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mercoledì 25 settembre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Sesto giorno: su e giù!

Una notte in rifugio, in un letto vero, con la bella sensazione di essere al sicuro, protetti e comodi, è proprio quello che mi serviva per riposarmi completamente e recuperare gran parte delle mie forze. Quando la mattina mi alzo, non mi resta che riavvolgere il sacco lenzuolo e scendere le scale verso la sala, per la colazione. Dopo qualche minuto d'attesa viene allestito un tavolo con vari contenitori; alcuni sono per le bevande, altri per fette biscottate, marmellate, etc.
Purtroppo, da quando ho lasciato casa, non sono più riuscito a fare la colazione come è mia abitudine, con il muesli alla frutta ed il latte di riso e mandorla, pane integrale tostato con la marmellata, ed un frutto. Il thé alla fine dei conti è acqua sporca, e quelli commerciali nelle bustine non sono affatto gradevoli neanche come sapore. Bevo un po' di caffé nero e mangio fette biscottate con marmellata. Poi a me e Giacomo viene portata la fetta di torta che non abbiamo mangiato la sera precedente a cena. Meglio così.
I figli del gestore, sono cresciuti in un ambiente così sano e fortificante, da essere incredibilmente agili e attivi in tutti i loro giochi. Praticamente privi di paure, di solito trasmesse degli stessi genitori. Stanno imparando a pedalare il monociclo e migliorano la loro tecnica nell'arco di pochi minuti. Chiedo il permesso di scattare una foto al piccolo acrobata che tutto entusiasta si mette a provare il suo nuovo giocattolo all'esterno del rifugio. Io non riuscirei neppure a salirci sopra, lui va per diversi metri in perfetto equilibrio. Grande!


Dopo aver saldato il conto e aver salutato tutte le persone conosciute; indossati i miei abiti tecnici e recuperato il bolide dal garage, mi rimetto in marcia, su bellissimi sentieri verso il Passo dello Strofinatoio. Dopo un po' mi volto ed il rifugio è già lontano, una piccola casetta in mezzo alle verdi montagne.

Laggiù il Rifugio Duca degli Abruzzi al Lago Scaffaiolo

Con impegno riesco a rimanere in sella anche nei punti più ripidi e faccio ben poco a piedi. Poco prima dello scollinamento, incontro e saluto la coppia che si era fermata a dormire in tenda vicino al lago, e quando sto per iniziare la discesa giù dal Passo, una signora si ferma incuriosita ad osservarmi e si complimenta con me per il coraggio che ho a percorrere queste montagne con la bicicletta.

Veduta dal Passo dello Strofinatoio

Passo del Cancellino

La prima parte del single track in discesa ha il fondo molto smosso e alcuni gradini, quindi scendo a piedi per qualche metro, ma appena possibile, prestando molta attenzione, rimonto in sella. Il sentiero è bellissimo ed in breve tempo giungo al Passo del Cancellino dove scatto una foto piuttosto eloquente: sono felice! La mia avventura quassù è davvero di una bellezza stravolgente.
Ora devo prendere il sentiero 20, che mi è stato anche consigliato, e questa volta anche la mia traccia originale mi porta in questa direzione.
Il sentiero è stretto, con le sponde erbose, e non è sempre semplice da percorrere con la Surly così carica, ma è comunque stupendo. Appena si entra nel bosco, diventa ancor più bello e quasi quasi mi vien da urlare per la gioia, ma mi trattengo perché mancherei di rispetto alla montagna e ai suoi abitanti; lo san tutti che gli Elfi non gradiscono gli schiamazzi e se si arrabbian loro, son ..zzi.

Sentiero CAI 20 nel bosco
La mia traccia devia e segue lo zero-zero, ma io proseguo senza tentennamenti per la via più semplice e più bella fino al Rifugio del Montanaro. È tutto chiuso e quindi proseguo velocemente scendendo dalla ripida strada ricoperta di foglie fino al bivio successivo dove mi soffermo per leggere i cartelli e consultare la mappa del GPS. Decido di proseguire in questa direzione in quanto su queste tracce non sono presenti difficoltà per chi va in bici e anche i cartelli CAI prevedono il transito delle mountain bikes. Qui si può anche mollare i freni e viaggiare più spediti, rallentando sempre quando si incrociano gli escursionisti a piedi. Un simpatico signore mi confessa che da giovane aveva sempre sognato di di fare un bel viaggio in bicicletta, e che ormai, alla sua età, non ne ha più la possibilità. "Quindi forza e coraggio, continua così e buone pedalate!"

Arrivo così ad un crocevia, uno spiazzo nel bosco e dopo aver consultato i cartelli, mi lancio nuovamente in discesa. Percorro un centinaio di metri e do nuovamente un'occhiata al GPS; così mi accorgo di un'altro sentiero che rimanendo più in quota, mi permette di giungere a Pracchia praticamente solo su sterrato. Decido così di ritornare indietro anche se l'operazione comporta un po' di salita. Una volta su, inforco il sentiero corretto ed inizio un tratto spettacolare nel bosco. Qui non c'è proprio nessuno e mi sembra di volare. Arrivo a tutta velocità nelle curve con la bici che sbanda leggermente sullo strato di foglie dorate. Mi diverto un sacco, ma il bello deve ancora venire.
Il sentiero man mano che proseguo diventa sempre più stretto e la discesa, dal mio punto di vista, sempre più interessante. Slalom tra gli alberi, tornantini, qualche passaggio tecnico...
Non ho la bici adatta, ma riesco a far tutto senza problemi e mi sembra di essere proprio sul sentiero giusto per un'avventura in mtb. Questa volta son stato davvero fortunato ad essere capitato qua.
Ad un certo punto capita l'imprevisto e la mia borsa di destra si aggancia ad una grossa pietra; la smuove e la fa cadere dal pendio. Mi fermo immediatamente, ma non posso far nulla per bloccare la discesa del masso; in silenzio attendo solamente che i pesanti tonfi cessino. Guardo la mia posizione sulla cartina e mi rendo conto di essere a debita distanza da altri sentieri e strade, quindi fortunatamente non è successo nulla. L'ingombro della bici carica di bagagli come le mie borse Ortlieb purtroppo non è compatibile con certi sentieri.

Supero in punta di piedi gli ultimi tornanti e sbuco appena sopra il paese di Pracchia. Uno scout mi chiede informazioni per raggiungere il paese in quanto è alla ricerca dei suoi compagni da cui ad un certo punto si è separato. Dopo avergli dato le indicazioni richieste, mi dirigo verso il centro dell'abitato alla ricerca di un negozio di alimentari. Faccio una spesa moderata e poi proseguo. La bici si appesantisce in un baleno subito dopo aver fatto provviste: le scatolette di legumi, il pomodoro a pezzetti, la pasta e un paio di panini. Visto che è ora di pranzo, mi guardo attorno alla ricerca di un posticino accogliente dove fermarmi a mangiare. Lo trovo. È un ristorantino carino che fa un menù per 12 euro; è perfetto. Prendo le tagliatelle al pomodoro e come secondo una sorta di tortino con verdure e formaggio. Stranamente niente birra, ma acqua. Agli altri tavoli ci sono parecchi lavoratori in pausa pranzo: chi della Telecom, chi delle Ferrovie; quasi tutti parlano di politica. Poi una allegra famiglia in vacanza con diversi ragazzini che continuano a punzecchiarsi a vicenda ed i nonni, divertiti, che li osservano.

Gradisco molto il pranzo e dopo il caffé, ritorno a pedalare. Giaz mi manda un sms e mi dice che mi trovo lungo una importante e storica tratta ferroviaria. Infatti poco dopo supero i binari ed incomincio una lunga salita asfaltata che mi porta dai 600 metri di Pracchia fino a quota 1000 da dove ritorno su sterrato. In questo momento ignoro completamente dove stia andando e mi affido ai circuiti del mio apparecchio satellitare. Mi rendo condo che possa sembrare una cosa un po' stupida, diciamo pure ignorante, però è molto comoda e comunque con alle spalle una certa dose di studio con le mappe digitali e con Google Earth.

La sterrata rimane un po' in quota, fino al Poggio le Porte, poi scende e si interrompe diventando asfaltata appena sopra la località Posola. Da qui potrei scendere a Sambuca Pistoiese e continuare lungo la Strada Statale, ma non mi va! Preferisco far più fatica, fare qualcosa a piedi, piuttosto che viaggiare a stretto contatto con le automobili. Infatti lascio subito l'asfalto e mi immetto in un sentiero che mi conduce al Castello di Sambuca. Sono nuovamente sulla Via Francigena e la cosa mi conforta un po'. Visito il piccolo borgo a piedi e mi fermo a bere una birra presso un ostello che offre accoglienza ai pellegrini. Mi viene servita una birra artigianale dallo spiccato aroma di luppolo, una tipologia che ho scoperto da poco e che gradisco molto. L'oste mi dice che in paese le biciclette sono vietate, ed io immagino che sia così per qualche motivo futile, per antipatia al pedale da parte del sindaco o di qualche personaggio importante che prende per gli altri le decisioni. Sicuramente la località è ben arroccata e le sue strade non sono proprio ideali per le biciclette, ma da qui a farne un divieto, ce n'è.


Il Castello di Sambuca
Parlo del mio viaggio e mi viene raccontato l'incontro con un altro ciclista, diretto a Reggio Calabria, che in una dozzina di giorni ha completato la traversata. Non per sminuire l'impresa del collega, ma immagino abbia fatto ben altre strade rispetto alle mie. A questo punto chiedo pareri sulla strada migliore per giungere al lago di Suviana, e mi viene consigliata la statale. Non avevo dubbi.
Io invece con l'allegria della birra in corpo, proseguo per la Via Francigena. Il sentiero è bellissimo e anche se non è sempre facile percorrerlo per via delle pietre e di qualche breve strappo in salita, lo faccio molto volentieri. Ad un tratto mi giunge incontro un gruppetto di escursionisti a piedi e mi soffermo con loro qualche minuto a parlare. Stanno facendo "La camminata per la Pace", e mi lasciano tanto di volantino illustrativo; anche se credo che queste giuste iniziative servano soprattutto come pretesto per una sana passeggiata con gli amici, e una bella mangiata la sera in compagnia.

Tratto della Via Francigena dopo Sambuca
Poche centinaia di metri, un ultimo strappetto e la strada inizia a scendere anche piuttosto di fretta, fino al Bacino di Pavana. Sono le 16 e 30 e incominciano ad avvertirsi le prime pressioni della sera che avanza; trovare un posticino dove accamparsi e così via, ma io proseguo deciso verso una meta sconosciuta.
In zona stanno girando dei temporali ed il cielo in certi punti è grigio scuro, minaccioso. Giungo nei pressi del Lago di Suviana, sulla strada che passa appena sopra e sul gps vedo il simbolino del campeggio, ma proseguo diritto lungo la traccia. Poco dopo però la mia traccia "matta" mi dice di scendere fino alla quota del lago giù da una asfaltata tutta tornanti. Più avanti mi pentirò decisamente della scelta fatta in quanto dopo la discesa è arrivata una terribile risalita al paese di Stagno, sull'altro versante, su una rampa micidiale decisamente massacrante. Anche in questo caso si è trattato di un grossolano errore in fase di pianificazione. In prossimità dell'alveo del torrente non ho osato piantare la tenda per via di alcuni cartelli di proprietà privata e per le sponde della montagna piuttosto ripide e franose. Così la risalita è risultata d'obbligo.
Fortunatamente nei pressi del paese di Stagno ho trovato una fonte d'acqua freschissima e buonissima che mi ha rigenerato. Inoltre, poche centinaia di metri dalla fontana, dopo un bivio, ho avvistato un angolo di terra dove piantare la tenda così ho potuto scaricarmi del peso dei bagagli e rilassarmi.

Prima di tutto sono andato a lavarmi alla fonte magica di Stagno, poi mi son preparato una bella cenetta, e mentre mi trovavo a far la scarpetta col sugo, dal bosco son spuntati due daini. La madre ed il cucciolo, diretti, come d'abitudine, con molta probabilità ad abbeverarsi presso una piccola pozza d'acqua nei pressi del mio accampamento. Questa sera però è capitato l'inatteso incontro con l'intruso, un essere baffuto metà umano metà bicicletta; come comportarsi in questi casi?

Lago di Suviana
Accampamento tranquillo
I daini ovviamente dopo avermi osservato per un po, se la sono filata a gran velocità, spiccando balzi sulle rocce con l'intenzione di scoraggiare un mio eventuale inseguimento. Il persegano però è un animale brucatore d'erba e sgranocchiatore di radici, innoquo quindi per la fauna.
Dopo la seconda visita della sera, e alcuni tipici versi del daino infastidito, ho deciso di ritirarmi in tenda, per offrire la possibilità agli animali di avvicinarsi e bere. Non so cos'abbiano fatto poi, perché appena coricato ho preso sonno. Durante la notte però mi son svegliato alcune volte per i versi degli uccelli notturni e in queste occasioni ho potuto sentire anche lo zampettio e rumori di rami spezzati nel bosco. Le chiome degli alberi mosse dal vento, con i temporali che si abbattevano nei paraggi, ma sulla mia tenda non è scesa neanche una goccia.

Oggi ho percorso 48Km e 1500 metri di dislivello in ascesa, con però 2500 metri di discesa, e senza funivie! Una giornata davvero molto intensa, chissà domani come sarà...
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