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domenica 15 settembre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Quarto giorno: esagerato!

Mi sveglio presto, faccio la cacca nel prato, mi scaldo un po' d'acqua per il thé, smonto tutto e riparto. La notte è passata serenamente e non ho fatto strani incontri; orsi? No. Lupi? Neppure. Quindi tutto tranquillo; non c'è nulla di spaventoso là fuori.

Sono curioso di vedere come prosegue la strada, perché fino a questo momento è larga e carrabile, quindi un'ottima via ciclabile. Dopo un tratto in piano, incomincia a scendere e poi prende una direzione contraria alla mia traccia. Una macchina è parcheggiata a bordo strada e sento dei rumori. Guardo verso il bosco e su una pianta individuo il segno bianco e rosso del sentiero CAI. Mi tocca prendere il sentiero perché la strada dalla quale è giunta l'auto, si ricollega all'asfalto e mi riporta a valle.

Mi metto il cuore in pace, scendo dalla bici ed incomincio a spingerla per un pezzetto nel bosco, dove il fondo e la pendenza non mi permettono di far nulla in sella. Pochi metri e poi risalgo, proprio nel momento in cui incrocio un signore con i cani che sta passeggiando col rastrellino ed il cestino in mano, raccogliendo mirtilli. Li saluto e proseguo pian piano, lungo il single track nell'erba. Non è sempre facile pedalare perché la traccia è ben infossata e si tocca con i pedali contro le zolle erbose. Il pendio è ripido, sto attento, e malgrado tutte le mie attenzioni, in un paio di occasioni, picchiando col pedale, vengo leggermente proiettato verso l'esterno. La sensazione di vuoto che ti assale è tremenda ed il cuore ti sale in gola. Subito dopo questi eventi, scendi, riprendi fiato e per un po' ti va di camminare.
Finché rimango nell'erba, il sentiero, tranne per gli inconvenienti descritti poco fa, non va poi così male, ma poi la faccenda si complica e mi ritrovo su un sentiero esposto, in cresta alla montagna, con difficili tratti in cui bisogna sollevare di peso la bici per superare dei gradoni, o farla scendere pian pianino sperando di riuscire a trattenerla quel tanto per non farla precipitare chissà dove. Se dovesse andarmi male, la potrei vedere rotolare e disintegrarsi con bagagli e tutto il mio armamentario giù dalla montagna; se dovesse andarmi peggio, potrei finirci io, giù dalla montagna.

Basta poco e sei giù
Single track in quota, ma impegnativo
Scendendo al Passo Romecchio
Mi va bene e supero anche queste difficolta. Lungo il percorso mi do del "cretino" non so quante volte. I pensieri più ricorrenti nella mia testa sono: "dove sono finito!" e "riuscirò ad uscirne sano e salvo?". Dopo il tratto roccioso, ritorno nell'erba, e finalmente tiro un sospiro di solievo con un po' di discesa facile, sempre su single track, fino al passo Romecchio. Qui incontro due escursionisti che si stanno rilassanto e osservando i loro sguardi, penso di averli un po' sorpresi con il mio sopraggiungere in bici. Dopo averli salutati, percorro ancora un bel tratto di difficile sentiero nel bosco, fino a raggiungere il Rifugio Bargetana. Sono salvo! Dopo tanta fatica, dopo aver preso tante botte per via dei pedali che continuano a batterti sugli stinchi, finalmente ho l'occasione di rilassarmi un po'.
Mi siedo ad un tavolo e vado all'interno della struttura per ordinare qualcosa. È rimasto ben poco da mangiare perché la notte precedente, quando io ero tutto solo in un prato, qui si è tenuto un concerto con centinaia di persone. Una cosa che faccio fatica ad immaginare, in un'oasi di pace come questa. Comunque è anche giusto ogni tanto fare festa. Riesco a rimediare un panino col formaggio ed una moretti da 66 e mi vado a sedere comodamente fuori. Ho anche l'occasione di scambiare qualche battuta con una coppia di escursionisti e di raccontare un po' il mio viaggio. Sono al quarto giorno di viaggio, ma incomincio già a dimenticare i luoghi dove sono passato in precedenza.

Rifugio Bargetana
Un ragazzo sta smontando il palco allestito per il concerto, un altro sta perlustrando la zona con in mano il badile, raccogliendo le cacche seminate qua e là dal suo cane; ma poi butta tutto nel sacco della plastica. Finito lo spuntino, facendo attenzione a non contaminarmi le suole degli scarponi con qualche enorme tartufo di labrador, mi rimetto in cammino e finalmente ritorno su strada bianca.
Incomincio a pensare che, una volta ritornato a casa, dovrò lavorare con le mappe a mia disposizione per riuscire a collegare i tratti più belli e ciclabili del mio giro, attraverso strade più agevoli. Sarà come fare il gioco dei puntini che si trova sulle riviste di enigmistica: un gioco da ragazzi. Credici.
Arrivo al Passo di Lama Lite su strada bianca, e scatto una foto ricordo, perché devo fare sapere quanto sono soddisfatto di trovarmi in questo posto, finalmente al sicuro, lontano dalle insidie di creste, strapiombi, sentieri impedalabili.

Soddisfatto al passo di Lama Lite
Il cielo è azzurro, le montagne incantevolmente verdi, mi trovo su una bellissima strada bianca, mezzo ciucco per la moretti da 66 e cosa penso di fare? Mi metto a seguire la MIA traccia per un sentiero da capre. Veramente non ne posso più della mia stupidità. Ho impiegato anche parecchio tempo per decidere cosa fare; il dubbio di prendere una strada sbagliata, l'incapacità del mio gps si far scorrere con una certa velocità le mappe sul display per poterci capire qualcosa... alla fine sono andato sul sicuro, per il mio sentiero da capre. Maledetto io sia.
La parte più brutta della traccia trascorre anche piuttosto velocemente e poi, una volta nel bosco, pur rimandendo impegnativa, diventa fattibile in sella, portandomi al Rifugio Segheria Abetina Reale.
Qui faccio rifornimento d'acqua fresca e poi riprendo a pedalare, questa volta piacevolmente, all'ombra dei soliti, magnifici, faggi, fino al Passo Giovarello e poi oltre...

Faggeta, un gran bel pedalare
Verso Passo Giovarello
Passo Giovarello
Fondo dissestato
Capita che il fondo sia a tratti un po' dissestato e ciò comporta il fatto che in discesa non si possa mollare i freni e lasciare scorrere la bici a gran velocità, per non perdere i bagagli, non bucare, o non rompere qualcosa della bici. Dopo un altro bellissimo tratto nel bosco, sbuco nei pressi dei Prati di San Geminiano, dove decido di scendere alla ricerca di un posto dove mangiare qualcosa. Non trovando niente, mi rimetto in traccia e proseguo fino al Passo delle Radici. Qui parcheggio la bici, la lego, ed entro nel locale dal quale avevo sentito provenire invitanti profumi di cucina.
Il gentile gestore del Bar/Ristorante/Tabaccheria e chi più ne ha più ne metta, mi fa accomodare e mi porta velocemente un bel piatto di tagliatelle al pomodoro e funghi, poi l'insalata. Il mio stomaco ringrazia e dopo aver finito la birra, pago il conto e me ne vado.

Fuori c'è una bella calura ed i primi metri di salita sono ripidi e sotto il sole, ma poi la situazione migliora e ben presto ritorno su sterrato. Ad un certo punto mi sembra quasi di trovarmi lungo la bellissima via del sale che da Ventimiglia va a Nord verso Limone Piemonte. Queste sterratone mi piacciono tanto e vorrei che non finissero mai.

Le sterrate che vorresti non finissero mai...
La strada continua per svariati chilometri, ed è veloce, scorrevole. Dietro di me penso si sollevi un bel polverone; mi giro un attimo per controllare e subito mi parte una sbandata. Meglio guardare avanti, mi sa. Stupit!
Mi trovo nel demanio civico di Barga e quando mi fermo per leggere un cartello, mi accorgo di avere le gambe tutte belle bianche, ricoperte di polvere. Anche i bagagli ovviamente,  e la bici. Poco dopo sempre proseguendo in leggera discesa, giungo al Rifugio Giovanni Santi, in località La Vetricia, a 1300 metri di quota. Mi fermo a bere qualcosa, stranamente birra, e sono tentato di fermarmi qua per la notte, ma dopo aver chiesto informazioni al gestore, vengo a sapere di un bivacco poco più in alto e allora riparto. L'intenzione sarebbe di arrivare al Lago Santo Modenese, ma so che tra me ed il Rifugio Marchetti c'è un difficile sentiero che, in bici, si percorre in diverse ore.
Questa prevista difficoltà, era stata messa in conto e quindi la affronto con uno spirito diverso, anche con un po' di rassegnazione, visto che di alternative, apparentemente non ce ne sono. Quando giungo al bivacco, vista l'ora, decido di fermarmi e di rimandare la "tribolata" al mattino seguente, quando sarò fresco.

All'interno del recinto che delimita l'area del bivacco c'è una fonte e ne approfitto per lavarmi e per fare il bucato. Quando ormai ho sistemato tutte le mie cose, arriva un piccolo fuoristrada con due persone. Sono marito e moglie, mi salutano e poco dopo, mi offrono della frutta fresca. La loro cordialità e generosità mi lascian senza parole. Mangio con gusto la frutta offerta e mi metto a chiacchierare con loro del mio viaggio, dei boschi, dei sentieri verso cui sono diretto.

Secondo il marito, non ho possibilità di riuscire a percorrere quel sentiero, mentre la moglie tiene un po' più su le mie speranze. "Se è arrivato fin qua da Cremona... vuoi che non riesca ad arrivare al Lago Santo?" Dice con piglio deciso al marito, riuscendo quasi a convincerlo. Di sicuro camminerò fino al Passo Porticciola, poi è più probabile che riesca a pedalare. Continuiamo a parlare dei boschi della Garfagnana, dei mirtilli e delle quantità di funghi che si riescono a raccogliere in queste zone. Poi, al sopraggiungere di un'altra coppia, l'argomento degli uomini diventa la caccia, e lì non metto il dito.

Al calar della sera, mi godo il tramonto e dopo mangiato, faccio una passeggiata nel bosco, con la speranza di incrociare qualche animale della foresta. In lontananza si sente lo scampanio delle pecore, ed il pastore che urla a gran voce per indirizzarle sulla via di casa, poi più nulla. Stanco e appagato dall' intensa giornata, mi sdraio e mi addormento all'istante.

Oggi 41,5Km e 1250mt di dislivello.
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