e decido prontamente di fare il mio ingresso in una trattoria. È ora di pranzo e ho proprio voglia di un bel piatto di pastasciutta. Ordino tagliatelle ai funghi, poi un'insalata mista e una Menabrea da 66cl per azzerare la mia sete. Dapprima sono da solo, poi nel giro di un quarto d'ora entrano altre persone ed  una sala del locale si riempie. Il pranzo mi soddisfa e l'unica nota dolente è il conto un po' salato per quello che ho consumato.


Appena fuori dal ristorante subisco lo shock termico del caldo record di queste giornate e come se non bastasse, mi trovo a dover affrontare una salita sterrata ripidissima, sempre lungo il percorso della Francigena. Intanto che spingo la bici sotto il sole, penso che questo pellegrinaggio, in certi punti, sia decisamente poco indicato per le biciclette. Poi una volta su, si scende velocemente a Medesano. Da qui inizia un tratto su pista ciclabile, che fiancheggia la trafficata strada per Fornovo. La mia traccia in seguito devia verso il torrente Taro: il percorso è molto bello, tra la vegetazione tipica di questi ambienti; ma il caldo è davvero asfissiante e toglie parte del piacere di pedalare. A Fornovo ricevo la telefonata di Paolo, Andrea e Daniele; mi salutano e mi augurano un buon viaggio. Tutto contento per la chiamata ricevuta, mi fiondo in una birreria perché ho una sete inimmaginabile. Fontane d'acqua fresca come se ne trovano nei paesi di montagna non ce ne sono qui a Fornovo; al massimo potrei riempire le borracce con dell'altra acqua tiepida, oltretutto clorata, e la cosa non mi stuzzica affatto.

Entro nel pub. Il proprietario mi accoglie con simpatia e mi accomodo su uno sgabello. Nel frattempo qualche vecchietto è intento ad ispezionare la mia bicicletta, disquisendo con i colleghi a proposito dell'apparente singolo rapporto, del carico, e dell'ipotetico percorso che starei seguendo...
In paese e nel locale si respira già un po' dell'aria che giungerà nei quattro giorni di Fornovo in festa, ormai alle porte. Nel porticato all'esterno del pub sono già pronti mille litri di birra e ci si domanda se sarà sufficiente o meno.

Io prendo una birra media ed una bottiglietta di gustosa IPA: da un po' di tempo nutro parecchio interesse per le birre con spiccato accento di luppolo, e così appena possibile, ne assaggio una.
Riempio le borracce con un po' di acqua fresca e poi riparto, dopo aver ricevuto graditi saluti e consigli da un po' tutti i presenti. Imbocco la strada per Calestano, che a quanto pare sale a Berceto più dolcemente rispetto alla strada della Cisa, ma poi, seguendo la mia traccia originaria, per errore devio su strade ripidissime che mi riportano sulla statale che avrei dovuto evitare. Il pomeriggio se ne va e la sera si avvicina. Dopo aver percorso un centinaio di chilometri, le salite ed il caldo, mi hanno decisamente messo al tappeto. Arranco e proseguo verso Berceto a velocità ridottissime. Tutta un'altra musica rispetto a come ero salito in bici da corsa, in compagnia di Giaz; in quell'occasione, la Cisa mi era sembrata una passeggiata.

Ad un tratto mi devo fermare sotto alcuni alberi per riposarmi, mangiare una barretta e riprendermi un po' prima di proseguire. Percorro gli ultimi chilometri con due ragazzi che sono al secondo giorno di viaggio, da Trento verso Roma. Anche loro sono in crisi e non vedono l'ora di arrivare a Berceto per riposarsi. Io li accompagno fino in paese e poi mi accorgo che il campeggio dove mi sarei dovuto fermare, si trovava prima. Così, salutati i ragazzi, ritorno sui miei passi e giungo ai Pianelli.

Alla reception c'è una ragazza carina che è intenta a dare indicazioni in inglese ad una coppia di stranieri, poi tocca a me. Anche se sembro un cicloturista tedesco, sono italiano. I posti a quanto pare scarseggiano e l'unico posto libero è vicino al campo sportivo. Una piazzola per una tenda monoposto, una persona ed una bici dovrebbe essere a buon mercato, invece mi tocca pagare ben 16 euro per il privilegio di piantare la tenda in un prato e fare la doccia. Mi sembra un po' troppo, ma non ho altra scelta. Nei prossimi giorni mi andrà meglio, ne sono sicuro.

Prendo le mie cose e mi avvio verso il campo sportivo quando la gomma anteriore si sgonfia completamente in un colpo solo. Mah! Che simpatia! Montata la tenda, predisposti materassino e sacco a pelo, mi avvio verso le docce e scopro che i servizi sono decisamente scadenti. Con tutti i soldi che chiedono, dovrebbero avere i fondi per rinnovare le strutture di tanto in tanto. Il resto del campeggio è un agglomerato di casupole in legno che fanno da abitazione per qualche vacanziero triste. Perché triste? Andare in vacanza in campeggio, finendo per stabilirsi per chissà quanti giorni in mediocri casupole al posto di andare in albergo o in B&B o... in tenda, è una cosa triste.

La mia serata nel campeggio i pianelli di Berceto, dopo la cena nel prato, si conclude nel bar, sorseggiando una fresca Moretti, leggendo la gazzetta di Parma; poi a letto, perché la stanchezza è tanta e domani è il secondo giorno di viaggio... e si comincia a fare sul serio.

Oggi ho fatto 108Km e 1727m di dislivello.
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