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venerdì 27 settembre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Settimo giorno: una classica giornata di fatica.

Pur non essendo abituato ai rumori del bosco, che bene o male ti accompagnano per tutta la notte, ho comunque dormito a sufficienza e quando mi alzo, sono abbastanza carico. Il terreno è asciutto quindi non è piovuto, ma l'aria è più fresca dopo il passaggio delle nubi temporalesche.
Sbrigo le mie faccende e poi mi rimetto in marcia. Sono contento perché proprio dal punto in cui ho piantato la tenda, parte la mia traccia su una bella strada bianca, che prosegue verso Chiapporato. Mi ricordo di questo nome per via di qualche foto trovata su Google quando il percorso era ancora in fase di studio. Tra un po', fatto che accade di continuo mentre viaggio, avrò l'opportunità di toccare con mano l'immagine mentale che mi ero fatto del posto.
La sterrata sarebbe anche perfetta se non fosse per qualche su e giù di troppo, con i soliti strappi spezzagambe che ti fan sudare già di prima mattina e successive discese senza senso. Mi lamento, inconsapevole del fatto che il peggio deve ancora arrivare.
Alle 8:30 del mattino arrivo al paese fantasma, spingendo la bici su una vecchia mulattiera disastrata, tutto solo. Non è che durante il resto del viaggio mi sia trovato in compagnia, ma in questo posto la solitudine si avverte con maggiore intensità. Non so perché. Le case abbandonate, la decadenza del luogo, i crolli dei tetti, gli smottamenti del terreno, l'incuria, un po' di rifiuti sparsi qua e là. Mi vengono i brividi e dopo aver scattato qualche foto, decido di proseguire spedito senza guardarmi indietro, come negli incubi da bambino.

Chiapporato, paese fantasma
Il paese di Chiapporato fino a poco tempo fa aveva 2 abitanti, madre e figlia, costrette poi ad abbandonare la loro casa in seguito ad una frana. È un vero peccato che il paese sia stato lasciato, forse per sempre. Chissà come potrebbe essere vivere in questo posto....
Altra domanda: "Com'è che sono finito su questo sentiero?" No perché mi sembra troppo una follia essere qua, su un singletrack tutto da fare a piedi, ripido, a tornanti, con una bici stracarica che a fatica faccio avanzare. È un incubo! Ancora una volta ho sbagliato a tracciare e senza accorgermene ho inserito un pezzo di un trail difficile nel mio viaggio.

Troppo tardi, una volta a casa, mi accorgo dell'errore di tracciatura
In certi momenti mi vien quasi da piangere, e per consolarmi un po' continuo a ripetermi che il sentiero deve essere davvero bello in discesa con la mtb. Si, ma io sono in salita con una bici da 40Kg. Sono passato dal fresco del bosco umido, con un fondo reso scivoloso dallo strato di foglie e dalle pietre ricoperte di muschio, ad una zona più esposta al sole, più asciutta, secca. Un ramo si infila nella ruota posteriore e mi blocca di colpo, chissà quante volte avrei già rotto un cambio normale, ma col Rohloff non ho paura. Perde un po' d'olio ma non è un problema, lui gira perfettamente come se fosse nuovo. Con mia somma gioia dopo un'ora di faticoso cammino e circa 300 metri di dislivello, giungo allo scollinamento, decisamente scosso e abbattuto dalla fatica. Fortunatamente l'ambiente intorno a me è molto bello e la vegetazione rigogliosa. Passo davanti all' Eremo del Viandante che esternamente non sembra neanche male, ma all'interno non è per niente invitante. Così il viandante se ne va e prosegue il suo cammino.
Eremo del Viandante

Per il caffé posso aspettare

Prato di cardi
È stato stupendo attraversare un enorme prato di cardi, con mille insetti impollinatori che svolazzavano ronzanti attorno a me; son le volte che ti senti davvero un tutt'uno con la natura, non ti senti un essere umano come tutti gli altri e hai quasi l'impressione di non essere fuori posto. Un essere umano normale, in un prato di cardi si pungerebbe con le spine, verrebbe punto dagli insetti e li ammazzerebbe tutti con uno spray potentissimo. Io ho questa immagine dell'uomo nella mente, chissà se un giorno riuscirò a liberarmi di questa visione discriminatoria dell'homo sapiens che non sa relazionarsi "civilmente" con la natura.
Dopo il passaggio tra i cardi inizio a togliermi qualche soddisfazione grazie ad un bel sentiero che scorre veloce nel bosco; stranamente sto percorrendo lo 00. Chi l'avrebbe mai detto! Si, è da quando sono partito che in pratica sto seguendo questo benedetto sentiero 00 ed ora penso: cos'avrà poi di così straordinario? Perché l'ho scelto come itinerario da seguire?
Cartello nel bosco
Ad un cartello scopro di avere la possibilità di deviare per il fratellino 001, ma imperterrito continuo a seguire la mia traccia. Così mi ritrovo a saltellare con la mia Surly, cercando di mantenere il controllo del mezzo, su una discesa scassatissima che all'improvviso sbuca su una bellissima strada bianca.
Potrei essere al sicuro su questa strada, allora penso bene di inforcare il sentiero 25 e rimettere in gioco la mia tenuta psico-fisica. Invece me la cavo piuttosto bene ed il sentiero si dimostra decisamente divertente; rimedio solo una foratura di spina. Posticipando troppo la riparazione della gomma, con la pressione ormai al limite dello stallonamento del copertone, su un sasso rimedio una pizzicatura, così "il furbo", ora ha tre fori da riparare.
Mi metto all'ombra, sotto la tettoia di una specie di residence, a riparare la camera d'aria della ruota posteriore, ma il lavoro si conclude malamente nel momento in cui, nell'inserire la valvola nel cerchio, la piego e la spezzo. Dopo una colorita serie di imprecazioni, faccio un bel gomitolo butilico e rimetto una camera d'aria nuova.
Badia di Montepiano

Arrivo nei pressi del paese di Montepiano e poco prima dell'abitato mi fermo presso la Badia. Il paese mi accoglie con il suo viavai di gente, le auto. Sui muri delle case sono appesi degli striscioni colorati che stanno ad indicare le diverse contrade. Questa è Toscana.
Lo si sente anche dalla bella parlata della gente, e quando in panetteria ordino qualche tipo di focaccia, la prima "ci" viene aspirata e mangiata in un sol boccone. È il momento del pranzo e con una borsa che sprigiona aromi di forno e con una birra fresca, mi vado a sedere su una panchina in una zona tranquilla. Colgo l'occasione della pausa anche per chiamare i miei genitori che sono in vacanza in montagna e sentirli vivavoce, dopo diversi giorni di sms.
Con le fohacce mi son riempito bene la pancia e bello soddisfatto mi rimetto in marcia. Salgo per qualche chilometro su asfalto verso il Valico della Crocetta, poi mi imbatto nuovamente nello 00. Lo vedo con la coda dell'occhio, è terribile; vado avanti qualche metro, poi mi fermo, guardo il gps, torno indietro e mi rimetto a salire a piedi, a testa bassa, dove non vorrei andare. Per fortuna il tratto disastrato dura poco, e finalmente mi trovo su un tratto sterrato veloce. Le mie ruote affondano in una spessa coltre di polvere e la mia bici sembra a reazione, per la scia che lascia dietro di se.
Son distratto dal divertimento della discesa e non mi accorgo della deviazione mancata, così tutto ad un tratto mi ritrovo fuori traccia e obbligato ad una sgradevole risalita sotto il sole dell'una. "Dov'è sta benedetta deviazione... dov'è"!
Il mio sentiero in effetti prosegue ben nascosto dalla vegetazione e in pochi metri passo dalla polvere di una carrabile al fango e all'acqua di un sentiero che in diversi punti coincide col greto di un torrentello. Poi all'improvviso mi ritrovo su una larga e deserta strada asfaltata che mi porta al Passo della Futa. Qui ho un'altra deviazione su sterrato, segnalato come adatto alle MTB anche dalla cartellonistica CAI. Ne percorro un primo tratto, poi mi arrendo: sono stanco delle rampe da fare a piedi, scendo dalla strada asfaltata e più avanti riprenderò la giusta direzione. Così arrivo a Firenzuola, dove mi fermo per un gelato per poi riprendere a salire verso il Passo del Giogo, sempre su asfalto. Fa caldo, ma invece di camminare, si pedala. In altre circostanze avevo preferito l'avventura dello sterrato, in questa occasione mi sono comportato all'esatto opposto. Forse ho raggiunto il limite per la giornata di oggi e in attesa che il parametro si resetti, sto su strada. Una volta al passo, mi fermo a bere qualcosa: birra media e lemonsoda, perché qui la bevanda del ciclista non è conosciuta e con questa soluzione, dopo aver bevuto mezza caraffa di bionda, ho aggiunto la limonata e mi son fatto la radler. Furrrbo.
Ci sono un po' di persone che gironzolano con la bici nei pressi del bar, e quando, al momento di ripartire, non trovo più il mio cappellino Biciclista, i primi sospettati son proprio loro. Quel cappellino era proprio bello e me ne vado via tutto incazzato. Mi sfogo mandando un messaggio a Mario, il Leone, raccontandogli l'accaduto. Passano pochi minuti e mi accorgo di avere qualcosa nella tasca della maglietta: è il cappellino perduto, ora ritrovato. La fatica, giorno dopo giorno, mi sta esaurendo, e me ne rendo conto.
Dal Giogo la strada ritorna sterrata ed è splendida, una delle più belle strade che abbia mai percorso in bici, e dopo tanto sudore, finalmente riesco a ritrovare la gioia del pedalare, il piacere del viaggio.

Sterrata dei Prati Piani

L'accampamento con gli amici di Firenze

In questo modo riesco a percorrere diversi chilometri di strada forestale e curva dopo curva, poco prima delle 18, giungo in uno bello spiazzo erboso presso Capanna Marcone. Vi si trovano diversi ragazzi intenti a sistemare i giacigli per la notte: alcuni hanno semplicemente steso un telo isolante sul prato sopra il quale posizionano i sacchi a pelo, altri hanno delle amache da fissare agli alberi. In un primo momento mi son sembrati scouts, ma non è così; sono tutti ragazzi che hanno avuto la bella idea di portare a svagarsi e divertirsi in montagna il gruppo di amici disabili che assistono per lavoro.

Mi presento e sucessivamente monto la mia piccola tendina. Siccome in cielo si trovano diverse nuvole grige, e le previsioni del tempo parlano di alcuni rovesci durante la notte, qualcuno propone la mia tenda come eventuale riparo in caso di  pioggia. Se solo avessi preso il modello Mary Poppins, avrei potuto accontentarli. Non avendo tenuto un diario di viaggio, mi son dimenticato i loro nomi, ma i loro volti, le loro voci, sono ancora nella mia testa. Mi metto a ridere quando penso alle canzoncine che cantavano, agli scherzi che si facevano. Per cena è stata preparata la griglia e son state cotte diverse salamelle, würstels e costine, ed io, oltre alla mia solita pastasciutta ho potuto gustare un'ottima insalata di farro e ho brindato con del buon vino rosso con gli amici di Firenze.
Col buio poi, la serata non si è fermata, ma davanti al fuoco i ragazzi hanno recitato poesie e son state raccontate storie divertenti e barzellette. In questo i toscani sono dei veri maestri e anche questa sera, ne ho avuto la riprova. Io son stato invitato a raccontare qualcosa ma in pochi minuti non sono riuscito a trovare qualcosa di divertente degno della serata.

Dopo aver percorso 65 Km e 2000 metri di dislivello,  la mia giornata si è così conclusa in compagnia, davanti ad un bel fuoco. Terminata l'ultima storiella, tutti bisognosi di un po' di riposo, ci siamo coricati e addormentati sotto le stelle.
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