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mercoledì 18 settembre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Quinto giorno: chi è più matto vince!

Mi sveglio presto, molto presto rispetto al solito, ma in maniera naturale, senza snervanti squilli di tromba dalla sveglia del cellulare. Mi preparo la solita colazione e sistemata la bici, nel silenzio del bosco, riparto. Se di solito non incrocio mai nessuno lungo i sentieri, stamattina è praticamente certo che gli unici miei incontri saranno con dei sassi.
Sono predisposto mentalmente alla camminata ed inizio subito con una bella oretta a piedi, sul bel sentiero che conduce al passo Porticciola. Con la mountain bike scarica probabilmente si riuscirebbe a fare pedalando perché non è poi così tremendo.

Sentiero 20

Alle mie spalle il Monte Giovo
La giornata è stupenda e quando mi guardo attorno, vedo dei posti magnifici. Sono fuori dal bosco, vicino alle creste di queste verdi montagne. Secondo quanto mi aveva riferito la sera prima il signore incontrato al bivacco, ad un certo punto il sentiero prosegue in leggera discesa e da lì in poi dovrei riuscire a pedalare fino al Lago Santo.

Laggiù il Passo Porticciola
Infatti riesco a fare quasi tutto in sella, ma poi, una volta al Passo Porticciola mi accorgo di essere in un posto veramente impervio. Sono vicino alle creste e ovviamente sono posti non proprio felici per la bici. Proseguo verso il Passo Boccaia pedalando solo per brevi tratti, per il resto del tragitto sono costretto a portare il pesante fardello anche in discesa perché il sentiero è cosparso di rocce enormi, che creano gradoni e sbalzi difficili da superare. Incontro un gruppo di scouts che rimangono piuttosto stupiti nel vedermi con la bici. La fatica e le solite botte contro i pedali mi abbattono un po' e non vedo l'ora di raggiungere il Lago Santo modenese, che non sembra arrivare mai. Sulla cartina il tragitto è breve, ma la realtà è un'altra. Arrivo al Passo Boccaia e manca veramente poco al Lago Santo, ma il sentiero è ancora molto difficile. Quando fialmente giungo al Rifugio Marchetti, sono le 9:30 e decido di fare una seconda colazione. Intanto che sorseggio il thé e mi gusto una generosa fetta di crostata fatta in casa, ho l'occasione di parlare con il gestore del rifugio, che incomincia a decantare la bellissima Via del Duca. "Una strada così bella che vale come tutto il tuo viaggio".
"La madoi" direbbero i miei amici bresciani.
Io ero quasi tentato di scendere per la strada normale, invece a quanto pare, proseguendo per la mia traccia, avrei l'occasione di raggiungere un posto da sogno. Una strada costruita tanti anni fa, nel 1821 per volere della Duchessa Maria Luisa di Lucca (perché allora si chiama Via del Duca?), che intendeva collegare Modena con il Granducato di Toscana ed evitare il pagamento dei dazi al Passo Abetone. Per raggiungere il Passo di Foce a Giovo, da dove potrei percorrere in discesa la parte emiliana della strada, ancora completamente sterrata, ho un tratto di sentiero impegnativo, in parte ciclabile, in parte no.

Mi posso tirare indietro proprio ora? Fretta non ne ho, e con calma posso farcela. Lascio i comforts del Rifugio Marchetti e mi rimetto in marcia. Ancora in fase di studio del viaggio, avevo cercato informazioni anche sul sentiero che mi stavo accingendo a percorrere, e avevo trovato solo notizie preoccupanti. Ciò nonostante avevo scelto di farlo ugualmente. Di che tipo di malattia si potrebbe trattare?
Rifugio Marchetti al Lago Santo Modenese
La prima parte del tragitto non è neanche male e riesco a pedalare senza grossi problemi; solo in qualche punto scendo a spingere la bici. Poi giungo in una zona acquitrinosa, ad un bivio dove devo proseguire verso destra. Dal basso riesco quasi a scorgere il mio punto d'arrivo, circa 150 metri più in alto. I 150 metri più difficili che abbia mai percorso in vita mia. Una salita ripida, a zig zag tra le rocce, con pietre smosse e gradoni impossibili. Una fatica indescrivibile. Sto quasi per mettermi a piangere quando sopra di me sbuca un ciclista. Il mio quasi pianto si tramuta all'istante in sorriso, come succede ai bambini quando di punto in bianco cambiano stato d'animo.
Di fronte a me c'è Giovanni, con la sua mtb da all-mountain in spalla che sta scendendo da questo sentiero per capre. Chi è il più matto dei due? Viste le caratteristiche della bici, ed il senso di percorrenza del sentiero, sembra proprio che per questa volta vinca io.

foto scattata da Giovanni
Giovanni è un esperto conoscitore di questi luoghi e sta seguendo come me, anche se in senso contrario, la dorsale appenninica, per un viaggio di qualche giorno, appoggiandosi per vitto e alloggio ai rifugi. Credo che il mio equipaggiamento ed il mio spirito di avventura, l'abbia particolarmente colpito, così mi chiede di potermi scattare una foto. Grazie a questo blog, in seguito, troverà l'indirizzo email per inviarmela.

Dopo il piacevole incontro, mi rimetto in cammino e arrivo forse al punto più ripido. Mi trovo su un sentiero che sale a zig-zag nel prato. Prima butto su la bici, poi salgo io. Oppure il contrario? Cambia poco. Scivolo sull'erba, inciampo in una roccia; ogni due passi sono fermo a riprendere fiato. Ad un certo punto sento una voce giungere dall'alto: una persona si sta sbracciando per richiamare la mia attenzione, e una volta ottenuta, inizia a domandarmi indicazioni per il Lago del Turchino. Io non sono nelle condizioni per rispondergli e faccio scena muta. Una volta su, gli spiegherò che nella situazione in cui mi trovavo, non mi ricordavo neppure il mio nome. Quando gli dico che provengo da Cremona, queste persone mi vogliono fare una foto e mi dicono "ma tu allora sei un eroe..."
Mi metto a ridere perché gli eroi son ben altri, al massimo sono classificabile come Nerd dei sentieri, come dicono saggiamente quelli di Surly, presentando la mia prossima bici. Attenzione, ho scritto Nerd, con la N.

Ebbene sì, ora posso tirare un bel sospiro di solievo. Ora che sono giunto al Passo di Foce a Giovo, di fronte a me si delinea una bella discesa sterrata, su una strada storica. Non perdo tempo e mi metto subito in azione. Il fondo non è scorrevole come avrei sperato, ma assomiglia molto a quello di una mulattiera, per cui non posso scendere in relax a buona velocità, mollando i freni e pensando esclusivamente a tracciare delle belle traiettorie in curva. Sono sballottato da tutte le parti ed il mio sguardo è perennemente alla ricerca di una striscia di terra più liscia da percorrere.
La strada è comunque spettacolare e attorno a me si vedono delle montagne favolose e dei bellissimi boschi. Ora mi sto dirigendo verso la Val di Luce e una volta giù dovrò risalire ad Abetone.

Strada del Duca dal Passo Foce a Giovo

In località Faidello mi fermo a mangiare qualcosa. Lungo la strada c'è un Hotel Ristorante e senza esitare, una volta lucchettata la bici, entro nel locale. Mi accomodo e ordino un piatto di pasta e una birra per cominciare. Seduti ai tavoli della sala si trovano gli ospiti dell'Hotel, persone avanti con gli anni e a detta loro, inappetenti, però tutte belle grassocce.
"Vuole le verdure grigliate" Domanda la cameriera "No grazie"
"Desidera un'insalata come contorno? Dei fiori di zucca fritti?" Propone nuovamente. "No sono a posto così". Io nel frattempo sto pensando che tutte quelle verdure le mangerei volentieri io al loro posto. Intanto mi concentro sulla pasta e ordino un'altra birra perché la moretti da 33 non dura neppure la metà di quella da 66. Ad un tratto, nel mortorio della sala da pranzo, entra una coppia di giovani. Lei, tra l'altro una bionda molto carina, incomincia a decantare la spettacolare cucina del ristorante, che offre un gran numero di pietanze adatte anche ai ciliaci, e quando passa nei paraggi, non può fare a meno di fermarsi qui. Terminato il primo, arrivano le verdure che non hanno mangiato gli altri commensali. Soddisfatto per il pranzetto, dopo un buon caffé, mi rimetto in strada diretto al Passo Abetone. Strada asfaltata che sale piuttosto dolcemente e all'ombra. Al passo, mi guardo attorno alla ricerca di un negozietto di alimentari per fare un po' di spesa, ma nessuno è aperto; dovrei aspettare fino alle 15 e mezza. Mi concedo un'altra pausa presso una gelateria dove prendo una coppetta mirtillo e limone. Un ottimo gelato alla frutta mi mancava, e tra l'altro Abetone è il paese dei mirtilli.

Decido di non aspettare la riapertura dei negozi e mi rimetto a pedalare. Scendo di qualche centinaio di metri fino ad una grande fontana dove riempio le borracce. Un signore mi chiede dove stia andando così attrezzato e brevemente gli rispondo che sono diretto a Sud seguendo la dorsale appenninica. Lui replica dicendomi che viaggiare in bicicletta è sicuramente bellissimo, però crede che da solo non sia il massimo della vita e mi consiglia di mettermi alla ricerca di una bella ragazza che mi accompagni.
Come non dargli ragione... ma qualsiasi accompagnatore, lungo i sentieri che ho percorso in questi giorni, mi scaricherebbe all'istante, coprendomi di insulti.

Saluto il simpatico signore e proseguo. Abbandonato l'asfalto, inizio a percorrere una bellissima strada sterrata immersa in una fitta abetaia. Si gode di una frescura eccezionale, una vera manna in questi giorni di grande caldo. Pedalo in quota per qualche chilometro, godendomi questo tratto rilassante. Poi ad un certo punto la strada si interrompe. Devo ritornare sui miei passi e scendere per un'altro sentiero per ritornare in traccia; infine risbuco su asfalto. Arrivo presso il piccolo abitato di Bicchiere e da qui incomincia una bella sterrata che scende decisamente di quota. La percorro in velocità fino a ricongiungermi all'asfalto presso Rivoreta. Dopo la chiesa vedo l'insegna di un bar alimentari e mi fermo qualche minuto in attesa che questo apra. Poco dopo, non vedendo alcun movimento, vado a chiedere ad una persona che mi dice che il negozio è chiuso da una vita e che il prossimo alimentari è a Melo. Dunque proseguo e risalgo un po' di quota, su asfalto fino al paese indicato. Qui il negozio c'è, ma apre alle 17:30! Ho capito che mi devo arrangiare con quello che ho; anzi, nel caso riesca, entro sera cercherò di arrivare presso un rifugio: ho in mente lo Scaffaiolo.

Da Melo arrivo a Doganaccia e da qui si incomincia a vedere un po' di movimento di gente e automobili in quanto ci sono diverse strutture ricettive, tra cui un parco avventura, un laghetto per la pesca, e diversi impianti di risalita. Supero questa località il più velocemente possibile per ritornare nella pace e nella tranquillità del vero Appennino. Salgo fino al Passo di Croce Arcana in men che non si dica, entusiasta di questa nuova bellissima sterrata, e da qui mi ricongiungo con un pezzo del percorso che avevo fatto col Pedro's trail, quando in compagnia di Spiedo, Dalla Valle e Cene, si salì sullo Spigolino. Questa volta io proseguirò prendendo il sentiero di destra, verso il Lago Scaffaiolo. Il tempo sta cambiando e nel cielo c'è qualche grossa nuvola in transito. Soffia un'aria fresca, ma io continuo ugualmente ad avere caldo. La giornata è stata veramente intensa e questa sera non vedo proprio l'ora di arrivare al rifugio per godermi un po' di relax. Fortunatamente il sentiero è molto bello e pedalabile e lo percorro velocemente, scendendo a piedi solo per superare un paio gradini in legno. Chiedo informazioni sulla distanza che mi separa dalla meta di questa sera ad un paio di ragazzi che mi tranquillizzano: ormai manca poco. In effetti dopo il Passo Calanca, inizia la discesa allo Scaffaiolo.

Quando arrivo al lago, vedo dei giovani scouts che si stanno preparando per la notte, stendendo dei teli sul tetto di un bivacco. Mi scattano una foto, così ho l'occasione di chiedere loro il motivo per cui non sono entrati direttamente al riparo del bivacco. "C'è odore di chiuso, di muffa" è la loro risposta, ma io credo che dormendo lì fuori, stanotte potrebbero farla loro, la muffa.

Io presso il Lago Scaffaiolo

Il Lago Scaffaiolo visto dal Rifugio Duca degli Abruzzi
Stasera dunque alloggerò presso il Rifugio Duca degli Abruzzi al Lago Scaffaiolo; approfittando dei comforts che la struttura mette a disposizione dei suoi ospiti. Ho la possibilità di mettere in carica tutte le mie apparecchiature elettroniche che purtroppo quest'anno non riesco a ricaricare con la dinamo. Dopo essermi risciacquato, mi cambio d'abito e, in attesa della cena, mi metto ad ascoltare i racconti di alcuni escursionisti che stanno facendo un tratto del sentiero 00 a piedi da Sud verso Nord.

Più tardi, a tavola, avrò modo di conoscerli meglio e di condividere con loro parte delle emozioni che si riescono a vivere su queste montagne. C'è Giacomo, che è anche gestore di un rifugio, poi una signora di origini tedesche, in cammino da sola dopo che la sua amica ha dato forfait per problemi fisici ed una coppia che è salita in auto fino al Passo di Croce Arcana e che stanotte dormirà in tenda, lungo le sponde del lago. In diversi modi tutti noi siamo alla ricerca di un contatto più intimo con la natura,  selvaticità che manca nelle nostre vite moderne.

Per cena mi fanno un po' aspettare perché la zuppa di legumi ha bisogno di tempo per cuocere, ma io aspetto volentieri. A tavola, in compagnia di queste persone, trascorro una piacevole serata a chiacchierare e dopo aver messo a nanna la bici in una rimessa del rifugio, è la volta di infilarsi sotto le coperte e riposare.

Oggi ho percorso 50 Km per 1800 metri di dislivello, ma la stanchezza che ho in corpo è molto superiore a quella che ci si aspetterebbe se si tenesse conto dei soli numeri. Il mio viaggio sugli Appennini si sta rivelando molto impegnativo per la prevalenza di strade sterrate e sentieri rispetto all'asfalto, e questo, penso, non può essere che un aspetto positivo. La fatica, dopo un piatto di zuppa, due chiacchiere in compagnia, ed un po' di riposo, se ne va, si dissolve, lasciando emergere gli aspetti più piacevoli ed emozionanti. L'avventura domani continua, su altre strade, su altri sentieri, e non vedo l'ora di scoprire cosa si nasconde al di là di quello che sta di fronte a me.
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