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giovedì 10 ottobre 2013

Vacanze 2013? Appennini! · Decimo giorno: Sorpresa!

A differenza del bosco, dove si ha la possibilità di incontrare daini e altri animali selvatici e durante la notte si sentono i versi dei rapaci notturni, presso un agriturismo si ha il piacere di giocare con dei simpatici gattini e ci si sveglia con i belati delle pecore, il canto del gallo, qualche cane che abbaia.
Mi sveglio abbastanza presto e attorno alle 8 mi presento in cucina da Andreas e Renate per fare colazione. Son seduto lì con loro e li osservo mentre sono intenti a preparare macedonie, infusi di erbe e torte, per gli altri ospiti. Su una bella fetta di pane nero, spalmo un bel po' di marmellata fatta in casa ed in un baleno la faccio sparire. Un sorso di thé e si ricomincia. Continuerei così chissà per quanto, ma poi mi vien male a chiedere altro pane, quindi smetto.
Andreas e Renate sono bravi cuochi ma soprattutto musicisti e mi sarebbe piaciuto rimanere un po' di più da loro per ascoltarli suonare. Però sono arrivato senza preavviso ed essendo l'agriturismo impegnato con dei corsi di ballo, non mi sembra il caso di disturbare ulteriormente. Altre strade son lì ad aspettarmi e con grande curiosità mi rimetto a pedalare.

Vacche lungo la strada
La strada che mi ha portato in località Doccione prosegue, sempre sterrata, sempre bellissima. Sono contento. Viaggio spedito e mollo un po' di più i freni anche in discesa, anche se il terreno a volte è un po' sconnesso. Ad un certo punto, mentre una vocina dentro mi dice di rallentare un po' perché sto esagerando, il gps si stacca dal manubrio, spicca il volo e si schianta al suolo. Mi arresto, appoggio la bici a terra e ritorno indietro di qualche passo. Chissà se è ancora intero; se no, senza guida come farei? Non lo so, magari mi inventerei qualcosa... ma di certo non sarebbe proprio la mancanza del gps a fermarmi. Forse farei altre strade, magari acquisterei delle mappe cartacee per orientarmi, ma il viaggio dovrebbe continuare.

Il mio Garmin eTrex 30 ad ogni modo ha resistito all'impatto e fortunatamente è ancora funzionante. Mi sto dirigendo verso Pieve Santo Stefano e dopo esser sceso fino a circa 900 metri di quota mi ritrovo a percorrere inaspettatamente un tratto di salita, quando in realtà io dovrei scendere ancora. Non so più cosa pensare: sono un cretino? Fortunatamente dopo un paio di tornanti mi ritrovo nuovamente a pedalare con agilità, su una strada in piano e poi in discesa.

Giungo a Pieve Santo Stefano dove faccio una breve pedalata in centro per visitare un po' il paese. Noto subito come ad alcune antiche costruzioni di un certo valore e gusto architettonico, siano state affiancate degli abomini inguardabili; alché me ne vado. È domenica e non credo di trovare nulla di aperto, tantomeno in questo paese. Mi rimetto in cammino e vengo immediatamente smentito grazie ad un piccolo supermercato. Attacco la bici ad un palo e vado a fare un po' di spesa: compero zuppe e scatolette di legumi, pasta, passata di pomodoro, qualcosa da mangiare subito, ed alla fine esco con due borse di roba, che faccio quasi fatica a caricare sulla bici. Quando riparto, il mio carico è aumentato di parecchi chili ed il bello è che inizia la salita.

Mi immetto sul tracciato del Cammino di San Francesco, diretto all'Eremo di Cerbaiolo, ed inizio a percorrere una bellissima strada sterrata che sale piuttosto dolcemente. Ad un tratto scorgo due ciclisti, due pellegrini; li raggiungo e mi fermo a parlare con loro. Si chiamano Emanuele e Paola e per loro è la prima vacanza/avventura in bici. È un piacere incontrare dei ciclisti e mi piacerebbe rimanere un po' con loro, ma mentre io pedalo tutta la salita, i due ragazzi camminano per lunghi tratti, e di conseguenza abbiamo dei passi molto diversi.
Ci scambiamo i contatti e ci scattiamo un paio di foto a vicenda, poi, dopo aver riempito le borracce ad una fonte, appena dopo il bivio della strada che conduce all'Eremo di Cerbaiolo, ci salutiamo.

Emanuele e Paola
Sono io poco prima dell'Eremo di Cerbaiolo
Ehi, ma questa strada è veramente bellissima! Ad un tratto ad un centinaio di metri davanti a me attraversa la strada un gruppetto di cinghiali, la madre con i cuccioli. Cerco di fare una foto, ma non riesco ad immortalarli. Quando giungo al Passo di Viamaggio è già ora di pranzo. Pur avendo nelle borse diverse cose da mangiare, mi fermo al Ristorante Imperatore. Mi accomodo e attendo che passi qualcuno per ordinare; nel frattempo noto che seduti al tavolo di fianco al mio ci sono delle persone che sbuffano e danno segni di irrequietezza. Scelgo dei piatti veloci: pappardelle e una bella insalata mista, birra media e acqua. Quando nel giro di qualche minuto è arrivato il mio primo piatto, alla signora vicino a me quasi si son messe a fumare le orecchie. Per fortuna che la tagliata le è stata portata subito dopo. Non ho pranzato in compagnia, ma ho avuto il piacere di ascoltare i racconti eroici di un gruppetto di motociclisti. Non so come ho fatto a trattenermi: "ah, oggi avremo fatto 400 Km..." e l'altro "sono sfinito"...e il terzo "ma lo sai che questo asfalto non perdona?". "Si - conferma il compagno di avventura - e poi stare dietro è difficile... devi adattare il tuo stile di guida... le traiettorie...". Mi alzo e vado a bere il caffé al banco, che è meglio.

Quando riparto son quasi le due del pomeriggio e fa piuttosto caldo. Dall'alto si vede il Lago di Montedoglio, di un bel colore azzurro turchese, tant'è che fa un po' strano vedere un lago così in un posto del genere. Scendo un po' per asfalto perché il tratto di 00 che dal Ristorante prosegue verso l'Alpe della Luna non mi aveva ispirato fiducia nemmeno in fase di studio.
Caldo, cielo azzurro e ginestre
Poi risalgo per una strada sterrata e mi ricongiungo con la GEA rimanendo in quota. Faccio il mio ingresso nella Riserva Naturale dell'Alpe della Luna e mi trovo a percorrere una bellissima strada bianca decisamente adatta al mio viaggio. Sto così bene che al Rifugio Pian della Capanna mi fermo per una sosta merenda, anche se son da poco passate le 15. Mi siedo ad un tavolino e tiro fuori la focaccia e la ricotta dalle mie borse. Il Rifugio è molto bello ma è chiuso. I lavori di ristrutturazione non sono ancora terminati anche se sul cartellone del cantiere la data di termine è passata da un bel po'. Peccato perché queste zone, con la disponibilità di punti di ristoro, sarebbero probabilmente più frequentate dagli escursionisti. Poco dopo il Rifugio la Spinella trovo un campo Scout; praticamente gli unici escursionisti che si trovano sui sentieri dell'Appennino.

Dopo aver superato i bei prati della località Germagnano, mi ritrovo su asfalto e la traccia del gps mi indica la strada in salita. Pur essendo una strada asfaltata è molto ripida e dopo una giornata molto piacevole, in un attimo il morale incomincia a scendere in picchiata. Di solito la salita non mi spaventa più di tanto, ma da un po' di giorni, mi sto rendendo conto di essere stanco, di fare troppa fatica e di perdere entusiasmo. Soprattutto son stufo delle salite troppo ripide; non le sopporto più.
Arrivo in località La Villa e mi fermo un attimo ad osservare il cartello "Da Vasco - Ristorante Trattoria". Ho appena finito di mangiare ed ho ancora fame... com'è possibile!
Distolgo il mio pensiero dal cibo e ritorno in sella, perché avanti di questo passo non si va da nessuna parte. La salita diviene più dolce e poi sterrata. Ricomincio a riprendermi un po' quando arriva la mazzata finale: la strada diviene mulattiera e la mulattiera diviene impraticabile...

Ritorno sui miei passi e piuttosto innervosito, mi lancio in picchiata in discesa, fregandome della perdita di quota, delle sterrate e dell'avventura nei boschi. Uffa!
Ho reimpostato il gps perché mi porti sulla strada che sale a Bocca Trabaria, anche attraverso strade sterrate, basta che siano pedalabili. Ad un tratto devio a sinistra e prendo una carrabile, poi a destra, poi a sinistra... sono in balia del mio Garmin. Senza di lui sarei già giù in paese, a Sansepolcro. Sansepolcro? Ma non è il paese dove si trova in vacanza l'amico Lapo? Credo proprio di si. Mi farebbe molto piacere incontrarlo e stare un po' in compagnia, ma purtroppo il mio cellulare ha perso dalla memoria tutti i numeri di telefono e non so come recuperare il suo numero.

Sono intento a tribolare di nuovo su un'assolata sterrata, poco distante dal paese di San Giustino quando ricevo un sms: "Ciao Lupo appenninico. Io sono in Toscana/Umbria... Tu da che parte sei? Sei già transitato da queste parti? Fammi sapere, magari ci vediamo. Hai bisogno di qualcosa?"
Non so chi sia, forse Tarantola? Gli mando un messaggio di risposta chiedendogli il numero di Lapo, perché così magari riesco a contattarlo. Mi arriva una chiamata dal numero sconosciuto, ed è proprio lui... T.. Lapo!

"Dove sei!" Mi domanda dopo essersi fatto una bella risata.
"Sopra Sansepolcro" gli rispondo

Mi dice di scendere a San Giustino così lui mi viene incontro. Lo attendo in piazza e quando arriva, ci mettiamo a ridere e ci abbracciamo! Che incontro! Son proprio contento. Carichiamo la bici in macchina e risaliamo dalla asfaltata da cui sono appena sceso, fino alla trattoria "Da Vasco" che avevo sfiorato pochi minuti prima. Lui si trovava proprio lì e se mi fossi fermato, invece di proseguire a testa bassa come un caprone, l'avrei incontrato senza troppi girotondi.

Lapo!
Si brinda all'incontro
Nell'arco di pochi minuti mi son così trovato in compagnia a brindare all'incontro. Incomincio a raccontare qualcosa della mia giornata, della mia avventura. Dopo tanti giorni di viaggio, incontrare amici è una bella sensazione; sono tranquillo, rilassato e spensierato.
Lapo mi ospita a casa sua con grande gentilezza e disponibilità e dopo aver fatto la doccia ed essermi cambiato, si esce per andare a cena. Questo è il paese dov'è nato e sento in lui una bel sentimento di fierezza, mentre mi guida per le splendide vie del centro, salutando amici e conoscenti. Noi siamo alla ricerca di un posticino dove mangiare, ma il locale che era stato scelto per questa sera non ha posti liberi; ne andiamo a vedere un secondo, ma ancora nulla. Alla fine, ad un orario per me insolito, ma perfetto per le occasioni speciali come quella di questa sera, ci accomodiamo a tavola presso una osteria tipica. Facciamo l'aperitivo con una birra artigianale in attesa che arrivino i primi ed il vino. I piatti sono preparati con molta cura e mangiamo molto bene, ma le porzioni dei ristoranti difficilmente riescono a sfamare una belva come il sottoscritto. Soprattutto al termine di una giornata in bici così intensa. Durante la cena si parla del mio viaggio, ma anche di vita, di lavoro, di sogni nel cassetto, di quello che si vorrebbe fare e poi non si fa perché "son follie".

La cena mi viene offerta dai miei amici e spero di potrer contraccambiare al più presto la gentilezza e l'ospitalità dimostrate. Grazie Lapo, Luciana, Duccio, Sofia e Terzo. Poi è arrivato anche Alessandro con i figli, così mentre io mangio il dolce, si decide la strategia per la partenza di domani. Terzo ci porterà fino a Montecasale in auto (non dovevo dirlo?) e da lì partiremo verso Bocca Trabaria in bici.

Stasera, dopo 66Km e 1700 metri di dislivello, sono in un letto vero... che bello! Buona notte allora!
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