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mercoledì 4 settembre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Secondo giorno e si fa fatica

La notte in tenda non è stata delle più tranquille in quanto il campeggio è rumoroso la sera fino a tardi, ma poi alla mattina mi sveglio, mi alzo e mi preparo nel silenzio. Tutti ancora vegetano in branda, io invece sono mattiniero e non vedo l'ora di iniziare a fare sul serio. La mia avventura sugli Appennini parte da qui; avventura? Ma non dovrebbe essere una vacanza?
Decido di andare a fare colazione in paese a Berceto anche perché non ho nulla tra le provviste. Così ridiscendo in paese alla ricerca di un bar, o di una panetteria. Per prima cosa noto un piccolo negozio d'alimentari così inizio col comperarmi un succo d'arancia Santal e marmellata, entrambe senza zuccheri aggiunti, visto che la frutta è già di per sé dolce e non ha bisogno di essere addolcita ulteriormente. Cerco di essere il più razionale e salutista possibile in tutte le situazioni, sperando che la cosa non sia fastidiosa a chi mi sta vicino.
Anche per questo motivo non ho rimediato nulla di "solido" da mangiare che la mia mente malata non consideri "junk food", così riparto alla ricerca di una panetteria. Chiedo informazioni nel centro del paese e vengo ben indirizzato ad un forno dove acquisto una focaccia per il pranzo e dei fagottini di pasta sfoglia con marmellata che, in combinazione col succo d'arancia fresco, vanno benissimo per la colazione. Riempio le borracce presso la fontana del paese e dopo aver scambiato due chiacchiere con un signore che era rimasto colpito dalla mia bici carica di bagagli, mi rimetto a pedalare verso la traccia e le montagne del Parco dei Cento Laghi. Conosco un po' la zona, ma il mio percorso è completamente nuovo quindi vado verso l'ignoto.

Invece di dirigermi sulla comoda strada asfaltata per il paese di Bosco, mi dirigo verso Fugazzolo su asfalto per poi deviare a destra su una strada che sale fin da subito ripida. Una volta su sterrato, pur essendo solamente al secondo giorno di viaggio, incomincio a dubitare della validità della traccia che ho disegnato al computer prima di partire. Il fattore che sta rendendo tutto più difficile del previsto, è la pendenza delle strade, che purtroppo in queste zone sono state realizzate senza troppa cognizione.
L'ambiente che mi circonda è molto bello; mi trovo in una bella faggeta, ma la strada sale sul pendio della collina in maniera troppo diretta perché io riesca a pedalare. Scendo e sbuffando per la situazione poco gradevole, mi metto a spingere la bici.

Ad un certo punto esco dal bosco e riesco a godere di un bel panorama sulle colline circostanti. A quanto pare sono già salito abbastanza di quota, ma la strada, dopo una breve discesa, ricomincia a salire, sempre molto ripida verso il Monte Polo. Con una mountain bike scarica sicuramente non farei tutta questa fatica, ma con la Surly Ogre carica di tutti i bagagli, mi tocca fare i pezzi più ripidi a piedi.

È quasi mezzogiorno quando sbuco su asfalto nei pressi del Passo Silara e mi rendo conto di aver fatto una grossa cavolata: se avessi percorso la strada normale, forse a questo punto sarei quasi arrivato al Rifugio Langdei. Mi ripeto mentalmente, ma anche a voce alta, che comunque il mio percorso è "volutamente" il meno efficiente. Se dovessi percorrere le strade asfaltate, il mio viaggio lungo gli Appennini con grande probabilità si concluderebbe a Reggio Calabria senza sforare i tempi delle ferie disponibili. Ma con la mountain bike, si fanno le sterrate, quindi va bene così.


Ed eccomi infatti di nuovo su una larga strada bianca, che sale questa volta senza esagerare, poi prosegue in piano... ora sono soddisfatto. Se il mio percorso proseguisse sempre così, mi godrei il viaggio chilometro dopo chilometro. Arrivo presso una piccola cappelletta della Madonna e faccio un'amara scoperta: la mia traccia svolta bruscamente a destra su sentiero. Un sentiero decisamente da trekking. Ho tempo qualche minuto per meditare sul da farsi, nel frattempo mi mangio una barretta. Scelgo di continuare imperterrito sul difficile sentiero e spingo con fatica la bici per un centinaio di metri di dislivello, superando anche diversi tratti con radici e gradoni di roccia. Ad un certo punto sento il rumore di motociclette e mi faccio da parte; nel giro di pochi secondo eccole sopraggiungere e noto che chi le pilota è decisamente impegnato e concentrato nella guida, così vengo notato solo all'ultimo istante e mi sembra di intuire lo stupore di queste persone nel vedere una bicicletta su questo sentiero. Si, sono decisamente uno svitato.
Procedo ancora per un po' a piedi e poi il sentiero diviene bellissimo; ma che fatica che ho fatto per arrivare fino a questo punto. Si mette tutto nel sacco; che sia una cosa positiva oppure no, che sia gioia o sofferenza, alla fine entrerà tutto a fare parte del mio viaggio.


Il bosco lascia spazio ad un po' di prato, sono sulla cresta della montagna e finalmente mi diverto un po', fino al Passo del Cirone. Percorro un po' di asfalto ed assaporo per qualche centinaio di metri il piacere di scorrere fluidi sulla strada, senza ostacoli insormontabili, fondi sconnessi, pietre, ghiaie.
Dopo il Passo, ritorno su sterrato e su sentiero mi trovo nuovamente in grossa difficoltà in quanto il tratto è decisamente oltre le possibilità di una mountain bike. Ora mi trovo appena sotto il Monte Tavola e percorro qualche tratto in sella lungo uno stretto sentiero nel prato, fino a raggiungere un ostacolo apparentemente insormontabile: un'area di prato destinata al pascolo è recintata e per superare il filo spinato c'è una scaletta davvero ostica per la mia bici. Per fortuna un palo di sostegno del recinto si sfila senza problemi, così passo.

Sotto di me, si trova una strada sterrata agevole e salutate le vacche al pascolo finalmente mi metto a pedalare con soddisfazione verso il Rifugio Langdei. Lo raggiungo giusto per ora di pranzo e rimango colpito dal numero di persone sedute a tavola, dentro e fuori il locale. Sui sentieri non si incontra nessuno, ma appena si arriva in un luogo facilmente raggiungibile con l'automobile, dove peraltro ci si può rempire la pancia, ci si imbatte in un bel po' di gente. Che strano!

Mi siedo e attendo la cameriera per ordinare: ho una bella fame e penso di sfruttare il fatto di trovare la pappa pronta per farmi un bel pranzetto. Non ho ancora guardato il menù e scherzosamente ordino un "menù vegetariano"; alché mi viene risposto che è finito. Ah! Non mi sarei mai aspettato che fosse contemplato un menù senza carne ed il fatto che non sia più disponibile significa che i vegetariani non mancano... oppure son tutte signorine a dieta.

Prendo le tagliatelle ai funghi, una birra weizen e poi si vedrà. Dopo il piatto di pasta, non essendo disponibili altri piatti senza carne, prendo un caffé e mi rimetto in marcia. Riempio le borracce d'acqua fresca presso la fontanella nei pressi del rifugio e mi allontano dalla bolgia, ritornando nella mia solitudine. Non si sta poi così male senza tutta quella gente attorno: e non ho parlato non nessuno, non ho trovato persone sintonizzate sulla mia frequenza.

Arrivo all'incrocio con la strada che proviene da Bosco e devio a destra. Una volta con Dario avevamo pensato di fare questa strada con le bici da corsa, pur essendo sterrata, ma il gestore del Rifugio Mariotti al Lago Santo ce l'aveva sconsigliata. Oggi finalmente potrò verificarne le condizioni. Sono su una larga sterrata dal fondo piuttosto smosso; le auto possono transitarvi e quelle che incontro viaggiano a bassa velocità per non alzare troppa polvere. Intorno a me una moltitudine di faggi, un bosco davvero magnifico.




Questo tratto della mia traccia è molto bello e, pur presentando dei punti piuttosto ripidi, è molto piacevole e corrisponde perfettamente alla tipologia di percorso che mi piace percorrere quando sono in sella alla mia Surly Ogre. Giungo così ai Lagoni, al Gemello inferiore. Dopo il Rifugio Lagoni, la strada sale fino al Passo della Colla e da qui inizia una lunga discesa con larghi tornanti fino al paese Valditacca. Qui le strette vie sono pavimentate con le antiche e grossolane pietre d'una volta e procedo molto lentamente per evitare che le borse si stacchino dal portapacchi e volino via per le vibrazioni. Presso un venditore ambulante di frutta, mi accingo ad acquistare delle pesche saturnine, quelle dalla forma schiacciata, che mi piacciono tanto. Il fruttivendolo però non me le consiglia e mi propone invece un'altra varietà più dolce. Accetto il consiglio e subito dopo me ne pento: le sue pesche sono dei pezzi di pietra e gliele scaglierei volentieri in faccia se non fosse che sono una persona educata e lui al contrario un pezzo di mer... cante.

Cerco di complicarmi la vita in tutti i modi e invece di attraversare il torrente Cedra per la strada normale, mi dirigo giù per una ripida mulattiera. Per fortuna vengo bloccato da un gentile signore che mi dice che la strada è interrotta e non porta da nessuna parte. D'ora in poi farò in modo di evitare, dove possibile, le strade meno agevoli, cercando delle vie alternative. Con questa nuova "direttiva" nella testa, rimango un po' di tempo a meditare presso un bivio dopo il paese di Trefiumi. Il dubbio è: andare direttamente a Rigoso e saltare brutalmente la salita al Lago di Ballano, oppure seguire la traccia? In questo caso non c'è alcuna ragione per non passare per il lago; la strada è asfaltata e così inizio l'ultima salita della giornata.

Poco prima delle 18 giungo allo sbarramento artificiale che trattiene l'acqua nel lago e ne sfrutta la caduta forzata per generare energia. Il luogo è bello e c'è un po' di gente a godere dell'aria fresca che circola da queste parti. Presso un piccolo baracchino in legno c'è perfino un bar e ne approfitto subito per una birra fresca. Mi siedo ad un tavolo e mi godo lo spettacolo di quattro signori che giocano a briscola: sono sicuramente un po' alticci, ma son divertenti, molto più divertenti di certe trasmissioni della tv. Sono genuine scene di vita spensierata ed io me ne sto lì ad osservare questi giocatori di carte, strizzarsi l'occhio, scambiarsi consigli, imprecare, sghignazzare.

La tenda! Quasi me ne dimenticavo. Non sarebbe una cattiva idea montarla e sistemarsi per la sera; così ritorno alla bici e faccio la conoscenza di alcuni ragazzi che sono rimasti colpiti dal mio strano mezzo di trasporto a pedali. Quando espongo loro il mio piano, questi spalancano gli occhi e rimangono di stucco. Il ragazzo che lavora presso la centrale dell'Enel conosce i sentieri che ho percorso da Berceto e non si stupisce del fatto che abbia faticato. Certe cose è meglio farle con una moto da enduro; altro che bici.


In un'area sopra il lago sono state disposte delle piazzole dove piantare le tende, ma essendo tutte occupate, mi posiziono su un'altra piccola superficie d'erba piuttosto in piano, vicino alla tenda di un'altro ragazzo, salito fin quassù con la moglie e la bambina piccola per godere di un po' di frescura. Trascorro la serata con questa simpatica e gentile famigliola, cucinando, sorseggiando vino e chiacchierando fino all'ora della nanna. Non ricordo i loro nomi, ad esclusione di MIA, la loro bambina, contentissima di trovarsi in un posto nuovo tutto da esplorare, a volte anche ruzzolando per terra. (Se per caso mi leggete, scrivetemi, mi farebbe piacere memorizzare i vostri nomi).
Il ragazzo dell'Enel mi offre un po' della sua energia per ricaricare le batterie del cellulare e del GPS e così grazie a lui faccio il pieno, considerato il fatto che la batteria collegata alla dinamo non vuole funzionare.

Oggi ho fatto 49Km e 2041m di dislivello.
Una giornata bella tosta; il mio percorso a tratti è stato un massacro, e mi pento di non aver studiato con più attenzione la traccia. Se solo non avessi avuto tutta quella fretta in fase di preparazione, se non avessi sottovalutato le difficoltà di queste montagne, non mi sarei trovato così in difficoltà. Ormai sono in viaggio e, una volta giunta la sera, cerco di non pensare a queste cose. Son stato fortunato a capitare qua: ho conosciuto delle belle persone ed il lago di Ballano è un bellissimo posto dove addormentarsi. E allora... buona notte...
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