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giovedì 12 settembre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Terzo giorno: libertà!

Trascorsa la notte nel bosco adiacente al Lago di Ballano, cullato dal rumore del vento tra gli alberi e rigenerato da diverse ore di sonno, mi preparo la colazione, in compagnia dei ragazzi incontrati la sera precedente, e di Mia, la loro bimba. Una tazza di thè caldo, biscotti e una novità assoluta, per quanto mi riguarda, una piacevole scoperta, le gallette di riso spalmate di abbondante marmellata. Si certo, perché le gallette di per se, san di poco, ma sono facili da trasportare e durano molto di più del pane.

Smontare la tenda e prepararsi per la ripartenza sono le operazioni che seguono e mi rendo conto che rispetto all'esperienza precedente sulle Alpi, grazie soprattutto alla tenda nuova più compatta e rapida, riesco ad essere pronto piuttosto velocemente. Saluto e ringrazio per la compagnia gli amici di Parma e riprendo a pedalare su un bel sentiero, a tratti sconnesso, che mi conduce a Prato Spilla.
Da qui mi ricongiungo alla strada asfaltata e mi godo la veloce discesa fino a Rigoso, da dove si risale un po' fino al Lago Paduli, poco prima del Passo Lagastrello.
Seguendo la linea color magenta sul display del mio GPS, mi rendo subito conto che a questo punto il mio percorso prende una direzione diversa da quella della strada asfaltata. Una volta riempite le borracce mi lancio verso l'esplorazione del sentiero che avevo messo in programma.
Percorro qualche metro su un sentiero tutto sassi, poi torno indietro. Va bene tutto, ma quando si può evitare l'autolesionismo, a questo punto, che si faccia. Così riassaporo l'ebrezza di una veloce discesa su asfalto, fino alla deviazione che mi riporta in rotta, in salita verso il piccolo paese di Succiso. La serie di tornanti mi ha accaldato parecchio e mentre attingo dalla borraccia, un simpatico signore del paese mi invita a bere qualcosa di fresco nel bar vicino. Lo ringrazio, ma questa volta proseguo. La strada dell'Alpe di Succiso mi porta piacevolmente su di quota fino al Passo della Scalucchia. Una pedalata tranquilla, senza automobili, senza pietre che scheggiano via sotto le tue ruote facendoti sbalzare, mettere giù il piede, imprecare, ogni tanto ci vuole. Una volta giunto al passo incontro un po' di persone intente a prepararsi per la passeggiata, il picnic nel prato, il relax della domenica.

Io con grande entusiasmo, lascio nuovamente l'asfalto per l'ennesima mia esplorazione. La strada in terra battuta è a dir poco magnifica, un vero successo che spero duri fino al passo Cerreto. La bici, pur essendo pesante, si guida molto bene su questo tipo di terreno e mi diverto molto. Ogni tanto incrocio qualche persona, qualche cercatore di funghi; poi arrivo ad un bivio. La cosa bella è che sulla cartina digitale del gps, la seconda strada non c'è. A destra rampa potente, a sinistra leggera discesa. Che fare? La mia traccia ovviamente prosegue a destra e cerco di autoconvincermi che le strade in leggera discesa sono subdole, e portano tutte in baratri senza via d'uscita. Ci sono anche i cartelli del CAI, ed entrambi hanno destinazioni simili e compatibili col mio viaggio. Provo a giocare il jolly e chiedo lumi ad alcune persone che stanno scendendo dalla rampa mortale: per loro entrambe le strade conducono al medesimo posto, ma non conoscono l'altro sentiero. A questo punto decido di rimanere sulla traccia e tutto procede secondo i piani fino al momento in cui la bella stradina nel bosco si trasforma in un ostico sentiero roccioso. È l'ora della passeggiata giornaliera. Sul sentiero mi imbatto in un paio di sventurati ciclisti che stanno portando la bici a passeggio. Li saluto e nulla più; poi proseguo. Mi fermo invece qualche minuto a chiaccierare con un ragazzo che si è interessato alla mia Surly e al mio viaggio. Gli do l'indirizzo del "pedalatore della domenica" e lo invito a leggere i racconti del mio viaggio in solitaria. Poi un giorno magari si scriverà un'avventura assieme, in compagnia di tanti amici.

Lassù, sopra la mia testa, ci sono dei posti magnifici, le sorgenti del Secchia; delle pareti rocciose, dei prati che una persona non si aspetterebbe di trovare sull'Appennino Tosco-Emiliano. Perché poi l'Appennino dovrebbe essere meno importante, meno bello delle Alpi, non si sa. È sicuramente un errore. Comunque questi luoghi incredibili, son da percorrere a piedi, e per fortuna questa volta la mia traccia è ben più a valle. Dopo il tratto sconnesso che arriva ad un bivacco con fontana, il sentiero ritorna bello e pedalabile.


È davvero impressionante l'estensione delle faggete in queste zone, ed è un vero piacere pedalare all'ombra di queste, facendo svolazzare a ondate, nei tratti più veloci, le foglie adagiate a terra.
Terreni ricchi e fertili, acqua fresca, tanto verde; respiro a pieni polmoni l'aria pulita e godo di questi momenti di piacere. Giungo al passo dell'Ospedalaccio e poi proseguo in discesa verso il passo Cerreto. È ora di pranzo e c'è una certa confusione nei pressi dei locali che offrono ristoro. Decido di fermarmi per mangiare un piatto di pasta prima di proseguire. Mi siedo e dopo aver consultato il menù, procedo con l'ordinazione: un piatto di tagliatelle con ricetta tipica del locale e fagiolini con cipolle. Birra media ovviamente.

L'attesa è inaspettatamente lunga ed il pane nel cestino cala a vista d'occhio, anche se è vecchio e stantio. Anche la signora al tavolo di fianco al mio se n'è accorta e dopo averne staccato un boccone fa una smorfia di disappunto. Io do una sorsata di birra per mandare giù il boccone e mi accorgo che anche quest'ultima è contaminata da un saporino acidulo poco gradevole. Vuoi vedere che stavolta non mi è andata bene? La risposta arriva poco dopo, quando arriva il primo: negli ingrdienti citati nel menù non compariva carne, invece nel piatto si vedono dei pezzetti di prosciutto. Faccio un'accurata selezione con la forchetta e poi mi metto a mangiare il resto, ma con poco gusto. Mi consolo, si fa per dire, con i fagiolini con cipolle. Riempio le borracce d'acqua fresca e son pronto per ripartire, anche se non troppo soddisfatto del pranzo appena fatto.

Pur essendo ventilato, l'aria che si respira qui al passo non è delle più fresche, contaminata dagli scarichi di automobili e motociclette che girano numerose. Non capisco dove stia andando tutta questa gente...
Salgo un po' su asfalto, sotto il sole di metà giornata, ed incomincio a soffrire un po' il caldo e a gocciolare di sudore, quando arrivo alla deviazione per lo sterrato. Non so dove mi conduca, ma senza pensarci troppo, la imbocco. Stranamente la strada è aperta al traffico ed un gran numero di automobili sono parcheggiate al margine della carreggiata. Qualcuno procede troppo speditamente e solleva un bel polverone. Non è così che ci si comporta. Quando arrivo al lago Pranda, scopro un bel casino, in un posto veramente carino. Lo specchio d'acqua è un'oasi verde, nel bosco, e mi dispiace un po' vedere così tante auto scorrazzare libere per queste sterrate, aggrovigliarsi alla ricerca di un posto dove parcheggiare, suonare, rumoreggiare. Credo che sarebbe stato meglio riuscire a tenerle fuori dal recinto per preservare la bellezza del luogo, ma al momento non è così. Un gran numero di persone è indaffarato con le griglie ed i fornelli da campo per la preparazione di generosi pranzi a sacco.


Scatto una foto e me ne vado dalla confusione. Nel giro di pochi metri sono già nel bosco, circondato dagli alberi e dal silenzio. In un tratto di discesa incrocio due ciclisti con mountain bikes da freeride, zaino voluminoso sulla schiena che stanno risalendo a piedi, dopo aver campeggiato nel bosco, in prossimità di un torrente più a valle. I ragazzi mi riferiscono di alcuni tratti ripidi di salita, proseguendo nella mia direzione, e alla notizia quasi istantaneamente una goccia di sudore freddo inizia a scendermi sulla fronte; mi faccio coraggio e dopo aver salutato gli avventurieri in bicicletta, mi rimetto in marcia.


Poco dopo infatti, appena superato un guado, la strada incomincia ad avere un andamento piuttosto brusco, con salite ripidissime alternate a tratti in piano. "Qui proprio le strade non le sanno fare!" penso ad alta voce, sfogandomi col mio amico immaginario. Eppure la strada è paesaggisticamente molto bella, ma veramente ostica da percorrere, soprattutto con una bici così carica. Quando esco dal bosco, mi trovo di fianco ad un prato di fragoline di bosco e mirtilli. Lascio cadere a terra la bici e mi precipito a raccoglierne un po', per merenda, incurante del fastidioso abbaiare di un cane. I suoi padroni sono seduti ad un tavolino e si stanno godendo la frescura e la bellezza del posto, ma non la dolcezza dei frutti del bosco come sto facendo io. Le fragoline sono d'un rosso intenso, mature ed incredibilmente dolci. Non ne avevo mai raccolte di così buone. Anche i mirtilli sono buonissimi. Dopo lo spuntino riprendo a pedalare su una bellissima sterrata a 1500 metri di quota. Sono veramente contento. Ho fatto fatica in certi punti, ma è una vera soddisfazione essere quassù. Mentre sto pensando di essere in un posto sperduto sui monti, in quel momento giungo al Passo Pradarena e di fronte a me si svela uno scenario completamente diverso. Automobili ovunque, bancarelle, motociclette che accelerano. Chi se lo sarebbe aspettato. Mi fermo ad una bancarella che vende prodotti locali e acquisto un paio di pesche e dei pomodori costoluto che hanno un bell'aspetto. Poi scendo lungo la strada asfaltata per un po', diretto ad una fontana che ho indicato chiaramente sul gps. Riempite le borracce, ritorno al passo e mi fermo un attimo a pensare, con un pomodoro fresco tra i denti: vado avanti o mi fermo qua?
Finito il pomodoro decido di proseguire sui monti, fino a sera, fino a quando sentirò dentro di me il bisogno di fermarmi. Sulla cartina vedo dei rifugi, ma sono lontani. Mentre sto salendo lungo il sentiero 00 un ragazzo mi chiama per farmi una domanda: è rimasto incurisito dal fatto che con il Rohloff, della trasmissione sia evidente solo una sola corona ed un pignone; in più ho la maglia Singlespeed-Italy, così mi domanda se sto viaggiando in single speed. Oggi, no, però mi è capitato, ed è stato bello e non così complicato come in questi giorni.
Gli domando per il rifugio e mi viene risposto che è lontano e che il sentiero poi diventa più complicato con la mia bici. Così proseguo ancora un po', fino ad un prato a quota 1700 e poi decido che per oggi può bastare. Pianto la tenda, mi cambio d'abito e mi preparo la cena. Questa sera e questa notte, sarò davvero solo, quassù, tra i mirtilli, i grilli e qualche simpatico ragnetto nero.
Il tramonto è stupendo e con il calare del sole, dopo aver mangiato, mi vesto e faccio una breve passeggiata. Poi col buio non mi resta che andare a dormire. Qui non ci sono bar o feste o televisioni o computers o facebook. Durante la notte mi sveglio e penso di dare un'occhiata fuori.
I miei occhi miopi non sono un granché, ma nel cielo riesco comunque a distinguere lo spettacolo della via lattea. Provo a scattare qualche foto, ma non so come fare, fa freddo, e dopo un paio di scatti senza risultato, faccio una pipì e ritorno nel sacco a pelo.
Meraviglioso questo viaggio.

Oggi ho pedalato per 56Km per un dislivello di circa 1760mt e sono soddisfatto.





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